Autunno: caldo estivo killer, questo è solo un arrivederci

Lo abbiamo riposto con sacchetti di canfora e naftalina nell’armadio dell’oblio. Ormai è un vago ricordo, al suo posto la percezione e il desiderio di brezze fresche, tazze fumanti, maniche lunghe e danze di foglie al vento. E dimentichiamo che puntualmente ritorna, busserà alle porte anche prima di quanto si immagini, e ancora una volta ci troverà impreparati, bizzarramente attoniti.

È il clima estremo, quello che l’estate scorsa ha provocato inondazioni, ondate di calore e siccità in un quarto delle regioni dell’Unione Europea, causando perdite economiche a breve termine pari a 43 miliardi di euro, così come segnalato dallo studio condotto dall’Università di Mannheim in collaborazione con gli economisti della Banca Centrale Europea.

Gli analisti hanno osservato 1160 regioni UE: 96 hanno subito ondate di calore, 195 sono state colpite da siccità, 53 da alluvioni. I Paesi più coinvolti: Cipro, Grecia, Malta e Bulgaria, e poi Spagna, Portogallo. E Italia. Anche lo stivale è stato investito dall’eccezionale ondata di calore che è perdurata dal 23 giugno al 2 luglio.

Il conto finale deve ancora arrivare, e si stima salirà a 126 miliardi di euro entro il 2029. E la perdita più allarmante è quella umana: di caldo si muore, sempre di più, anche in Italia. Combattere la crisi climatica dovrebbe diventare la nuova formula di prevenzione delle malattie globalmente più rilevanti.

Il cambiamento climatico uccide

In base all’analisi degli scienziati dell’Imperial College di Londra e della London School of Hygiene & Tropical Medicine su 2300 morti per il caldo torrido registrate tra giugno e luglio 2025, 1500 sono attribuibili al collasso climatico. In sintesi, l’inarrestabile utilizzo di combustibili fossili ha triplicato il numero di morti per colpo di calore. L’88% delle vittime sono over 65, ma nel conteggio sono incluse 183 persone fra i 20 e i 64 anni.

Sembra inoltre che il numero totale di vittime del caldo in quei dieci giorni in molte città europee sia risultato più alto rispetto ad altri imponenti disastri, come ad esempio le inondazioni di Valencia del 2024 (224 morti). Soltanto a Milano, la città europea in assoluto più colpita, sono avvenuti 317 decessi, a Roma 164. Anche se occorre distinguere tra i casi di morte per caldo dovuti a cause naturali, e quelli direttamente implicabili al clima che cambia, quindi all’azione antropica: a Londra i due terzi delle morti sembra siano state provocate proprio dalla crisi climatica. Per dimostrarlo, gli scienziati hanno calcolato la differenza tra numero di morti stimato con il clima attuale e quello che ci sarebbe stato senza il riscaldamento globale.

Lo studio inglese parla chiaro: i cambiamenti di temperatura di pochi gradi ci sembrano ora ininfluenti, ma stanno generando ondate di caldo ogni anno più intense, e le vittime sono in aumento. “Una variazione di soli 2 o 3°C può fare la differenza tra la vita e la morte per migliaia di persone” ha dichiarato Ben Clarke, climatologo dell’Imperial College di Londra e coautore dello studio.

L’ondata di calore agisce come un sicario professionista: è invisibile, perché non lascia dietro di sé tracce come case distrutte e campi riarsi, ma travolge silenziosamente i più deboli. A subire gli effetti del clima torrido sono in particolare anziani e persone con patologie importanti: nel nostro Paese il popolo della terza età aumenta, e i malati gravi sono quelli che per raggiungere ospedali e ambulatori vivono o frequentano spesso le metropoli, che quando arriva un’ondata di calore diventano isole di cemento arroventato, affollate anche a causa della sempre più rapida urbanizzazione. Misure di adattamento sono state in alcuni casi realizzate (rifugi climatici pubblici, aumento delle fontane…), ma sono soluzioni puramente emergenziali.

Francesco Romizi, Responsabile relazioni esterne dell’ISDE – Associazione Italiana Medici per l’Ambiente commenta: “Il caldo estremo può causare disidratazione, scompensi cardiaci e aggravare patologie croniche, con conseguenze spesso fatali per anziani e persone fragili. L’Italia è tra i Paesi europei più esposti, perché unisce estati sempre più lunghe e torride con un’alta quota di popolazione anziana. Servono subito più verde urbano, piani locali di adattamento e una transizione ecologica rapida. Ogni rinvio significa nuove vite spezzate.”

Riscaldamento globale: ne stiamo facendo una malattia

Tra le patologie in crescita a causa del cambiamento climatico c’è l’asma, che colpisce già 330 milioni di persone nel mondo. “Prolungati periodi di aridità causano l’aumento del particolato atmosferico, i famosi Pm10 e Pm 2,5, quindi peggiora la qualità dell’aria che respiriamo» dichiara Sergio Bonomo, geologo dell’Istituto di Geologia ambientale e geoingegneria del CNR, che in una ricerca ha rilevato che allo stato attuale l’incidenza di questa malattia è dovuta sempre più agli effetti climateranti dei gas serra rispetto alla predisposizione genetica.

Quando fa troppo caldo, anche la mente va in tilt. L’articolo pubblicato su Science Direct spiega che un picco di calore può intensificare i sintomi maniacali e depressivi delle persone che soffrono di disturbo bipolare, la patologia caratterizzata da sbalzi di umore. Lo studio ha rivelato che durante le ondate di caldo aumentano i casi di suicidio, i ricoveri negli ospedali psichiatrici, con un peggioramento generale del benessere mentale. I pazienti bipolari in particolare si trovano a dover gestire una mole di stress insostenibile: il caldo estremo produce effetti negativi sulla fisiologia e la cognizione, sul sonno, mentre i farmaci che dovrebbero contenere il disturbo riducono la capacità di termoregolazione. Tutto questo può aggravare l’agitazione e la tendenza alla maniacalità.

Alluvione in Uganda | Foto di Climate Centre | Flickr

Ma anche chi non soffre di disturbi psichiatrici rischia di cadere nel baratro: lo shock termico produce sudorazione, mal di testa, respiro accelerato, che sono i sintomi classici dell’ansia, da cui, in situazioni normali, ci protegge il cortisolo. E quando il caldo è troppo intenso e soprattutto prolungato, la produzione di questo ormone non è sufficiente per proteggersi dalla tempesta emotiva che travolge mente e corpo.

E sono in aumento le notti tropicali: nulla di magico, e tantomeno esotico. Quando fra mezzanotte e le sei di mattina la temperatura non scende sotto i 20°. Spetta come prevedibile all’Italia meridionale il primato di notti bollenti estive, anche se è nelle regioni settentrionali, e soprattutto Milano, che si è verificato un picco di salita: secondo Arpa Lombardia, negli ultimi trent’anni il fenomeno che ci fa rigirare nel letto e induce l’insonnia è quasi raddoppiato.

Ondate di violenza

Il caldo estremo può diminuire l’autocontrollo e risvegliare l’aggressività, e le vittime designate sono spesso le donne: lo studio della Charles Darwin University (Australia) esamina la relazione fra alte temperature e violenza domestica.

Quando scoppia la bomba di calore possono essere più frequenti i casi di donne aggredite dai coniugi, in particolare nelle famiglie economicamente fragili, con livello culturale medio-basso e radicato a norme patriarcali, che vivono nelle zone rurali e fanno uso eccessivo di alcolici. In una casa di contadini, ad esempio, le ondate di calore che inaridiscono i campi diminuiscono i mezzi di sussistenza: la sopraggiunta instabilità economica, che spesso si traduce nella mancanza del cibo da mettere in tavola, può esacerbare la violenza sul partner. Così come l’obbligo di proteggersi dal calore rifugiandosi in casa per tutta la giornata, dove l’aria condizionata è un lusso che spesso non ci si può concedere, può diventare complice di violenza in una coppia già snervata da una situazione economica critica.

Foto di pxhere.com

La Corte Internazionale di Giustizia ha dichiarato proprio l’estate scorsa la responsabilità di ogni stato a garantire ai cittadini un ambiente sano, pulito, sostenibile, tracciando, e soprattutto facendo rispettare, piani climatici nazionali. La giustizia climatica, almeno sulla carta, è diventata un diritto umano, come la vita stessa.

Quanto tempo dobbiamo aspettare, e quanto ne abbiamo ancora? Secondo i climatologi il “momento Rubicone”, il punto di non ritorno, non è lontano.

 

Autore: Amelia Vescovi

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