Molise: cosa vedere nella regione che (non) esiste

Il Molise è una regione dell’Italia meridionale caduta nel dimenticatoio dei viaggiatori, italiani e non. Ancora in tanti infatti si chiedono dove si trovi con esattezza. Ma non mi stupirei visto che sul web girava il meme il Molise non esiste, e l’omonima pagina Facebook a oggi conta oltre 112.000 follower.

Faggete vetuste

Forse perché è schiacciato fra Lazio, Campania e Puglia, ormai devote da tempo al turismo di massa. Forse perché è la regione più giovane d’Italia, nata solo 1963 quando Campobasso, diventata poi capoluogo, è stata distaccata dall’Abruzzo. Sta di fatto che il turismo in Molise non si è ancora mai affermato, per la mancanza di promozione e per la carenza di un apparato ricettivo adatto. Non può essere una scusa il fatto che sia minuscolo, al penultimo posto per ampiezza fra le regioni italiane dopo la Valle d’Aosta, che però di turismo ne ha a iosa. Il territorio molisano, diviso fra montagne e colline, è molto poco abitato: 300.000 abitanti nel 2020, quando la sola Milano ne conta ufficialmente più di 1.370.000. La causa sta nelle grandi migrazioni del Novecento, proseguite con alti e bassi ma che non hanno mai sradicato l’attaccamento dei molisani alla propria terra, che qui tornano per sposarsi e stare in famiglia. Una terra antica abitata dai Sanniti, disseminata di borghi lillipuziani che spesso non superano le mille anime, e in cui la vita scorre ancora con lentezza. E in una terra così piccola e spopolata, l’economia non è legata all’industria ma all’agricoltura, a tutto vantaggio di una natura incontaminata. I pastori praticano ancora la transumanza lungo antichi tratturi, oggi utilizzati per fare trekking. Eppure il Molise nella sua piccolezza geografica ha tutto quello che si può desiderare. Vanta vette che superano i 2.000 metri (il Massiccio della Meta e il Monte Miletto nel Massiccio del Matese) con tanto di stazioni sciistiche, come Campitello Maltese e Prato Gentile per lo sci di fondo. Non manca nemmeno la spiaggia, visto che è bagnato per 36 chilometri dal Mare Adriatico dove sventola, come vedremo, anche una Bandiera Blu. Ma non solo.

Lago di Castel San Vincenzo – Molise | © trueriders.it
Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise

Una delle attrattive principali del Molise è il più antico parco d’Italia, che nei suoi 50.500 ettari è per 3/4 in Abruzzo, e per il resto diviso fra le province di Frosinone e Isernia (http://www.parcoabruzzo.it). Diversi sono i comuni molisani inclusi nell’area protetta: Castel San Vincenzo, Filignano, Pizzone, Rocchetta a Volturno e Scapoli. Una fitta rete di sentieri percorre l’intero territorio. La vegetazione è ricca e variegata, e salendo verso le vette dominano incontrastate le faggete vetuste, Patrimonio Unesco. Alla base dell’istituzione del parco c’è la protezione dei grandi mammiferi. Qui infatti vivono il lupo appenninico, la lince, il camoscio d’Abruzzo, il cervo, il capriolo e l’orso bruno marsicano, simbolo del parco. E non mancano la volpe, il gatto selvatico, il cinghiale e il tasso, solo per citarne alcuni.

Camoscio d’Abruzzo (Rupicapra Pyrenaica ornata) | © Fabio Pierboni
Riserve e oasi di natura selvaggia

Ma oltre al famoso parco nazionale, il Molise ha altre bellezze da offrire se si cerca il contatto con la natura selvaggia. Nel cuore dell’Appennino molisano, nei territori dei comuni di Vastogirardi e Pescolanciano, c’è la Riserva Statale Naturale di Collemeluccio-Montedimezzo (https://www.riservamabaltomolise.it). Coi suoi 300 ettari. È una delle venti Riserve della Biosfera incluse nel programma MaB (“Man and the Biosphere”), che promuove su base scientifica un rapporto equilibrato fra uomo e ambiente, attraverso la tutela della biodiversità e le buone pratiche dello sviluppo sostenibile. La riserva è oggi anche sede di un Museo naturalistico. Comprende due vaste foreste in un’area sub-montana che in alcuni punti supera i 1200 metri di altitudine.

Agnone | © Cosimo Altomare

Ci sono boschi di abeti argentati, querce e faggete, e gli abitanti dei borghi sparsi nella riserva vivono ancora di agricoltura, allevamento e artigianato tradizionale. Nell’Oasi WWF di Guardiaregia Campochiaro (https://www.wwf.it/dove-interveniamo/il-nostro-lavoro-in-italia/oasi/guardiaregia-campochiaro/) si può godere di alcuni spettacolari fenomeni carsici come le gole del torrente Quirino lunghe 4 chilometri e profonde 800 metri, la cascata di San Nicola che raggiunge 100 metri di altezza, le grotte di Pozzo della Neve e Cul di Bove, fra i più profondi abissi d’Europa. Nelle specie faunistiche si contato esemplari di salamandrina dagli occhiali (un anfibio endemico di una determinata area degli Appennini), il picchio rosso maggiore, il merlo acquaiolo e la polissena, una delle più belle farfalle diurne italiane.

 

Lupo appenninico

Oltre al lupo c’è la tipica fauna appenninica: gatto selvatico, tasso, scoiattolo rosso, cinghiale e capriolo. Nell’oasi è possibile partecipare ad attività come campi lavoro, di studio e ricerche scientifiche, settimane verdi. Infine, l’Oasi Lipu di Casacalenda (http://www.lipu.it/oasi-casacalenda-campobasso), con un bosco che offre una straordinaria area di biodiversità, fra querce, faggi e cerri. Grazie anche al divieto di caccia, l’habitat accoglie oltre 130 specie di uccelli e circa 80 specie di farfalle. Questa oasi ha anche un valore storico, visto che ricopre i due terzi del Bosco Casale dove si accampò Annibale.

Museo delle campane – Fonderie Marinelli – Agnone | © museocampanemarinelli.it
Le spiagge sulla costa adriatica

Il Molise vanta anche una spiaggia Bandiera Blu, riconoscimento assegnato dalla Foundation for Environmental Education (FEE) ai comuni che garantiscono qualità delle acque, attenzione all’ambiente, sicurezza in spiaggia e informazione al turista. Parliamo di Campomarino Lido, frazione dell’omonimo comune da cui dista meno di un chilometro. A oggi è la località prediletta per gli amanti del mare, col suo porticciolo turistico costruito di recente, e le spiagge circondate da pinete che raggiungono la foce del fiume Biferno. Altra località molisana sulla costa sempre più gettonata è Termoli, il secondo comune più popoloso della regione. La parte moderna si sviluppa sulla costa verso l’interno, ma le vere perle sono l’antico borgo marinaro sul promontorio, chiamato dai locali il “paese vecchio”, e il Castello Svevo.

Trabucco – Termoli | © Manzoni Michel / juzaphoto.com

Non manca nemmeno il tradizionale trabucco, antica struttura fissa per la pesca, costruita su palafitte di legno e collegata al mare da ponticelli. E concludiamo un po’ più a nord nel litorale adriatico col paese di Petacciato. Dalla collina su cui è adagiato, domina una splendida vista che abbraccia i monti della Majella, il promontorio del Gargano e l’arcipelago delle Isole Tremiti. Le spiagge sono circondate da dune e da una vasta pineta.

Tra i borghi più belli d’Italia

In Molise ci sono ben quattro borghi considerati fra i più belli d’Italia. E dove non ci sono solo negozi di souvenir e b&b, ma una vita autentica. Circondato dagli ulivi che producono un ottimo olio leggero e fruttato, Fornelli è un piccolo paese medievale dall’impianto urbanistico ancora intatto.

 Fornelli | © borghipiubelliditalia.it

È chiamato “il paese dalle sette torri”, costruite nelle mura difensive del periodo normanno angioino, ancora ben conservate. Le torri sono collegate dal cammino di ronda, oggi rinominato Via Belvedere per il panorama che offre. Da non perdere la Chiesa Madre di San Michele Arcangelo, il Palazzo Baronale e la porta principale, da cui si accede al centro storico. Su un promontorio circondato da rupi, colline boscose, pascoli e laghetti, c’è Frosolone. Rinomata è la produzione di forbici e coltelli, eredità di un’epoca antica in cui si forgiava l’acciaio. Fra i borghi più popolosi nel Medioevo, ha patito molto il catastrofico terremoto nel 1805, ma ancora oggi si possono ammirare il Palazzo Baronale e la Chiesa di Santa Maria delle Grazie. Frosolone è anche Bandiera Arancione, marchio del Touring Club che premia la qualità turistico-ambientale.

Sant Elena Sannita – Isernia | © Giuseppe Santagata

Questi due borghi sono in provincia di Isernia, mentre ora andiamo in provincia di Campobasso. Oratino è un minuscolo tesoro di arte locale. Fra il 1600 e il 1800 ha visto la sua epoca d’oro grazie all’impulso dato dei duchi Giordano (il loro palazzo fortificato del 1300 è una delle perle del paese). Un lavoro inestimabile di artisti, fabbri, scalpellini, vetrai e pittori locali, come testimoniano balconi e balaustre di dimore nobili e gli interni delle chiese. Ultimo paese del Molise al confine con la Campania, in una zona ricca di boschi d’alto fusto, Sepino vanta un bellissimo centro storico. L’architettura è per lo più rurale, ma un tocco signorile è dato dal Palazzo Giacchi del ‘700, e dal rinascimentale Palazzo Attilio, con eleganti finestre e portali in pietra rosa. Da non perdere la Fontana della Canala che risale al ‘500, ma la vera punta di diamante è la Chiesa di Santa Cristina.

Pasta del Molise
Altre perle da non perdere

Nel borgo medievale di Castelpetroso, nato in epoca normanna attorno all’anno Mille, c’è una chicca imperdibile: il Santuario dell’Addolorata, patrona del Molise. Costruito in stile neogotico nel 1890, conta sette cappelle che rappresentano i sette dolori della Madonna. Al centro, una cupola che supera i 50 metri d’altezza.

Santuario dell’Addolorata di Castelpetroso | © Fabio Pitisci

Il santuario è stato realizzato perché, secondo le veggenti, la Vergine Maria apparve nel 1888 a due pastorelle sulle pendici del Monte Patalecchia. Da segnare in agenda anche il Castello d’Evoli a Castropignano, una gioia del 1300, probabilmente costruito sui ruderi di una fortezza risalente al tempo dei sanniti. Si erge maestoso sulla sommità di un colle a strapiombo sulla Valle del Biferno. Era un’importante roccaforte militare che controllava il tratturo di Castel di Sangro-Lucera, dove passavano i pastori durante la transumanza verso la Puglia. E concludiamo la scoperta del Molise a Casalciprano, noto per un’installazione unica nel suo genere. Dal 2014 infatti è stato aperto il Museo della memoria contadina. Camminando all’aperto per i vicoli si scoprono sculture in bronzo, oggetti e strumenti della vita contadina, mentre nelle teche sono conservati costumi, dipinti e immagini della vita rurale, in un mix fra tradizione e arte contemporanea. E se contiamo che nel borgo abitano nemmeno 600 anime, è ancora più suggestivo.

Pigna pasquale molisana | © lovelymolise.com
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