Fate affari, non fate la guerra: ecco perché Neom

Una Wonderland saudita sta per nascere, o almeno le ruspe stanno scavando le fondamenta. Neom sarà infatti una città-stato divisa in quattro regioni, nella provincia di Tabuk, costa nord-ovest dell’Arabia Saudita, destinata a diventare un regno del lusso, del business e dell’innovazione. Strutture avveniristiche che colonizzeranno 26.500 kmq di mare, deserto e montagne saudite. Un piano ambizioso, già giudicato “folle” da ambientalisti, architetti, ingegneri. Ma Riyad ha fatto i suoi calcoli, nonostante sia già emerso qualche taglio a quel budget da trilioni di dollari. Neom è per l’Arabia Saudita un sorprendente biglietto da visita per attrarre partner e rafforzare l’immagine di una superpotenza sempre più green ed evoluta.

Resort Elanan | © Neom

E un corridoio di pace da milioni di dollari fra Israele e mondo arabo. Sul piano internazionale Neom sventola infatti la bandiera della pace: l’Arabia Saudita, che difendere accuratamente i suoi confini (è al quinto posto nella classifica mondiale dei paesi maggiori importatori di armi), ha dichiarato di essere pronta, una volta terminato il conflitto arabo-israeliano, ad un dialogo con Tel Aviv. D’altra parte in Israele fioriscono aziende di alta tecnologia che potrebbero dare un’impennata allo sviluppo del progetto saudita. Neom come motore della pace fra Israele e Palestina? Sembra che nelle sale riunioni di Tel Aviv le penne siano pronte a firmare saudi-contratti da capogiro.

Il golfo a cinque stelle superior

L’ultimo progetto annunciato dal CdA di Neom è il resort Elanan . Sorgerà sul Mar Rosso, nel golfo di Aquaba, manifestandosi ai clienti in check in come un castello incantato: ad attirare l’attenzione, svettante fra le palme, una torre dorata da cui si potrà godere di un panorama mozzafiato. Che è solo la punta di un lussuoso icebearg nel deserto: la struttura, progettata come un rifugio esclusivo dove vivere “esperienze immersive”, è una corte di ambienti che evocano archeologia e architettura organica, in armonia fra il costruito e il naturale.

Roccia sedimentaria, vegetazione locale e acqua sono gli elementi predominanti di un satellite di benessere tra mare e deserto. I visitatori potranno scegliere fra 80 stanze o suites, passeggiare fra giardini e cascate, e utilizzare servizi come spa, boutique d’alta moda, ristoranti panoramici, percorsi sensoriali, e una meravigliosa infinity pool, la piscina a sfioro che sembra fondersi con l’orizzonte.

“Un giardino segreto”, come la definiscono gli architetti, che grazie all’accordo con la Sauudi Arabian Airlines sarà raggiungibile con voli diretti da Londra e Dubai.

Gidori | © Neom
Secondo il progetto l’area che si affaccia sul golfo di Aqaba accoglierà molti altri hotel multistelle: come Zardum, una cattedrale ecoturistica, il grattacielo fra montagna e mare Aquellum, Epicon, con i suoi ristoranti sospesi. E sono previsti anche centri di svago come Utamo, un teatro polivalente scavato nella roccia dall’ingresso che richiama una Petra del futuro, e la scintillante Gidori, una guesthouse per golfisti.

Il deserto dell’impossibile

Lecito il dubbio che questa fantascientifica contea, che dovrebbe essere ultimata entro il 2025, resti un sogno nutrito dal rendering più avanzato. D’altra parte Tonomo, la prima filiale di Neom, che si presenta come “comunità di catalizzatori visionari”, è specializzata in tecnologia digitale fra cui quel metaverso immersivo capace di coinvolgere occhi e mente in un mondo fittizio e impossibile.

Per spegnere lo scetticismo è stato diffuso un video che, anticipato dallo slogan “Neom is real”, testimonia come nel 2023 i cantieri erano già attivi: ruspe che mangiano la terra sabbiosa dove sorgeranno Sindalah, Troyena, The line e Oxagon.

Un’isola sul Mar Rosso dedicata alla comunità nautica: Sindalah, con il suo resort ed il porto turistico dovrebbe essere la prima struttura ad essere completata entro il 2024.

Troyena è il progetto che fa più discutere: a 50 km dalla costa, una sconfinata stazione sciistica accessoriata di hotel, negozi e ristoranti lungo 42.000 mq di montagne alte fra i 1500 e i 2600 metri dove, assicura il team Neon, la temperatura può scendere sotto lo zero. Qui si svolgeranno i Giochi invernali asiatici del 2029: ci si chiede quanta acqua ed energia saranno impiegate per coprire di neve 36 km di piste, in un mondo dove anche i ghiacciai alpini stanno collassando.

Dopo le discese i turisti potranno fare vela e snorkeling in un immenso lago artificiale (alimentato da tre dighe) che si protende nella valle con The Bow, una struttura futuristica che evoca la prua di una nave e che racchiude meravigliose camere con vista: il tutto realizzato dagli ingegneri dell’italiana Webuild.

Oxagon: una città portuale, che vista dall’alto appare come una rete di piazze e strade d’acqua separata dalla terraferma da un largo canale. Sarà un centro di produzione e ricerca per metà galleggiante sul Mar rosso, in posizione strategica rispetto al canale di Suez per le attività commerciali e logistiche.

Ed infine The Line, esempio di zero gravity urbanism che, per tutelare l’ambiente circostante, si estende in lunghezza: è stata annunciata come una “città cognitiva” lunga 170 km tra deserto e mare, capace di accogliere 9 milioni di abitanti, con mura a specchio alte 500 metri che riflettono il paesaggio naturale.

Grazie a energia pulita, robotica ed intelligenza artificiale qui non saranno necessarie le automobili: in soli 20 minuti, ha dichiarato il gruppo Neom, si potrà compiere un viaggio end-to-end con i trasporti pubblici. O forse basterà andare a piedi: l’agenzia Bloomberg ha infatti rivelato che il progetto ha subito un pesante ridimensionamento, non solo a causa della pressione esercitata dalle tribù locali, ma soprattutto per una effettiva carenza di fondi. E così invece di una metropoli per 9 milioni di persone forse sorgerà una cittadina per 300.000 abitanti, lunga meno di 2 km.

Dietro lo specchio green

Sulla carta, Neom sarà alimentata interamente da energia pulita. Anche se nel deserto non mancano sole e vento, è azzardato pensare che insediamenti di tale complessità e operatività possano essere indipendenti dal fossile, la risorsa a km zero.

Utopia? Forse, ma dalle basi molto concrete. Ad annunciare Neom qualche anno fa è stato il giovane principe Mohammad bin Salman Al Sa’ud, con il programma Saudi Vision 2030, che mira ad emancipare l’Arabia Saudita dall’economia petrolifera, o quantomeno diversificarla, investendo nelle fonti rinnovabili. Ecco perché, guidata dall’Amministratore delegato Nadhmi Al-Nasr la holding ha stretto partnership con Mc Laren per la Formula E, ha lanciato l’aerotaxi elettrico Volocopter e, dulcis in fundo, sta allestendo nel golfo di Aquaba un parco eolico per avviare il più grande impianto di idrogeno verde del mondo.

Non importa quando e come Neom sarà ultimata. È il messaggio che conta: quello di un’Arabia Saudita che con il suo entusiasmo progettuale intende ringiovanire la sua economia, assurgendo a potenza green numero uno al mondo, calamitando professionalità ed imprese da ogni parte del pianeta.

E così fa parte dello staff il prof. Richard Bush, scienziato australiano specializzato in gestione sostenibile delle acque: quello che occorre in un progetto accusato dagli ambientalisti di deviazione delle risorse idriche per alimentare un parco artificiale di cascate, ruscelli, laghi e piste da sci in una landa assetata. A dirigere la Riserva Natura è invece il dott. Paul Marshall: intende ripristinare il verde scomparso a causa della desertificazione, ripopolare la fauna di terra e di mare, conservare la barriera corallina.

Meno tutelati i diritti umani: la ONG saudita ALQST nel suo report “The dark side of Neom” denuncia gravi violazioni nei confronti degli Howeitat, la tribù che vive nel deserto e che avrebbe subito sfratti e demolizioni delle case (per chi si è opposto arresto e carcere duro, almeno tre condanne a morte), e degli operai impiegati nei cantieri, per la maggior parte immigrati, che hanno riportato storie di vessazioni, intimidazioni, molti casi di decesso e suicidio. “Mali necessari” in nome di innovazione e sostenibilità, avrebbero replicato dall’alto. Senza dimenticare che Neom è pensata come città di fondazione con statuto e regime fiscale proprio, destinata ad abitanti più che facoltosi che qui trasferirebbero attività e capitali con l’obiettivo di creare un plesso solare economico che muove il mondo.

 
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