Attento lupo: non sarai più super-protetto

Saranno i 27 Ministri dell’ambiente degli stati membri dell’UE a votare la proposta della Commissione di ridurre lo status del lupo da “rigorosamente protetta” a “protetta”. È stata un’ampia maggioranza di eurodeputati a sollecitare il Comitato permanente della Convenzione di Berna, l’organo che stabilisce il livello di tutela dei lupi europei.

Lupo europeo

Se il permesso di abbatterli dovesse diventare più accessibile, cosa succederà ai predatori grigi? Il lupo tornerà a coda bassa nella categoria a rischio di estinzione, e a ruota altre specie saranno minacciate? Lo temono gli ambientalisti. Se lo augurano invece allevatori e albergatori delle zone montane che sostengono: i lupi attaccano il bestiame minacciando anche i cani e i guardiani, rappresentano un pericolo per i turisti.

Se il lupo non perde il vizio

A renderlo finora “specie rigorosamente protetta” sono la Direttiva Habitat della Convenzione di Berna e le leggi nazionali dei vari stati membri. All’apice della catena alimentare, il lupo è garante della biodiversità e nutrendosi anche di carcasse previene le zoonosi. Ma se la modifica richiesta da gran parte dell’Europarlamento sarà applicata, per abbattere un lupo non servirà più rivolgersi al Ministero dell’Ambiente e dimostrare di avere attuato tutte le misure di prevenzione alternative all’uccisione.

Saranno le singole Regioni a normare l’abbattimento ed eventualmente aprire stagioni di caccia al lupo. E gli Assessori di Lombardia, Veneto, Piemonte, Umbria, Puglia, dove sono più frequenti le denunce di predazione negli allevamenti, saranno probabilmente più sollecitati a dispensare i permessi di abbattimento. Anche per non perdere una quota di elettorato, quella del comparto agricolo: lo ha detto a chiare lettere Herbert Dorfmann, l’eurodeputato altoatesino del Südtiroler Volkspartei “L’inazione ci sta portando a perdere quote di consenso…”.

E ad agricoltori e allevatori non bastano più gli indennizzi erogati tramite bando da alcune Regioni come risarcimento dei capi “rubati” da lupi che, avendo un habitat frammentato in prossimità degli insediamenti umani, si stanno abituando ad una dieta che prevede un mix di selvatico e domestico. Organizzare un sistema di sorveglianza anti-lupo può costare caro: in mancanza di aiuti statali, c’è chi preferisce trappole e fucile.

Stanno tutti bene (per ora)

Nella prima metà del ‘900 il lupo europeo era in via di estinzione. Grazie ad un regime di protezione sempre più stretto, oggi in UE vivono 20.000 lupi. A consentire la loro espansione in aree dove non si erano mai affacciati sono stati anche gli interventi di riforestazione e l’abbandono di molti terreni agricoli, che hanno favorito il ritorno delle prede ungulate (cinghiali, cervi, caprioli, daini, mufloni).

Ma è anche vero che la crescente antropizzazione degli ambienti naturali ha ridotto progressivamente la distanza fra lupi e umani (cacciatori, agricoltori, imprenditori del turismo), che devono sempre più spesso contendersi un territorio. Una convivenza forzata che ha sviluppato nel lupo una maggiore capacità di adattamento alla presenza umana.

Anche la popolazione di lupi in Italia è in salute. Negli anni ’70 ne rimanevano un paio di centinaia di esemplari: con l’“Operazione San Francesco”, che ha portato all’emanazione di decreti contro la caccia al lupo e l’uso di esche avvelenate, oggi fra la componente alpina e quella appenninica sono più di 3000.

Sono animali che si muovono in branco su aree di centinaia di Km quadrati: possono quindi diventare ospiti inattesi in regioni come quelle dell’arco alpino, dove il lupo è tornato dopo un secolo di assenza trovando una nuova opportunità di nutrimento negli stazzi e nei pascoli non sufficientemente protetti. Come sta accadendo nell’Alpago, verde regione del bellunese, dove i pastori su una comunità di 3000 capi hanno denunciato circa 600 predazioni dal 2018 ad oggi. Allevate per la carne Presidio slow food, a detta dei locali sono le pecore alpagote a rischiare l’estinzione. E in tutta Italia gli allevatori.

Soluzioni a confronto: naturalista e allevatore

Secondo Corradino Guacci, Presidente della Società Italiana per la Storia della Fauna: “La comodità di poter lasciare gli animali all’alpeggio incustoditi fa sì che sia difficile oggi tornare indietro e impegnarsi a fare il pastore.” E indica tutte le azioni (pacifiche) che si dovrebbero adottare a protezione di greggi e mandrie. In primis rifugi notturni recintati con rete elettrificata e paragatti (piegatura superiore verso l’esterno a 45°): una soluzione inefficace, secondo Lorena Miele, biologa, allevatrice e vice presidente CIA Lombardia. “Il lupo elude le recinzioni elettrificate scavando sotto terra e i rifugi notturni si trasformano in una trappola da cui non poter scappare. ”

E i cani guardiani? “Spesso il branco di lupi è più numeroso dei cani presenti, e riesce con astute strategie ad aggirarli. -spiega l’allevatrice – Alcuni lupi attaccano il gregge da una parte, facendo andare lì i cani, e il resto del branco attacca il gregge nella zona che i cani hanno lasciato indifesa, riuscendo così a predare. Occorre ricordare poi che i cani da guardia non distinguono il lupo dal turista che si avvicina troppo al branco, possono attaccare anche le persone.” Non la pensa così Guacci: “I cani da pastore vanno scelti con oculatezza: il mastino abruzzese, ad esempio, è un cane molto equilibrato che da millenni affianca il pastore nella difesa del gregge.”

E se un turista si imbatte in questi ausiliari a quattro zampe? “Se si rispettano alcune semplici regole di comportamento il rischio è praticamente nullo. – afferma Guacci – Nell’avvicinarsi a un pascolo, se non è possibile aggirarlo, parlare a voce alta per avvisare per tempo del proprio arrivo. E se si è in bicicletta scendere e spingerla a mano. Quando si viene fronteggiati dai cani fermarsi, non urlare né agitare le braccia o bastoni e non cercare di scacciarli con delle pietre, rimanere in contatto visivo e non girare loro le spalle. Quando i cani si sono calmati, allontanarsi lentamente. Se i cani non si acquietano indietreggiare con calma, anche a marcia indietro, e girare al largo dal pascolo. Mai tentare di attraversare il gregge con il proprio cane da compagnia.”

C’è anche la soluzione del sorvegliante che giorno e notte presidia il bestiame. Impraticabile, secondo gli allevatori. “Il costo del personale azzererebbe il margine di guadagno dell’attività, costringendo l’azienda a chiudere.” asserisce Miele. E su questo punto concorda anche un naturalista come Guacci, a favore di contributi mirati da parte delle pubbliche amministrazioni, anche se”..non è pensabile che in nome del profitto si debba accettare di lasciare a chi verrà dopo di noi un ambiente “artificiale” povero di biodiversità.”

“Prima che alla fine dell’ottocento inizi novecento si intraprendesse una campagna di eradicazione del lupo, l’uomo allevatore teneva sotto controllo questa specie selvatica: eliminava i soggetti dannosi, proteggendo i propri animali e sé stesso, impedendo una crescita smisurata della popolazione dei lupi. – afferma Lorena Miele – Ora, per via dell’introduzione artificiale degli ungulati, la popolazione del lupo sta crescendo esponenzialmente. Occorre permettere all’uomo di poter esercitare nuovamente la sua azione di regolatore, affinché l’equilibrio sia nuovamente ristabilito.”

Come molti altri allevatori, ma con una prospettiva più scientifica, Miele è favorevole ad un piano di gestione che prevede la possibilità di sparare al lupo, per fa sì che questi animali sviluppino quel timore necessario a tenerli sempre più a distanza dall’uomo e dal bestiame.

Canis Lupus

“Ritengo che l’abbattimento tout court, salvo in casi eccezionali, rappresenti una scorciatoia auspicata da settori “conservatori” del mondo agricolo che trova accoglienza da parte di una politica spesso in difficoltà nell’elaborare strategie efficaci a sostenere lo sviluppo delle aree interne, e che individua nel lupo un comodo capro espiatorio.” commenta Guacci ” Prima di arrivare all’abbattimento si possono percorrere altre strade, oltre ai sistemi di difesa attivi e passivi. Mi riferisco ai dissuasori acustici e luminosi, fino all’utilizzo di proiettili di gomma che sono stati recentemente testati con buoni risultati.” Secondo Guacci se il bestiame è protetto nel modo giusto il lupo presto si stancherà di andare a cena nelle fattorie, e tornerà a concentrarsi sulle prede meno custodite ed abbondanti, gli ungulati che costituiscono circa il 95% della sua dieta.

 

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