La civiltà ritrovata

I primi conquistadores misero piede in America nel 1532, guidati da Francisco Pizarro. Si trattava di un gruppetto di 200 uomini (per lo più pirati e mercenari) che erano stati disposti ad affrontare l’oceano e le insidie della giungla sotto l’effetto dalla febbre dell’oro giustificando la loro sanguinaria invasione nel nome di Dio e della corona.

Da quel momento in poi le testimonianze e le leggende si intrecciano e si confondono; non esistono ancora prove inconfutabili dell’esistenza di surreali civiltà riccamente decorate con metalli e pietre preziose ma una cosa è certa: questi stessi conquistadores riuscirono a trasportare in Europa talmente tanto oro da alterare l’economia del vecchio continente.

Oltre al desiderio di appropriarsi delle ricchezze del nuovo mondo i conquistadores si spinsero nel cuore della foresta alla ricerca di una civiltà perduta diversa dagli Incas e dagli Aztechi: la leggendaria El Dorado o Città di Z.

La zona in cui sarebbe situata la civiltà misteriosa fu individuata nel bacino amazzonico superiore tra Brasile e Bolivia; luogo impenetrabile per un gruppetto sparuto di esploratori, figuriamoci se adatta a portare nel suo grembo una civiltà evoluta!

Negli ultimi anni però il diboscamento ha fatto emergere resti precolombiani particolarmente interessanti. Solo immagini satellitari e foto aeree hanno rivelato la reale portata di quello che stava affiorando: strutture imponenti che nel complesso coprono una superficie di 250 kmq. “I terrapieni” si scrive su Antiquity (dove la ricerca è stata pubblicata) ”erano geometricamente perfetti e collegati tra loro da lunghe strade ortogonali. Ai geoglifi sono associati recinti e fossati e sono talmente perfetti da dover appartenere ad una sofisticata società di costruzioni precolombiana che non ha niente da invidiare agli architetti delle piramidi”.

Alcune opere risalirebbero addirittura al II sec dC, altre sarebbero più recenti di mille anni ma tutte sembrano appartenere alla stessa civiltà. L’area dei rinvenimenti, però, comprende sia gli altopiani che le pianure alluvionali e questo stride con l’idea generalizzata che nell’Amazzonia ogni gruppo etnico occupasse un particolare ecosistema.
“I rinvenimenti contraddicono la tesi per cui le zone dell’alta amazzonia fossero troppo povere per sostenere un’agricoltura estensiva, racconta Denise Schaan, co-autrice dello studio e antropologa presso l’Università Federale di Pará, a Belém, in Brasile. “Oggi sappiamo che la nostra percezione era del tutto sbagliata. Mappando i vari siti pensiamo che ci possano essere migliaia di altri geoglifi ancora nascosti dalla giungla e che la popolazione di cui sono testimonianza sfiorava i 60.000 abitanti”, molti di più delle città medievali europee.
Alla luce di queste nuove affascinanti letture possiamo forse credere ai racconti dei conquistadores sulle strabilianti città nascoste nella foresta ma non dobbiamo dimenticarci che a loro ne è dovuta la scomparsa. Probabilmente le civiltà precolombiane subivano già una fase discendente quando avvennero i primi incontri con l’uomo bianco ma furono le sue malattie, a cui i nativi non erano immuni, a decretarne la totale distruzione.

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