Mini-itinerario in Bosnia ed Erzegovina: 4 tappe fra città e parchi

Ancora salva dal turismo di massa (per ora), la Bosnia ed Erzegovina ha molto da raccontare a chi vuole scoprirla. Incastonata fra Serbia, Montenegro e Croazia, e con un piccolo sbocco sul Mare Adriatico, fa parte dei Balcani occidentali. Diventata una repubblica federale nel 1995, dopo una delle pagine più buie della storia contemporanea, quella delle guerre jugoslave, è risorta dalle sue ceneri. Le cicatrici sono indelebili, ma la forza e il coraggio di ricominciare non mancano. È un percorso lungo e doloroso ovviamente, per questo è una meta da approcciare con estremo rispetto e sensibilità: non ostenta le sue ferite, ma non le nasconde. A ricambiarvi ci saranno i sorrisi gentili e l’ospitalità dei suoi abitanti.

Sutjeska National Park | Bosnia ed Erzegonina | Foto di Vladimir Tadić | Wikimedia

Per darvi un’idea, la Bosnia ed Erzegovina è grande circa un sesto dell’Italia e conta 3,8 milioni di abitanti. Per farvela scoprire abbiamo scelto due città imperdibili e due parchi, in modo da bilanciare le esperienze culturali e quelle in mezzo alla natura.

Per capire cosa dovete aspettarvi da questo viaggio, come sempre bisogna fare i conti con la storia. Di fondamentale importanza è stata la conquista ottomana nella seconda metà del 1400, che ha lasciato un’impronta profonda nella cultura locale, e ha dato vita a centri urbani di rilevanza. Fu poi la volta dell’Impero Austro-Ungarico, che dal 1878 per i successivi quarant’anni sviluppò l’economia e il commercio, costruì strade e cercò di sfruttare le grandi risorse naturali. Oggi le religioni professate sono quella musulmana, ortodossa e cattolica.

Sarajevo

Per andare alla scoperta della Bosnia ed Erzegovina non si può che partire dalla capitale. Sarajevo è la città più grande del Paese, nonché il principale centro culturale ed economico. Ma soprattutto è avvolta da un fascino incredibile, grazie alla sua storia iniziata coi primi insediamenti 4.000 anni fa, e alla mescolanza etnica, culturale e religiosa che la contraddistingue, e che è sopravvissuta agli odi nazionalistici della guerra recente.

I turchi ottomani arrivano a Sarajevo nel 1463, e già nel secolo successivo la annoverano fra le città più belle e ricche dell’Impero. Oltre quattro secoli dopo è la volta degli austro-ungarici: nasce un interessante mix architettonico che mischia moschee e palazzi mitteleuropei dalle eleganti decorazioni. A questi si sono poi aggiunti gli edifici della Jugoslavia socialista.

Il cuore pulsante di Sarajevo è Baščaršija, sulla sponda nord del fiume Miljacka che attraversa la città. Qui si respira appieno il fascino dell’Impero ottomano: c’è la Moschea di Gazi Husrev-beg, l’antico caravanserraglio, il mercato coperto, la Torre dell’Orologio. Il simbolo di Baščaršija e dell’intera Sarajevo è Sebilj, la fontana in legno nella piazza principale. Da qui si dirama un reticolo di vicoli con botteghe di artigiani, ristoranti e caffetterie. Poco più avanti ci sono la Vecchia Sinagoga diventata Museo Ebraico, la Cattedrale del Sacro Cuore e la Cattedrale Ortodossa della Natività di Gesù. Si capisce quindi la ragione per cui Sarajevo è soprannominata “Gerusalemme d’Europa“.

Non perdetevi un’altra attrazione, la Moschea dell’Imperatore. Per raggiungerla da Baščaršija basta attraversare il Ponte Latino, uno dei venti ponti costruiti sul fiume. Proprio qui vennero uccisi l’arciduca Francesco Ferdinando e sua moglie Sofia, miccia che fece esplodere la Prima Guerra Mondiale. Sempre da questa parte del fiume potete visitare anche la sinagoga ashkenazita.

Per godervi Sarajevo dall’alto, raggiungete il Bastione Giallo, una fortificazione risalente al 1700. Vedrete la città snodarsi nella valle fra le Alpi dinariche, in una sorta di anfiteatro naturale con rigogliose montagne che superano i 2.000 metri.

Mostar

Un’altra tappa imperdibile in un viaggio in Bosnia ed Erzegovina è Mostar. Adagiata in una profonda valle solcata dal fiume Neretva, è considerata una delle città più belle del Paese, ragione per cui insieme a Sarajevo è la destinazioni prescelta dai turisti. È il principale centro culturale, storico ed economico dell’Erzegovina, grazie anche alla sua posizione strategica fra l’Adriatico e l’interno dei Balcani.

La fondazione di Mostar risale al 1400, e il suo nome appare per la prima volta in un censimento ottomano dopo la conquista nel 1468. Come per Sarajevo, nei secoli successivi sono stati costruiti palazzi, moschee, ponti e bagni pubblici a cui si è unita in seguito l’architettura centroeuropea sotto l’influsso della monarchia asburgica.

Simbolo per eccellenza di Mostar è il Ponte Vecchio che attraversa il fiume, “Stari Most” nella lingua locale che dà il nome della città. Costruito nel 1500 per volere del sultano Solimano il Magnifico, è un classico dell’architettura e dell’ingegneria islamica. A progettarlo fu Sinān, il famoso architetto a cui si devono gli edifici più importanti dell’Impero ottomano.

Questo ponte ha vissuto due vite: è salito tristemente alla ribalta per essere stato distrutto dall’artiglieria croata nel 1993, così come gran parte della Città Vecchia. Ma il popolo non ha rinunciato ai tesori che l’accompagnavano da sempre: grazie al supporto dell’Unesco e a contributi internazionali, è seguito un importante lavoro di restauro e ricostruzione, e dal 2005 sia il ponte che la Città Vecchia sono Patrimonio Unesco. “L’area del Ponte Vecchio, con le sue caratteristiche architettoniche pre-ottomane, ottomane orientali, mediterranee e dell’Europa occidentale, è un eccezionale esempio di insediamento urbano multiculturale” cita il sito dell’organizzazione. Insieme alla Città Vecchia è un simbolo di “riconciliazione, cooperazione internazionale e convivenza di diverse comunità culturali, etniche e religiose”. Ma è anche il simbolo di un fragile equilibrio da proteggere con le unghie e con i denti.

Mostar è un piccolo centro di 113.000 abitanti, visitabile tranquillamente in un paio di giorni. Girando nel suo dedalo di vicoli nella tipica pietra calcarea locale, non perdete la Moschea di Karađoz Beg, la più importante e una delle più belle della città. Preziosi sono il suo harem in legno, la grande cupola di circa 10 metri di diametro e la madrasa (la scuola islamica). Segnatevi anche la Moschea di Ćejvan-Ćehaja e quella di Koski Mehmed Paša.

Altra chicca è Casa Biščević, sulla riva orientale del Neretva. Si tratta di una dimora ottomana costruita nel 1635, ancora arredata con mobili autentici. Si contraddistingue per l’audacia del progetto, unico a Mostar: l’angolo dell’edificio che sporge sul fiume si regge su due alti pilastri in pietra.

A una quindicina di chilometri dalla città c’è un’altra perla, il monastero di Tekija nel piccolo villaggio di Blagaj. Fondato nel 1500 dai monaci dervisci, è stato costruito ai piedi di una roccia, vicino alla sorgente del fiume Buna.

Parco Naturale di Blidinje

Lasciamo da parte le bellezze urbane e culturali per andare alla scoperta del Parco Naturale di Blidinje, nel cuore delle Alpi Dinariche a circa un’ora e mezza di auto da Mostar. Prende il nome dal lago di Blidinje a quasi 1.200 metri di altezza, attrazione principale e uno dei più grandi laghi naturali in Bosnia ed Erzegovina. Quello che vi aspetta è un tuffo nella natura selvaggia e incontaminata. Il parco protegge 364 chilometri quadrati di territorio fra le montagne di Čvrsnica, Vran e Čabulja.

Famoso per i suoi vasti paesaggi montani e le cime imponenti che superano i 2.000 metri, offre attività tutto l’anno in un ambiente alpino. La primavera e l’estate sono i periodi migliori per fare trekking, attraverso foreste di pini e creste montuose. Una delle escursioni più gettonate porta all’Hajdučka Vrata, una sorta di arco naturale roccioso sul Monte Čvrsnica. Anche gli appassionati delle due ruote non resteranno delusi con percorsi per mountain bike alla scoperta delle aree più remote.

Durante l’inverno, il parco è la meta prediletta per gli amanti dello sci e delle racchette da neve. La località di Risovac offre piste per sci e snowboard.

Il Parco Naturale di Blidinje è rinomato anche per la sua ricchezza di flora e fauna. Foreste, prati, pascoli e zone umide ospitano specie vegetali endemiche e rare. Le foreste si compongono principalmente di pini e abeti nelle aree montane più elevate, mentre in quelle più basse si trovano querce, faggi e aceri.

Non mancano nemmeno perle culturali come le necropoli di “stećci“, pietre tombali monumentali tipiche della Bosnia ed Erzegovina. Costruite fra il 1100 e il 1500, rappresentano una parte significativa del patrimonio storico nazionale.

Parco Nazionale di Sutjeska

Passiamo ora al parco più antico e grande del Paese, che prende il nome da un affluente del fiume Drina. Istituito nel 1962 per conservare e valorizzare il patrimonio naturale e culturale del territorio, il Parco Nazionale di Sutjeska dedica particolare attenzione alla foresta di Perućica, una delle ultime foreste vergini d’Europa, per l’esattezza una delle due foreste secolari rimaste. Si suppone che esista da 20.000 anni, e molti alberi superano i 300 anni. Parliamo di un vero e proprio gioiello verde protetto dall’Unesco, con aree ancora inesplorate. È una riserva naturale integrale di 1.434 ettari, con vaste aree incontaminate.

Sutjeska National Park | Bosnia ed Erzegovina | Foto di Petkovic Boris | Wikimedia

La sua storia è molto affascinante. Nel 1938, mentre forestali e periti stanno preparando uno studio sul Monte Maglić, trovano in una valle nel bacino del fiume Perućica boschi di faggi, abeti e abeti rossi il cui volume supera i 1.000 metri cubi per ettaro, e l’altezza di alcuni alberi va oltre i 50 metri. A questo si aggiungono la loro composizione, le caratteristiche fisiche e la bellezza. È così che nel 1952 il governo separa l’area di Perućica di 1.234 ettari dalla “gestione forestale ordinaria come struttura forestale necessaria per la ricerca scientifica e l’istruzione”. Due anni dopo, è posta sotto la protezione dello Stato come riserva naturale.

Sono protetti anche faggi subalpini, abeti rossi subalpini, pini e vegetazione erbosa di montagna. Sono state registrate oltre 170 specie di alberi e arbusti e più di 1.000 specie di piante erbacee.

 

Autore: Claudia Dagrada

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