Libri di viaggio da regalare a Natale

Dai grandi classici che non muoiono mai, ad autori e autrici emergenti, vi consigliamo alcuni ottimi libri da regalare a Natale a chi ama viaggiare. I racconti di viaggio scritti da chi quei viaggi li ha fatti, spesso permettono di scoprire molto più di un Paese rispetto a quello che leggiamo su una guida. Non c’è la rigorosità didascalica, o l’elenco di località e cose da vedere. C’è il resoconto personale di chi vuole condividere con noi la sua esperienza unica. Qualcosa di prezioso che ci arricchisce e dà nuovi spunti non solo per viaggiare, ma anche per riflettere. Che cos’è viaggiare, se non aprire la propria mente al diverso?

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“La polvere del mondo” di Nicolas Bouvier

Iniziamo da un classico imperdibile. Negli anni ’50 Bouvier lascia Ginevra su una Fiat Topolino, arriva in Jugoslavia e passa a prendere il suo amico Thierry. Insieme partono per un viaggio che li porterà fino in Afghanistan, dove ancora non c’erano parvenze di guerre con URSS e Stati Uniti. E purtroppo il libro termina lì, perché si ha voglia di continuare a viaggiare con loro in India.

In oltre 400 pagine infatti ti affezioni a questi due ragazzi squattrinati, un po’ incoscienti e affamati di vita, capaci di adeguarsi a ogni situazione e alla continua ricerca di un lavoretto per raggranellare soldi. E soprattutto, li si invidia per il dono più prezioso che si può avere in viaggio: il tempo. Il tempo di fermarsi in Iran un inverno intero, immergersi totalmente nella vita quotidiana di quei luoghi, cogliere l’importanza dei dettagli. E Bouvier nei dettagli coglie davvero l’essenza del viaggio: “Come un’acqua, il mondo filtra attraverso di noi, ci scorre addosso, e per un certo tempo ci lascia i suoi colori.”

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“Il viaggio di un cuoco” di Anthony Bourdain

Il giorno in cui Anthony Bourdain si è suicidato, abbiamo tutti perso una persona speciale. Cuoco e scrittore, dal successo planetario dei programmi tv come “No reservations” ai libri in cui parla della vita in cucina, è sempre riuscito a realizzare qualcosa di incredibilmente vivido e onesto, unendo la passione per il cibo e la curiosità per il mondo.

“Il viaggio di un cuoco” nasce da un programma tv proposto da lui, in cui andava alla ricerca del cibo eccelso in giro per il pianeta. E il cibo era il mezzo per scoprire un Paese e tutto quello che vi ruotava attorno: profumi, colori, storia, persone, racconti di vita. Dal Portogallo al suo adorato Vietnam (in cui torna più volte), dalla Francia del padre alla West Coast fino al Marocco e alla Scozia, viaggiamo con lui. Ci porta nel ristorante stellato inglese, al pranzo di famiglia in un rancho messicano, nel ruspante mercato di un quartiere operaio russo. Senza banalità o frasi fatte, e con la sua inimitabile attitudine del ragazzaccio che non rinuncia a nessuna esperienza.

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“Il Paese sottile” di Sara Wheeler

Il Cile è talmente lungo e stretto da vantare al suo interno paesaggi diversissimi fra loro. Dal deserto rovente ai ghiacciai, dalle valli lussureggianti alla regione dei laghi. Per capirci qualcosa, Sara Wheeler parte per esplorarlo tutto, da nord a sud, negli anni ’90. Il suo viaggio in solitaria dura sei mesi, e le permetterà di fare i conti con questo Paese fatto non solo di paesaggi contrastanti ma anche di un caleidoscopio di razze, divari sociali e culturali. Un Paese che passa dagli splendidi versi di Pablo Neruda alla dittatura del terrore di Pinochet.

Leggendo questo libro, non rischiamo di annoiarci. Con Sara Wheeler percorriamo la Panamericana e la Carretera Austral, viaggiamo in corriere sgangherate e navighiamo fra i fiordi, dormiamo in squallidi alberghi e case aristocratiche. Scopriamo la Terra del Fuoco, un arcipelago che sembra uscito dalla fantasia di Tolkien, dove la natura si esprime alla massima potenza. E l’autrice non usa filtri, racconta quello che vede così com’è col suo sottile humour inglese.

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“Viaggi e altri viaggi” di Antonio Tabucchi

Fra i mostri sacri della letteratura italiana, Tabucchi non era solo uno scrittore eccelso e un grande conoscitore di Pessoa e del Portogallo, sua seconda patria. Era anche un uomo che amava molto viaggiare. E per nostra fortuna, ha scritto dei racconti di viaggio che possiamo leggere in questa raccolta.

Coi suoi suoi occhi curiosi di modesto e raffinato intellettuale, ci insegna tantissime cose. Va ad Ankara per visitare il museo delle Civiltà anatoliche, ci fa scoprire Buenos Aires attraverso i versi di Jorge Luis Borges, ci porta nel più antico caffè de Il Cairo, perché lì era di casa il premio nobel egiziano Nagib Mahfuz. Imperdibili poi sono le pagine dedicate a Lisbona, dove descrive esattamente cos’è la “saudade”, la malinconia che chi ha viaggiato in Portogallo conosce bene. Tabucchi sa cogliere la bellezza delle piccole cose, così come la profondità poetica di certi luoghi e situazioni. Ma sa anche scrivere righe spassose e taglienti di fronte all’ottusità di certi turisti in batteria.

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“Orme” di Robyn Davidson

Siamo in Australia negli anni ’70. Robyn Davidson decide di attraversare oltre 3.000 chilometri di deserto per raggiungere l’oceano. Con lei ci sono quattro cammelli e il suo cane Diggity. E il fotografo del “National Geographic” che doveva ritrarla, compromesso difficile ma essenziale per potersi permettere quell’avventura.

L’autrice racconta quello che ha vissuto, e quello che l’ha portata a intraprendere un viaggio così audace. Il suo obiettivo era la ricerca di libertà, lasciandosi alle spalle i modelli imposti da una società che le stava strettissima.

Non aspettatevi il racconto di un viaggio epico in cui una Wonder Woman australiana mostra la sua forza contro le avversità del deserto. Descrive un viaggio faticoso, aspro e pieno di solitudine, in cui nulla è andato secondo i piani prestabiliti, come nella vita del resto. Ed è forse proprio questo a renderlo un’esperienza formativa e indimenticabile. Il deserto e gli aborigeni, a cui quel deserto è stato rubato, le hanno insegnato tutto ciò di cui aveva bisogno.

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“La vita in alto” di Erika Fatland

Famosa per “Sovietistan”, il saggio monumentale in cui esplora gli “Stan”, le repubbliche dell’ex Unione Sovietica, Erika Fatland è senza dubbio uno dei nuovi talenti della letteratura di viaggio. Questa volta ci porta sull’Himalaya.

Siamo sul “tetto del mondo”, la catena montuosa famosa per l’Everest e il K2, le vette più alte della Terra. Questo lega l’Himalaya in modo indissolubile alle gesta alpinistiche. Ma Erika Fatland, antropologa norvegese, va oltre questi stereotipi per entrare in contatto con le persone che nelle terre a ridosso della catena montuosa ci vivono tutti i giorni. Scopriamo la quotidianità della gente comune, esperienza che apre le porte a un vasto mosaico di etnie, religionie culture differenti. Dal Pakistan all’India, dal Myanmar al Nepal, passando per il Tibet e il Bhutan, viaggiamo per alcuni dei Paesi che condividono parte della catena montuosa asiatica. Il tutto attraverso lo sguardo dell’autrice, che unisce il rigore della ricercatrice alla curiosità di esplorare terre sconosciute.

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“Autostop con Buddha” di Will Ferguson

Questo libro ormai è diventato un must non solo per chi vuole fare un viaggio in Giappone, ma anche per chi non ha intenzione di andarci ed è semplicemente curioso. Will Ferguson infatti ci offre un quadro esilarante del Paese nipponico, di cui è un profondo conoscitore. Decide di viaggiare da sud a nord seguendo la fioritura dei ciliegi, in un itinerario fuori dai circuiti turistici. E lo fa in autostop. È così che viene caricato a bordo da personaggi improbabili e indimenticabili. Ognuno, con le proprie contraddizioni, paure e ambizioni, aggiunge un pezzo al puzzle di un Paese orgoglioso delle proprie tradizioni millenarie, ma fagocitato da una modernità “sfrenata”. Scopriremo tanti luoghi affascinanti, ma a lasciare il segno sono le persone.

Un diario di viaggio in cui agli incontri on the road si uniscono splendidi paesaggi, aneddoti storici e nozioni culturali. Famoso per il suo sarcasmo, Will Ferguson non risparmia nemmeno il Giappone, scrivendo pagine a volte divertentissime, a volte molto toccanti.

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“Una passeggiata nei boschi” di Bill Bryson

Con l’ironia che lo contraddistingue (avete letto “America perduta”?) Bill Bryson “abbassa” alla portata di tutti un’esperienza che pare degna solo di grandi uomini. Il giornalista americano decide infatti, insieme al suo amico Stephen Katz, di percorrere l’Appalachian Trail. È un sentiero escursionistico sulla costa orientale degli USA. Parliamo di 3.400 chilometri, la maggior parte dei quali immersi nella natura selvaggia lungo quattordici Stati, dalla Georgia al Maine.

Bryson e Katz, entrambi fuori forma, partono con l’incoscienza di due adolescenti senza la preparazione fisica e mentale che richiede un cammino simile. Ed è qui che il sarcasmo dell’autore dà il meglio di sé. Un viaggio tragicomico e spassoso in cui si susseguono capanne fatiscenti, dolorosissime vesciche, piogge torrenziali, incontri ravvicinati con gli orsi. Il tutto senza mai prendersi sul serio, anche se non mancano riflessioni sulla natura, sulla sua potenza che ci riduce a minuscoli moscerini, sull’incapacità umana di conviverci in armonia.

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“Annibale” di Paolo Rumiz

Tra le voci più amate della letteratura di viaggio italiana, Paolo Rumiz in questo libro si cimenta col mito di Annibale, il condottiero cartaginese che nel 218 a.C. attraversò le Alpi per invadere Roma. Al seguito c’erano migliaia di fanti, cavalieri e qualche decina di poveri elefanti. Rumiz parte così per un viaggio che ripercorre le sue orme. Inizia dalla Sardegna, passa per il Rodano, il Trebbia, la leggenda delle Alpi, la carneficina di Canne, e arriva fino in Turchia, dove si trova la tomba del condottiero. Che ci descrive grazie sia a fonti classiche, sia alla sua infinita curiosità. E l’inutilità della guerra, in qualsiasi epoca, si delinea sempre forte e chiara.

Fermandosi in ostelli e locande, Rumiz passa per le stesse strade, attraversa montagne, corsi d’acqua e paludi. E fa domande a chiunque incontri, dagli archeologi ai contadini, perché la storia, anche quella antica, è parte della quotidianità. Scoprendo che sono andate perse molte tracce, maledicendo la gestione urbanistica senza ritegno.

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