Ancora sul caffè verde: approfondimento

La parola caffè deriva dall’arabo “qahwah” che vuol dire ciò che solleva in alto. Questa derivazione viene messa in discussione da quanti sostengono che caffè derivi dal nome della Regione in cui la pianta cresceva spontaneamente, la Kaffa in Etiopia.
La sua storia si fa coincidere con quella della popolazione Arabica, dove la pianta ha origine, e che per prima ha fermentato i chicchi in acqua calda, per ottenere una bevanda simile al caffè attuale. In origine, infatti, la bevanda era preparata con la sola infusione delle bacche, a cui poi seguì la macinatura e la tostatura dei chicchi.
A partire dai frutti verdi, che via via maturano fino ad assomigliare a ciliegie rosse, si ottiene il chicco di caffè verde, poi essiccato al sole.
I principali produttori di caffè verde sono il Brasile, la Colombia, l’Indonesia, il Vietnam, il Messico, il Guatemala, l’Uganda, la Costa d’Avorio, l’Etiopia, il Kenya e l’India.
Abbiamo già parlato di caffè verde in precedenza. Adesso vogliamo approfondire e migliorare la conoscenza di questo prodotto che ha avuto un vero boom anche in Italia, come sveglia-metabolismo. Sicuramente il suo successo è dovuto ad un passaparola, tra una serie innumerevole di persone che lo hanno utilizzato per ritornare in forma. Molto del suo appeal è dovuto al fatto che viene considerato un rimedio naturale. Infatti, il caffè verde subisce pochissimi trattamenti: i chicchi, generalmente della varietà Robusta e Arabica, sono solo essiccati e frantumati in mortai.
Il responsabile dell’effetto dimagrante sembra essere l’acido clorogenico, contenuto appunto nel caffè verde, che aiuta l’intestino ad assorbire meno zuccheri e calma la cosiddetta fame di dolci. Ha, inoltre, un effetto lipolitico di smaltimento dei grassi. E, non da ultimo, l’effetto energizzante tipico della caffeina contenuta.
È efficace, però, solo se preso in capsule e non tostato. Il caffè tostato elimina l’acido clorogenico e, quindi, non risulta più efficace. È consigliabile assumerlo prima di un pasto, perché così riduciamo la possibilità di trasformare gli zuccheri ingeriti in grassi.
A luglio 2014 sono stati pubblicati, sulla rivista BioMed Research International, i risultati di uno studio su un campione di individui a cui è stato chiesto di consumare caffè verde e caffè nero per 15 giorni. Gli effetti sono stati testati utilizzando i marker cardiovascolari. Si è così riscontrato un abbassamento della pressione sistolica e del livello di cortisone/cortisolo. Se ne deduce un ruolo benefico sulla riduzione di patologie cardiovascolari.
Il trattamento dovrebbe essere portato avanti per almeno 3 mesi. Gli integratori di caffè verde andrebbero assunti prima dei pasti, magari prima della colazione e del pranzo (una mezz’ora prima). La sera no, per evitare l’effetto della caffeina, anche se qui è minima (circa il 2%). Non vanno sciolte le pasticche in alcun liquido, ma ingoiate insieme a molta acqua.

Vediamo gli effetti collaterali
Poiché contiene caffeina, anche se in minima parte, può, a causa di quest’ultima, infonderci nervosismo, irrequietezza, nausea, tachicardia ecc..
Non interferisce con la pillola anticoncezionale.
Sarebbe preferibile non assumerlo in gravidanza e allattamento.
Può interferire con la terapia anticoagulante e, quindi, è preferibile consultare il proprio medico prima.
Non eccedere le dosi in caso di diabete conclamato, poiché la caffeina può alterare la quantità di zucchero nel sangue.
In caso di problemi importanti di diarrea o sindrome dell’intestino irritabile, può aumentare i sintomi e/o i fastidi.
Per pazienti affetti da glaucoma, si può riscontrare una variazione della pressione dell’occhio (fino a 90 minuti dopo l’assunzione).
Gli ipertesi dovrebbero porre attenzione alla caffeina ingerita per evitare un aumento anormale della loro pressione sanguigna.
Le persone a rischio osteoporosi, poi, devono considerare che la caffeina che ingeriscono quotidianamente (e quindi anche con il caffè verde) può essere responsabile della sottrazione di calcio presente nel corpo, che viene escreto nelle urine. I pazienti affetti da osteoporosi non dovrebbero poi eccedere la dose di 300 mg di caffeina al giorno.
E, naturalmente, dovrebbero integrare il calcio perso con degli appositi integratori.

 

Autore: Sonia Festa

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