La discrezione della pernice

L´inverno non è per tutti. Solo alcuni animali sono in grado di resistere alle dure condizioni invernali. Mentre orsi, ricci e marmotte sono immersi in un sonno profondo, la natura sembra eleggere solo alcune specie a spettatori delle immacolate nevicate che incappucciano le montagne.

A pochi passi dalla baita | © Chiara Baù

Mi trovo nei boschi dell´Alta Val Pusteria, in Alto Adige, lungo un sentiero che si snoda tra boschi quasi cristallizzati, dove ogni albero sembra ammutolito tanta è la neve che lo ricopre. Ha appena smesso di nevicare e le temperature rigide donano al paesaggio una dimensione senza tempo.

Nel percorrere il sentiero ricoperto di ghiaccio l’occhio cade su alcune piccole orme che affondano nella coltre bianca, quasi delineandone una cornice. Si distinguono sul manto nevoso come parole di un libro. I contorni precisi e ben definiti delle minuscole zampe filiformi rivelano subito l’identitá dell’animale a cui appartengono. Se la neve tende a uniformare tutto, per contro rivela come una cartina di tornasole le orme degli abitanti che amano scalfirla. È una fortuna poter osservare tracce cosí fresche, il margine inciso delle zampe è inconfondibile. Pochi istanti e il vento, l´umiditá e il sole trasformeranno queste impronte in forme irriconoscibili, nuovi enigmi per gli esseri umani.

Pernice bianca

Eppure solo lei, la pernice bianca (Lagopus muta), riesce a sopravvivere nel mondo incantato dell´inverno, è lei la regina delle nevi.

Con la sua sagoma dolce, simile a quella di un piccione  ma con maggior fascino, è protagonista silente dei boschi. Appartiene all’ordine dei galliformi alpini, famiglia dei Phasianidae. Si tratta dell’unico uccello che cambia d’abito durante l´inverno, la sua livrea completamente bianca gli permette di nascondersi e mimetizzarsi perfettamente anche in ambienti aperti e poveri di nascondigli naturali.
A differenza degli orsi che ho avuto la possibilitá di fotografare e osservare dal vivo, in questo frangente posso solo rifarmi a documentari e foto.

Si tratta di una specie molto schiva, un uccello che una volta disturbato puó anche morire per lo sforzo eccessivo, visto che il suo metabolismo durante l´inverno è fortemente rallentato. Addirittura per difendersi dal gelo le pernici sfruttano le proprietá isolanti della neve rifugiandosi e dormendo in cavitá scavate nella neve. Nelle lezioni tenute alle scuole elementari ho descritto la pernice come uno degli animali con l’equilibrio piú precario, insegnando ai bambini ad entrare nei boschi sempre in grande silenzio. Anche un grido inutile potrebbe infatti compromettere la vita di questo uccello delicato.

Impronte di pernice | © Chiara Baù

Il termine generico Lagopus con cui viene definito significa letteralmente “piede di lepre” perché la pernice ha la buffa caratteristica di essere rivestita di piume anche sulle zampe, ricordando quelle della lepre, un morbido e folto rivestimento di piumaggio isolante che le permette di deambulare con facilità sulla neve, proteggendo gli arti dal freddo.

Una sorta di racchette da neve, cui forse l´uomo si è ispirato, senza inventare nulla di nuovo. Non solo, ma oltre alla notevole capacità di sopravvivere in condizioni estreme la natura l’ha dotata anche di piume filiformi che ricoprono le narici, in modo da riscaldare l’aria inspirata.
Il termine “muta” invece è riferito al particolarissimo canto del maschio, un rauco “kroo rr kkkk” che può risultare strozzato ed è facilmente riconoscibile quando rieccheggia nel silenzio degli alpeggi. Non ho avuto occasione di udirlo, ma mi piace immaginarlo a sensazione.

La pernice vive nelle praterie alpine, anche oltre i duemila metri, in zone impervie e rocciose, tra pietraie e vette innevate. Il suo volo è elegantissimo, un veloce frullo di ali seguito da una spettacolare planata ad ali tese, vicino al suolo, un brivido nel bosco. Insieme all’aquila reale può essere considerata la regina delle montagne italiane. La pernice non è un animale a portata d´occhio. L´inverno smorza il desiderio di osservare ad ogni costo animali selvatici ma stimola maggiormente a vivere in una nuova dimensione l’aspetto incontaminato e selvaggio che l’inverno nasconde.

Pernice con la livrea primaverile
In continua trasformazione

La pernice è un uccello che presenta uno dei più mirabili adattamenti dell’evoluzione naturale, riuscendo a vivere in ambienti aperti e poveri di nascondigli grazie a diverse mute che le consentono di mimetizzarsi perfettamente nel proprio habitat in tutte le stagioni. L’unica parte del corpo che non muta il colore d´inverno è la coda con le penne timoniere visibili solo quando l’animale è in volo. I maschi di Lagopus muta con l’eccezione di alcune femmine presentano una striatura nera che unisce il becco all’occhio e una cresta scarlatta vicina agli occhi.

Le femmine, di corporatura leggermente più piccola rispetto ai maschi, risultano perfettamente camuffate nei boschi anche durante l’estate. Sembra vogliano giocare sempre a nascondino un pò come i polpi sul fondale marino, che riescono tramite i cromatofori ad assumere lo stesso colore degli scogli. In primavera la pernice perde la colorazione candida per assumere la livrea nuziale che contraddistingue un piumaggio di color grigio-marroncino.

Mirtillo nero e rododendro nano

I principali alimenti di cui si nutre nella bella stagione consistono principalmente in germogli, foglioline e bacche di ericacee, come mirtillo nero, uva ursina, rododendro nano. Anche l´apparato digerente è molto particolare, dotato di due lunghi intestini ciechi, che permettono di digerire ed assimilare il nutrimento da alimenti poverissimi e il più delle volte legnosi. Ed è proprio grazie ad una ricca flora batterica che la pernice ottimizza l’assimilazione delle componenti meno digeribili.

Inoltre ha un sistema di triturazione del cibo particolarmente efficace. Infatti in seguito a studi fatti si sono rilevati nel contenuto dello stomaco alcuni sassolini, persino pietre dure, come quarziti di dimensioni tra 2 e 5 mm. Si tratta di componenti minerali che vengono ingeriti perché necessari alla macinazione dei vegetali stessi nel ventriglio. L´alimentazione invernale consiste soprattutto di specie arboree più ricche di zuccheri e proteine raccolte nelle zone ove il manto nevoso è meno persistente, foglie e gemme di cespuglietti nani e di diverse specie del genere Salix.

Nella corteccia e nelle foglie i salici contengono acido salicilico, sostanza che ha azione germicida e protegge le pernici da infezioni gastriche. Proprietà come quella dell’uva ursina, il frutto rosso amato dagli orsi per le notevoli proprietá benefiche; sembra che gli orsi se ne cibino in gran quantitá proprio per le proprietá curative antisettiche e come disinfettante per lo stomaco.

Un altro nutrimento fondamentale è dato dalle cosiddette pulci della neve che misurano 2,5 mm e sono ricche di proteine. Le si vede saltellare allegramente nella neve che disgela. Privi di ali e incapaci di volare, questi insetti si muovono camminando e saltando. A differenza di altri famosi artropodi saltellanti, come cavallette, ragni, le pulci delle nevi non usano le zampe per saltare, al contrario, si catapultano in aria rilasciando un meccanismo a molla chiamato furcula, che è una struttura a forma di coda piegata sotto il corpo. Grazie alle incredibili capacità della natura di trovare nell’ambiente circostante una soluzione ad ogni problema, il bilancio energetico della pernice può essere mantenuto soltanto diminuendo i consumi dell’attività muscolare e della dispersione di calore, cosa che viene raggiunta concentrando in limitate fasce orarie i periodi di attività e riducendo al minimo indispensabile gli spostamenti.

Avviso all’ingresso del bosco | © Chiara Baù
Un invito allo status di incontaminato

Quelle impronte nitide ed eleganti impresse nella neve sono un invito a contemplare. Nel percorrere il sentiero, la tentazione di seguirne le tracce è forte e accattivante, nonostante un cartello all’ingresso del bosco ammonisca sul non abbandonare i sentieri tracciati. Forse la via della pernice è quella giusta, quella da seguire per immergersi nell’ambiente incontaminato, in una wilderness che spesso non sappiamo piú cosa sia e che invece è già insita dentro di noi. Non occorre recarsi dall’altra parte del mondo per trovare un mondo intatto e inviolato. Provo goffamente a percorrere qualche passo nel bosco, sprofondando nella neve alta, ma è bene calibrare il richiamo e il fascino dell’incontaminato con il possibile disturbo che potrei arrecare alla pernice bianca; basta infatti varcare pochi metri il sentiero ed entrare nella sua comfort zone, che oltre tutto è anche quella delle lepre variabile, altro animale che nei mesi freddi tinge il suo pelo di bianco. D’Inverno la pernice bianca rimane rigorosamente in silenzio, come si addice all’atmosfera invernale. Il suo canto può essere udito nei mesi di aprile, maggio e giugno durante le prime ore di luce.

Seguo solo le prime orme della pernice. Provo ad immaginarla nella sua elegante sagoma, ferma ed immobile, si chiederà cosa io stia facendo mentre sprofondo con le ciaspole tra gli alberi carichi di neve nell’incanto del bosco. Il lato selvaggio è lí, tangibile, a portata di mano, come non lo era mai stato prima.

Bosco immortale | © Chiara Baù

A distanza di una ventina di minuti occhieggia nel bosco una baita dove si riversano frotte di turisti ingolositi dai gustosi piatti locali o da una densa cioccolata calda. Eppure sia pur a poca distanza da decine di persone è possibile entrare in contatto con un mondo inviolato. Basta seguire la via della pernice, fare solo qualche passo per scoprire luoghi incontaminati e sentirsi appagati. Fermarsi, aspettare, ascoltare il silenzio del bosco: in una pace profonda, nonostante temperature rigidissime, si può percepire il calore della natura, un calore che infonde bellezza e può allargare e riscaldare l’anima.

Rientro dall’incontaminato | © Chiara Baù
Il troppo stroppia

Un privilegio quello di entrare nell’habitat della pernice, lontano da suoni, rumori, da mandrie di sciatori che ogni giorno si riversano in massa zigzagando sulle piste da sci come branchi di animali che migrano da un posto all’altro senza meta, presi dalla foga di una discesa sempre più ardita. Il rumore degli scarponi che prepotentemente risuona sulle corsie di accesso agli impianti assomiglia a quello degli zoccoli di bisonti nella prateria.

Vorrei scorgere tali animali o renne migranti lungo spazi sconfinati, ma non faccio altro che osservare masse di individui super equipaggiati. Mi appaiono come piccoli automatici robot diretti al lavoro, con gli sci simili a spade per combattere nemici invisibili e comunque incapaci di scorgere il piccolo spicchio di luna che timidamente compare e scompare tra le nuvole o di ammirare quell’articolato skyline di montagne che affonda magicamente nell’orizzonte.

Sono nata sulle piste da sci e ringrazio skilift e seggiovie che mi hanno consentito in passato di fare discese memorabili. Ma considerando la realtà odierna ho l’impressione che non sia mai abbastanza ció che si ha. Mi sembra tutto troppo e il troppo stroppia. Le piste ci sono e sono un processo irreversibile, un mondo, quello dell’industria dello sci, che rappresenta l’indispensabile introito per molti lavoratori, me compresa. Eppure i piani di espansione sono continui. Perché mi chiedo non sapersi accontentare e godere degli innumerevoli comprensori già esistenti. Conoscono queste masse di sciatori, a breve distanza dalle piste, le meraviglie dei boschi innevati ricchi di mille forme d’arte che nulla hanno da invidiare a quelle di un museo, e sanno qual è il rischio di minare con progetti di nuove piste un equilibrio naturale giá precario? Si usano droni per fotografare dall’alto ma si è perso di vista uno scenario più semplice, quello dei voli della pernice bianca.

Ed è proprio lei che sta pagando un prezzo alto dovuto all’ampliamento delle piste, alla pressione del turismo in montagna, alla distruzione, al degrado e alla frammentazione dell’habitat, ai cambiamenti climatici. Basta infatti un rialzo anomalo di temperatura nel periodo riproduttivo per far morire i pulcini, mentre un tardivo e insufficiente innevamento in autunno-inverno, può renderla più visibile, grazie al bianco mantello invernale, ai predatori. La pernice è assediata quasi su ogni fronte.

Ogni volta che ci accingiamo ad acquistare uno skipass dovremmo chiederci se le piste da sci non siano più che sufficienti; il troppo stroppia e la pernice non puó tollerare ulteriori disturbi. Si stima che ogni persona possegga 3 volte più del necessario. La pernice ha un solo vestito per ogni stagione, e quello è sufficiente. Anche questo insegna la natura.

La discrezione della pernice

Nel suo essere discreto la pernice custodisce il segreto dell´inverno, vive nel bosco appartata, calibra il respiro, insegna il valore del risparmio energetico. Prudente a tal punto da rimanere immobile, ricoperta di neve, avvalendosi del calore che anche un singolo fiocco può dare, come fosse un abbraccio. Farsi avvolgere dalla natura, imporre una doverosa attenzione da parte dell’uomo perchè la rispetti, solitaria nel suo ambiente in un’atmosfera di quiete e silenzio. Nella sua immobilità la pernice discerne bagliori e luci del bosco, non ama apparire e quella discrezione che nasce dall’essere solitaria è esemplare. Un insegnamento da seguire, più si è discreti, più ci si può concentrare su ciò che veramente conta senza volere di più.

Ritorno sul sentiero ghiacciato. Circondata dalle impronte della pernice bianca mi sento più ricca e felice di condividere il suo habitat. Anche il torrente che costeggia il sentiero si è ghiacciato e la sua voce sopita sotto lastre di ghiaccio appare discreta in sintonia con la pernice, io con loro.

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4 pensieri su “La discrezione della pernice

  1. francesco Boi dice:

    Letto ieri notte ,riletto questo pomeriggio.Chiara il tuo racconto è una perla.Delicato e struggente allo stesso tempo immenso.Un abbraccio.🤗😘

  2. Claudio dice:

    Questa volta Chiara ci conduce per mano con molta poesia e delicatezza nel bosco innevato e popolato di delicate e splendide creature come le pernici. E ci insegna il rispetto dovuto ma che non sempre noi esseri umani abbiamo per la natura. Io stesso sono uno sciatore, adoro la neve e sciare in mezzo a questi panorami mi riempie di serenità e anche di soggezione. Perché la maestosità e la vastità di quello che ci circonda incute a volte in me un timore reverenziale. Ma certo il nostro piacere non deve prevaricare, danneggiare sconvolgere l’equilibrio ambientale. Credo che di impianti sciistici ce ne siano in abbondanza e la politica ambientale dovrebbe ormai essere prevalente rispetto a qualsiasi nuovo disboscamento o proliferazione selvaggia di altri insediamenti umani. Con ciò mi sento di ringraziare chi ha già investito tanto nel turismo esortando a migliorare si la qualità delle installazioni esistenti senza altresì espandere la nostra presenza ulteriormente. Perché è bello fermarsi sulle piste e guardarsi intorno immaginando la bellezza di ciò che ci circonda, ancor più alla luce di tutto ciò che ci descrive così bene Chiara. Rispetto e ammirazione guidino le nostre scelte per poterci divertire e godere dell’ambiente faunistico e naturale che ci ospita.

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