Sono sempre stato affascinato dalla forma e bellezza delle gocce d’acqua. Se si è buoni osservatori si riesce a capire che ve ne sono di mille forme dipendenti da diversi fattori come la velocità, la densità e non per ultimo dal tipo di supporto dal quale si staccano.

Però la mia indole “naturalistica” non mi ha mai permesso di allestire un set in casa. Per tutti i soggetti che fotografo devo sentirmi parte dell’ambiente nel quale opero, devo percepire l’atmosfera che mi circonda, sentirne i profumi, essere emotivamente coinvolto in quello che faccio..

Come ben sapete, sono due anni e mezzo che ricerco miniere abbandonate nella mia amata Val Graveglia, durante le esplorazioni ed i conseguenti servizi fotografici più volte mi sono fermato ore ed ore a fotografare minuscole “stalattiti” con appese in cima altrettanto minuscole gocce che pian piano si allungano e poi si staccano cadendo a terra…

Stiamo parlando di soggetti che misurano da 1 cm (la concrezione) a pochi millimetri (la goccia)!!!


Le condizioni di scatto sono estreme, il buio ti avvolge come una nebbia, illumini solo la piccola porzione di galleria che la tua torcia sul casco punta. Spesso ho persistenti gocciolii addosso o peggio ancora sull’attrezzatura che per fortuna è tropicalizzata, il freddo, l’umidità ed il fango fanno il resto…

Mi chiederete, ma chi te lo fa fare??? La risposta è semplice, lo spirito d’avventura legato a quello dell’esplorazione mescolando il tutto con la passione della fotografia naturalistica. Ma torniamo all’argomento gocce…..


Le possibilità fotografiche sono moltissime, le tecniche che possiamo usare possono variare anche solo nella fonte luminosa. Nelle due precedenti foto si tratta dello stesso soggetto ma uno è illuminato dai flash mentre il secondo è “dipinto” dalla luce di una piccola torcia led.

Il discorso che affronteremo è molto più profondo di quello che vi possiate immaginare: non c’è semplicemente una goccia da riuscire a fotografare al volo, cioè “bloccata in aria” e staccata dalla concrezione, bensì faremo insieme un viaggio in una dimensione che i nostri occhi ed il nostro cervello non riescono a percepire e che mai ci saremmo immaginati esistesse, sto parlando di quel millesimo di secondo dallo stacco della goccia fino alla scomparsa della stessa dal fotogramma!!


Ebbene, in quello spazio che pensiamo sia vuoto esiste un mondo tutto da scoprire, una nuova dimensione, forme infinite che solo con tecniche ed attrezzatura dedicata alla macrofotografia riusciremo a svelare e vi assicuro ne rimarrete stupiti ….il viaggio inizia!


Questo spazio di tempo che corrisponde ad una minuscola frazione di secondo, probabilmente non sarà mai riempito da forme identiche ma varieranno continuamente all’infinito.


Dopo i primi risultati faticosamente ottenuti, ho preso entusiasmo, affinato la tecnica ed inserito nuova attrezzatura come un flash ad illuminare lo sfondo. La bellezza di queste forme è sia nella loro varietà e numero che nella loro disarmante semplicità, in ambedue i casi riescono ad emozionarmi ad ogni scatto e questo mi piace!

Quando fotografiamo questo tipo di soggetti la concentrazione è al massimo, il silenzio è rotto solo dal “click” della fotocamera, le ore passano senza che ce ne accorgiamo e spesso sono i morsi della fame che ci fanno guardare l’orologio!

Ma il risultato che mi auguro sempre è il “congelare” nel loro veloce movimento, microgoccioline fra la stalattite e la goccia principale!!


Come avete notato la bellezza di questi soggetti non è solo nelle forme delle gocce e nella loro dinamicità, concentrate per un attimo la vostra attenzione sulla concrezione, notate di cosa è stata capace la natura, ha creato disegni e patterns che neppure il più rinomato stilista proverebbe a disegnare!!

Come già accennato è difficile trovare un soggetto “comodo”, spesso sono più alti del cavalletto oppure sotto pareti sgocciolanti o, come nell’ultima uscita, è lo spesso strato di finissimo fango che ci impedisce movimenti fluidi.

Per fortuna normalmente è solo il cavalletto che si sporca ma rientrando verso la macchina, al primo ruscello diamo una bella lavata facendolo tornare “nuovo”…

Mi auguro che questo viaggio in un micro mondo “invisibile” ai nostri occhi vi abbia affascinato quanto lo ha fatto con me, è emotivamente entusiasmante fotografare un qualcosa che “non esiste” almeno all’apparenza….
A presto con un nuovo Report sempre inerente le miniere della mia amata Val Graveglia! Un caro saluto e tutti!!
Claudio Pia
