Sognando ET

Guardare lontano: un esercizio per gli occhi e per la mente che induce al rilassamento e che aiuta a sviluppare flessibilità di pensiero, di fronte ad un panorama che cambia velocemente e che stimola il desiderio e la curiosità di osservare sempre più da vicino, ma anche sempre più distante.

Come ha fatto nel 1610 Galileo con il suo telescopio (dal greco tele = lontano, scopeo = vedere), un tubo di legno con due lenti di vetro con il quale ha scoperto i satelliti di Giove, avviando il processo inarrestabile di tracciamento dei confini dello spazio astronomico. Margini che ogni giorno si allargano, e non perché, come recita un allarmato Woody Allen bambino in uno dei suoi film, “l’universo si sta dilatando” ma perché a crescere è la capacità di sondare e raccogliere informazioni dallo spazio profondo, generando nell’essere umano il naturale entusiasmo che si associa alla scoperta, e suggerendo conferme circa le ipotesi dell’esistenza di altre forme di vita.

Illustrazione di come potrebbe apparire l’Esopianeta GJ 1214 b | © NASA, ESA, CSA, e D. Player (STScI)
Verso l’infinito e…oltre

A galvanizzare la comunità di scienziati e sognatori di civiltà extra-terrestri è stata la notizia che ha salutato la primavera 2022: con l’ultimo lotto registrato di recente dalla NASA Exoplanet Archive, sono diventati più di 5000 i pianeti esterni al sistema solare, i cosiddetti esopianeti che orbitano intorno a stelle che non sono il nostro Sole.

Tra quelli rilevati finora figurano piccoli pianeti rocciosi molto simili alla Terra, ma anche “super Terre” molto più grandi del nostro mondo, così come i “mini-Nettuno”, e i giganti gassosi molte volte più grandi di Giove, o molto più caldi perché orbitanti vicino alle loro stelle. Ci sono poi pianeti che orbitano attorno a due stelle contemporaneamente, che evocano immagini suggestive di doppi tramonti, mentre altri continuano imperterriti a ruotare intorno a resti collassati di stelle morte.

E cinque migliaia, come afferma Jessie Christiansen, responsabile scientifico dell’archivio e ricercatore presso l’Exoplanet Science Institute della NASA al Caltech di Pasadena.  “…non è solo un numero.” E un’opportunità di conoscenza, di mutamento di prospettiva per l’umanità: una molteplicità di mondi sconosciuti, oltre i confini del sistema solare, che aspettano di essere esplorati.

Dopo il traguardo di questo censimento planetario, nuovi interventi sono infatti già in agenda: nel 2027 il lancio del Nancy Grace Roman Space Telescope, che per focalizzare nuovi extrapianeti utilizzerà microlenti gravitazionali che sfruttano la distorsione della luce quando un pianeta passa davanti alla stella; nel 2029 la missione ARIEL dell’Agenzia Spaziale Europea, che studierà le diverse atmosfere degli esopianeti, intercettando in particolare le nuvole e le foschie che si addensano sopra questi mondi così lontani ma dalle caratteristiche a volte molto simili a quelle della cugina Terra.

Lancio del James Webb Space telescope | © NASA/Bill Ingalls

Nel frattempo è stato già lanciato il James Webb Space Telescope , che catturando la luce dalle atmosfere degli esopianeti, identifica quali gas sono presenti, assegnando ad ogni pianeta una “licenza “di abitabilità.

Supportando così la teoria di Alexander Wolszczan, l’autore principale del documento che nel 1992 ha svelato i primi pianeti confermati al di fuori del nostro sistema solare, orbitanti attorno ad una stella pulsar, e per il quale, data la stretta connessione fra la chimica della Terra e quella dell’intero universo: “È inevitabile che troveremo un qualche tipo di vita da qualche parte, molto probabilmente di qualche tipo primitivo.” Secondo l’astronomo polacco, per la scoperta di forme di vita aliene è solo una questione di tempo: nell’elenco planetario in continua espansione prima o poi dovrà comparire un mondo abitato, anche se probabilmente da organismi semplici ed invisibili come i microbi.

James Webb Space Telescope | © NASA/Desiree Stover

E dal 2018 sta lavorando anche TESS, Transiting Exoplanet Survey Satellites, lanciato dalla NASA in collaborazione con il MIT ed altri istituti di ricerca statunitensi, che studia le stelle più vicine alla Terra, cercando i pianeti che transitano attorno ad esse per inviare i dati a telescopi terrestri che ne registrano massa, dimensioni, densità, atmosfera ed orbita, con un’attenzione particolare per i pianeti più simili al nostro.

In pratica, grazie a TESS gli astronomi tracciano l’identikit di un pianeta concentrandosi sul suo moto di rivoluzione attorno ad una stella, utilizzando così un metodo di osservazione indiretta, ossia il metodo fotometrico dei transiti, attraverso il quale sono stati trovati ad oggi 5164 pianeti, di cui circa 203 confermati e 5488 candidati al titolo di nuovi mondi. TESS proseguirà il suo viaggio fino al 2025.

Anche l’Italia gioca un ruolo importante nella ricerca di pianeti extrasolari: nel 2026 l’Agenzia Spaziale Italiana lancerà PLATOPlanetary Transits and Oscillations of stars, un satellite corredato di 34 piccoli telescopi che fluttueranno fra le stelle brillanti per determinare il raggio dei pianeti orbitanti e individuare quelli più somiglianti alla Terra.

Come risuonano trent’anni di scoperte

Per festeggiare i 5000, alcuni colleghi della NASA’s Exoplanet Exploration hanno realizzato una linea del tempo sonora (https://www.youtube.com/watch?v=yv4DbU1CWAY) che rappresenta la scoperta degli esopianeti dal 1992 al 2022: ogni volta che un nuovo mondo viene individuato, appare un cerchio sulla sua posizione nel cielo, la cui dimensione indica la grandezza della sua orbita, mentre il colore del cerchio segnala quale sistema di rilevamento è stato utilizzato.

Ad ogni nuova scoperta è associata una nota musicale, la cui durata corrisponde al differente periodo orbitale. Ai pianeti dall’orbita più lenta sono assegnate note più basse, più alte alle orbite più veloci, fino a comporre una sinfonia astrale di grande impatto emozionale, pronta ad accogliere sonorità sempre nuove. Sembra infatti che la nostra galassia contenga centinaia di miliardi di pianeti ancora sconosciuti, ognuno con le sue caratteristiche. “Nessuno di noi si aspettava questa enorme diversità di sistemi planetari e stellari. È semplicemente meraviglioso.” ha commentato William Borucki, scienziato della Nasa in pensione, che nel 2009 ha partecipato alla missione Kepler per la ricerca di pianeti abitabili.

Lagoon Nebula | © NASA’s James Webb Space Telescope

Dopo decenni trascorsi a monitorare lo spazio, senza risultati, in cerca di indizi biologici e tecnologici di un’intelligenza extraterrestre (SETI), la consapevolezza di questa astro-diversità rianima la speranza di molti scienziati di trovare vita oltre il nostro sistema solare.

Fratello alieno, dove sei?

Nel corso del tempo al paradosso di Fermi, secondo il quale se è vero che l’universo pullula di civiltà evolute ne avremmo dovuto già conoscere qualcuna, sono state portate soluzioni diverse e spesso pittoresche. Nel 1973 l’astrofisico di Harvard John A. Ball formulò la teoria “dello zoo”: gli alieni stanno deliberatamente evitando l’interazione con noi umani e ci hanno segregato in un’area in cui viviamo come animali in un giardino zoologico, ignari del mondo che esiste al di fuori dei confini terrestri. Ball interpretava questo atteggiamento come autoconservativo: le specie avanzate, che rispettano religiosamente la vita e l’evoluzione, ritengono che quelle più primitive, come la nostra, siano imprevedibili e indisciplinate, e che dal contatto si potrebbe generare il caos.

L’autore di fantascienza Stephen Baxter nel 2001 ha sostenuto la teoria del “planetario”, secondo la quale l’umanità si trova all’interno di un universo artificiale progettato da una civiltà aliena avanzata per creare l’illusione che sia disabitato. Anche in questo scenario, gli ETI non desiderano essere disturbati da noi terrestri.

Quasar | © NASA, ESA e J. Olmsted (STScI)

C’è poi la teoria della “trascendenza” di John M. Smart, CEO della Foresight University e fondatore della Acceleration Studies Foundation, che nel 2011 ha ventilato l’ipotesi che le civiltà più evolute siano state attratte dai buchi neri, il che spiegherebbe la loro capacità di eludere il rilevamento, dove esercitano in libertà ogni genere di scienza fisica estrema.

E tra le altre risposte al quesito: è ancora troppo presto, perché anche se 5000 sembra una cifra entusiasmante, sono ancora troppo pochi gli esopianeti scoperti che presentano caratteristiche di abitabilità; forse la vita intelligente si trova in uno spazio ancora troppo distante per le nostre strumentazioni di rilevamento; gli alieni esistono ma sono in letargo, ossia in uno stato di torpore indotto a causa di un periodo di siccità sul loro pianeta.

Oppure, è ora di cambiare metodo: finora abbiamo cercato la vita nello spazio basandoci sulle caratteristiche della Terra, l’unico pianeta abitato che conosciamo. Ma gli scatti sempre più frequenti del contatore di esopianeti targato NASA ci stanno prospettando una molteplicità di corpi celesti fino a qualche decennio fa insospettabile: in questa varietà la chiave per la conoscenza del futuro?

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Un pensiero su “Sognando ET

  1. Iva dice:

    Ha fatto un grande lavoro di preparazione e di sintesi non troppo complessa per essere assimilata anche da noi poveri comuni mortali. Complimenti e grazie per avermelo fatto leggere!

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