
Ci siamo conosciuti molti anni fa quando sono venuta alle Tremiti ad incontrarla per chiederle di tracciare un itinerario di pesca subacquea delle isole per la rivista Il Subacqueo, credo fosse il 1982/83. Mi è venuto in mente quel pezzo per caso quando ho letto il suo nome a proposito di un’intervista a Donatella Bianchi per Linea Blu che le è valsa nell’ambiente del titolo di grande campione rinnegato. Cosa ha detto durante l’intervista che non è piaciuto ai pescatori subacquei?
Mi si contesta di aver rinnegato la pesca subacquea. Non era mia intenzione trasmettere quel messaggio, non avrei rinnegato la mia eterna passione. Intendevo sostenere che in “zona riserva marina” non è più possibile dedicarsi senza scrupoli a pesca e prelievi considerata la necessità di favorire il ripopolamento di fauna e flora marina.
Nel 2011 lei ha reso pubblica una lettera nella quale obietta punto per punto la nuova normativa restrittiva sulla fruizione della AMP Tremiti emessa dal Parco Nazionale del Gargano. In sostanza chiedeva che fosse rispettato il turismo da diporto e quello dei pescatori in apnea e sportivo per il bene dell’economia delle isole, in particolare per la pesca in apnea che fosse istituita una rotazione nell’area C per permettere il ripopolamento. Le sue indicazioni sono state ascoltate?
Credo che il Parco Nazionale del Gargano non svolga correttamente le funzioni per le quali fu adottato. I funzionari dell’Ente non devono trascurare che le Isole Tremiti siano abitate da imprenditori e pescatori. L’economia dell’arcipelago si fonda sul sincronismo delle due attività sicché sacrificare il turismo da diporto e quello dei pescatori professionisti e sportivi significherebbe tappare le ali allo sviluppo del territorio. Certo è che necessiti una rotazione almeno nell’area C per permettere ripopolamento di pesci e flora. Sono buon senso ed equilibrio alla base di qualsiasi buona regola.
Nell’intervista di gennaio 2014 per Linea Blu quando Donatella Bianchi le chiede come sono le condizioni del mare, intendendo ovviamente la vitalità della fauna, lei risponde che ci dovrebbero essere più controlli. Vuole dire che i pescatori pescano anche nelle zone vietate e l’ecosistema ne risente o cosa esattamente?
Intanto facciamo una distinzione tra pescatori professionisti e sportivi. Non va dimenticato che la zona A della riserva marina delle Isole Tremiti non è frequentabile da alcuno, la zona B è solo transitabile, la zona C è transitabile, frequentabile ed aperta alle attività sportive. Sicuramente i controlli non sono adeguati, pescatori di frodo ci sguazzano e pescano, particolarmente, intorno all’Isola di Pianosa. Sono cosciente del fatto che controlli adeguati siano complicati da effettuare ma è assolutamente necessario farli. La tecnologia aiuterebbe moltissimo poiché potrebbe bastare installare telecamere speciali sui luoghi sensibili ed evitare inutile ed inadeguato spreco di mezzi e uomini in giro con aerei e motovedette. Forse sarebbe opportuno fidarsi di esperti con i quali progettare una vera e propria salvaguardia dell’ambiente.
I pescatori in apnea si sentono esclusi ingiustificati dalle AMP, si risentono perché sono accusati di fare prelievi non sostenibili ma nessuno di loro ha mai approfondito le conseguenze della pesca in apnea e ignorano quello che è successo nel Mediterraneo o ai Caraibi, nel passato, come effetto dello sfruttamento intensivo. Il dossier del 2008 del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare stila una serie di ragioni molto serie per la loro esclusione, l’ultima ma proprio l’ultima è quella che la presenza di un pescatore con il fucile spaventa il pesce. Ci sarà una ragione valida per la quale c’è esigenza di tutelare un tratto di mare e creare una AMP?
In apnea è possibile pescare, fotografare, ispezionare, ammirare. Dipende da ciò che si intende fare per affermare che sia giusto o sbagliato immergersi. Non è solo un fucile a poter spaventare il pesce. Anche il flash di una macchina fotografica potrebbe accecare la flora irreparabilmente, come, per esempio, lo spirografo. Lo stesso vale per i subacquei che si immergono con bombole in gruppo; le bolle d’aria fuoriuscenti in modo eccessivo potrebbero spaventare. Come è possibile che ci si immerga senza limiti e guide specializzate. Ottenere un brevetto subacqueo è semplicissimo. Ciò che conta è specializzarsi prima di affrontare lo splendore marino e rispettare le profondità. Ribadisco che solo buon senso ed equilibrio sono la chiave di volta di un ottimo risultato.

E’ assolutamente necessario fare sport in acqua e sparare? L’apnea non si declina in attività ricreative anche di studio? Nel dossier del Ministero del 2008 non è citato un solo scienziato italiano. Non crede sia facile andare in acqua sparare, catturare, farsi fotografare con la preda, vincere una gara e cucinare il pesce rispetto a studiare, osservare e tutelare anche per le prossime generazioni? Non è anche questo un modo per proteggere il turismo delle Tremiti?
La sensibilità verso il mondo che ci circonda, compreso il mare, è ormai tema dominante. Non può più lasciarsi niente al caso. Bisognerebbe formare più giovani nelle scuole e scienziati nelle università prima di affrontare il mare. E’ carenza politica quella di trascurare la questione favorendo stranieri piuttosto che locali. Le menti italiane fuggono in altri paesi per veder riconosciuta la propria identità. Questa è la ragione per cui non sono citati scienziati italiani nel dossier del Ministero del 2008. Ritengo che sport, studio e sensibilità debbano convivere.
Lei sa che una cernia viva, in termini di turismo, vale 100 volte una cernia venduta a un ristorante? E’ un concetto troppo contemporaneo e sofisticato da capire? Troppo ambientalista?
Sono d’accordo con la sua intuizione. Una cernia vale più viva che morta. Un tempo non si comprendeva l’argomento. Tutto è diverso ora e dovremmo adeguarci. Da parte mia, non pesco cernie dal 1979 poiché già compresi ciò che poteva accadere. Le risorse diminuiscono sempre di più e solo fermandoci potremmo regalare alle generazioni future un mondo migliore. Saremo ricordati per ciò che conserveremo piuttosto che per ciò che creeremo.
Per concludere come sta il mare alle Tremiti rispetto al momento in cui l’ho intervistata e mi parlava delle cernie con la laurea… si sono sposate, trovato un posto di lavoro o sono un ricordo appeso ai muri del suo ristorante?
Non ci sono più molte cernie a Tremiti ed i trofei di un tempo appesi al muro del mio ristorante sono solo un ricordo lontano. Il mare di Tremiti potrebbe ritornare ad essere un acquario se lo si lasciasse in pace, se le tonnare non navigassero indisturbate a sottrarre tonnellate di pesce intorno all’arcipelago prosciugando anche il novellame, se fogne ed intervento umano fossero rispettosi dell’ambiente, se i controlli fossero adeguati ed opportuni, se la politica s’interessasse del problema piuttosto che sottostare alle lobby che la pilotano.
Lei ha smesso di pescare cernie nel 1979 per una sua personale intuizione. Certe persone che vanno per mare non hanno bisogno di una laurea in biologia marina per capire certe cause-effetto, che cosa le fece intuire che era meglio astenersi?’
Le mie azioni di pesca provocarono spettacolo e proseliti. I fans, però, non manifestarono la mia stessa sensibilità a mare e fauna. La pesca si trasformò in un selvaggio saccheggio. Decisi allora di abbandonare le catture a cernie sperando inutilmente di essere nuovamente imitato. Ciao e grazie!

Autore: Vittoria Amati

caro Arturo sono Arturo, ci siamo conosciuti nel tuo regno ad un campionato italiano per società,non ricordo l’anno ma ricordo una discreta baruffa tra i garisti ed i paesani che volevano il pesce da noi
pescato e che notoriamente è destinato in beneficenza. Ricordo anche ,ma in non c’ero, un gara nazionale nel mare di Le Castella ove fosti,credo, squalificato causa pesci non in buono stato,ho cono-
sciuto il giovane del paese,un guardiabarche,che dicesi abbia provveduto ad imbucare i pesci .
credo che Arturo sia stato un grande pescatore sub e nessuno può dubitarne !!ma dire che dal 79 non prende più le cernie perché aveva capito già come andranno a finire a me sembra una bischerata !!!! dì pure che non cerano più o non eri più in grado di pescarle o perché avevi altro da fare!!!! per quanto riguarda i parchi sono favorevole purchè siano di piccole dimensioni e ben controllati altrimenti non servono a nulla è inutile costituire un ‘area protetta e far pescare solo i professionisti o i locali come sta succedendo in parecchie parti della Sardegna un parco è un parco e basta !!!!
Come apneista e legale, promotore dell’associazione AAMPIA (Associazione Ambinete Melora Pesca In Apnea, per la tutela del pescatore in apnea) mi rincresce continuare a leggere articoli ed iterviste basate su credenze infondate e studi mal interpretati.
Le domande poste all’amico Arturo continuano a dimostrare il pregiudizio esistente nei confronti del pescatore in apnea, frutto di ignoranza (cattiva conoscenza) su tale disciplina, perchè di disciplina si deve parlare in relazione alla pesca, o meglio caccia in apnea.
Sintomatiche di tale ignoranza le considerazioni che riporto integralmente:
“Non crede sia facile andare in acqua sparare, catturare, farsi fotografare con la preda, vincere una gara e cucinare il pesce rispetto a studiare, osservare e tutelare anche per le prossime generazioni?
Inverosimilmente chi pone la domanda non si è mai chiesto cosa stia a monte della cattura di una preda nel tempo di un apnea (Arresto volontario o patologico dei movimenti respiratori), in un ambiente ostile attrezzato con uno strumento di pesca dotato un solo colpo ed una gittata di 3/4 mt.
Si è mai chiesta gli anni di preparazione ed i sacrifici fisici ed economici che stanno dietro una vittoria sportiva il cui pescato, differentemente da quanto sostenuto, non viene cucinato, MA DEVOLUTO IN BENEFICENZA???
Si è mai chiesta quanto studio e quanto amore per l’ambiente marino e per i suoi “abitanti” sta a monte di ogni gesto atletico agonistico o meno?
E’ curioso che si continui a vedere la caccia in apnea come la causa del depauperamento della fauna marina, dimenticando il fortissimo impatto, sia per quantità di prelievo che per numero di praticanti, della pesca di superficie professinale o dilettantesca.
Curioso parlare di sfruttamento intensivo da parte del pescatore in apnea.
Ricordo che il limite di prelievo giornaliero è di 5 kg. o una preda di peso superiore, limiti che raramente, il subacqueo, anche volendo supera.
Ha mai visto l’intervistatrice il frutto di una giornata di pesca con il cianciolo o di pesca sempre di superficie, anche dilettantesca, al tonno o a al dentice???
Si insiste sulla circospezione indotta dal cacciatore subacqueo nelle varie specie ittiche.
Vorrei ricordare sia che la circospezione nei confrontoi di specie predatrici è alla base della sopravvivenza della fauna selvatica sia i danni causati degli ambientalisti della domenica fruitori ed organizzaori dei diving center: secche con “cartelli stradali” circondate da boe munite di lunghe catene fonte di perenni cigolii e sbattimenti molesti, pesci ingozzati con alimenti nocivi bersagliati da flash e perennemente stressati da decine di sub muniti di altrettanto rumorosi apparecchi di respirazione.
L’apneista si integra perfettamente con il momdo DEL SILENZIO, è un ombra discreta nello scenario marino; niente strepiti, nessun rumore, nessun prelievo di organismi bentonici. Qualche rara quanto sudata preda, ma soprattutto la totale libertà e gioia di poter godere dell’abbraccio del MARE .
Devo ammetere che trovo ridicola anche l’abusata credenza del valore di una cernia viva rispetto ad una morta.
Premetto che non caccio cernie, ma voglio ricordare, o meglio informare, che per ogni cernia morta, colui che è riuscito a catturarla, ha investito, oltre che energie, notevoli capitali: attrezzatura (mute di vari spessori, pinne, maschera, boccaglio, zavorra e fucili) natante (imbarcazione, motore, dotazioni obbligatore di bordo, ecoscandaglio, navigatore gps) carrello o posto barca, carburante e spesso pernottamenti e pasti.
Molti anche una casa di vacanza in zona di pesca.
Escluso il valore ambientale incalcolabile che dovrebbe essere alla base delle finalità di un parco naturale o di una AMP, qanto vale una cernia morta???
Si istituiscono parchi marini ed aree marine protette sconfinate (di esempio l’AMP Secche delle Meloria) ma poi mancano le risorse per vigilare sulle stesse e per attuare le norme minime come la delimitazione delle stesse!!!! I bracconieri imperversano pressochè indisturbati sotto gli occhi spesso consapevoli delle autorità e NOI NON CI DOVREMMO SENTIRE DEFRAUDATI?????
Le coste e le isole piu belle del Mediterraneo sono o stanno diventando ZONE INTERDETTE ALLA PESCA IN APNEA a favore sia dei pescatori di superficie sia e grazie, rectius per colpa, dei gestori dei diving center, e NOI NON DOVREMMO SENTIRCI SCRIMINATI!!!!
Io sono fermamente convinto che l’ambiente vada salvaguardato con intelligenza e SAPIENZA non con credenze sciamaniche prive di VERI riscontri scientifici.
Meditate gente meditate.
Il legalpescatore