L’epilogo turco

‘Succede..’

Ah si.. succedono cose assurde che dovrebbero scuoterti eppure la cosa non ti tocca, non ti riguarda e lo dici con un’alzata di spalle che minimizza tutto, chi ha voglia del resto di vivere una storia oggigiorno? e in più assurda?  Santa pigrizia di vivere.

Questa é la storia di una storia assurda capitata in Turchia, paese avaro di storie belle e buone.

Le premesse sono nei due articoli precedenti, riguardano la Cappadocia visitata per turismo e poi visitata infinite altre volte per amore di un gruppo di cani abbandonati che si sono raggruppati a vivere in un piazzale sterrato che si apre su una curva di strada panoramica, vicino a una miniera.

Questo gruppo di cani è diventato subito speciale. Non sono bastardi di razze comuni che vediamo in Europa.. cani che sanno stare in famiglia o sono di compagnia per una coppia di nonni acquistati con il pedigree in un allevamento, o adottati in un canile, ma comunque assolutamente garantiti per essere docili.

Questi, sono cani sono di taglia gigante – ‘molossoidi’ – allevati nelle piane aride dell’Anatolia quando ( difficile da immaginare adesso) gli eserciti si confrontavano per il dominio dei territori di passaggio per l’Asia e li usavano in guerra, come arma. Poi sono stati allevati per proteggere il gregge dagli attacchi degli animali selvatici, lupi e orsi. Sono reputati i cani più forti tra tutte le razze dove la forza si misura dal morso. Un cane pastore dell’Anatolia quando azzanna chiude le mascelle imprimendo una forza di 52 kg per cm2, contro quella di un Rottweiler, ad esempio, che è di 23Kg per cm2, verrebbe da dire appena.

Poi le cose, ai giorni nostri, per i pastori sono cambiate. Hanno lasciato i pascoli, si sono inurbati e dei loro cani non hanno saputo più cosa farsene.

Li ho trovati così. Un gruppo di una ventina di cani, quasi tutti con il mantello bianco, tipico. A volte si mischiano con il Kangal, altre li trovi incrociati con il Malakli. Se ami gli animali non puoi che provare una grande ammirazione per loro, e allo stesso tempo soffrire per lo spreco di questo fior fiore di geni antichi, meritevoli. Allo stesso modo in cui si soffre per un artigianato tramandato da generazioni che si interrompe, oppure per un vestito di sartoria nell’era di GAP, o un vecchio modello di Rolls Royce che non fanno più; vorresti ‘riciclarli’  dare a ognuno di loro una ‘seconda vita’, una vita migliore di quella che gli é capitata in questa transizione epocale di cui non hanno colpa.

Così mi sono presa l’onere di dargli da mangiare e spendere una settimana con loro una volta al mese, in attesa di poterli prendere, portarli via.

Tutti avevano paura di questi cani, erano troppo forti. E più era evidente che fossero forti, aggressivi, fuori controllo e più sentivo la passione di salvarli. In un mondo così addomesticato, rimpicciolito, soffocato, questi cani ci portano testimonianza che esiste e ha diritto di vivere anche il mix di geni fuori misura, possente, aggressivo, feroce ma straordinariamente generoso e protettivo.

Orthaisar

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Orthaisar

Così come apprezzi l’ingegnere dietro la Rolls, il sarto dietro al vestito, ancora di più bisognerebbe applaudire il creatore di un cane così ben costruito da servire l’uomo esattamente nell’ambiente dove gli occorreva. L’altezza, la muscolatura, i canini, le zampe grosse e robuste, l’adattabilità a dormire all’aperto con gli estremi di caldo e freddo, questo era il cane perfetto per la vita del nomade fino a quando ha deciso di lasciare il maledetto lavoro.

Si accendevano risse tra maschi e maschi, tra maschi e femmine, tra maschi e giovani maschi, quando gli portavo il cibo. La forza che riescono a sprigionare per assicurarsi un pezzo di carne, mette paura, dal ringhio di avvertimento passavano all’attacco che finiva a morsi e sangue che arrossava la bocca di uno o dell’altro cane. Questo fa la fame, pur di sopravvivere diventano feroci. Dopo i primi sbagli, considerata l’inesperienza, ho poi imparato a dividere il cibo in molti recipienti e darglieli separati, uno distante dall’altro.

Quel giorno una macchina con una famiglia a bordo si è fermata, è scesa una giovane donna, si è avvicinata a uno dei cani, si è chinata e lo ha abbracciato. Non credevo ai miei occhi. Io ero lì, una turista che era partita dall’Italia dopo un viaggio di due aerei e chilometri di macchina presa a noleggio, per portargli da mangiare mentre lei che abita, probabilmente nel raggio di pochi chilometri da dove l’ho trovato, non ha pensato di portargli neanche un pezzo di pane da mangiare? Ero fuori di me…

L’ignoranza fa sì che la gente pensi che ‘rilasciare’ un cane nella natura non sia un omicidio. perché la natura accoglie tutti gli animali, no? Immaginano che un cane si comporti come una pecora, una vacca, una capra che trovano da mangiare perché sono erbivori. I cani se non vengono sfamati dall’uomo non trovano niente da mangiare, sono destinati alla denutrizione, alla malattia, alla morte.

Come la donna é risalita, ignara, in macchina abbandonando di nuovo il cane, così se ne vanno, fanno le valige e cercano fortuna in città, forse a Konya o forse a Istanbul. I pastori lasciano quella vita dura a contatto con la terra, le pecore e i cani.

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Vanno incontro a una vita più agiata che in Turchia significa ‘modernizzarsi’ cioé  indebitarsi con la banca per comprare la brutta casetta, la televisione, il divano dove passeranno le serate ad ascoltare il presidente serio, serio, parlare e mentire sulla situazione economica, sulle riforme, sugli arresti per corruzione. Ma questa é la vita moderna, l’aspirazione di tutti, l’assimilazione nel grande corpo turco.

Osservo gli uomini ad Urgup, ad esempio, quelli che hanno votato in massa Erdogan alle elezioni del 28 maggio scorso, la Cappadocia infatti é la regione più fedele al Presidente. Passano il tempo seduti all’aperto in un bar, intorno a un tavolo a giocare ad OKEY, uno spin-off del classico gioco Gin Rummy, ma qui giocato su un board verticale con 106 tessere di plastica di cui ogni giocatore ne gioca 14. Ti chiedi come fanno a sprecare tutto quel tempo mentre la loro economia é al collasso. Vanno lenti, camminano lenti, guidano lenti, sono capo-famiglia di famiglie enormi, quando escono insieme nel giorno di festa intasano il marciapiede con una fila di parenti disposti secondo un ordine ben coordinato squisitamente patriarcale, prima l’uomo il capofamiglia, poi i figli maschi, la moglie del capofamiglia, le figlie e in ultimo la vecchia madre che va ancora più lenta.

Istanbul

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Istanbul

Hanno una mentalità per noi inconcepibile. Trovano maleducato cambiare lo status quo. Questo é quello cha hanno risposto a una turista americana quando ha creato una petizione per sensibilizzare il sindaco a prendersi cura dei cani abbandonati. Non sono abituati ad intervenire nelle questioni politiche.

In qualsiasi paese la moneta fosse deprezzata del 30% all’anno, ogni anno, succederebbe una rivoluzione. In Turchia non si sente volare una mosca.  Hanno solo un chiodo fisso: spremere il turista della sua moneta forte e democratica. Prezzano tutto in euro e dollari, un’ossessione. Tornare anche a distanza di un mese vuole dire trovare i prezzi aumentati, fluttuanti, volatili con la scusa che sono tempi di inflazione. La carne per i cani mi costa di più, il secco che é importato costa di più, affittare la macchina e l’albergo, costa di più. Per non parlare del costo del test del sangue dei cani che mi serve per completare la loro quarantena. Ankara, dove viene fatto il test perché serve un laboratorio governativo, ha aumentato i listini dal 1 agosto. Perché é sicuramente uno straniero che richiede quel test per portare via un loro cane. Si deprezza la lira turca, aumentano i prezzi.

Un lungo discorso per spiegare che se un pastore abbandona il suo territorio, le pecore e il cane è per la sua ignoranza, non perché fare il pastore o lavorare un pezzo di terra dove prendersi cura anche  del cane sia per forza di cose spregevole. In Italia ci ha sorpreso fino ad un certo punto il fatto che, al giorno d’oggi, i giovani  si prendono la responsabilità del gregge appartenuto al padre o al nonno e voltano le spalle alla città.  Pascolare e sfruttare gli animali é un lavoro come un altro, qui in Inghilterra il pastore vive dietro l’angolo di casa mia.

Non abbandonare un cane che ti ha servito, che è stato parte della tua casa, fattoria, famiglia è un sentimento che si sviluppa con l’esperienza, quando finalmente evolve dentro di te quella sensibilità per gli altri e per le ingiustizie. Se non vedi Erdogan come un nemico della tua libertà come fai a vedere i bisogni di un cane?

Ero in macchina con il bagagliaio carico di secchi di mangiare per i cani della miniera che stavo andando a trovare. Kader, la donna turca che si occupa dei cani abbandonati di Urgup, viaggiava con me e dice..’guarda .. ho sentito dire che alla miniera i cani non ci sono più, li hanno ammazzati tutti..’

In qualche modo me l’aspettavo, poteva essere vero, mi si gela comunque il sangue. 

Arrivate, non abbiamo più trovato un cane, lo spiazzo di terra era vuoto. Passano giorni di ricerche e di notizie sempre più attendidibili fino alla verità.  Dietro alla miniera ci sono delle fattorie. I cani randagi hanno ucciso il cane di un contadino e lui ha sparato a tutti. Si sono salvati solo 3 cani che un pastore aveva preso pochi giorni prima.

Così è finita la storia. Finita come doveva finire. Perché é stato meglio per quei cani un colpo di fucile in testa che una vita a combattere contro la fame e trovare solo sassi immangiabili per strada.

Non so se capita anche a voi di diventare irascibili con lo stomaco vuoto, io non riesco a sopportare i crampi della fame. Cosa si aspettava il contadino che gli ha sparato?   Un cane che non mangia per settimane diventa una belva, il contadino che non capisce niente del suo apparato digerente, figuriamoci se capisce quello del cane e la trasformazione in pazzia per fame  ..  gli spara, si é vendicato, ha risolto.

Nessuno mi ha aiutato a portare via quei cani. Delle mie amiche neanche una disponibile a partire, mio figlio fa volontariato in un canile ma non se la sentiva, la gente locale turca non tocca un cane.

Mi resta una voragine dentro, non un buco. Ogni volta che ci penso sento una tempesta di odio e tristezza che sta per scoppiare, poi mi dico che in questo mondo imperfetto non sarà né il primo né l’ultimo dramma di animali ‘non necessari’ che scompaiono. Non sarà ne la prima, né l’ultima volta che vediamo l’ignoranza in azione.

Avrei fatto l’impossibile solo se qualcuno mi avesse aiutata, ero così vicina.. Di quel gruppo di cani ho salvato solo Emma, che però era malata di cimurro e Tania. Le uniche abbastanza leggere da sollevare e riuscire a mettere in macchina.

Eppure é una soddisfazione giornaliera, costante, quando guardo un cane che a quest’ora non dovrebbe essere più vivo, rincorrere i piccioni in giardino, riposarsi all’ombra,  aspettarmi fuori dalla cucina alla fine della giornata quando sa che uscirò con il mangiare. Zara é il primo cane turco che sono riuscita a portare con successo a casa. Ne rimangono altri 7 da portare via, e poi vorrei dimenticare il paese e i mille disagi che mi ha inflitto.

Zara e Habibi

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Zara e Habibi

Sono grata alla Turchia per una sola ragione: perché mi ha ributtato nelle braccia del mio governo ‘democratico’ e lo faccio benedicendo l’Italia, l’Europa e soprattutto l’Inghilterra che é il mio paese di adozione. 

Ci voleva l’esperienza in Turchia per rendermi conto che in confronto l’Italia ha fatto passi da gigante nella cura dei cani. Quando vado al parco con Habibi ( primo cane adottato, in Romania) l’80 % dei cani che vedo sono stati adottati nei canili. E’ un bellissimo record.

Un’etologo potrebbe immaginare tutte le complicate esigenze della vita di un signore o di una signora solo dalla scelta della razza del cane. Come il cane pastore sta alla vita dei nomadi dell’Anatolia, così il bassotto, un jack russell, un chihuahua sta, oggigiorno, alla coppia che vive in un appartamento in città senza giardino.

Qualsiasi sia la ragione che ci porta a scegliere la compagnia di un cane, il nostro rapporto é così antico che ci ha conservato l’abilità di leggere nei suoi occhi una richiesta di aiuto anche se non parla una sola parola della nostra lingua. Per questo vorrei concludere esortando non solo a ‘liberare’ un animale quando siete in viaggio, ma di adottarne uno sottoponendovi a tutta la fatica burocratica che ne comporta. E’  l’occasione per vivere un’avventura che vale la pena fare, e allo stesso tempo conoscere senza mistificazioni turistiche gli ingranaggi del paese che state visitando. Oggi salvi uno cane, domani chissà salvi un lago, un fiume, un bosco. Questione di allenare la mente a fare la cosa giusta ad ogni costo.

In Inghilterra, come in Turchia, esistono milioni di pecore e migliaia di pastori da secoli. Ogni pastore ha il suo gruppo di cani a guardia del gregge ma a nessuno verrebbe in mente di alienare il cane in una foresta sperduta o in alta montagna.. Questo é il paese dove amano di più i cani che le persone, lo dimostra l’ironia di un cartello che leggo all’entrata del mio pub locale ‘ DOGS WELCOME, PEOPLE TOLERATED’…

E solo in Inghilterra, un poeta può scrivere un epitaffio riconoscente sulla tomba del proprio cane. Mentre la ragione, poi, che non ci sia un poeta che gli corrisponda in Turchia e scriva lo stesso per il suo cane é un mistero, un mistero che non so risolvere .. sarà colpa della religione, della cultura, forse della posizione geografica… chi lo sa…

Near this spot
Are deposited the Remains
Of one
Who possessed Beauty
Without Vanity,
Strength without Insolence,
Courage without Ferocity,
And all the Virtues of Man
Without his Vices.

The Price, which would be unmeaning flattery
If inscribed over Human Ashes,
Is but a just tribute to the Memory of
“Boatswain,” a Dog
Who was born at Newfoundland,
May, 1803,
And died in Newstead Abbey,
Nov. 18th, 1808.

Lord Byron

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2 pensieri su “L’epilogo turco

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