In alta Val d’Aveto, c’è un piccolo laghetto “alpino”, ai più sconosciuto, sperduto in una sterminata faggeta,dove ogni anno, a inizio Primavera, la natura si manifesta in tutta la sua bellezza ed abbondanza.

A quella quota, troviamo ancora metri di neve e tanto ghiaccio, gli alberi sono spogli e s’intravedono solo timide e minuscole gemme che spuntano dai rami facendo presagire l’arrivo della stagione calda. Il laghetto è circondato da muri di neve alti, a secondo dell’annata, da 1 metro a più di due metri.

Lo specchio d’acqua è ancora ricoperto da uno spesso strato di ghiaccio e solo una piccola porzione vicino ad una sorgente è allo stato liquido.

Ed è qui che si compie il “miracolo”, Primavera dopo Primavera e chissà da quante centinaia di anni.

Immagino che questo preambolo vi abbia incuriositi, ebbene, sappiate che sto parlando del periodo dell’accoppiamento e deposizione della Rana alpina o più precisamente della Rana temporaria.

Questi magnifici anfibi, passano il lungo inverno “ibernati” sotto la neve ed è solo con la Primavera che il loro ciclo biologico li risveglia dal torpore,

il loro istinto li porta a convergere verso il laghetto alla ricerca di una compagna con la quale deporre e fecondare masse di uova gelatinose.



Ho scoperto questo posto capitandoci casualmente nel 2008 al momento giusto, arrivati in loco non potevamo credere ai nostri occhi, centinaia di rane erano sparse ovunque, sia in acqua che sulla neve in mezzo alla faggeta,


cosa ancora più curiosa era che molte di esse trasportavano sulla schiena il maschio che aveva pensato bene di “prenotarsi” il posto per paura che altri contendenti solitari potessero approfittarsene.

Però è la femmina a decidere quando deporre, quindi il maschio nella classica posizione da accoppiamento ascellare, potrebbe essere trasportato dalla forte e più grossa compagna anche per giorni interi!!

Vi assicuro che “l’abbraccio ascellare” del maschio è realmente forte, in questo periodo i loro “avambracci” sono gonfi e forti e, in corrispondenza delle dita, cresce un calletto che contribuisce a non far scivolare la presa, il rischio che un altro maschio lo scalzi è presente in ogni momento

Il momento clou, cioè quello della deposizione, dura non più di tre o quattro giorni, forse meno.

Succede spesso che nel pieno “dell’eccitazione”, più di un maschio si aggrappi ad una singola femmina nella speranza di scalzare il primo, questo comportamento però, a volte, risulta fatale alla poverina che, esamine e ormai senza più respiro, si adagia sul fondo del laghetto stretta ancora per ore ed ore dagli inconsapevoli maschi che accecati dalla frenesia “sessuale” continuano a non mollare la presa!

Vedo molto spesso diverse decine di povere femmine senza vita, però questa è la natura ed i loro corpi contribuiscono a sfamare i numerosi animali che popolano lo stagno e diversi rapaci che approfittano dell’occasione, poi, decomponendosi, arricchiscono di sostanze nutritive tutto il piccolo ambiente.

In quei giorni l’aria è attraversata dal gracidare delle centinaia di rane presenti sul posto, è un suono gutturale che contribuisce a crearmi grande emozione nell’essere presente all’evento.

Ogni femmina depone centinaia di uova che al contatto con l’acqua si gonfiano formando ammassi gelatinosi che possono superare i 20 cm di diametro, puntinati dal nero degli embrioni!

Il numero delle uova è talmente alto che la parte di acqua libera dal ghiaccio, velocemente si riempie di queste “palle”, a questo punto noi fotografi raggiungiamo l’apice della nostra frenesia, perché le coppie di rane, sbucando da sotto le uova, salgono su di esse e come nulla fosse continuano a deporre fuori dall’acqua facendo strati di uova molto spessi!

Vi lascio immaginare l’emozione che provo quando questo succede, le mani tremano, il cuore batte all’impazzata conscio di trovarmi di fronte ad una dimostrazione della natura che solo pochi hanno la fortuna di vedere e fotografare!

Dopo alcune settimane le uova si schiuderanno dando vita a migliaia di scuri girini che piano piano subiranno la metamorfosi, spunteranno le zampette, scomparirà la coda ed infine usciranno timidamente dall’acqua esplorando per la prima volta la nuova dimensione del bosco ormai quasi autunnale.


A quel punto il ciclo annuale ha inizio, tutto prende un senso, una ragione, le rane morte saranno fonte di cibo per Volpi, Mustelidi e Rapaci, i futuri girini sfameranno generazioni di larve di libellula e tritoni,


i “residui” delle uova arricchiranno il fondo del laghetto popolato anche da splendidi crostacei i quali saranno preda di…ecc ecc ecc, insomma, un ciclo infinito che mi auguro tanto non venga mai interrotto dall’uomo devastando un piccolo ambiente così delicato e dal quale dipendono così tante forme di vita, piante comprese. (Potamogeton sp)


L’anno scorso, ho fatto per tre volte 140 Km tra andata e ritorno, senza contare la scarpinata nella neve alta con tutta l’attrezzatura portata sia a spalla che trascinata in una borsa sulla neve ma, purtroppo, non sono mai capitato al momento giusto, due volte troppo presto ed una volta troppo tardi!!


Invece quest’anno sono stato ampiamente ripagato dei sacrifici del 2009 arrivando al laghetto nel momento migliore possibile!



Tanta attrezzatura, teli di nylon sui quali ci siamo coricati, lenti di ricambio posizionate di fianco su altro nylon in modo da non doversi alzare e rischiare di sfondare il ghiaccio sul quale eravamo, posizionamento a “pelo d’acqua” davanti alla massa di uova galleggiante!

In un primo momento, sistemata l’attrezzatura a filo d’acqua le rane, spaventate dal nostro arrivo si sono immediatamente immerse. Però, una volta che ci siamo coricati ed atteso una decina di minuti, il “rito” millenario è ricominciato, le coppie sono riemerse a qualche metro e poi, capendo che non eravamo un pericolo per loro, hanno iniziato ad “arrampicarsi” sulla massa gelatinosa per finire la deposizione.

Vi assicuro che trovarsi faccia a faccia con decine di questi splendidi esserini indaffarati nella deposizione è stata fonte di grande emozione, dopo neppure mezz’ora, tanta era la loro “confidenza”, abbiamo avuto problemi di messa a fuoco causata dall’estrema vicinanza dei soggetti presi di mira, incredibile!!!!

Con questo ho finito, spero di avervi incuriosito e magari stupito un po’ visto che simili manifestazioni normalmente le vediamo solo nei documentari in televisione.




Al prossimo Report ed una buona giornata a tutti!!!!
Claudio Pia
