Shock termico Ue: rischiano di scomparire i DOP italiani

Lo abbiamo segnalato nell’articolo precedente: l’ondata di calore della scorsa estate ha causato alle imprese dell’Unione Europea perdite economiche elevatissime, che nel giro di cinque anni toccheranno i 126 miliardi di euro. Dallo studio condotto dall’Università di Mannehim e Banca Centrale Europea emerge che è proprio l’Italia il Paese che ha ricevuto il colpo più doloroso: si prevedono ferite pari a 11,9 miliardi nel 2025, 34,2 miliardi entro il 2029. In mancanza di sostegni adeguati da parte delle istituzioni, potremmo dire addio ai prodotti spina dorsale dell’export italiano.

Vaghe assicurazioni

Negli ultimi 10 anni nei Paesi UE la siccità ha causato una perdita annua complessiva di 11,2 miliardi: lo spiega un recente studio pubblicato su Science Direct. E l’impatto più elevato è stato osservato in Germania, Francia, Spagna e Italia, e non solo nel comparto agricolo. Ha risentito dello shock termico anche la navigazione fluviale. Basti pensare al fiume Reno, un’autostrada liquida fra la Germania e il porto di Rotterdam, mercato d’Europa: quando l’acqua nel periodo di siccità si abbassa, le navi commerciali vanno in pausa forzata. Le ondate di calore hanno rallentato la produzione delle centrali idroelettriche, e di quelle termo-nucleari, dove l’acqua viene impiegata per raffreddare i circuiti.

Centrale termo-nucleare

In Italia è scattata l’ora della Cat Nat, l’assicurazione obbligatoria (facoltativa per gli agricoltori) contro le calamità naturali: sono coinvolte 4,5 milioni di imprese italiane, di cui molte già sfinite da catastrofi avvenute nel 2024. Nessuna multa per chi non stipula la polizza, mentre scatta l’esclusione da sovvenzioni e agevolazioni, fra cui i sostegni pubblici in caso di meteo estremo. E, naturalmente, chi si trova nelle aree ad alto rischio deve sborsare una cifra maggiore. Molta incertezza anche su quali disastri vengono coperti: nel testo si parla di inondazioni, frane, terremoti, mentre sono esclusi tutti gli eventi in apparenza meno clamorosi, come tempeste di vento, bombe d’acqua, grandinate, ondate di calore, che sono in realtà il biglietto da visita del cambiamento climatico.

Agri-emorragia

Le perdite di raccolto negli ultimi cinquant’anni sono triplicate a causa del riscaldamento globale. E quest’anno in tutta Europa ci sono state imprese agricole che hanno spento per sempre i trattori: troppo alte le spese per mantenere un’attività che ha bisogno di un trend costante di acqua e temperatura mite. C’è chi ancora riesce a posizionare i suoi prodotti sul mercato nazionale, ma a causa della flessione della resa ha perso il treno delle esportazioni all’estero. E chi non rinuncia alla vocazione agreste, ma ogni anno ha poche o zero risorse da investire nel futuro: fondi per rinnovare l’apparato tecnologico e per seguire corsi di aggiornamento, per acquisire nuovi dipendenti e ricevere consulenza professionale.

Con il carosello di siccità e piogge torrenziali la produzione di nocciole è calata del 60% in Lazio e Campania, e nella terra del Gianduiotto, il Piemonte: gli agricoltori raccontano di gusci vuoti caduti a terra, segnale dell’imminente rivincita dell’omologa frutta secca in arrivo da Cile e Oregon.

In Veneto è diminuita la produzione di frumento tenero e grano duro, tamponata in parte da un leggero aumento dei campi di orzo. Per mantenere in salute i terreni si deve tuttavia applicare la rotazione agraria con ortaggi come la barbabietola da zucchero, anche questa in forte crisi. La dolce radice, alleata dell’agricoltura perché smuove il terreno e rilascia sostanze nutritive, quest’anno nella campagna padovana è stata attaccata da un parassita diffuso dalle piogge scroscianti, che ne ha ridotto il grado zuccherino. Con la conseguenza di una produzione inferiore alle aspettative, e la concorrenza dei Paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay), dove i contadini utilizzano fitofarmaci che in Ue sono banditi.

Il caldo umido ha fatto ammalare i meleti della Bassa Padana: il 90% della frutta è risultato infetto. I coltivatori sono stati obbligati ad eliminare non solo le mele contaminate, ma le intere piante in cui ormai si era annidata l’infezione, ripulire il terreno e mettere a dimora nuovi alberi. Un lavoro lungo e deprimente.

UE e Governo italiano, è apatia

La Commissione Europea ha presentato quest’anno un pacchetto di semplificazione della Politica Agricola Comune (PAC), che solleva gli agricoltori da alcuni oneri amministrativi, ma anche da importanti misure di tutela dell’ecosistema, come il mantenimento di aree di pascolo permanenti, torbiere e zone umide, che hanno il potere di catturare grandi quantità di carbonio (che nei campi coltivati, con l’aratura, viene invece disperso). Ma se l’ecosistema agricolo si indebolisce, come può sviluppare resilienza e aumentare la produttività, come vorrebbe convincere anche il nostro Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, che con l’argomento crisi climatica non è mai andato d’accordo?

E proprio perché stiamo parlando di lungimiranza: la Commissione Europea di recente ha annunciato un taglio del 22% sui fondi PAC assegnati ad ogni Stato membro dopo il 2027. Significa che in un futuro sempre più arido l’Italia dei trattori riceverà 9 miliardi di euro in meno rispetto ad oggi.

Così si è espresso il presidente di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini: “Non sono accettabili riduzioni di risorse né la loro dispersione in un fondo unico, che finirebbe per generare tensioni tra comparti e minerebbe il mercato unico. L’agricoltura ha bisogno di investimenti certi e mirati, non di compromessi che ne limitano il valore e la funzione. Per questo siamo pronti anche a tornare in piazza a Bruxelles, per far sentire la nostra voce e chiedere scelte più lungimiranti per il futuro dell’agricoltura e dell’Europa”.

Foto di Sasa Vidiner | Pexels

“Sono le aree interne quelle che stanno soffrendo di più, e che si stanno spopolando a causa della crisi idrica. – dichiara Carmine Fusco, Commissario CIA Campania – Parliamo delle terre da cui proviene il vero made in Italy: ma sono prodotti che hanno anche bisogno di maggiore promozione sul mercato internazionale, specialmente dopo il regime di dazi imposti da Trump (per fare un esempio, 107% sulla pasta), e un cambio monetario sfavorevole. Il Governo italiano e Bruxelles stanno a guardare: è ora di mettere nero su bianco interventi di sostegno.”

Per gli agricoltori italiani c’è, o ci dovrebbe essere, Agricat, il Fondo Mutualistico per le aziende che hanno subito un danno alle coltivazioni a causa di alluvione, gelo o brina e siccità. Un sostegno molto criticato per la scarsa puntualità delle perizie e la lentezza dei pagamenti, considerati ancora troppo bassi. E molte imprese lamentano la mancanza di un’informazione sulla modalità di accesso agli aiuti che, secondo un assessore regionale, sarebbero molto elevati ma quest’anno sono rimasti “in pancia al Fondo”.

“Agricat come è stato studiato poteva essere un bello strumento. – commenta Fusco – Di fatto presenta delle forti incoerenze: i fondi destinati agli agricoltori sono stati in alcuni casi deviati, ad esempio per la ricostruzione di strade e immobili nelle terre alluvionate. La maglia delle risorse deve essere allargata: le aziende agricole sono realtà a cielo aperto, esposte ai rischi continui del cambiamento climatico. Chi investe nell’agricoltura, in caso di una calamità, come una grandinata, deve poter recuperare almeno i costi di gestione.”

Tra qualche anno farà più male

Anche solo dopo una breve (ma intensa) parentesi di caldo estremo, la produzione di un’attività agricola e non solo, può subire un calo significativo che si illumina soltanto dopo una manciata di anni. Questo perché ci sono costi nascosti, come tizzoni che ardono sotto la cenere per poi lanciare una fiammata, che compromettono la produttività di un’impresa. Non è soltanto la perdita immediata di beni ad innescare la discesa: ci sono impatti economici che si spalmano nel tempo, e che riguardano la catena di approvvigionamento. Sono molto più pesanti degli effetti immediati di un evento meteorologico estremo. Ad esempio, un’azienda di biscotti può rimanere indirettamente coinvolta in un’ondata di calore esplosa a centinaia di km di distanza, se chi da anni le fornisce le materie prime, come farina e grano, ha rallentato la produzione a causa dell’imprevista siccità che ha travolto la sua regione.

Anche il ridimensionamento delle giornate lavorative in estate provocherà ferite economiche a lungo termine: l’ondata di calore fra giugno e luglio 2025 ha portato le regioni italiane a firmare l’ordinanza “anti caldo”, che impone lo stop del lavoro fra le 12,30 e le 16 nei campi e nelle serre, nei cantieri edili all’aperto e nelle cave di estrazione. Una misura inevitabile, considerando che la morte per colpo di calore è un fenomeno in crescita anche nel nostro Paese: lavorare con il caldo asfissiante può ridurre l’attenzione, provocare malori e incidenti.

La natura è tutto

Un rapporto dell’Agenzia Europea dell’Ambiente indica che Il 55% del GDP mondiale (il valore monetario di tutti i beni e servizi prodotti in un anno) dipende dai cosiddetti servizi ecosistemici, ossia quello che ci offre il pianeta in forma diretta o indiretta: approvvigionamento, purificazione dell’acqua e dell’aria, regolazione della temperatura, e dalla natura riceviamo anche educazione, ricreazione, spiritualità, e quel piacere estetico che giova agli occhi e nutre il senso di unione armonica con il mondo intero. Il 72% delle aziende UE basa la sua economia proprio su questi servizi, le stesse imprese a cui sono concessi il 75% dei prestiti bancari. Economia, finanza e vita viaggiano insieme, e insieme possono precipitare, se non corriamo ai ripari.

 

Autore: Amelia Vescovi

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