Parchi Nazionali in Italia: i nostri preferiti

Lo sapete che in Italia abbiamo una ventina di parchi nazionali, che proteggono migliaia e migliaia di ettari? Sia sulla terraferma che in mare. Visitarli è un’opportunità unica per vivere immersi nella natura, in un’area tutelata in cui al primo posto c’è l’ambiente, con la sua vegetazione e i suoi animali. Si possono avvistare specie in piena libertà nel loro habitat. Ma non solo: il territorio custodisce anche tesori storici e paesaggi umani di grande bellezza, borghi compresi. Abbiamo scelto per voi 5 parchi che, a nostro avviso, sono imperdibili. Una selezione difficile ovviamente, perché da nord a sud, isole comprese, la scelta è davvero ampia. E il nostro Paese è colmo di bellezza.

Parco Nazionale del Gran Paradiso | Foto di Alexis Courthoud | Wikimedia

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Parco Nazionale del Gran Paradiso | Foto di Alexis Courthoud | Wikimedia

Parco Nazionale Gran Paradiso

Non potevamo che iniziare dal più antico parco nazionale italiano, istituito nel 1922. Il nome viene dall’unica cima che supera i 4.000 metri interamente nei confini italiani. Diviso fra Valle d’Aosta e Piemonte, il parco tutela oltre 70.000 ettari. Al suo interno ci sono cinque vallate concentriche in cui si trovano tipici ambienti alpini con ghiacciai, rocce, boschi di larici e abeti. Le montagne sono state incise e modellate nel corso dei secoli da grandi ghiacciai e torrenti. Nei boschi a fondovalle, gli alberi più comuni sono i larici, misti ad abeti rossi, pini cembri, e più raramente l’abete bianco. A mano a mano che si sale lungo i versanti, i protagonisti sono gli ampi pascoli alpini, che in tarda primavera si riempiono di fiori. Salendo ancora di quota, cedono il posto a rocce e ghiacciai. Per gli amanti del trekking, la rete dei sentieri si estende per oltre 500 chilometri attraverso le valli.

La creazione dell’area protetta è molto legata alla salvaguardia dello stambecco alpino, l’animale simbolo del parco. Dopo la seconda guerra mondiale se ne contavano solo 416 capi nel mondo, e tutti nel territorio del parco. Oggi è finalmente di nuovo presente in molti esemplari. Vive nelle praterie d’alta quota, e abbarbicato con incredibile equilibrio sulle pareti rocciose.

Durante le camminate si possono incontrare camosci, marmotte, lepri, volpi, tassi, ermellini, donnole, martore e faine. Guardando il cielo invece non è raro avvistare l’aquila, il gipeto (tornato di recente a nidificare nell’area protetta), la poiana, il gheppio, lo sparviero, l’astore, il gufo reale, l’allocco e uccelli come la pernice bianca, il gallo forcello e il picchio verde, solo per citarne alcuni. Molte sono anche le varietà di rettili, insetti e anfibi come le vipere, la farfalla Parnassius, i tritoni e le salamandre.

Parco Nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise | © Vittoria Amati

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Parco Nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise | © Vittoria Amati

Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise

Quando si pensa a questo parco, la prima cosa che viene in mente è l’orso bruno marsicano, il gigante simbolo incontrastato del territorio. Parliamo di una delle rare zone dell’Europa occidentale dove, nelle foreste di faggio e nelle alte praterie rupestri, ci si può ancora imbattere nel camoscio d’Abruzzo, il lupo, il cervo, il capriolo e l’aquila reale.

Molte altre specie di mammiferi, uccelli, rettili, anfibi e pesci rappresentano altrettante rarità, tanto da essere inserite nella “Lista Rossadegli animali d’Italia, o sottoposte a tutela internazionale dalla Direttiva Habitat e dalla Convenzione di Washington (CITES). Altrettanto importante è la flora con oltre 2.000 specie, tra cui alcune rare come il giaggiolo della Marsica o la scarpetta di Venere.

Ma facciamo un passo indietro. Il territorio del parco è di quasi 50.000 ettari, ed è costituito principalmente da catene montuose che vanno da 900 a 2.200 metri di altezza. Il paesaggio è vario, passando dalle tipiche vette tondeggianti dell’Appennino ai dirupi dall’aspetto alpino. La zona centrale è percorsa dal fiume Sangro. Ci sono anche due laghi: il lago di Barrea, artificiale, e il lago Vivo.

Si possono ammirare le testimonianze lasciate dal glacialismo e carsismo, con circhi glaciali nella parte alta delle vallate, depositi morenici, rocce montonate lungo le valli, grotte, fenditure e doline. Non mancano enormi esempi di fenomeni erosivi prodotti dalle acque piovane e dai fiumi, come la gola della Foce di Barrea.

Molto suggestivo è l’anfiteatro naturale della catena della Camosciara, simile alle Dolomiti. Insieme alle contigue Val di Rose e Valle Iannanghera, rappresenta il cuore del parco. Per scoprire le bellezze del territorio ci sono ben 150 itinerari ecoturistici, per una lunghezza complessiva che supera i 250 chilometri.

Vieste | Parco Nazionale del Gargano

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Vieste | Parco Nazionale del Gargano

Parco Nazionale del Gargano

Gargano, Puglia, mare stupendo: la concatenazione di pensieri è praticamente automatica. Il parco infatti è conosciuto per nomi turistici come Peschici, Vieste, le Isole Tremiti. Ma c’è molto di più ovviamente. Questa parte della regione è una delle più ricche di habitat differenti e biodiversità. Il perché sta nell’origine isolana dello “sperone d’Italia”, nella sua conformazione morfologica. Quando centinaia di milioni di anni fa cominciarono a emergere gli Appennini fra le lagune e la terraferma, il Gargano era separato dal continente. Tutto ciò ha segnato il suo sviluppo ambientale, caratterizzato dal verde dell’entroterra, i laghi costieri, le isole e un deserto di pietra alle spalle, col Monte Calvo che supera i 1.000 metri.

Il Gargano è un promontorio di foreste di pini e lecci e coltivazioni di mandorli, arance e ulivi. Il parco conta oltre 121.000 ettari di area protetta. Il cuore è la Foresta Umbra che ricopre l’interno di faggi, cerri, querce, aceri e lecci su una superficie di 10.500 ettari. Il nome però non deve confondere, non c’entra l’Umbria: viene dall’ombra creata dalla fitta vegetazione.

La costa bassa e sabbiosa nel tratto settentrionale del parco diventa sempre più scoscesa, con alte falesie calcaree e calette di sabbia finissima. In questa cornice troviamo borghi che, soprattutto nell’entroterra, hanno conservato la loro struttura antica: Vieste,San Menaio,Peschici,Mattinata, Vico del Gargano.

Del parco, come detto, fanno parte anche le isole Tremiti, tesori di biodiversità. Sono un esempio di rara bellezza sia per la natura incontaminata dei fondali, sia per gli aspetti paesaggistici e storico-architettonici. L’arcipelago è costituito da tre isole maggiori, S. Domino, S. Nicola e Caprara, a cui si aggiungono l’isola minore di Pianosa e l’isolotto di Cretaccio.

Lepre bianca | Parco Nazionale dello Stelvio

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Lepre bianca | Parco Nazionale dello Stelvio

Parco Nazionale dello Stelvio

Lasciamo lo splendido mare pugliese per andare nelle Alpi Centrali, dove troviamo una delle più grandi riserve naturali europee. Lo Stelvio è un tipico parco montano d’alta quota, a cavallo fra Lombardia, Alto Adige e Trentino. Per circa tre quarti dei suoi 130.700 ettari, il territorio supera i 2.000 metri e raggiunge il picco con l’Ortles che sfiora i 4.000 metri. È proprio il gruppo dell’Ortles-Cevedale a rappresentare il cuore geografico del parco.

A seconda dell’altitudine, c’è una grande varietà di animali e piante alpine, e anche di paesaggi. Dalle cime impervie e le vaste superfici glaciali, si passa alle aree di fondovalle con prati da sfalcio. Dai versanti ammantati da boschi di conifere, salendo di quota si arriva alle praterie alpine. Qui la vita si fa dura soprattutto per le piante che devono subire un clima molto duro. Ma nonostante le temperature bassissime, il vento e la neve abbondante, molte riescono a sopravvivere perfino oltre i 3.000 metri.

Anche la fauna è variegata, con oltre 260 specie solo fra i vertebrati. Spiccano i grandi rapaci come l’aquila reale e il gipeto, le ricche popolazioni di ungulati, soprattutto cervo e stambecco, e molte specie tipiche degli habitat montani (galliformi alpini, marmotta, lepre bianca, ermellino e altre ancora). A loro si aggiunge una ricca presenza di invertebrati.

L’area protetta tocca ben 23 comuni, ideali per dare il via all’esplorazione attraverso 1.500 chilometri di sentieri.

Oltre alla natura però, il parco è anche ricco di storia. Durante la Prima Guerra Mondiale qui correva l’estremo occidentale del fronte di combattimento. Ancora oggi si possono vedere trincee, strade, mulattiere e villaggi militari, soprattutto in Valle del Braulio e al Passo dello Stelvio, nella Valle dei Forni e nella Valle di Gavia.

Parco Nazionale del Pollino | © Roberto | Flickr

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Parco Nazionale del Pollino | © Roberto | Flickr

Parco Nazionale del Pollino

Nei suoi oltre 192.000 ettari di terreno, il Pollino protegge un’area che si estende fra Basilicata e Calabria, formata dai Massicci del Pollino e dell’Orsomarso nell’Appennino meridionale. La catena montuosa vanta le cime più alte del Sud Italia, che toccano quota 2.200 metri e restano innevate per molto tempo. Si possono ammirare rocce dolomitiche, bastioni calcarei, gole profonde, grotte carsiche, pascoli ad alta quota, circhi glaciali e massi erratici.

Ma il paesaggio è molto vario: spazia dal Mar Tirreno allo Jonio, da Cozzo del Pellegrino a Serra Dolcedorme (il monte più alto), dai Piani di Campolongo di Novacco e di Lanzo ai Piani del Pollino. E include fiumi e torrenti in cui è possibile fare rafting. Non stupisce che questo parco sia l’area protetta più estesa d’Italia.

È amato anche dagli appassionati di paleontologia, grazie ai numerosi fossili. Tra questi spiccano le rudiste, molluschi marini vissuti 60 milioni di anni fa, mentre nella Valle del Mercure è stato trovato lo scheletro di un elefante. Inoltre, il parco è apprezzato per le sue erbe officinali, che crescono spontaneamente nei pianori ad alta quota.

Anche la fauna è molto ricca. Spiccano in particolare circa 20/30 esemplari di lupo, il capriolo invece conta circa 50 esemplari, ed è una delle specie autoctone dell’Appennino meridionale. La lontra è il mammifero più raro, mentre la volpe si incrocia facilmente ed è molto diffusa come il riccio, il tasso e l’istrice.

Anche gli amanti del birdwatching saranno soddisfatti: fra le varie specie è possibile avvistare l’astore, il falco pellegrino, il gheppio, la poiana e il gufo.

Grazie alla variabilità di alcuni fattori ambientali, si sono sviluppate diverse specie vegetali: la macchia mediterranea soprattutto nelle aree più calde, mentre ad alta quota troviamo querceti, castagneti, aceri e carpini.

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