Una compagna silente
Primavera inoltrata. Una passeggiata nel bosco con il mio compagno di merende, Masun, un pastore bernese. In montagna il periodo fuori stagione risente sempre di un’atmosfera lunare, nessuno in circolazione. Attraverso i boschi sottostanti il Cornon, il monte che sovrasta Tesero, vivace paese della Val di Fiemme, in Trentino Alto Adige. Un massiccio maestoso, degna sede di un rapace: l’aquila reale (Aquila chrysaetos, Linneo 1758).

I turisti sono tornati In città e alla montagna viene restituita un’atmosfera dal sapore incontaminato. Una moltitudine di uccellini schiamazza svolazzando nell’aria primaverile. Mentre Masun corre come un forsennato nei prati, noto incuriosita dei piccoli occhi che mi fissano tra un abete e l’altro. Un capriolo mi sta osservando, forse chiedendosi se mi sia persa nei boschi e perché non sia tornata in città.
Poi per istinto alzo gli occhi e scorgo nel cielo azzurro un’aquila maestosa, elegante nel portamento. Nelle sue evoluzioni sembra dialogare col vento, e come un satellite naturale gravita su Masun e me, silente. Che sia l’aquila americana dalla testa bianca o l’aquila reale che abita le magnifiche Valli di Fiemme e Fassa, questo rapace è sempre stato con la sua potenza scenica una presenza costante nei miei viaggi. In Alaska, dove mi trovavo per osservare gli orsi, l’aquila si trovava spesso appollaiata su un albero davanti alla mia tenda o su un tronco, intenta ad osservare ogni movimento.
Ricordo quella volta in cui un maschio di orso grizzly stava inseguendo una femmina, mentre i cuccioli impauriti si erano dispersi nella foresta. L’aquila con aria regale seguiva da un ramo di un pino la scena, immobile e indifferente. Nessuno sfugge al suo sguardo. Nel suo habitat l’aquila dispone di numerosi punti di sosta, detti appunto posatoi, siano alberi, guglie rocciose, cavità o cenge della roccia, ma sempre posizioni da cui osservare in tutta tranquillità tutto ciò che accade intorno. Spesso si rende invisibile ma è pur sempre presente. Solo al pensiero il suo sguardo fiero e austero incute soggezione. Cento anni fa nell’arco alpino l’aquila reale stava rischiando l’estinzione. Severe norme internazionali per la tutela e la realizzazzione di aree protette hanno permesso di salvare in extremis questa regina dei cieli.Il monito dell’aquila
In alcuni momenti è tutt’altro che silente. Il suo verso stridulo tra le guglie delle Dolomiti viene percepito come un monito. Sorvola masse di turisti intenti a scattare selfie, ad immortalare immagini da scaricare sui social e non certo a cogliere i segnali che la natura ci offre istante dopo istante. Sembra ammonire: “Svegliatevi, prestate attenzione a ciò che vi circonda, uscite dal torpore dei pensieri inquinati dai telefonini! Osservate le pigne sparse lungo i sentieri, rosicchiate dallo scoiattolo o da un topolino? Che muschio è quello sul larice? Perché il picchio tridattilo picchietta insistentemente il tronco dell’abete? Cosa sta succedendo agli abeti rossi, ormai martoriati dal bostrico, un piccolo coleottero killer dei boschi?
Era capitato un giorno anche a me; uscita dal supermercato del paese, intenta a controllare i messaggi sul cellulare, ho udito il suo verso acuto. Forse un monito, anch’io stavo entrando in quel circolo vizioso, in cui il telefonino stava diventando una nuova appendice
Dettagli di un’aquila
L’aquila reale necessita di un habitat di almeno 10km2. È la più maestosa delle aquile e si distingue dalle altre specie non solo per colore e dimensioni, ma per una specifica peculiarità data dalla maggior grandezza del dito posteriore che insieme alle altre dita costituisce un artiglio di oltre 15 cm dalla presa mortale, una vera e propria arma per catturare le sue prede. Il robusto becco adunco non serve ad uccidere la preda, ma a strappare, incidere la pelle e a sezionarla in varie parti.
Il suo occhio è profondamente infossato e l‘osso sopraccigliare forma una sporgenza in grado di muoversi leggermente per mezzo di un piccolo muscolo, conferendo allo sguardo quella tipica severità di espressione. L‘aquila quando è in caccia sa adattare la vista ad ogni mutamento di situazione; nei voli ad alta velocita o per lo piu in fase di violente picchiate, l’occhio viene protetto da una palpebra supplementare, trasparente, detta nittitante che ha anche il compito di lubrificare. La natura protegge sempre la parte più delicata di ogni animale.

Anche nel cammello ad esempio è presente questa membrana chiamata terza palpebra, cruciale per gli animali che vivono nel deserto e che abbisognano di proteggere gli occhi dalla sabbia e dalla polvere. Nell´aquila è molto sviluppato il senso del gusto rispetto a quello dell´olfatto, ma certamente uno dei sensi di gran lunga piu perfetti è l’udito, che permette di captare il più lieve rumore a 100 metri di distanza. Può percepire ogni nostro singolo passo, a volte decidendo di mostrarsi, altre volte di negarsi. Ma il suo volo è impercettibile.
Custode dei piccoli e dei nostri pensieri
Nelle escursioni in montagna capita di camminare presi dai propri pensieri, rimanendo in silenzio, senza voglia di interagire. L’aquila sembra intercettare queste sensazioni volanti e custodirle per sè. Ad ogni inizio primavera avviene la deposizione delle uova col compito di covare affidato alla femmina. L’aquila giace immobile sulle uova, muovendo unicamente la testa per controllare di continuo l’ambiente circostante. Durante tale periodo prolungate azioni di disturbo in prossimità del nido potrebbero portare anche all’abbandono definitivo del nido. Mai urlare o parlare ad alta voce durante un’escursione. Non si immagina il danno che urla inutili o toni troppo alti possono provocare ad un animale tanto sensibile come l’aquila. Mi chiedo spesso perché nel silenzio del bosco si usino toni di voce tanto alti.
La nidiata delle aquile reali conta di regola due uova, deposte intorno a metà marzo, ad intervalli di circa 3 o 4 giorni una dall’altra. Nelle Alpi l’aquila reale costruisce il nido esclusivamente in nicchie e anfratti delle pareti rocciose, a quote variabili, diversamente dalle aquile stanziali in Finlandia, Siberia e Lapponia che per indisponibilita di un ambiente adeguato allestiscono il nido sugli alberi.
Dopo 43-44 giorni di cova, sguscia dal primo uovo il pulcino dell’aquila. La femmina rimane sopra l’altro uovo rimasto che si schiuderà entro qualche giorno.

Dove osano le aqile osano anche i larici
Osservando il volo dell’aquila, saltano all’occhio alcuni particolari del suo habitat. Lungo le impervie pareti rocciose, sembra che i raggi del sole non riescano a penetrare, eppure anche per pochi minuti il calore del sole riesce ad accarezzare esigui centimentri di roccia dove l’aquila ama a nascondersi. Ma quei raggi sulle ripide pareti rocciose illuminano anche nuove realtà. Molte specie vegetali alpine, reagiscono al riscaldamento globale migrando verso quote più elevate per ritrovare e colonizzare habitat idonei alla sopravvivenza.
Questa risposta adattativa presenta due importanti criticità. La prima è che le montagne hanno forma piramidale, per cui aumentando la quota, la superficie di habitat a disposizione diminuisce. La seconda che la possibilità di migrare dipende dall’altitudine della montagna. Le cime possono così diventare una trappola dove le specie animali e vegetali non possono più fuggire, estinguendosi. Ma i larici non rinunciano ad avvicinarsi al regno delle aquile. Così avviene che in risposta al clima sempre piu caldo si spingano in risalita. Recenti studi rivelano che oltre 200 specie vegetali hanno innalzato il loro limite altitudinale. Come tutti gli organismi viventi, le piante reagiscono sapientemente all’aumento della temperatura .

Indiscussa protagonista
L’aquila diventa una fiera protagonista della scena quando inizia a predare. Sfruttando la corrente d’aria lungo i fianchi della montagna scende vorticosamente ad ali spiegate per catapultarsi all’improvviso sulla preda. Sembra sfiorare pericolosamente, ma con estrema abilità le vertiginose pareti del Latemar e del Catinaccio, col rischio in volo di droni o parapendii. Ammetto di provare un senso di riverenza misto a paura quando camminando nei boschi con Masun la vedo sorvolare sopra la testa e odo il suo strido. Che voglia minacciarmi? “Non ti caccio solo perché non ce la farei a trasportarti al mio nido”, immagino possa pensare. In ogni caso la temo e preferisco rientrare verso casa quando capisco che è in fase di caccia. Forse punta allo scoiattolo che saltella da un albero all’altro, oppure al gallo forcello che a differenza del gallo cedrone che predilige il bosco più fitto, vive al limite della fascia boschiva. Non sfugge all’aquila neanche il giovane camoscio o il cucciolo di stambecco. Persino il capriolo è una preda ambita che riesce comunque a catturare solo in tenera età quando pascola fuori dal bosco.
Tra il terrore e l’incanto
Durante un’escursione ricordo di aver notato una marmotta appena fuori dall’uscio della sua tana, immobile, con uno sguardo fisso, quasi stregato. Un’aquila si aggirava sopra di lei. La maestosità di questo rapace forse suscita persino nella marmotta sensazioni contrastanti tra il terrore di essere predata e la voglia di ammirarla. La marmotta, che sembra essere la preda perferita dell’aquila, dotata di un ottimo sistema di sorveglianza, il famoso fischio, può essere catturata nel momento in cui si allontana dalla tana alla ricerca di cibo.
La natura però se ha ben dotato l’aquila per cacciare, ha fornito alle sue prede validi mezzi di difesa, tant’è vero che su dieci tentativi di attacco, si registrano a suo favore soltanto due o tre successi, riscontrabili per lo più su soggetti malati, feriti, poco agili o malformati. È l’incredibile selezione naturale. Dopo ore di osservazione di un branco di camosci al pascolo, ha già inquadrato la situazione ideale: individuato l’animale che zoppica o è ferito, o qualche esemplare nato con malformazioni o momentaneamente isolato, l’attacco è assicurato.Indiscussa spettatrice in volo
Quando è solo spettatrice, la sua presenza è impercettibile. Volteggia nelle sue traiettorie d’ispezione con estrema precisione, scrutando ogni singolo filo d’erba. Sfrutta al massimo i giochi dei venti e delle correnti d’aria. Veleggia per ore e ore in larghi cerchi concentrici alla ricerca di un piccolo mammifero. Ad ali immobili e completamente distese rotea in ampie spirali, sostenuta dalle correnti termiche ascendenti che si formano per il riscaldamento dell’aria sui fianchi delle montagne. Il suo volo è così elegante da simulare una sorta di danza. A volte sembra che voglia rapirci per mostrarci quanto sia bello il mondo visto dall’alto.
Tende prevalentemente al volo planato e veleggiato col quale può coprire ampie distanze senza battito d´ala, evitando inutili dispersioni d´energia grazie alla sua strutturazione che le conferisce una notevole portanza.
Un ruolo fondamentale in questo tipo di volo è svolto dalle penne remiganti primarie che sono le piu lunghe tra quelle che compongono l´ala e che oltre al sostenimento durante il volo hanno anche una funzione regolatrice e di direzione. Il vero e proprio timone dell`aquila è però cosituito dalla lunga e ampia coda che regola sia la direzione che la profondità del volo. Oltre che in fase di atterraggio la coda viene aperta a ventaglio anche nel volo ascensionale per sfruttare al meglio la corrente termica. Il notevole volume d’ingombro e la pesantezza del corpo, che inevitabilmente non si associano all’agilità dei movimenti, impongono all’aquila tecniche di volo che economizzino le energie occorrenti e consentano di coprire in tempi relativamente brevi lunghi tragitti.
Nella mente dell’aquila
Nel proprio territorio una coppia di aquile dispone di più nidi. Il numero è molto variabile e si aggira mediamente intorno ai quattro-cinque nidi. Diversi fattori identificabili anche in base alla rotazione dei posti di covata, che avviene quasi regolarmente nel tempo, contribuiscono a rendere necessaria una disponibilita di siti di nidificazione. Un´azione di disturbo nei pressi del nido, una covata precedentemente non riuscita, la vicinanza ad una zona di caccia più ricca, sono tutti motivi che possono risultare determinanti per la scelta del nido. L`aquila deve quindi avere la possibilita di cambiare nido. Per capire tutte queste scelte bisognerebbe entrare nella mente dell’aquila. Spesso non si comprende quali meravigliose dinamiche si nascondano dietro alle scelte degli animali, nulla è casuale in natura.

L’ insegnamento dell’aquila
L’aquila è in grado di mantenere la propria specie in equilibrio con l’ambiente, usando lo stesso sistema con cui l’uomo cacciatore-raccoglitore ha vissuto fino a 10.000 anni fa. Si tratta della cosiddetta strategia denominata K, fondata sulla distribuzione degli individui nell’ambiente attraverso la suddivisione in territori detti trofico-riproduttivi all’interno dei quali vengono ricavati gli alimenti e ha luogo la riproduzione. Si tratti di coppie di aquile, di linci solitarie, di famiglie di leoni o di mute di lupi, il fatto fondamentale è che solo i possessori di questi territori calibrati per dimensione e produttività si riproducono, così da sostenere in equilibrio stabile sia i riproduttori, sia la loro progenie.
Con il conseguente avvento della pastorizia e dell’agricoltura ha avuto origine il progressivo sviluppo delle risorse, e con ciò la rottura del primitivo equilibrio, l’incremento demografico, la nascita dei villaggi e poi delle città. Di conseguenza a causa del controllo culturale della sua socialità l’essere umano ha potuto cambiare completamente il proprio stile di vita, crescendo progressivamente di numero fino a sopportare a fatica i grandi sovraffollamenti metropolitani.
Forse nel pensiero comune l’aquila appare come una predatrice spietata, eppure la più grande lezione che un’aquila può insegnare è proprio il suo equilibrio. Basta osservarla sulla cima di un grande pino. Sembra sospesa, eppure è perfettamente adagiata. Il pino la accoglie. Tutto è equilibrio in natura e non possiamo che rifarci ai suoi insegnamenti. Come tutti gli animali l’aquila ha il potere di farci entrare in quel mondo sconosciuto dove nulla è mutato e dove la natura mantiene inalterate le sue leggi. Dall’aquila nasce l’invito ad ascoltare ogni insegnamento che la natura propone, a capire che nelle foreste si trova più di quanto si cerca. L’aquila insegna ad essere svegli, mette tutti in allerta quando esce dal suo nido e la sua proverbiale vista stimola ad osservare ogni minimo particolare della natura.
Autore: Chiara Baù


















































Grazie! Come sempre ho letto tutto con molto interesse.I tuoi commenti stimolano a saperne sempre di più.Ho l’impressione che l’aquila reale possa rappresentare un pericolo anche per gli umani.Purtroppo non posso più andare a certe altezze però ci sei tu che mi comunica e descrive con ricchezza di particolari i molteplici aspetti della natura della quale non posso fare a meno.Grazie ancora Chiara!Al tuo prossimo “racconto/ relazione”.Maria
Grazie Claudio per il tuo commento così prezioso e la tua analisi accurata . Sono molto.contenta ti sia piaciuto questo racconto
Sono rimasto colpito nel leggere “La lezione dell’Aquila”, soprattutto per la conoscenza approfondita, anche nei minimi particolari, dei comportamenti dell’Aquila reale. Solo un grande amore e interesse per tutti gli animali può consentire di fare una descrizione così precisa e completa. Complimenti a Chiara Bau’.
Grazie Signor Bandiera, sono contenta che le sia piaciuto il mio articolo . L’aquila come la natura ci insegna molto . Grazie
L’ennesima poesia della natura scritta da Chiara. Con la sua eccezionale competenza animata da una passione inestinguibile, ci porta a veleggiare le più alte vette dolomitiche insieme alla regina dei cieli, l’aquila Reale. Animale affascinante e misterioso che ispira rispetto e soggezione anche a noi esseri umani. E anche un pizzico di timore come ben espresso da Chiara. La purezza della descrizione di Chiara ci fa comprendere molto di più su questo splendido e regale animale che dall’alto dei cieli compatisce e scruta noi piccoli uomini sempre alle prese con problemi che ormai di naturale non hanno più niente. Telefonini, Internet che domina le nostre vite stressanti, guerre indicibili e senza senso che oltre a sterminare poveri esseri umani compromettono ogni ambiente. Farebbe bene a molti politici, grandi imprenditori, a tutti coloro che hanno nella loro mente bacata solo il valore dei soldi e del potere, trasformarsi in marmotte e vivere sotto il pericolo incombente di un’aquila fredda e vorace. Ci sarebbero meno disastri e conflitti con l’equilibrio dettato dalla natura.