Madagascar: cosa vedere nell’isola della biodiversità

Nell’Oceano Indiano, non molto lontano dalla costa del Mozambico, c’è un paradiso di biodiversità tutto africano. Il Madagascar è la quarta isola più grande del mondo, ma sono altri i numeri che ci interessano: il 5% delle specie animali e vegetali del pianeta si trova qui, e l’80% è endemico. La ragione di questa unicità sta nel lungo isolamento geografico, soprattutto per quanto riguarda la fauna.

Camaleonte | Madagascar

Proprio un animale endemico è il simbolo del Paese, il lemure, che vive nella foresta tropicale. Si aggiungono altre creature peculiari come il fossa (un predatore simile a un gatto), camaleonti, insetti astrusi, rane, tartarughe e diverse specie di squali e megattere. Altrettanto straordinaria è la flora, dai baobab alla palma del viaggiatore, dalle orchidee alle foreste.

A questo patrimonio naturalistico si aggiungono paesaggi molto vari, che poche nazioni possono vantare. Dai canyon alle colline terrazzate, da foreste di ogni genere (pluviali, aride, spinose) a una costa che si allunga per 5.000 chilometri. In Madagascar si passa dalla giungla al deserto in poche ore di auto.

Colline terrazzate – Madagascar | © Vittoria Amati

Anche il clima varia molto, a seconda delle regioni. Le Highlands sono temperate, l’Ovest è caldo e secco, la costa orientale è piovosa, il Nord è caldo e umido, il Sud semi arido. Il periodo ideale per visitare l’isola è da aprile a giugno e da settembre a ottobre, evitando l’estate con le sue piogge da novembre a marzo.

Una simile ricchezza naturale va protetta a dovere. Le associazioni ambientaliste internazionali considerano il Paese in emergenza ecologica. È infatti a rischio deforestazione (principalmente per fare spazio alle risaie), erosione e inaridimento. Il governo però si è attivato, istituendo diversi parchi nazionali e riserve naturali. Si possono visitare in giornata o con escursioni più lunghe, per scoprire la bellezza di questa natura così unica e selvaggia.

Ad esempio, il Parco nazionale di Bemaraha è perfetto per ammirare una peculiarità dell’isola, gli tsingy. Il parco, Patrimonio Unesco per la sua eccezionalità ambientale, si trova nel centro del Madagascar, a 300 chilometri da Antananarivo, capitale e unico vero centro urbano del Paese.

Gli tsingy sono formazioni rocciose calcaree che ricordano delle guglie, e offrono uno dei paesaggi più suggestivi al mondo. Una sorta di enorme cattedrale gotica scolpita dalla natura. Ma qual è la loro origine? Milioni di anni fa l’area era sommersa dalle acque del mare. I coralli e le conchiglie si sono fossilizzati formando un’immensa placca. Una volta che le acque si sono ritirate, gli tsingy sono emersi e la pioggia ha fatto il suo lungo lavoro di erosione.

Il parco di Bemaraha conta numerose specie endemiche, circa 400 specie animali dai mammiferi agli uccelli, dai rettili agli anfibi, e almeno 900 piante. Due grandi fiumi attraversano il parco, lo Tsiribihina e il Manambolo, da navigare in piroga costeggiando gole, dirupi e tsingy.

Tsingy a Antsiranana | Madagascar

Tsingy color rosso intenso possono essere ammirati anche a una cinquantina di chilometri a sud della città di Antsiranana (chiamata anche Diego Suarez) nell’estremo Nord del Madagascar. Anche nella riserva speciale d’Ankarana c’è uno spettacolare altopiano calcareo alto quasi 300 metri.

Per vedere dal vivo un’altra unicità malgascia bisogna andare nel Parco nazionale di Ranomafana. Fa parte di un gruppo di altri sei parchi nazionali dichiarati Patrimonio Unesco, in quanto proteggono le foreste pluviali di Atsinanana (nel corso dell’articolo ne incontreremo altri).

Lemuri | Madagascar

Il parco si trova vicino alla città di Fianarantsoa, e copre quasi 41.600 ettari di foresta tropicale umida. Ed è nella sua lussureggiante distesa di alberi che accoglie ben 26 specie di lemuri, di cui due molto rare (il prolemure dal naso largo e quello dorato), oltre a uccelli, farfalle, pipistrelli e specie in via d’estinzione. Troverete anche piante endemiche, medicinali e carnivore, palme, felci e una grande varietà di orchidee.

Il parco è circondato da massicci montuosi, e vanta anche una piscina naturale termale, nota per le sue proprietà benefiche, che raggiunge i 38 gradi di calore.

Lemure – Madagascar | © Vittoria Amati

Per vedere invece il più grande lemure del mondo, l’indri, bisogna andare nel Madagascar orientale nel Parco nazionale d’Andasibe-Mantadia, formato da due distinte aree protette. Dalla testa alla coda, questo animale misura circa 80 centimetri. Il parco è costituito quasi totalmente da una foresta primaria, ed è l’habitat perfetto per numerose specie animali e vegetali.

Sempre nella parte orientale del Paese c’è il Parco Nazionale di Marojejy, famoso per la sua incredibile biodiversità. Prende il nome dal massiccio la cui cima è spesso avvolta dalla nebbia.

Fiori – Madagascar | © Vittoria Amati

In questo parco Patrimonio Unesco troviamo quattro tipi di foreste, con una grande varietà di felci, palme e fiori. Ma anche numerosi animali come la boophis o il sanzinia (rispettivamente un genere di rana e di serpente), i lemuri dalla fronte bianca, il cua blu e altri uccelli coloratissimi. Il parco è aperto tutto l’anno, ma il periodo migliore va da aprile a maggio e da settembre a dicembre, quando le precipitazioni sono rare.

Nel cuore del Madagascar abbiamo invece il Parco nazionale dell’Isalo, ritenuto fra i più belli del Paese. L’Isalo è un massiccio roccioso molto particolare, con paesaggi diversi dal resto delle regioni malgasce.

Parco Nazionale di Masoala – Madagascar | © Frank Vassen

Un territorio antico che alterna fitte foreste e canyon verdeggianti, altopiani e zone desertiche dai colori intensi che ricordano l’America del West. Non mancano però piccoli corsi d’acqua, piscine naturali e cascate. Si contano 116 specie medicinali, e 77 specie di uccelli di cui il 70% è endemico. Oltre a rettili, anguille giganti e coccodrilli.

A nord del massiccio dell’Isalo, gli amanti del trekking non devono perdersi il massiccio del Makay. Il Madagascar offre molti percorsi per chi ama camminare, da scegliere ovviamente in base alla propria preparazione fisica e al livello di difficoltà. In tutte le regioni è possibile organizzare escursioni con accampamenti anche di qualche giorno. Fra i percorsi più spettacolari, ci sono quelli che collegano il lago Alaotra (il più grande del Paese) alla costa orientale.

I parchi nazionali contano svariati circuiti tracciati. Nel Parco dell’Andringitra (Patrimonio Unesco) i più esperti possono scalare Pic Boby, che coi suoi 2.700 metri è il secondo monte più alto del Madagascar. Molto gettonato è il trekking sulle 12 colline sacre, da cui godere panorami mozzafiato.

Ma una delle mete più apprezzate per il trekking è il Parco nazionale di Masoala, il più grande del Paese e Patrimonio Unesco. Si trova su una penisola della costa nord-orientale. Per gli appassionati del mare ci sono anche tre parchi marini dove andare in kayak o fare snorkeling.

Nosy Be | Madagascar

A proposito di mare, per chi ama le spiagge tropicali da cartolina c’è Nosy Be, nel canale del Mozambico. È un’isola vulcanica di 320 chilometri quadrati, la più grande di un’arcipelago con una dozzina di isolette. È chiamata “l’isola dei profumi” per i fiori di ylang-ylang (da cui si ricava un’essenza), la canna da zucchero e le spezie che diffondono le loro fragranze. Ed è un ottimo punto di partenza per le crociere e per scoprire la costa occidentale del Madagascar, disseminata di piccoli villaggi di pescatori.

Fiori di ylang-ylang – Madagascar | © Vittoria Amati

Ma Nosy Be non è solo spiagge: ha una fitta foresta e laghi vulcanici, oltre a una fauna e una flora eccezionali. Ci sono svariati percorsi di trekking, come quello su Mont Passot, una collina vulcanica che offre una vista a 360° sul canale del Mozambico e panorami spettacolari.

Fra le varie isole dell’arcipelago spicca Nosy Komba, la più grande e abitata dopo Nosy Be. È conosciuta per le numerose varietà di lemuri considerati sacri, protetti dal “fady” locale, una sorta di proibizione nella cultura malgascia.

Nosy Tanikely invece è l’isola più visitata dell’arcipelago. Vanta infatti uno dei più bei siti di immersioni della regione, un vero e proprio acquario naturale. Da oltre un decennio è diventata parco nazionale marino e area marina protetta.

Ma Nosy Be è molto gettonata anche per un’altra ragione. Ogni anno da giugno a settembre, le megattere lasciano le coste polari dell’Antartide e percorrono 1.500 chilometri per raggiungere le acque tropicali del Madagascar. Una volta arrivate, si accoppiano e partoriscono. Si dividono in due gruppi, uno va per l’appunto verso Nosy Be, e l’altro verso la costa orientale vicino all’Isola Sainte Marie e nella baia Antongil.

Per ammirare centinaia di questi impressionanti cetacei è possibile imbarcarsi in piccoli gruppi. Si può osservare il corteggiamento dei maschi per conquistare le femmine con salti, battute di pinna e, se si è fortunati, avvistare i cuccioli alle prese con le loro prime esperienze.

Per chi ama le creature marine, è possibile anche nuotare con lo squalo balena o fare snorkeling con le tartarughe.

Baobabs Morondava – Madagascar | © Frank Vassen

E concludiamo con un’altra chicca del Madagascar, il baobab. Questa pianta considerata sacra è l’icona per eccellenza della flora locale. Nel mondo è presente con otto specie, sei delle quali si trovano qui. Il tronco può superare 9 metri di diametro e raggiungere 30 metri di altezza. Proprio per il suo tronco, viene chiamato “albero bottiglia”: è un’importante riserva idrica, che gli permette di tollerare anche il calore più estremo.

Baobabs Morondava – Madagascar | © Frank Vassen

Per ammirare il baobab in tutta la sua bellezza bisogna andare nel centro del Paese, vicino alla costa occidentale, a una ventina di chilometri dalla località di Morondava. Qui c’è il maestoso viale dei baobab, che conta decine di queste meravigliose piante. Molti hanno più di 800 anni, resti di un’antica foresta. Un boulevard naturale unico al mondo.

Altri siti per gli amanti dei baobab, sempre lungo la costa ovest, sono vicino ai centri urbani di Mahajunga e Tulear, e nei parchi nazionali Ankarafantsika, Vohibisa e Kirindy Mitea.

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