Myanmar: uno splendido Paese off limits

Ci sono Paesi incredibilmente belli, ma altrettanto difficili da visitare, se non totalmente off limits. Ed è un vero peccato non poter entrare in contatto con la storia, la cultura e il popolo di queste terre. O, nel caso del Paese che vogliamo presentarvi, di pagode dorate, infinita gentilezza e tradizioni di un’Asia ormai scomparsa. Parliamo del Myanmar, o Burma o ex Birmania. Già la scelta del nome indica la complessità di questa nazione del Sud-Est asiatico. È infatti ufficialmente la Repubblica dell’Unione del Myanmar, nome considerato etnicamente neutro in una realtà che conta 135 gruppi etnici a maggioranza buddista.

Monaci buddisti del Myanmar

Dallo scorso anno, l’ennesimo colpo di stato ha decretato lo stato di emergenza, e a oggi è altamente sconsigliato qualsiasi viaggio. Il Myanmar è così diventato a tutti gli effetti una di quelle gemme che, nell’epoca moderna, non riesce a sbocciare in tutto il suo splendore. Proviamo almeno a viaggiarci online.

La storia del Myanmar

Incastonato fra Bangladesh, India, Cina, Laos e Thailandia, bagnato dal Mare delle Andamane e dal Golfo del Bengala, il Myanmar ha una storia complessa. Inizia nel 200 a.C. ai tempi della dinastia Pyu, che prospera per un millennio. Seguono due imperi fondati nell’XI e nel XVI secolo. Ma è nel 1800 che comincia a fare gola all’Impero britannico, che lo colonizza per sessant’anni. È poi la volta dell’occupazione giapponese dal 1942 al 1945, e bisognerà aspettare il 1948 perché il Myanmar diventi un Paese indipendente. Il governo democratico regge fino al colpo di stato nel 1962, a cui seguono rigide dittature militari che isolano il Paese dal resto del mondo.

Aung San Suu Kyi | © Claude TRUONG-NGOC

Alla fine degli anni ’80 sale alla ribalta a livello internazionale Aung San Suu Kyi, leader della Lega Nazionale per la Democrazia, partito di opposizione. Icona della non-violenza, Premio Nobel per la pace nel 1991, dopo aver passato oltre 15 anni in carcere o agli arresti domiciliari, viene scarcerata nel 2010. Cinque anni dopo si ha finalmente il primo governo democraticamente eletto in più di mezzo secolo. Economicamente il Myanmar è ancora uno dei Paesi più poveri del mondo, ma dopo decenni di stagnazione, embargo e isolamento economico si apre al libero mercato.

Il periodo di tranquillità però dura poco. Nel 2017 scoppia una forte escalation di violenze da parte dell’esercito contro alcune minoranze, in particolare quella dei Rohingya di religione musulmana. Una repressione durissima che tocca l’opinione pubblica internazionale, soprattutto per il fatto che Aung San Suu Kyi, Consigliere di Stato, non fa nulla per fermare il genocidio. Con l’ennesimo colpo di stato nel 2021, la leader viene arrestata e condannata. E per il Myanmar inizia un nuovo capitolo dalle tinte cupe.

Visitare il Myanmar

Anche nei momenti migliori, il Myanmar non è mai stato un Paese facile da visitare, coi turisti veicolati su binari ben tracciati. Questo però non toglie nulla alla bellezza del suo territorio, e alla gentilezza dei suoi abitanti. A causa delle politiche di chiusura verso ogni influenza esterna, è uno dei Paesi meno occidentalizzati al mondo. Una condizione pittoresca per molti viaggiatori, una dura realtà per chi ci vive.

Risaie – Myanmar

È diviso in due grandi regioni, il Myanmar inferiore con la regione costiera, e il Myanmar superiore, ovvero il resto del Paese. A parte le montagne del nord, il territorio è dominato da una serie di fiumi e da fertili pianure ricche di risaie, fondamentali per l’economia. Nonostante gli ultimi tentativi di modernizzazione, il cuore del Myanmar rimane rurale e legato ai valori tradizionali. Gli uomini indossano ancora il “longyi” (una stoffa lunga fino ai piedi e avvolta intorno alla vita) e masticano la rossa noce di betel. Le donne hanno spesso il viso colorato col “Thanakha”, una crema cosmetica naturale color bianco-giallo. E non sarà difficile incontrare vecchine dalle mille rughe che fumano il “cheroot”, sigaro tradizionale. Per le strade delle città sfilano i risciò, mentre i carri trainati da buoi e cavalli sono i mezzi più comuni nelle zone rurali.

Un Paese di fiumi e laghi

Uno dei modi migliori per visitare il Myanmar è quello di viaggiare lungo il fiume Ayeyarwady (Irrawaddi in italiano), il più lungo e importante del Paese. Le sue ampie sponde sono ideali per l’agricoltura, con campi verde smeraldo.

Il corso del fiume in Myanmar inizia nello stato di Kachin, il più settentrionale, paradiso per gli amanti della montagna. Infatti è qui che il Paese ospita una presenza preziosa, l’Himalaya.

Hkakabo Razi | © Renan Ozturk

Non manca nemmeno la cima più alta dell’intero Sud-Est asiatico, Hkakabo Razi con oltre 5.880 metri. La vetta si trova all’interno dell’omonimo parco nazionale, con foreste pluviali sempreverdi di latifoglie e foreste semidecidue. Le montagne innevate sono la culla non solo di fiumi, ma anche di pittoreschi laghi. Il lago Indawgyi, il più grande lago naturale del Myanmar, è pressoché incontaminato.

Lago Indawgyi | © Yarzaryeni

Lungo il fiume Ayeyarwady sono nate diverse città grandi e piccole. E si possono scoprire proprio viaggiando sulle acque, con tradizionali battelli o crociere fluviali.

La zona archeologica a Bagan

Sulla riva orientale del fiume Ayeyarwady c’è Bagan, l’antica città situata nella regione di Mandalay, nel cuore del Paese. Dall’800 al 1200 è stata la capitale del regno pagano. È uno dei luoghi turistici più gettonati: molto probabilmente avrete visto foto con le mongolfiere che volano sopra una distesa di templi.

Sito archeologico di Bagan – Myanmar

Il sito archeologico è il più importante del Myanmar, ed è uno dei più ricchi del Sud-Est asiatico. Si contano circa 2.000 fra monumenti antichi e pagode di diverse epoche, tra la riva del fiume e la catena del Turintaung. I più appassionati non possono perdersi il Museo Archeologico inaugurato all’inizio del ‘900, dove si può ripercorrere la ricca storia di Bagan. Conserva testimonianze di 1.500 anni di storia, fra statue del Buddha e lavori in terracotta.

Anche se Bagan è famosa soprattutto per i suoi monumenti storici, ha molto altro da offrire. Alcuni villaggi sono famosi per l’artigianato, dalla produzione di filati di cotone fino alla laccatura.

Partendo da Bagan in barca sul fiume si possono visitare vari villaggi e la città di Mandalay, centro culturale del Paese.

La Pagoda Shwedagon a Yangon

Chiamata un tempo Rangoon, Yangon è la ex capitale del Myanmar, spodestata nel 2005 da Naypyidaw per volere della giunta militare. È una metropoli vibrante nella parte sud-ovest del Paese, e ospita oltre 5 milioni di abitanti. A fondarla è stato il re Alaungpaya nel 1755, quando prende il villaggio di Dagon. “Yangon” significa proprio “fine del conflitto”.

Il centro di Yangon ha la più alta densità di edifici del periodo coloniale nel Sud-Est asiatico. A testimoniarlo ci sono l’imponente Corte Suprema in mattoni rossi, lo Strand Hotel, l’eleganza vittoriana del Municipio. La città ha un fascino tutto suo con strade alberate, parchi tranquilli e laghi silenziosi che cedono il passo al trambusto dei mercati e dei venditori ambulanti.

L’area intorno alla Pagoda Sule ha più di 2.000 anni, ed è il cuore commerciale della città. Yangon è famosa soprattutto per ospitare, insieme a numerose pagode di grande importanza, anche il luogo di culto più amato del Myanmar, la Pagoda Shwedagon. Spesso chiamata la Pagoda del Grande Drago o la Pagoda d’Oro, si trova a ovest del lago Kandawgyi. Ma non mancano numerosi luoghi sacri di culto differente da quello buddista, come moschee, templi indù, chiese cristiane e una sinagoga.

Pagoda Shwedagon – Myanmar
Natura e tradizioni sul lago Inle

Un’altra tappa fissa di un viaggio in Myanmar è il lago Inle, il secondo lago d’acqua dolce più grande del Myanmar. Si trova ai piedi delle colline di Sha che, circondate da catene montuose, raggiungono i 900 metri di altezza.

L’area ha un ricco ecosistema. Non a caso il lago Inle è stato dichiarato Parco Patrimonio Naturale dell’ASEAN (organizzazione politica, economica e culturale di nazioni del Sud-Est asiatico), ospita un santuario faunistico, ed è stato incluso nelle zone palustri protette dalla Convenzione di Ramsar. L’Inle è il luogo di nidificazione delle gru sarus a rischio di estinzione. Non mancano altre specie di uccelli della foresta e delle zone palustri, di animali acquatici, insetti, anfibi e rettili, e rare specie di orchidee.

Le sponde e le isole del lago sono per lo più popolate da abitanti dei villaggi chiamati Intha. Si può visitare il lago in barca a motore, o sperimentare il metodo di canottaggio a una gamba sola della gente del posto, facendo un giro in canoa. Anche questa è una delle immagini più comuni del Myanmar.

Pescatore sul lago Inle

I villaggi che circondano il lago meritano una visita perché il territorio è ricco di cultura, tradizioni e mestieri artigianali tramandati da generazioni. Ci sono orti galleggianti dove i locali piantano e raccolgono gli ortaggi da vendere nei mercati insieme al pesce. Grazie al terreno fertile e al costante afflusso di acqua lacustre, le zone intorno al lago sono ideali per coltivare il riso.

Gli abitanti non sono solo agricoltori esperti, ma anche abili argentisti che utilizzano ancora il metodo tradizionale per estrarre l’argento. Producono anche raffinati tessuti di seta, sciarpe e borse tipici della regione.

Golden Rock – Myanmar | © Romain Pontida
La pagoda costruita sulla roccia

Nel Sud del Myanmar, lo stato di Mon copre una stretta striscia di terra fra lo stato di Kayin e il Mare delle Andamane. Ospita alcune delle più importanti pagode del Paese, fra cui la Kyaik Htee Yoe, nota anche come Golden Rock. È una pagoda costruita su un’enorme roccia dorata, che avrete visto in migliaia di fotografie, in equilibrio precario su un’altra roccia. La roccia si trova sulla cima del monte Kyaik Htee Yoe, per l’appunto, da cui si gode una splendida vista sul territorio.

La Pagoda Win Sein Taw Ya accoglie invece un enorme Buddha sdraiato. Alta 30 metri e lunga 180, in epoche più tranquille attirava ogni anno migliaia di turisti. Si trova di fronte a Kyauktalong Taung, una formazione rocciosa piatta con in cima un santuario buddista.


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