Jet privati, la dolce vita che riscalda il pianeta

Su Instagram il collettivo green “Jet dei ricchi” posta foto-denuncia dei viaggi a cinque stelle di vip e non solo: nel mirino anche i velivoli diretti al Wordl Economic Forum 2023 dove argomento centrale è stato il cambiamento climatico. E quest’anno a Ginevra durante la European Business Aviation Convention & Exhibition, fiera europea dei jet privati, un centinaio di dimostranti si sono incatenati alle scalette dei velivoli ultrarapidi per manifestare contro un mercato in espansione che gioca un ruolo d’attacco nella crisi climatica. Il jet-set si allarga, e il biglietto costa sempre più caro all’ambiente.

Jet privato | Foto di Eko Agalarov
Aristocani prendono il volo

Anche i cani possono volare a reazione, e accanto al finestrino. È la novità lanciata da K9 Jets, compagnia di voli charter con sede a Birmingham dedicata a clienti facoltosi che non vogliono separarsi dai loro amati quattrozampe durante i viaggi che collegano Stati Uniti, Europa e ora anche Dubai. Un esempio: con un biglietto New York-Londra, al costo di circa 9.000 dollari, si possono tenere in braccio uno o due cagnolini per un massimo di 23 kg. Oltre questo peso il cane deve occupare la poltrona vicino al padrone pagando tariffa piena. Con un pensiero ai meno fortunati: K9 Jets sostiene Animal SOS Sri Lanka, un ente che procura un rifugio ai randagi.

Crocevia di K9 Jets è Farnborough, uno tra i principali aeroporti europei FBO (Fixed Base Operator), in altre parole la base dei voli non commerciali. Un tempio di eleganza e velocità: non si fa in tempo a scendere dal jet che è già pronta un’automobile di lusso, e per chi ha davvero fretta è disponibile un elicottero che in 12 minuti porta a Londra. Fondata dai coniugi Adam e Kirsty Golder (in nomen omen), rispettivamente ex pilota ed ex assistente esecutivo, K9 Jets nasce come costola di G6, compagnia aerea che cura i voli privati per famiglie più che benestanti, magnati della musica, calciatori, teste coronate. Nel 2022 la scelta di attivare un servizio per passeggeri e amici al guinzaglio, quando Adam e Kirsty ricevono la richiesta di prenotazione per 10 persone accompagnate da altrettanti amici pelosi. Se il mercato fa bau…Un’iniezione di vitamine per il business del trasporto aereo, già nutrito da un traffico che ogni 15 anni raddoppia: i verdi di Extinction Rebellion non hanno tardato a commentare, biasimando l’espansione degli aeroporti di jet privati che per esaudire gli sfizi delle classi agiate sono responsabili di macro-emissioni.

Su un punto ambientalisti e compagnie aeree come la K9 Jets sono concordi, il benessere degli animali. Cani e gatti che viaggiano fra le braccia dei padroni sono più tutelati dei loro “parenti poveri” costretti a trascorrere ore in quell’alveare di gabbie che è la stiva, un ambiente che può risultare molto rischioso anche se l’animale è in salute. Isolamento, rumore, pressurizzazione e bassa temperatura, nonché sbalzi termici o cadute in fase di carico possono provocare problemi cardiaci, respiratori, ferite. Non a caso i cani dal muso schiacciato come bull-dog e carlini, caratterizzati da ostruzione delle vie respiratorie, non sono ammessi in stiva, e per tutti gli altri è comunque richiesto un certificato medico. La maggior parte delle linee aeree consente l’accesso alla cabina passeggeri solo agli animali “di servizio”, come i cani guida per i non vedenti, o a quelli di piccola taglia, che devono restare per tutto il viaggio dentro un trasportino da incastrare sotto il sedile del padrone.

Con i piedi per terra: licenziato

Sul fronte opposto c’è chi invece si rifiuta di volare anche in economy. È diventato icona della ribellione ambientale “passiva”: il ricercatore Gianluca Grimalda, che inviato dal Kiel Institute for World Economy a compiere studi sul cambiamento climatico sull’isola di Bougainville in Papua Nuova Guinea, è stato sollevato dall’incarico dopo aver comunicato che avrebbe fatto ritorno in Europa con mezzi alternativi all’aereo. Avrebbe quindi trascorso circa due mesi su navi, treni e pullman, fra imprevisti e disavventure, per percorrere 22.000 km risparmiando a sua detta 3,6 tonnellate di emissioni di carbonio. Secondo più voci l’episodio sarebbe stato l’alibi perfetto per allontanare un personaggio scomodo per l’istituto tedesco, che non aveva apprezzato la simpatia di Grimalda per Scientist Rebellion. Lo scienziato ha voluto spiegare un gesto che può apparire estremo se non stravagante: nella sua permanenza sull’isola oceanica, dopo aver ascoltato i racconti dei locali duramente colpiti dal cambiamento climatico, se con leggerezza si fosse imbarcato su un airbus avrebbe perso credibilità agli occhi di una comunità di cui è stato difficile guadagnare fiducia. E non ha voluto lanciare per forza uno stile di viaggio per i turisti, nemmeno per i più intrepidi: se mai, indirettamente invita a scegliere destinazioni più vicine, ed evitare “paradisi” già abbastanza danneggiati dal riscaldamento globale. Anche se Paesi come la Papua Nuova Guinea hanno un elevato indice di povertà, ed il turismo al momento rappresenta per loro una delle principali fonti di reddito.

Volare meno, volare tutti

Lo studio condotto dal gruppo europeo  Transport and Environment ha confermato che negli ultimi anni è vertiginosamente aumentato l’utilizzo dei jet privati, che sarebbero da 5 a 14 volte più inquinanti degli aerei commerciali per singolo passeggero e 50 volte più dei treni. Sono sempre di più i vip che scelgono di volare in grande stile non soltanto per i viaggi d’affari ma soprattutto per le vacanze o per puro piacere anche lungo tratte brevi. E in una sola ora un jet rilascia due tonnellate di CO2. In cima alla classifica europea del traffico aereo privato più inquinante troviamo la Francia, specializzata in tratte inferiori ai 500 km. Segue il Regno Unito, mentre l’Italia è al terzo posto, con la superaffollata rotta Roma-Milano; spesso i vip nostrani sono stati criticati per aver scelto il jet per arrivare in tempo agli eventi mondani. E sempre in Italia Alleanza Verde e Sinistra ha depositato una proposta di legge che vieta entro il 2030 la circolazione di aerei privati alimentati da combustibili fossili: per quella data ci si aspetta siano pronti al decollo i jet a idrogeno verde o elettricità. E nel frattempo, stop alle percorrenze con tratte brevi e ai voli sopra l’arco alpino.

Todd Smith | © Extinction Rebellion UK

In UK Todd Smith, un ex pilota commerciale, si è unito a Extinction Rebellion quando l’eco-ansia per il cambiamento climatico ha prevalso sulla passione per il volo. Todd ricorda due particolari momenti che hanno contribuito alla sua conversione green: l’escursione a Vinicunca, la “montagna arcobaleno” alta 5200 metri, che un tempo nascondeva i suoi colori con un manto di neve, e il suo ultimo volo da Gatwick, in cui ha osservato sconcertato la drastica riduzione dei ghiacciai alpini.

Smith ed altri colleghi sensibili alla tematica ambientale, ma anche attenti al destino del lavoro in aviazione, si sono uniti in Safe-landing, un’organizzazione che sollecita i leader del trasporto aereo ad accelerare la transizione ecologica prima che volare diventi impossibile e che si crei una voragine di disoccupazione e di caos commerciale.

Todd ha appeso al chiodo la divisa da pilota, ma fanno parte di Safe-landing anche molti colleghi che hanno scelto di restare nel settore: l’obiettivo comune non è la chiusura degli aeroporti, ma la pianificazione di un trasporto più sostenibile. Partendo dal presupposto che, sebbene all’orizzonte siano molte le alternative ai combustibili fossili, non esistono per ora tecnologie che consentano di organizzare grandi viaggi commerciali a zero emissioni, per ridurre l’impatto ambientale secondo Smith sarà necessario volare “meno frequente, meno veloce, meno lontano”.

Senza demonizzare in toto il trasporto aereo, e soprattutto accantonando il concetto di “flygskam”, la vergogna di volare, sventolato dagli eco-estremisti ma secondo Safe-landing pericoloso perché scarica la responsabilità del cambiamento climatico sui viaggiatori e non su chi invece gestisce il mercato dell’aria. Come è stato detto per il termine “impronta di carbonio”, creato nel 2004 da un’agenzia pubblicitaria al soldo della British Petroleum per dimostrare quanta CO2 produce il “Signor Rossi” con le sue azioni quotidiane. Non è pensabile pretendere che una persona in nome dell’ambiente rinunci a salire sull’aereo per le vacanze, il lavoro, o per visitare i parenti lontani. Quello che le compagnie possono invece fare è distribuire i passeggeri su un numero di voli più limitato, evitando decolli con poltrone vuote.

Per viaggi confortevoli ma sostenibili si potrebbero ridimensionare o eliminare gli spazi che in alcuni aerei sono ad uso esclusivo della upper class: i loft con bar e divani di Virgin Atlantic, i raffinati salotti di Korean Air, le cabine doccia di Emirates, le poltrone extra large che diventano letti di Quatar Airways. Ma non condanniamo a priori il piacere della comodità, per chi se la può permettere: piuttosto, dovremmo concepire il viaggio in aereo come una necessità (raggiungere una meta) e non una frivolezza. Ci sono aziende come la Topjet che propongono voli privati della durata di qualche ora, per occasioni che la gente comune vive restando a terra: compleanno, addio al nubilato/celibato, festa di laurea, proposta di matrimonio, e naturalmente cenone di Natale o Capodanno.

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