Le Zone Blu del mondo: dove si vive meglio e più a lungo

Quando si viaggia, spesso e volentieri incontriamo realtà che ci fanno riflettere sul nostro stile di vita. A chi non è mai capitato di visitare un posto, e pensare che lì potrebbe vivere meglio ed essere più felice? Magari perché è più a contatto con la natura, il clima è più caldo, i ritmi sono meno frenetici. È una sensazione ovviamente soggettiva, che dipende dalle singole necessità.

Cascate del Rio celeste – Costa Rica | © the.Rohit

Ci sono però delle aree nel mondo in cui è provato si viva meglio e più a lungo. Parliamo delle “Blue Zones“, in italiano “Zone Blu”, in cui la speranza di vita è notevolmente superiore rispetto alla media del pianeta. Il nome viene dal colore blu con cui Gianni Pes e Michel Poulain cerchiavano sulla mappa le aree con la più alta longevità. Nel loro studio pubblicato agli inizi del 2000 identificavano nella provincia di Nuoro, in Sardegna, l’area col più alto numero di centenari al mondo.

È stata poi la volta di Dan Buettner che, col supporto della National Geographic Society, ha avvalorato questa tesi con dati empirici e osservazioni in prima persona. Ha allargato il campo individuando cinque zone che hanno non solo molti centenari, ma anche gruppi di anziani senza patologie comuni come malattie cardiache, obesità, cancro e diabete. Queste cinque Blue Zones” sono: l’isola di Okinawa in Giappone, alcune aree della Sardegna, Nicoya in Costa Rica, l’isola di Icaria in Grecia, e la comunità di avventisti di Loma Linda in California.

I comuni denominatori di queste Zone Blu sono diversi. Oltre a una buona salute fisica e mentale, ci sono l’alimentazione sana, spesso legata alle antiche tradizioni locali, l’unità familiare e i rapporti sociali. L’attaccamento alla famiglia infatti riveste un ruolo fondamentale: permette di godere di un supporto ma anche di offrire il proprio, generando un senso di appartenenza e dando uno scopo alla vita. I nonni ad esempio possono occuparsi dei nipoti, con cui si crea uno scambio di conoscenze positivo per entrambi. L’attività fisica è un altro elemento essenziale. In tutto questo, sicuramente conta a livello genetico anche l’isolamento geografico.

Scopriamo ora nel dettaglio le cinque “Blue zones”, fonti di ispirazione non solo per una vita più sana ma anche per nuovi viaggi.

Cala Mariolu – Baunei, Sardegna | © Marco Loni – Costa di Baunei
Sardegna

La nostra Sardegna è stata la prima Zona blu identificata. L’area coinvolge l’Ogliastra, antica regione storico-geografica in provincia di Nuoro, e i suoi borghi montani (Villagrande Strisaili, Arzana, Talana, Baunei, Urzulei, Ulassai e Perdasdefogu). A questi si aggiungono quelli della Barbagia (Tiana, Ovodda, Ollolai, Gavoi, Fonni, Mamoiada, Orgosolo, Oliena). Nella Provincia di Cagliari sono state rilevate caratteristiche simili in alcuni centri (Teulada, Seulo e Orroli).

Il territorio dell’Ogliastra in particolare vanta due primati mondiali certificati. Il primo riguarda il paese di Villagrande Strisaili, con la più alta concentrazione di centenari maschi. Abbarbicato sulle pendici del Massiccio del Gennargentu, a 750 metri d’altezza, è protetto da vette che superano i 1.300 metri, con un alternarsi di altopiani e valli. A est si affaccia sulla piana con vista sul golfo di Arbatax e il suo splendido mare. Il territorio, fatto di pareti rocciose, torrenti e sorgenti, vanta un manto di querce, rovere e lecci secolari dove vivono mufloni e aquile reali.

Piscine Naturali di Bau Mela – Villanova Strisaili, Sardegna | © Aurelio Candido

Il secondo primato vede la famiglia Melis di Perdasdefogu insignita del Guinness World Record, come la più longeva del pianeta. Questo borgo a 600 metri d’altitudine è contornato da una natura selvaggia a margine dei “Tacchi”, rilievi calcarei dalla forma singolare. Forte è il legame con le tradizioni agropastorali, tanto che l’economia si basa ancora sull’allevamento e la coltivazione di cereali, frutteti e vigneti.

Per Pes e Poulain, nella zona blu sarda la longevità è merito non solo della genetica, ma di elementi ancora più rilevanti: l’altitudine media, l’alimentazione basata su una dieta povera di grassi e ricca di proteine. I sardi tradizionalmente consumano pane integrale, fagioli, verdure dell’orto, frutta e, in alcune parti dell’isola, olio di lentisco. Mangiano anche il pecorino di pecora allevata al pascolo, il cui formaggio è ricco di omega 3. La carne in genere è limitata alla domenica e nelle occasioni speciali.

Nuraghe Ruinas – Arzana, Sardegna| © Mauro Loi

A tutto ciò si aggiungono fattori di carattere psicologico e sociale: basso stress emotivo, ottimismo, uno stile di vita “antico” in cui la tradizione incide fortemente sulla vita quotidiana.

Isola di Okinawa, Giappone | © Japan Rail Pass
Okinawa

Andiamo ora dall’altra parte del mondo, in Giappone. L’isola di Okinawa è la più grande dell’arcipelago di Ryukyu. Circondata dall’oceano, è una meta perfetta per le immersioni grazie ai pesci che nuotano intorno alle barriere coralline. A fare da cornice ci pensano il clima subtropicale, la sabbia bianca e le giungle di mangrovie.

Naha, Okinawa | © Années De Pélerinage

Chiamata “la terra degli immortali” nelle leggende nipponiche ha un ricco patrimonio culturale in cui la gastronomia è di primaria importanza. Anche nel caso di Okinawa infatti l’alimentazione è un fattore essenziale per la longevità. L’approccio degli abitanti al cibo si riassume in una parola, “nuchigusui”, che significa “medicina della vita“. Si riferisce a ciò che guarisce sia la mente sia il corpo come l’amore materno, la gentilezza, uno splendido paesaggio o, appunto, l’ottimo cibo. Per gli abitanti di Okinawa “nuchigusui” vuol dire appunto “pasto” o “cibo”. Una dieta equilibrata infatti permette di avere un corpo sano, con gli stessi effetti delle medicine tradizionali.

Soba – Okinawa

Le ricette semplici di quest’isola forniscono un buon equilibrio nutrizionale. La carne di maiale ad esempio viene bollita per eliminare il lardo e le parti grasse, si fa largo consumo di tofu, che contiene proteine vegetali, l’assunzione di sale è più bassa rispetto al resto del Giappone, e si mangia molta verdura.

Ikaria

Non stupisce che uno dei luoghi in cui si vive più a lungo nel mondo sia in Grecia. A Icaria, isola montuosa del Mar Egeo che prende il nome dal mito di Icaro, gli 8.500 abitanti possono contare su alte aspettative di vita. Un territorio dalla natura lussureggiante, fatto di splendide spiagge di sabbia, acque cristalline e pendii ricoperti di cipressi, platani, querce e pini. Non mancano nemmeno fiumi incantevoli, splendide gole e sorgenti termali famose per i loro benefici. Un ottimo biglietto da visita per una vita sana e attiva. Non a caso Icaria è molto amata dagli escursionisti. Per gli abitanti l’aria pulita e il clima invogliano a fare attività all’aperto, anche il semplice giardinaggio o andare a piedi a trovare gli amici.

Ikaria, Grecia | © Matìas Callone

Nei secoli le invasioni da parte di persiani, romani e turchi hanno spinto la popolazione a rifugiarsi nell’entroterra. Questo ha portato alla nascita di una cultura isolata ricca di tradizioni e valori familiari, che si è tramandata nel tempo a favore della longevità. Gli abitanti più anziani infatti vivevano negli altopiani dell’isola.

E come sempre, l’alimentazione è determinante. Qui regna una variazione della Dieta Mediterranea (Patrimonio Culturale Immateriale Unesco) con molta frutta e verdura, cereali integrali, fagioli, patate e olio d’oliva che abbassa il colesterolo. Si fa largo consumo di tisane con piante aromatiche presenti sull’isola come rosmarino selvatico, salvia e origano, fonte di antiossidanti. Le tisane sono anche diuretiche, contribuendo a tenere sotto controllo la pressione sanguigna. Al posto del latte di mucca si beve quello di capra nutrita con erba: molti sono i benefici come l’apporto di potassio e una digestione più facile.

Ikaria, Grecia | © discovergreece.com

Uno stile di vita senza frenesia in cui anche la tradizionale pausa pomeridiana, il cosiddetto pisolino, è un valido aiuto contro le malattie cardiache, probabilmente per l’abbassamento degli ormoni dello stress.

Nikoya

Spostiamoci in Costa Rica su una penisola a un passo dal confine col Nicaragua. Nikoya è un distretto nella provincia del Guancaste. La “Blue Zone” include cinque cantoni: Hojancha, Nandayure, Carrillo, Santa Cruz e Nikoya.

Golfo di Nicoya, Costa Rica | © Joan Vendrell

Si dice che gli abitanti abbiano una visione positiva della vita, fattore che a sua volta incide sulla longevità. La socialità, i rapporti con amici e parenti sono la loro arma vincente. In questo contesto il “plan de vida”, un obiettivo da raggiungere, li aiuta a mantenersi attivi. I centenari di Nikoya visitano spesso i vicini e in genere vivono in famiglia. In questo modo si sentono necessari e si impegnano per contribuire al bene comune.

Cascate del Rio celeste – Costa Rica | © the.Rohit

La dieta tradizionale prevede “las tres hermanas” dell’agricoltura, le tre sorelle: zucca, mais e fagioli. Si cena presto con un pasto leggero. Anche il sole aiuta: un’esposizione regolare e senza eccessi aiuta a produrre vitamina D per ossa forti, evitando patologie come l’osteoporosi e le malattie cardiache. A questo si aggiunge un’acqua che ha il più alto contenuto di calcio del Paese. Infine il Costa Rica, Paese economicamente solido, ha una buona assistenza sanitaria.

Loma Linda

Andiamo negli Stati Uniti, in una soleggiata cittadina californiana, per scoprire l’ultima Zona Blu. Situata a un centinaio di chilometri da Los Angeles, fra le vette di San Bernardino e San Jacinto, Loma Linda è in una posizione strategica fra spiagge, montagne e deserto.

University Medical Center – Loma Linda, California

Per decenni è stata sede nazionale di ricerca sulla salute e sul benessere. L’attenzione verso queste tematiche ha radici lontane. Risale al 1840 la fondazione della Chiesa Avventista del Settimo Giorno, movimento religioso cristiano nato proprio negli USA. Fin da subito si dimostrò molto interessata alla salute, considerata dai suoi membri un elemento centrale della propria fede. Si predicava uno stile di vita naturale e vegetariano, senza tabacco e alcol. Quest’attenzione non mutò nel corso del 1900, secolo in cui la Chiesa si diffuse sempre più. Oggi nell’area di Loma Linda la comunità avventista conta circa 9.000 membri, il cuore della “Blue Zone” statunitense. Vivono fino a un decennio in più rispetto al resto degli americani. Si pensa che il maggior contributo a questa longevità sia dato dall’assenza di carne dalla dieta e dall’esercizio regolare.

 

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