Parco della Doñana: dove le fragole mettono in fuga le aquile

Strawberry fields forever? Non ad Abbey Road, ma in Andalusia. Esattamente, nella Doñana, sud-ovest della Spagna, dove si trova un Parco nazionale che con la sua spettacolare distesa di lagune, paludi e acquitrini è una delle zone umide più importanti d’Europa.

Parco Nazionale della Doñana | Spagna

Più di 130.00 ettari di biodiversità per un ambiente che si è meritato il titolo UNESCO di patrimonio mondiale e riserva della biosfera. E sono molteplici anche i tipi di frutti rossi (dieci varietà di lampone, sette di fragola) che qui vengono coltivati in modalità intensiva mettendo a rischio l’integrità idrogeologica della regione. Animali già al limite della leggenda come la lince pardina o l’aquila imperiale rischiano l’estinzione in un paesaggio che sta drammaticamente cambiando. E l’acqua potrebbe non bastare più nemmeno per le colture, provocando una crisi economica oltre che ambientale.

Una banca dell’acqua sulla soglia del crollo

“Stop robo del agua” (stop al furto di acqua): è lo striscione visibile dall’alto che il WWF spagnolo ha steso nella campagna di quello che ancora viene considerato il forziere idrico della Spagna. L’UE ha inviato negli anni ripetuti solleciti: se non si chiudono un po’ di rubinetti, il Parco di Doñana entrerà nella lista nera dei Patrimoni in pericolo. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha già denunciato la Spagna per la violazione delle Direttiva Quadro sulle acque, che stabilisce che ogni stato membro ha il dovere di mantenere in salute le risorse idriche per garantire l’equilibrio fra ecosistema e attività umane. Da oltre trent’anni anni le principali riserve di acqua della regione sono stressate, oltre che dalla progressiva diminuzione delle precipitazioni e dall’ aumento di temperatura, anche dal fiorire di pozzi illegali per l’irrigazione delle colture di frutta, fragola capofila, che saccheggiano la falda sotterranea. E poi, l’urbanizzazione. Sì, perché il fascino di 38 km di spiagge inviolate ha portato all’inevitabile sbocciare oltre la cintura sabbiosa di cittadine da vacanza come Matalascañas, un reticolato di villette e condomini, nonché campi da golf a 18 buche che riproducono lo scenario lagunare con la differenza che invece di conservare acqua la risucchiano con ingordigia.

Parco Nazionale della Doñana | Spagna | © GRID-Arendal

Molte lagune sono scomparse, altre si sono ridotte sostituendo la tipica vegetazione della zona umida con quella terrestre a base di pini e macchia, altre ancora tendono a prosciugarsi nella stagione calda con maggiore frequenza. Come il lago di Santa Olalla, la laguna più estesa della regione, che nell’estate 2023 per il secondo anno si è completamente seccato. Il Consiglio Superiore delle Ricerche Scientifiche spagnolo ha dichiarato che proprio al termine dell’alta stagione turistica questa maxi laguna ridotta a rugoso deserto avrebbe ricominciato a inondarsi, sollecitando un piano di razionamento anche e soprattutto nel periodo di maggiore drenaggio forzato, quello delle vacanze.

Il caso Doñana è il sintomo della disidratazione del pianeta: il WWF riporta che il 66% delle zone umide d’Europa è scomparso negli ultimi 50 anni. Perché sono così importanti? Sono le cisterne verdi del pianeta e non solo: mantengono il livello delle falde sotterranee, assorbono le inondazioni, catturano l’anidride carbonica, assimilano composti di potassio e azoto che nutrono l’ecosistema. Sono una fabbrica di vita basata sul principio primo indicato dal filosofo greco Talete: l’acqua.

Un mercato goloso

Fragola in Spagna vuol dire siccità ma anche prosperità. Sono molte le fattorie, legali e non, che nelle province di Huelva e Siviglia si sono dedicate alla coltivazione di fragole, ma anche lamponi, more e mirtilli, tutte le bacche squisite che troviamo ormai tutto l’anno sia fresche che sotto forma di marmellate, yogurth, gelati.

Quello dei piccoli frutti è infatti un mercato esuberante che ha contribuito a guarire l’economia iberica dalla crisi della pandemia, e la fragola è la reginetta del ballo azionario: la Spagna è il secondo produttore di frutti rossi del mondo (dopo gli USA), e il 70% viene prodotto nella Doñana. Secondo l’Agenzia Andalusa per il commercio estero negli ultimi anni l’export di fragole ha superato i 500 milioni di euro: il 99,9 % viene venduto in Europa, con Germania, Regno Unito e Francia principali acquirenti.

C’è un progetto europeo, Breedingvalue, che mira ad incentivare l’industria di frutti di bosco nel vecchio continente: sembra che negli ultimi 25 anni la produzione mondiale delle fragole sia aumentata da 3,2 a 8,4 tonnellate, e nel 2030 salirà a 12, ma anche che l’Europa sia stata il leader solo fino alla fine degli anni ’80, per essere poi superata dagli USA. Per migliorare la competitività internazionale si devono selezionare nuove varietà, considerando, secondo un’indagine del CNR, che la fragola è sempre più apprezzata dai consumatori non solo per il piacere del palato ma anche per le sue elevate capacità antiossidanti.

Salvare trattori e ambiente

Gli antichi romani utilizzavano la fragola come medicina contro la depressione. Il malessere che rischiano oggi i contadini andalusi che dovranno chiudere le serre all’insegna della transizione ecologica. Le fragole sono colture idrovore: dalla falda sotterranea per decenni hanno attinto i numerosi pozzi fantasma che irrigavano senza licenza. Qualche anno fa multe e chiusure hanno bloccato parzialmente il far west di utenza, anche se la capacità di drenaggio era diminuita ormai anche per i contadini aventi diritto. E di recente la beffa, con la moratoria idrica: Juan Manuel Moreno, presidente del Partito Popolare dell’Andalusia, aveva annunciato di voler legalizzare quei 1460 ettari di piantagioni finora irrigate senza permesso. La mossa è stata letta come strategia per rastrellare i voti di chi non voleva rinunciare ad un’attività che, a detta degli esperti, genera 30.000 euro l’anno per ogni ettaro coltivato a fragole.

Intanto la Ministra della Transizione ecologica Teresa Ribera parlava di ridurre del 5% fino al 2027 la quantità di acqua destinata all’irrigazione. Ma se aumentano i pozzi come si fa a diminuire la fruizione di acqua? Si rischia il collasso del comparto agricolo che sostiene l’economia nazionale.

Stringendo la mano a Moreno, Teresa Ribera ha annunciato un investimento di 1,4 miliardi di euro che dovrebbe tutelare l’acqua della regione e gli interessi dei coltivatori. Ma è stata chiara: i contadini devono essere pronti ad un cambiamento radicale di mentalità, se non per amore del mezzo milione di uccelli acquatici che svernano fra le paludi, almeno per il futuro delle loro aziende. Sono previsti incentivi economici per chi smette di coltivare e si dedica al rimboschimento di alcune delle zone più aride, mentre chi non vuole rinunciare alla fattoria riceverà meno denaro e dovrà coltivare al posto delle fragole vegetali che bevono meno acqua.

Fragole: cercasi sostenibilità

Secondo la Ministra “C’è molto più futuro oltre alle fragole e ai lamponi”, riferendosi all’emergenza idrica. Ma i produttori e gli esportatori, come quelli dell’Associazione Freshuelva, non sembrano disposti ad accettare quella che più che transizione sembra una rivoluzione ecologica che penalizza chi da anni lavora nel settore dei piccoli frutti. Anche la Comunità di irrigazione della Contea di Huelva non si fida della buonuscita di 100.000 euro promessa a chi abbandona le proprie serre. E chiedono tutti alla Ministra di sbloccare i cantieri di dighe e tunnel che potrebbero portare più acqua di superficie nelle terre assetate senza minacciare la riserva sotterranea. Gli ingegneri dell’Università di Cordova hanno poi sviluppato la tecnologia, per continuare a coltivare fragole risparmiando acqua: grazie ad un’app per cellulare l’agricoltore può calcolare i tempi di irrigazione in base a diverse variabili.

Quella contro le “fragole della siccità” è una battaglia che ambientalisti, ong e governo stanno portando avanti da qualche anno, e che sta facendo breccia nei consumatori europeo più sensibili alle cause green. Lo sanno anche alcune delle più prestigiose catene di distribuzione tedesche e britanniche, come Tesco, Lidl, Asda, Sainsbury’s, che avevano indirizzato a Moreno una lettera chiedendo di fermare il condono idrico per garantire ai clienti che le fragole che rosseggiano sui banconi sono coltivate con acqua legale e senza danneggiare l’ambiente. La catena di supermercati Aldi aveva annunciato che avrebbe venduto solo fragole con tracciabilità legale dell’acqua utilizzata. Insomma, d’ora in avanti attenzione alla frutta “water friendly”.

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