Sciare no-PFAS: supercombinata alla soia e miele

Per l’ambiente e la salute, chi pratica sport alpino dovrà rallentare. Una ricerca condotta dal James Hutton Institute di Aberdeen e dell’Università di Graz ha infatti rilevato la presenza di 14 diversi tipi di PFAS, le sostanze “chimiche per sempre”, in alcune stazioni sciistiche austriache. Nella neve e nel terreno, intorno agli impianti ma anche ad alta quota. Colpevole la cera fluorurata, dagli anni ’80 il carburante di sci, slittini e snowboard.

Fluoro in discesa libera

I PFAS sono più di 5000 sostanze chimiche artificiali presenti in un’infinità di prodotti di uso quotidiano. Sono contenuti nelle tute e nei guanti da sci per la loro proprietà impermeabilizzante, ma non rappresentano un pericolo per chi li indossa sulla neve: il danno ecologico avviene in fase di produzione e smaltimento di questi oggetti. Differente è il caso della sciolina che per abrasione lascia tracce sulla pista creando spesso alte concentrazioni che contaminano l’aria, il terreno e la fauna selvatica. I PFAS possono rimanere sospesi per diversi giorni, ed essere trasportati dal vento anche molto lontano: ecco perché residui chimici sono stati intercettati nelle zone di montagna più alte generalmente non frequentate dagli sciatori.

Una discesa su una pista di Graz può spedire un concentrato di chimica nei rubinetti a chilometri di distanza. Con lo scioglimento l’acqua che contiene PFAS penetra infatti nel suolo e inquina le risorse idriche sotterranee che vengono utilizzate nelle case e in agricoltura; ed è stato dimostrato che l’ingestione di cibo e acqua potabile è la via più frequente di esposizione a queste sostanze, correlate a patologie del fegato e della tiroide, del sistema immunitario e riproduttivo, e ad alcune neoplasie.

Utilizzata da sempre da sciatori dilettanti e professionisti, la sciolina consente prestazioni più efficaci. Gli sci ad uso ricreativo (i primi risalgono al 6000 a.C., impiegati esclusivamente per trasportare masserizie) appaiono nell’800 a Telemark, in Norvegia: in legno di abete, per inibire l’attrito venivano cosparsi di resine vegetali. Negli anni ’40 in Svezia lo sciatore di fondo Martin Matsbø e il farmacista Børje Gabrielsson insieme ad un gruppo di ingegneri e chimici si uniscono per creare una cera rivoluzionaria adatta a tutte le condizioni di neve.

Manifesto pubblicitario della siolina Swix

Nacque così la sciolina con il marchio Swix: celebre è il manifesto pubblicitario che la propone nelle tre varianti colorate a seconda della consistenza e della temperatura della neve. Nel 1987 arrivano sul mercato le cere al fluoro, che garantiscono ottima scorrevolezza anche sulla neve molle e bagnata, tormento di ogni sciatore. Sono gli sciatori professionisti i grandi utenti, che si allenano sulle piste finché c’è innevamento, naturale o artificiale, affidandosi alla tecnologia oltre che alla personale scioltezza per guadagnare velocità.

Al via l’anti-doping delle nevi

A marzo 2023 arriva la doccia fredda: la Federazione Sci Alpino, in accordo con IBU (International Biathlon Union), annuncia l’attuazione del divieto di utilizzo di sciolina fluorurata per tutte le discipline a partire dalla stagione 23-24. Un bando comunicato anni prima, ma paralizzato dalla mancanza di un metodo efficace di misurazione del fluoro clandestino.

L’Alpha II di Bruker Optics in azione | © Bruker Optics

Ora in occasione delle gare di Coppa del Mondo, e altri eventi come i Campionati mondiali di sci junior, c’è chi controlla le solette degli aspiranti campioni. E che utilizza Alpha II: realizzato dalla Bruker, è un apparecchio portatile adoperato anche da farmacisti e agenti della narcotici per l’analisi della cannabis, e che in mezzo minuto misura l’eventuale presenza di fluoro su uno sci. L’operazione viene eseguita ad inizio, metà e fine competizione. “In Coppa del Mondo esiste una persona incaricata dalla FIS che controlla prima di ogni gara l’attrezzatura – racconta Roberto Bonavita, ex direttore tecnico della squadra dell’Albania – Prende a campione gli sci e verifica, fra le altre cose, se c’è presenza di fluoro. È l’incubo degli atleti.”

Questo “fluor wax tracker” preoccupa davvero gli sportivi, soprattutto dopo il caso della squalifica della norvegese Ragnhild Mowinckel: la luce rossa del tester si è illuminata tre volte sui suoi sci a segnalare tracce di cera fluorurata, forse depositate involontariamente da un applicatore già usato in altre gare. Molti gli atleti che hanno espresso solidarietà per la campionessa scandinava, sollecitando un sistema di tracciamento più adeguato e, almeno per la stagione in atto, la sospensione dei controlli. D’altra parte il tester legge con precisione la presenza di PFAS, qualunque sia la provenienza. Qualche testa rotolerà in nome dell’ambiente.

Sono tempi duri per la categoria degli amanti dello sport alpino, sempre più invisa agli ambientalisti che li incolpano di danneggiare l’ecosistema montano. Nel 2023 durante una gara in Tirolo alcuni attivisti hanno imbrattato di spray rosso il traguardo e hanno tentato un sit-in, provocando la reazione scomposta del norvegese Henrik Kristoffersen.

E talvolta non basta professare la causa dell’ambiente per eludere il radar del radicalismo green: la statunitense Mikaela Shiffrin è tra i 200 professionisti della neve firmatari della lettera inviata alla FIS per sollecitare azioni contro la crisi climatica, fra cui la modifica del calendario per ridurre i voli intercontinentali, ma è stata accusata da Extinction Rebellion di aver utilizzato l’elicottero in montagna.

Ingrassare, ma sostenibile

La soluzione più definitiva: sci senza sciolina, con solette modellate a squama di pesce. Che sembrano funzionare bene sulla neve molle della primavera, meno su quella dura dell’alta stagione. Adatte allo sci di fondo, non esaudiscono il desiderio della maggior parte degli atleti discesisti: battere il record di velocità.

Scivolare pulito, si può? Un leader del settore come la Swix, che sponsorizza le competizioni sciistiche internazionali, ha dichiarato di aver cessato la produzione di sciolina al fluoro dal 2020, e che il 100% dei suoi prodotti non contiene sostanze tossiche. Anche se, per precauzione, e per chi ancora conserva qualche confezione degli anni passati, l’azienda propone un manuale per l’applicazione in sicurezza: in ambiente ben ventilato, indossando guanti e maschera con filtro.

La seconda forma di esposizione a PFAS è infatti l’inalazione, quindi lo skiman è il primo a doversi proteggere: il panetto di cera viene scaldato su un ferro caldo, fatto sgocciolare sulla soletta, che viene poi spazzolata per rimuovere il materiale in eccesso. Nella cabina di sciolinatura, invasa da fumi e particelle tossiche, le mascherine dovrebbero essere d’obbligo: una misura spesso trascurata per riuscire a comunicare meglio fra i membri dello staff, che preferiscono risolvere lasciando aperta la porta del locale.

Oggetti contenenti PFAS | © Bruker Optics

Anche aziende come le statunitensi Green Ice Ski e Purl, la tedesca Dominator e la spagnola Nzero, si sono distinte nella commercializzazione di cere organiche e biodegradabili. I nuovi ingredienti in gara sono la soia, la cera d’api, e cere “vegane” come quella di carnauba (una palma brasiliana) e di calendilla (pianta messicana). Prodotti amici dell’ambiente, ma non così efficaci. E se prima del divieto FIS una cera al fluoro poteva fare la differenza su un paio di sci di medio livello, ora gli atleti dovranno investire maggiormente sulla qualità dell’attrezzatura. Oppure spiare nel casotto degli skiman delle squadre avversarie: a detta degli esperti di sci, qualcuno sa qual è la cera verde più performante.

Insomma, anche nella candida coltre invernale, simbolo di innocenza e purezza, si nascondono sostanze inquinanti. E non solo PFAS: anche il particolato prodotto dai gas di scarico, le polveri sottili veicolate dal ciclo dell’acqua, addirittura le microplastiche. Lo ha ricordato l’Agenzia Federale dell’Ambiente Tedesca in concomitanza con la Giornata Mondiale della Neve, l’evento nato per coinvolgere persone di ogni fascia di età negli sport invernali, ma che con lo sviluppo della consapevolezza ambientale evidenzia sempre più anche le criticità dell’universo bianco. Addio alle merende cadute dal cielo della nostra infanzia. Mangiare la neve è pericoloso: e lo “snow cappuccino” postato con brio dall’attrice Reese Witherspoon viene attaccato dai salutisti della rete.

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