La subacquea si sta rivelando un inatteso alleato per la salute mentale e nel percorso di recupero dal PTSD, Disturbo da stress postraumatico. L’ambiente sommerso, con la sua quiete e la respirazione lenta e controllata, aiuta a ridurre la tensione, favorisce la regolazione emotiva e ristabilisce un senso di sicurezza. Immergersi diventa così un’esperienza di presenza a sé stessi, una sorta di meditazione attiva dove assenza di peso e respiro aiutano a ritrovare il benessere.

“All’inizio c’erano solo le mie bolle. Solo più avanti, non so dire se alla terza o alla quarta immersione, cominciai a percepire anche il suono del mio respiro nell’erogatore. Quel sibilo mi rassicurava. Era la conferma che ero ancora io, l’essere là sotto, anche se diverso…”
Mar Rosso, novembre 2025
Per motivi di privacy la chiameremo Laura. Dell’evento che l’ha costretta per un mese attaccata alle macchine, e ad una decina di interventi e trattamenti in sala operatoria, Laura non ricorda nulla. Dicono sia un’autodifesa del cervello: se dovesse ricordare avrebbe probabilmente un attacco di panico. Del mese in terapia intensiva, anche se per lo più cosciente, conserva solo vaghe nozioni. I suoi ricordi ripartono dal periodo di riabilitazione, quando ha reimparato a camminare, a stare in equilibrio, a scrivere. E a parlare. Parola e memoria, nel meccanismo cognitivo umano, sono strettamente interconnessi. I medici, compresi quelli del DAN, Diver’s Alert Network, le hanno dato l’OK per riprendere le immersioni. Gli ultimi screening non evidenzino nulla ma lei sa che le sue performance cognitive sono calate rispetto ai due mesi precedenti. Tra dimenticanze, difficoltà di concentrazione e profonda stanchezza sente di aver bisogno di ricominciare a immergersi in un ambiente stress-free. Decide di farlo a Sharm el Sheikh, da una struttura enorme ma dalla logistica impeccabile e pratica. Comunica allo staff la sua situazione. Le regole sono molto rigide: le richiedono una clearance dai medici che la seguono, che arriva puntuale via email. Inizia con due immersioni da terra, dalla comoda floating. Poi dalla barca e di nuovo da terra. Tornata a casa, Laura si sente diversa: non fatica ad alzarsi dal letto, è più attiva, più concentrata, positiva. Il primario di neurochirurgia è convinto che si tratti della risoluzione di uno stress post traumatico.

“Col tempo imparai che sott’acqua si muoveva un altro me. Sovrascrivere i rumori che emettiamo: lo facciamo sempre anche in superficie. Me l’ha insegnato il deserto”
Cuore di Reef
Salute mentale e immersione: una relazione complessa
Il Comitato medico subacqueo del Regno Unito (UKDMC) descrive come complessa la relazione tra salute mentale e idoneità all’immersione. Chi soffre di problemi mentali, psichici o neurologici come per esempio claustrofobia, epilessia, crisi d’ansia e crisi di panico, non dovrebbe immergersi. Tantomeno può farlo chi assume medicamenti che agiscono sulla sfera cognitiva. Se combinati con l’effetto dell’azoto, un gas che in profondità si comporta come un anestetico, gli effetti dei farmaci diventano pericolosamente esponenziali. Ma le linee guida esistenti possono risultare poco chiare per il subacqueo medio. Può percepirle come non basate su prove scientifiche. E così, nonostante i rischi, molti subacquei negano le loro condizioni per continuare ad immergersi. Non è un comportamento che riguarda solo i subacquei. Le cronache ci raccontano di autisti di bus e perfino di piloti di linea che nascondono ansia, depressione e uso di farmaci. Sfortunatamente queste condizioni a volte vengono a galla dopo un incidente. D’altra parte, quale subacqueo ammetterebbe di avere un problema mentale o di essere in cura da uno psichiatra quando il rischio ricadrebbe essenzialmente su di sé?
Consapevoli di questa reticenza, nel 2018 i ricercatori del DDRC Healthcare, centro di medicina subacquea e iperbarica di Plymouth, UK, fanno circolare un questionario online garantendo l’anonimato. Tra i 729 subacquei che rispondono le patologie ed i farmaci assunti rispecchiano le percentuali del resto della popolazione.
“Una letteratura sempre più ampia – cita lo studio – indica che gli spazi verdi; giardini, parchi, campi, brughiere e, più recentemente, gli spazi blu (laghi, spiagge, mare ecc.) possono avere effetti rigeneranti e apportare benefici al benessere mentale. Gli effetti specifici delle immersioni subacquee sulla salute mentale non sono ancora stati studiati, ma è stato riscontrato che gli effetti rigeneranti dell’esposizione alla natura sono legati al tipo di attività e i subacquei accedono spesso agli spazi blu per periodi di tempo prolungati e in modo attivo al loro interno.”
Lo studio conclude che la mancata divulgazione dello stato o dell’assunzione di certi farmaci riflette lo stigma associato ai problemi di salute mentale e che solo alcuni subacquei potrebbero essere poco informati. La stragrande maggioranza degli intervistati ha riferito che le immersioni hanno migliorato la loro salute mentale e il loro benessere. Nessuno studio finisce con una sentenza ma con una domanda: davanti alla possibilità di un beneficio, sarà possibile in futuro riconsiderare le linee guida in merito al livello di rischio accettabile?
Nessun dolore
È il 2020 ed un anno dopo la pubblicazione dello studio della DDRC, Deptherapy, una charity che si occupa della riabilitazione dei reduci di guerra, pubblica un altro studio. Tra loro ci sono veterani amputati, tetraplegici e vittime del PTSD. Una volta lo chiamavano Shock da bombardamento. Colpisce persone che sopravvivono o testimoniano eventi devastanti come tsunami, attentati, violenze, incidenti aerei o automobilistici, ischemie o emorragie cerebrali, diagnosi di cancro. E guerre. Ed è proprio in quest’ultimo tipo di sofferenza che l’immersione subacquea sembra esercitare i benefici più rimarcati.
“Le immersioni subacquee possono offrire notevoli benefici terapeutici, in particolare per gli ex militari amputati che soffrono di ansia e/o disturbi cronici di adattamento psicologico, soprattutto in termini di miglioramento della disfunzione sociale e della sintomatologia della depressione.”
E ancora:
“Le immersioni subacquee hanno portato benefici in termini di sollievo dal dolore cronico e attenuazione dei sintomi della depressione.”
Sott’acqua il dolore viene percepito in modo meno inteso rispetto alla superficie. Chi non può neanche guidare un’automobile, sott’acqua sperimenta un controllo, una presenza ed una sicurezza che in superficie gli è negata. Chi è costretto ad una sedia a rotelle sott’acqua si sente senza peso. Anche un altro tipo di sofferenza sembra sollevarsi: quella mentale. La HSA – Handicapped Scuba Association, accompagna sott’acqua da tempo subacquei con disabilità di ogni tipo. Poi nasce Diverse Ability, in collaborazione con il DAN, Diver’s Alert Network, che da più di quarant’anni si occupa del soccorso e della ricerca nel campo medico e della sicurezza per i subacquei. E quindi del loro benessere. Diverse Ability compie il passo in più: portare sott’acqua persone con disabilità diverse, fisiche e mentali, che non lo hanno mai fatto prima.
La storia di G., ragazzo autistico
Riccardo Squinzani e Marica Baggio, gestiscono il Triton Diving Club a Bergeggi e a Torino un Laboratorio Diverse Ability.
“L’allievo che ha fatto più progressi da un punto di vista sociale ed emotivo – afferma Riccardo – è sicuramente G., ragazzo autistico lieve. Quando è arrivato da noi faceva fatica persino a salutare, gli dava fastidio il rumore e si relazionava solo con alcuni di noi, all’inizio solo con Marica, che era la sua istruttrice. Dopo tre anni di Laboratorio, è venuto con noi in viaggio a Sharm el Sheikh e, in barca con musica a tutto volume, cantava e socializzava con tutti. Gli piace scrivere e adesso, alla fine di ogni nostro evento, mette giù al volo un pensiero e….lo recita davanti a tutti”
I ragazzi con disabilità mentali acquisiscono più competenze. Lo confermano le testimonianze di genitori rilasciate a Riccardo e Marica: con la pratica dell’attività subacquea i ragazzi migliorano nel controllo della vestizione, nella turnazione dei movimenti in acqua, nell’attenzione visiva e motoria, nella comunicazione gestuale e visiva, nella relazione con l’istruttore e nella acquisizione di più autonomia. Per quanto riguarda i ragazzi iperattivi o con un disturbo dell’attenzione (ADHD),“Relativamente al senso di benessere in generale ci riferiscono che andare in acqua ‘calma’ i ragazzi, in special modo quelli iperattivi.”
Riccardo Squinzani
Spazi blu
Siamo alla fine del viaggio all’interno delle doti taumaturgiche dell’immersione nel blu. La medicina e la scienza hanno le loro priorità: occuparsi dei casi limite. Ma ci sono altre realtà, meno evidenti ma forse più subdole: quelle dove ci si sfibra lentamente. Ogniuno di noi, prima o poi, cerca di ristabilire un equilibrio nell’umore e nel modo di vedersi, di vedere il mondo ricorrendo ad agenti esterni. Dai Fiori di Bach ai cristalli, ai colori, siamo tutti bombardati da offerte di terapie e rimedi. Sappiamo che uno dei colori più utili a ristabilire l’equilibrio è il blu. Si dà il caso che sia il mio colore preferito. Più esattamente amo l’indaco, che è il colore che si manifesta quando ti immergi intorno ai trenta metri in acque limpide e non vedi né il fondale né la costa. I pensieri di superficie lì sotto diventano echi lontani. Per quanto mi riguarda, so che è proprio nel blu che la mia mente opera i suoi migliori reset. Non c’è abbandono, c’è presenza: devi controllare la tua profondità senza riferimenti visivi. Lo fai con la respirazione, regolando il volume medio nei polmoni, sbirciando ogni tanto un computer subacqueo. Giardini di corallo, pareti e gorgonie portano la mia mente a formulare considerazioni, alimentano il dialogo interno. Nel blu questo dialogo s’avvicina allo zero. Computer, respiro, computer. Ho scoperto che ogni immersione, nel blu o tra i coralli, termina con una rinascita. Ci si stacca da quel mondo blu, pieno di vita anche nel nulla, si sale verso la luce e si torna a respirare l’aria dell’atmosfera terrestre. Umberto Eco scrisse che chi legge libri vive mille vite. Aggiungerei, molto umilmente, che chi s’immerge rinasce… mille volte.
Autore: Claudio Di Manao
- https://www.youtube.com/watch?v=nJPYzT453f0
- https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31828748/
- https://divernet.com/scuba-news/deptherapy-academic-study-confirms-rehabilitiative-benefits-of-diving/
- https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29958006/
- https://www.hsaitalia.com/
- https://www.diverseability.eu/
- https://www.mdpi.com/1660-4601/17/19/7238
- https://www.grottagiustidiving.com/wp-content/uploads/2020/06/Spa-Diver-a-Grotta-Giusti-metodologia-della-immersione-e-prima-misurazione-de-suoi-effetti-sullo-stato-di-benessere-dei-subacquei.pdf
- https://www.rsi.ch/rete-due/programmi/cultura/domenica-in-scena/Cuore-di-Reef–1557215.html
- https://www.tritondivingsavona.com/?_gl=1*16v84bv*_up*MQ..*_ga*OTE2NTU1MTA0LjE3NjQ5NjYzNTM.*_ga_23LNSPS7Q6*czE3NjQ5NjYzNTIkbzEkZzEkdDE3NjQ5NjYzNjgkajQ0JGwwJGgw





















































































































