La Sardegna in bici fra parchi e oasi protette

Esplorare la Sardegna in bici è un’immersione totale nei colori della vegetazione e del mare cristallino

Mentre lo sguardo corre lungo paesaggi di natura a tratti incontaminata e selvaggia, il profumo del Mediterraneo riempie i polmoni. Il silenzio e il soffio del vento accompagnano le pedalate. E grazie ad aree protette e parchi con percorsi ciclabili, si può provare un’esperienza su due ruote circondati dal verde.

Biker a Cala Moresca – Area Protetta Capo Figari – Golfo Aranci / © Alessandro Addis – fonte www.sardegnaturismo.it

Da nord a sud, i percorsi sono a contatto con bellezze naturalistiche e testimonianze archeologiche di una terra antica. La scelta è vasta fra costa ed entroterra, bici da strada e mountain bike, itinerari ad anello a lunghi tour a tappe. Il tutto per ciclisti esperti e non, preferibilmente in primavera e autunno. La Sardegna inoltre sta portando avanti un progetto per realizzare una rete ciclabile con 50 di itinerari per un totale di 2.700 chilometri, su tracciati già esistenti che coinvolgono anche parchi e aree protette. Ed è proprio qui che vogliamo portarvi.

Nel nord dell’isola per gli amanti della bici c’è l’imbarazzo della scelta. Iniziamo questo tour su due ruote nel comune di Porto Torres in provincia di Sassari, dove una dorsale in cemento di 25 chilometri attraversa il parco dell’Asinara (http://www.parcoasinara.org).

Bici e mare a S’Arena Scoada – San Vero Milis / © Alessandro Addis – fonte www.sardegnaturismo.it

Isola dalla forma stretta e allungata e dai paesaggi incontaminati, ha una storia molto particolare. Oltre cento anni di chiusura totale l’hanno resa un piccolo paradiso naturale. Diventata parco nazionale nel 1997, fu prima stazione sanitaria, colonia penale, campo di prigionia e carcere di massima sicurezza. Poi finalmente il riconoscimento di tesoro naturalistico e area marina protetta: nei suoi 50 chilometri quadrati battuti dal vento (e 110 chilometri di costa) ha preservato intatto l’ambiente mediterraneo.

Seguendo la strada principale si scoprono gli habitat i vari centri abitati. Da qui si diramano tre percorsi tematici per mountain bike. In genere sono strade sterrate e mulattiere già esistenti, o percorsi utilizzati in passato dai pastori di cui si ha traccia già dal 1600. Si va alla scoperta di sorgenti, ruscelli, stagni e dighe, ruderi medievali e macchia mediterranea, fino al faro di punta Scorno. A parte Cala Sant’Andrea, area a riserva integrale dove è vietato l’accesso, il 90% del territorio ha limiti meno rigidi ma comunque volti a non disturbare l’ecosistema.

Biker nel borgo di Gairo Vecchio – Ogliastra / © Alessandro Addis – fonte www.sardegnaturismo.it

Altra perla nel nord-ovest che custodisce un patrimonio ambientale unico è il parco di Porto Conte (https://www.algheroparks.it), un’immensa area verde di 5.000 ettari dalle parti di Alghero. In un’insenatura naturale piena di vita, che conta 35 specie di mammiferi e 150 di uccelli, sono incluse costa, entroterra e acque cristalline. Non a caso, oltre 2.500 ettari tra mare, falesie rocciose e spiagge di sabbia costituiscono l’Area Marina Protetta Capo Caccia – Isola Piana, un vero e proprio tesoro di biodiversità. Cuore pulsante di quest’area è la penisola di Capo Caccia, laboratorio di fenomeni carsici con grotte emerse e sommerse.

Tre sentieri ciclabili immersi nella Natura

Dal 2018 sono stati attrezzati tre sentieri ciclo escursionistici. Il parco è comunque fruibile in bici in tutta la sue rete stradale provinciale e statale, e lungo la pista ciclabile che parte da Alghero e arriva nei pressi del Nuraghe Palmavera. Il territorio è in gran parte pianeggiante e confina col mare per 60 chilometri.

Biker in foresta Badde Salighes – Bolotana / © Mattia Vacca

I tre itinerari sono connessi con la rete maggiore. Il primo è nell’area di Capo Caccia e attraversa la foresta Le Prigionette, nota anche come “Arca di Noè”, uno dei luoghi più ricchi di biodiversità vegetale del parco. Il secondo itinerario a Punta Giglio passa per ruderi della seconda guerra mondiale, e un terzo nel comprensorio Monte Doglia-Arenosu è composto da due anelli.

Accanto, nel territorio di Sassari, ci sono altri tre itinerari confinanti ideali per la mountain bike, come il sentiero ad anello attorno al lago di Baratz. È l’unico bacino naturale della Sardegna in cui, secondo una leggenda, sprofondò un’antica città. Da qui si possono raggiungere le dune di sabbia alte fino a 30 metri che separano il lago dalla spiaggia Porto Ferro. Lungo i vari percorsi non mancano siti archeologici.

Spargi, La Maddalena / © Mirko Ugo

Andiamo ora all’estrema punta nord della regione sulla costa orientale, per pedalare in uno dei paesaggi più suggestivi della Sardegna. Siamo nel tratto di mare che la divide dalla Corsica, passaggio strategico che attrasse Napoleone Bonaparte e l’ammiraglio Nelson. Nell’acqua turchese 62 tra isole e isolette formano il parco dell’arcipelago della Maddalena (https://www.lamaddalenapark.it). Si estende su terra e mare per 18.000 ettari, di cui 13.000 di mare, e 180 chilometri di costa. La Maddalena, l’isola madre e l’unica abitata dell’arcipelago, è la porta d’ingresso del parco. È possibile circumnavigarla in bici, mentre Caprera, la seconda isola per grandezza ma prima per bellezza, è collegata da un istmo e offre al ciclista un territorio incontaminato.

Spargi, La Maddalena / © Mirko Ugo

Il parco rientra nella rete europea delle aree di eccellenza ambientale ed è salvaguardato con estrema attenzione. Se si è fortunati si avvistano delfini tursiopi, capodogli, balenottere e la tartaruga Caretta caretta, mentre sono oltre 700 le specie vegetali censite, circa 50 endemiche e altre rare. Spettacolare la spiaggia Rosa nell’isola di Budelli, così chiamata per il suo arenile color corallo.

Spostiamoci nel centro della Sardegna, in provincia di Oristano, dove sulla costa occidentale la bici è perfetta per scoprire la penisola del Sinis. Abitata da millenni, l’area è disseminata di testimonianze di un antico passato che arriva fino all’VIII secolo a.C. Non capita a tutti i contadini, come è successo qui negli anni Settanta, di arare il terreno e scoprire i resti di colossi in pietra di 3.000 anni fa. Sono i Giganti di Mont’e Prama, ora custoditi in parte nel museo archeologico di Cabras. Da questa località incastonata tra due stagni, dove vivono e si riproducono i fenicotteri rosa, si parte alla scoperta dell’area marina protetta. Si estende fra la baia di Is Arenas (famosa per le sue spiagge di granelli di quarzo) e il golfo di Oristano. Nel Sinis sono concentrati ecosistemi naturali rimasti incredibilmente intatti, con paesaggi fatti di saline e lagune che si alternano a dune e spiagge da cartolina. La costa accontenta tutti, con morbida sabbia e falesie rocciose.

Il percorso ciclabile passa vicino a San Salvatore di Sinis, borgo dalla casette basse in cui si svolge la Corsa degli Scalzi, rievocazione del rito della corsa a piedi nudi col simulacro del santo per metterlo al sicuro dai saraceni.

Biker a Tempio di Antas – Fluminimaggiore / © Cinzia Olias

Sulla punta meridionale della penisola ci sono invece le rovine della città di Tharros, importante centro di scambi commerciali fenicio. Vedere al tramonto questo anfiteatro naturale affacciato sul mare, vero e proprio museo a cielo aperto, è un’esperienza imperdibile.

Ora invece vi proponiamo un itinerario completamente diverso. Si snoda nel Sulcis, nel Sud della Sardegna in provincia di Cagliari, dove il patrimonio paesaggistico si combina con l’archeologia industriale e la fede religiosa. Fino agli anni Cinquanta le miniere sono state la ricchezza di questa zona. Il cammino di Santa Barbara include tracciati storici che passano lungo miniere dismesse e luoghi di culto dedicati alla protettrice dei minatori. Parliamo di 400 chilometri divisibili in 24 tappe, percorribili in mountain bike da ciclisti esperti. Si pedala su asfalto, ferrovie dismesse, sentieri sterrati e mulattiere. Il tracciato occupa tre quarti del parco geominerario della Sardegna, riconosciuto dall’Unesco. Parte e arriva ad anello a Iglesias, cuore dell’epopea mineraria sarda, collegando una ventina di centri nelle regioni di Sulcis-Iglesiente e Guspinese. Si passa per rilievi ricchi di giacimenti metalliferi, insediamenti minerari costieri, boschi e dune.

Gutturu Mannu / © Foto del Parco Naturale Regionale della Sardegna

Nel Sulcis ci sono altri tracciati per la bici nel parco di Gutturu Mannu (https://www.parcogutturumannu.it), un canyon attraversato dal torrente omonimo e ricoperto da una distesa verde. Molto gettonato soprattutto fra gli escursionisti, conta quasi 20.000 ettari di natura selvaggia.

Cervo sardo con palchi in ricrescita, Monte Arcosu / © wwf oasi
Un Oasi di macchia mediterranea protetta dal WWF

Il territorio include anche l’Oasi di Monte Arcosu, che coi suoi 3.600 ettari è la foresta di macchia mediterranea più estesa dell’intero bacino mediterraneo. Questo scrigno di biodiversità è stato a lungo depredato da cacciatori e bracconieri, per poi rinascere con l’istituzione da parte del WWF dell’oasi protetta. Ora è uno degli ultimi regni del cervo sardo.

Sempre dalle parti di Cagliari c’è anche il parco della Giara, che all’interno dei suoi 4.400 ettari offre molti sentieri. Le caratteristiche di questo posto sono uniche: la Giara è un altopiano basaltico che raggiunge 600 metri d’altezza. Tutto intorno c’è un paesaggio pianeggiante ammorbidito da dolci colline. La sommità, lunga circa 12 chilometri, conserva un ecosistema con animali e piante rare, in cui boschi rigogliosi e querce da sughero si sono piegati al maestrale. Il patrimonio di flora e fauna che la Giara ha custodito nei secoli è dovuto al suo isolamento naturale, tanto da farla diventare sito di interesse comunitario. Gli ambienti più spettacolari sono “is paulis”, pozze create dall’acqua piovana.

Ma i protagonisti dell’altopiano sono i cavallini selvatici, caso unico in Europa di colonia equina selvaggia. Diminuiti drasticamente di numero nel corso del tempo, oggi pascolano allo stato brado in 700 esemplari.

In questa terra dal fascino quasi lunare per le sue origini vulcaniche, l’itinerario ad anello è di 40 chilometri con partenza e arrivo a Turri o a Tuili. Passando dallo sterrato all’asfalto, si pedala sulla mountain bike ammirando imponenti nuraghe patrimonio Unesco, attraversando fertili colline per poi arrampicarsi fino al cuore della Giara, a fianco di sorgenti e “pinnettas”.

Gutturu Mannu / © Foto del Parco Naturale Regionale della Sardegna

E concludiamo questo ciclo tour per la Sardegna nel sud-est della regione con il Parco dei Sette Fratelli, 58.000 ettari in parte ricoperti da foreste con cime che svettano fino a 1.000 metri. Un polmone verde in cui anche il cervo sardo ha trovato il suo habitat. Per raggiungere il parco da Cagliari, bisogna percorrere l’ex strada statale 125 “orientale sarda”. Arrivati nella località Campu Omu, si può scegliere fra numerosi percorsi per mountain bike e sentieri tracciati di trekking e farsi avvolgere dalla natura.

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