Sbandati come plancton nella corrente  

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Il libro è disponibile nei formati e-book e cartaceo, di tutte le librerie fisiche e negli store online più frequentati:

 

Dopo aver condiviso un’esperienza di vita irripetibile, un gruppo di guide e istruttori subacquei, questi Peter Pan non più giovanissimi, si ritrovano intorno a una lattina di birra che contiene le ceneri di uno di loro, Tom, per un’ultima missione: spargerle nel suo punto di immersione preferito. Ma devono fare i conti anche con il tempo che passa e con un ‘mondo normale’ che sta per cambiare drasticamente. Quello che doveva essere un semplice tributo a un amico si trasforma in un’avventura esistenziale quando la pandemia globale li coglie di sorpresa, intrappolandoli su una barca mentre il mondo si chiude intorno a loro.
Inizia così un viaggio emotivo dove passato e presente si intrecciano nelle acque cristalline del Mar Rosso. Le dinamiche di gruppo, i segreti sepolti e le rivelazioni inaspettate emergono come coralli dalla profondità, mentre i protagonisti affrontano le loro paure più profonde e i loro desideri inespressi. Tra incontri con gli squali, decisioni difficili e momenti di pura magia marina, si confermerà come, anche nelle situazioni più disperate, l’amicizia possa essere l’ancora di salvezza più potente.
 

Sull’autore

In una tipica mattinata caraibica dei primi anni ’90 l’ex consulente finanziario ed immobiliare Claudio Di Manao, tra ventagli di mare blu, barracuda ed altri pescetti colorati rinasce alla subacquea. Non solo decide subito di ricominciare ad immergersi: vuole diventare  istruttore, il che gli sembra un’ottima scusa per esercitare professionalmente la sua attività preferita: il vagabondaggio in paesi caldi. Dopo anni di ‘divemasterato’ in Scozia, Inghilterra, Messico e Caraibi diventa istruttore nel 1996 a Grand Cayman.
Per una serie di motivi che non è mai stato in grado di spiegare, Claudio Di Manao si reca a Sharm el Sheikh, in Egitto e ci resta per ben undici anni. L’ambiente surreale di Sharm el Sheikh gli suggerisce di scrivere ‘Figli di Una Shamandura’, il suo primo libro che diventa un Cult. Ovviamente non l’avrebbe mai immaginato.
Gli viene offerto di collaborare con importanti portali come GoRedSea. Inizia a lavorare come free-lance e non solo nella subacquea.
Nel 2008 realizza ‘Tra Cielo e Mare’, rubrica per la Radio Svizzera e viene invitato a scrivere testi e sceneggiature di documentari. In questo campione della sua carriera, cioè adesso, collabora regolarmente con: AlertDiver, il magazine del DAN, Diver Alert Network, con il Corriere del Ticino, quotidiano svizzero di Lingua Italiana e con ScubaZone, il magazine subacqueo in Italiano più letto e più scaricato nella storia della subacquea e, come potete constatare, con imperialecowatch.com.

Recensioni

Che fine hanno fatto i figli di una Shamandura?

di Stefano Sibona

 Quando chiudo un libro per l’ultima volta, e quando un libro mi ha lasciato dentro qualcosa di significativo, provo sempre un senso di vuoto; quella sensazione tipica che percepisco quando mi stacco definitivamente da qualcuno con il quale ho vissuto dei momenti, per me, significativi e, nel caso di un buon libro, quel qualcuno sono i suoi protagonisti.

E allora, decido di scrivere sulla prima pagina alcune parole che esprimano più che un giudizio un sentimento che, inevitabilmente, si concatena con le emozioni che sto vivendo e provando in quel determinato momento della mia vita.

“Non dire mai che i sogni sono inutili perché inutile è la vita di chi non sa sognare”

Ho scritto questa frase di Jim Morrison e con questa ho chiuso definitivamente la copertina dell’ultimo capolavoro di Claudio di Manao “Sbandati come plancton nella corrente”. Poi, sono rimasto lì, a guardare i tetti di Chiavari dalla finestra del mio studio, con gli occhi umidi, pensando a tutti noi, quelli della generazione Shamandura, quelli che hanno sognato, quelli che sono ancora vivi, nonostante tutto.

Per chi ha iniziato ad andare sott’acqua nel nuovo secolo, per chi ha meno di quarant’anni, per chi, dopo una trentina di immersioni al lago, è stato immediatamente folgorato dal lato oscuro della subacquea tecnica o del sidemount forse è giusto spiegare di cosa sto parlando.

Venticinque anni fa, Claudio Di Manao scrisse il capolavoro della letteratura subacquea: “Figli di una Shamandura”; il manifesto epico di tutti quelli che resistevano più sott’acqua che a lavorare. Un ritratto crudo e poetico della tribù che popolava la capitale mondiale dell’industria subacquea negli anni d’oro, quelli del boom di questo settore; quando charter stracolmi di turisti, alcuni con una certificazione in mano, altri senza, approdava in questa città fantasma, costruita in mezzo al deserto, appositamente per far impazzire divemaster, istruttori, beach boy, naufraghi volontari del mondo occidentale che avevano scelto il Mar Rosso al posto dell’università, della carriera, del mutuo e delle ferie ad agosto. E questi ragazzi divennero il sogno di tutti noi.

Io lo lessi quando ero alle prime armi, un giovane Advanced Open Water Diver con una ventina di immersioni alle spalle; e come tanti altri della mia generazione lo lessi sul serio: con fame, con gli occhi sgranati e una maledetta voglia di scoprire davvero questo pazzo mondo. Io che non avevo social network, app, e la banda larga, io che aspettavo con ansia che in edicola arrivasse l’ultima copia di “Mondo Sommerso” per poter scoprire qualche posto incredibile e per poter sognare ancora un po’.

Io, che cercai il primo charter low cost e andai a cercare quei luoghi, quel mare turchese contornato da montagne color ocra. Sharm el Sheikh, Naama Bay, Ras Mohamed, Shark e Yolanda, Tiran con i suoi quattro reef, il relitto del Thistlegorm, le notti al Camel Bar, la birra Stella che diventava subito calda, la sabbia nel letto e la pelle sempre un po’ salata. E in ogni divemaster che conduceva le operazioni in barca ricercavo e rivedevo alcuni episodi narrati e i tratti caratteriali dei personaggi del libro: Steve, Tom, Patrick, Teresa, Gianni e compagnia. Li osservavo con attenzione, i loro modi di fare, i loro modi di stare in acqua. E, ogni volta, ne portavo a casa un pezzo; modi di fare e modi di dire che mi facevano sentire, in parte, come uno di quel clan.

E, in piccolo, quella vita l’ho fatta. Sono diventato un divemaster, poi un istruttore, poi ho gestito un diving center. Ho visto cose e ho fatto cose del genere. Non perché io fossi speciale, ma perché, a quei tempi, era normale sognare. E provarci.

Ora, Claudio Di Manao torna con questo nuovo libro, “Sbandati come plancton nella corrente: che fine hanno fatto i figli di una shamandura”. E ci sbatte in faccia una domanda che, forse, mi stavo già facendo da un pezzo, tra un’immersione e l’altra, tra un corso Open Water e delle lezioni ai ragazzi delle scuole sulla conservazione del mare: “dov’è finita quella tribù?” E, soprattutto: “che fine abbiamo fatto tutti noi subacquei boomer?”

Con questo nuovo libro, non fa solo un sequel. Fa un salto quantico: ci porta a bordo con lui, vent’anni dopo, a ritrovare quella stessa tribù di sbandati e leggende che ci avevano fatto sognare allora.

Questo, è un libro che non puoi leggere con leggerezza, anche se è stato scritto con quello stile inconfondibilmente ironico e sarcastico che solo Claudio può avere. Soprattutto se quei tempi li hai vissuti davvero.

Gli stessi personaggi di un tempo, ognuno con l’aggiunta di un personale pezzo di vita nuova, si ritrovano dopo moltissimi anni. Hanno quell’età in cui si comincia a pensare che qualcuno dei nostri buddy possa andarsene all’altro mondo anche per motivi diversi da quelli di aver sfidato le profondità degli abissi egiziani con troppa baldanza.

Si riuniscono su una barca per salutare uno di loro che non c’è più e per spargere in mare le sue ceneri, contenute in una lattina di birra Stella. E sono ancora loro, forse meno incoscienti ma sicuramente ancora mitici. Sono i custodi di un sapere autentico e di un’esperienza unica; gente che ha visto e ha fatto cose.

Ritrovano i colori ma non lo stesso paesaggio perché negli anni la mano dell’uomo ha insistito nel costruire, plasmare e modificare quel lembo di mondo un tempo battuto dal turismo selvaggio e oggi simile ad una città fantasma. Ritrovano i punti di immersione ma non tutto ciò che loro ricordavano perché i coralli si sono sbiaditi e anche i pesci si sono stufati di fare la loro bella presenza davanti a frotte di subacquei imbizzarriti e pronti a tutto.

Si illudono che tutto possa tornare come prima, che si ricrei quella mitica bolla dei favolosi anni Novanta a Sharm el Sheikh. Ma non sarà così, perché il tempo, signori miei, è un maledettissimo stronzo: cambia noi, gli altri, le relazioni. Insomma, cambia tutto.

Ma non lo spirito di questi ragazzi, che sono così ben descritti che ancora una volta mi vien voglia di andarli a cercare per capire se davvero esistono o se sono frutto della fantasia di Claudio.

Questa volta, mentre leggo, mi ritrovo catapultato nel passato, in un viaggio all’incontrario verso un periodo della mia vita dove in mano avevo le due cose più preziose: il tempo e i sogni. Man mano che proseguo, la vita ricomincia a scorrermi davanti, come in un film: momenti belli e momenti brutti, gli amici veri, quelli con i quali ho danzato una sola stagione, i personaggi più bizzarri, i flirt e i gossip, i colori, i suoni, gli odori e lui, immancabile, il mare.

E, immediatamente, mi sono chiesto se ci sia attualmente qualcuno che ha ancora voglia di sognare come ne avevo io. Ci ho riflettuto un attimo e, fortunatamente, mi sono venuti in mente molti esempi: ragazzi giovani, sorridenti con quella luce negli occhi, tipica di chi ha avuto il coraggio di cambiare e sta ancora sognando. Ne incontro spesso, per fortuna, in giro per i diving center e, forse, un giorno saranno i nuovi protagonisti, i nuovi figli di una Shamandura.

Sarebbe bello se questo libro non servisse solo a quelli come me che, ormai, si ritrovano nella frase di Virna Lisi in “Sapore di mare”: Ci batteva il cuore…eh si, mi sembra di ricordare che ci batteva il cuore” ma, soprattutto a tutti quelli che oggi si avvicinano alla subacquea; questa meravigliosa esperienza che può davvero cambiare la vita di qualcuno, che può trasformare quei sogni in vita vera e che, dopo molti anni, farà porre la stessa domanda che il protagonista, dopo vent’anni e con una nuova vita, fa alla sua amica: “anche tu lo sogni, ogni tanto, questo mare?”

Claudio, grazie. Con “Figli di una Shamandura” hai acceso la miccia, con “Sbandati come plancton nella corrente” mi hai ricordato che una fiamma va sempre tenuta accesa. Magari si affievolisce un po’ ma sarà sempre viva. E se proprio un giorno dovrò anche io andarmene, ora ho capito dove vorrei esser sparso; la sotto, dove potrò, anche io, esser per sempre sbandato, come plancton nella corrente.

Ci vediamo sotto.

Bibliografia

– Figli di una… Shamandura (ed. Geodia 2001, Magenes 2008)
– Cani salati nel profondo blu (ed. Geodia 2004, Magenes 2008)
– Caraibi (ed. Magenes 2009)
– Subacquei Cattivi (ed. Magenes 2015)
– Scuola d’amare (coautore) pubblicazione per le scuole (ed. Il Faro)
– Io sono il mare (ed. RWC 2017)

Web & Contatti

– cdimanao@gmail.com
www.claudiodimanao.com
https://claudiodimanaoblog.blogspot.com/