Se desiderate un paradiso selvaggio in mezzo al mare in cui rigenerarvi totalmente, non dovete per forza andare dall’altra parte del mondo. In Portogallo c’è l’Arcipelago delle Azzorre, un paradiso di isole remote bagnato dalla vastità dell’Oceano Atlantico. Per darvi un’idea, il punto più vicino alla costa europea dista 1.300 chilometri, mentre quello più vicino all’America è l’isola canadese di Terranova a 1.900 chilometri.

Le Azzorre sono composte da nove isole principali, disperse lungo una fascia di 600 chilometri. Insieme agli arcipelaghi di Madera, delle Canarie e di Capo Verde costituiscono la regione biogeografica della Macaronesia (dal greco, “isole fortunate”), ovvero gli arcipelaghi dell’Atlantico settentrionale al largo delle coste africane.
Le Azzorre sono verdi e lussureggianti, rimaste disabitate fino al 1439, quando arrivarono i primi coloni portoghesi. A cavallo con il 1500 arrivarono ebrei, mori, fiamminghi, genovesi, inglesi, francesi e schiavi africani che diedero vita a un vivace mix culturale. Ma ancora oggi, come vedremo, l’arcipelago si presenta come un santuario della biodiversità e geodiversità, con specie endemiche che non si trovano in nessun’altra parte del mondo. Un vero e proprio laboratorio evolutivo, che permette di provare quell’incredibile sensazione che dà la natura quando ti circonda in tutto il suo selvaggio splendore.
A questo si aggiunge un clima gradevole, influenzato dalla corrente del Golfo che mitiga gli aspetti oceanici, lasciando alle isole un carattere prettamente mediterraneo. Dell resto, si trovano alla stessa latitudine di Sicilia e Calabria. Il periodo migliore per visitarle? Luglio e agosto, i mesi più soleggiati ma senza ondate di caldo.
Andiamo quindi alla scoperta di questi remoti tesori, nove piccoli mondi ognuno con le proprie peculiarità.
Le isole
Le Azzorre si dividono in tre gruppi: il gruppo orientale con le isole di São Miguel, Santa Maria e gli isolotti Formigas; il gruppo centrale con Terceira, Graciosa, São Jorge, Faial e Pico (l’omonimo monte, di 2.300 metri, è il più alto del Portogallo); il gruppo occidentale con Flores e Corvo.
Madre natura le ha disegnate con una serie di eruzioni e sismi, che nei millenni gli hanno dato l’odierna origine vulcanica. Un DNA comune che però ha delineato i territori di ciascuna isola in modo diverso, con monti, grotte, laghi, cascate e pianure vulcaniche. La bruma può comparire in qualsiasi momento, dando un’aura poetica a tutto ciò che avvolge e svela.
Del patrimonio naturale delle Azzorre fanno parte la biodiversità marina, la flora e la fauna, le cavità e i paesaggi vulcanici, i parchi e i giardini botanici. A questa ricchezza si aggiunge quella umana, con pittoreschi villaggi che conservano le loro tradizioni, l’artigianato e le specialità culinarie. Spiccano in particolare due Patrimoni dell’Umanità Unesco: il centro storico della città di Angra do Heroísmo sull’isola di Terceira, e il paesaggio dei vigneti di Pico.
Un tesoro di geodiversità
Le Azzorre si trovano nella zona d’interazione fra la placca tettonica euroasiatica, quella nordamericana e quella africana. Oggi si contano circa 1.750 vulcani, di cui nove ancora attivi. Il vulcanismo terrestre ha avuto origine in epoche remotissime: il più antico risale a 8 milioni di anni fa sull’isola di Santa Maria, mentre Pico, emersa dalle acque 300.000 anni fa, è la più “giovane” dell’arcipelago.
Con una simile cornice, non stupisce che sia stato istituito il Geoparco delle Azzorre. È stato incluso nella Rete europea dei geoparchi, una non profit che aggrega tutti i Geoparchi mondiali Unesco. L’integrazione nella rete intende promuovere, valorizzare e proteggere il patrimonio geologico dell’arcipelago, favorendone allo stesso tempo lo sviluppo sostenibile a livello ambientale, culturale e socio-economico, sfruttando anche le grandi potenzialità del turismo geologico.
Il Geoparco delle Azzorre include 12.884 chilometri quadrati, di cui 2.324 di territorio terrestre, e la restante parte marina con quatto geositi. Nel sottosuolo ci sono centinaia di cavità vulcaniche come grotte e caverne, oltre a sorgenti geotermali sottomarine. Sulla superficie troviamo invece caldere, fumarole e sorgenti termali. Fare trekking tra i vulcani è sicuramente una delle esperienze più tipiche.
L’osservazione dei cetacei
Queste isole portoghesi sono famose anche per un altro tesoro naturale: il gran numero di cetacei che nuotano nelle loro acque. Fra specie stanziali e migratorie, comuni o rare, si avvistano più di 24 tipi di cetacei, un terzo delle specie esistenti, il tutto in un unico ecosistema.
L’osservazione si può praticare nelle acque dell’intero arcipelago. Ci sono diversi punti di partenza per fare escursioni organizzate dagli operatori turistici locali, dislocati sulle varie isole.
È possibile osservare i cetacei durante tutto l’anno, dato le numerose specie presenti nell’arcipelago, anche se alcune si avvistano solo in determinati periodi. Mentre i delfini vivono alle Azzorre stabilmente, le balene passano al largo durante la loro rotta migratoria. La stenella maculata, il capodoglio, la balenottera boreale e i misticeti si vedono più facilmente in estate, e la balenottera azzurra fa la sua comparsa verso la fine dell’inverno.
In passato la caccia alle balene, purtroppo, ha rappresentato un’industria importante in molte isole dell’arcipelago. Le Azzorre però sono un ottimo esempio di riconversione al settore dell’ecoturismo. Pico è l’isola in cui le tradizioni baleniere sono più radicate, come dimostrato dalla presenza del Museu dos Baleeiros, il Museu da Indústria Baleeira e il Centro de Artes e Ciências do Mar.
Riserva della Biosfera
Quattro delle nove isole sono Riserve della Biosfera, una qualifica internazionale assegnata dall’Unesco, incluse le aree marittime circostanti.
L’isola di Corvo, situata all’estremo nord-ovest dell’arcipelago, vanta paesaggi e valori biologici di grande importanza nazionale e internazionale. Sarà anche la più piccola delle Azzorre, ma ha un caleidoscopio di sistemi ecologici dall’elevata diversità biologica.
Per quanto riguarda la flora, conta 93 endemismi registrati, con la più alta percentuale dell’arcipelago. In aggiunta, possiede la più alta densità di specie rare o minacciate (così come di specie endemiche) per chilometro quadrato di tutte le Azzorre. Grazie anche alla grande varietà di uccelli migratori, Corvo è un paradiso per gli amanti del birdwatching.Sempre nel gruppo occidentale, l’isola di Flores vede tutto il suo territorio tutelato dalla Riserva della Biosfera, compresa l’area oceanica fino a una distanza di 3 miglia dalla costa. L’isola infatti è caratterizzata da una grande biodiversità e da aree di vegetazione inalterate in cui l’acqua, con cascate e torrenti, è l’elemento principale. Flores è la parte superficiale di una montagna sottomarina nata da un’attività vulcanica iniziata 10 milioni di anni fa. Con un’altitudine media di 600-700 metri sul livello del mare, l’altopiano centrale rappresenta il cuore nevralgico, con importanti habitat naturali come torbiere d’alta quota. La costa è formata per lo più da alte scogliere, isolotti e grotte, ed è l’area in cui sostano diverse specie di uccelli marini. In termini di specie endemiche per unità di superficie dell’arcipelago, Flores è seconda solo a Corvo.
L’isola di Graciosa si trova invece al centro delle Azzorre, con isolotti che ospitano notevoli colonie di uccelli migratori. Con una superficie di soli 60,7 chilometri quadrati e 44 chilometri di costa, è la penultima per grandezza dell’arcipelago. Ed è anche la più pianeggiante, con il punto più alto che supera a malapena i 400 metri. A questo si aggiunge la relativa aridità, e il conseguente numero piuttosto ridotto di habitat e specie. L’altro lato della medaglia però vede un’elevata geodiversità. Graciosa è un piccolo scrigno di risorse naturali, culturali e patrimoniali che promuove uno sviluppo sostenibile, in particolare nell’ambito del turismo responsabile.

Infine, c’è l’isola di São Jorge, protetta per intero dalla Riserva della Biosfera. Si caratterizza per un affascinante mix di alta quota ed ecosistemi costieri. La vetta più alta è Pico da Esperança, che supera di poco i 1.000 metri, mentre scogliere frastagliate formano un paesaggio unico costellato di prati d’alta quota, torbiere e macchie. La costa è intervallata da aree pianeggianti chiamate “fajãs“, delta lavici tipici di São Jorge nati dallo smottamento della terra e dall’avanzamento della lava verso il mare. In generale, in termini di biodiversità, l’isola ospita molte specie animali e vegetali endemiche. L’area della riserva include anche due siti Ramsar (zone umide secondo l’omonima convenzione): l’altopiano centrale di São Jorge/Pico da Esperança, e le “fajãs” della laguna di Caldeira de Santo Cristo e della laguna di Cubres.

Una fitta rete di sentieri
Con più di sessanta itinerari escursionistici da percorrere a piedi, le Azzorre possono accontentare gli amanti sia delle passeggiate tranquille sia dei trekking impegnativi. Ad accomunarli c’è il paesaggio spettacolare. Esiste una rete di sentieri classificati dal Governo Regionale, suddivisi in base alla difficoltà in facili, medi e difficili. Per gran parte seguono i percorsi che gli abitanti del posto hanno utilizzato per secoli per gli spostamenti quotidiani, il trasporto di merci o il passaggio del bestiame. I sentieri sono presenti in modo capillare su ogni isola, sia al livello del mare sia in altitudine. Anche gli amanti della bicicletta saranno soddisfatti con numerosi itinerari di varia difficoltà, adatti anche alla mountain-bike.
Le temperature miti delle Azzorre permettono di fare escursioni praticamente in qualsiasi stagione dell’anno, anche se nei mesi più freddi le piogge possono essere frequenti se non abbondanti. Durante l’inverno i protagonisti saranno le cascate e i torrenti in piena insieme al verde lussureggiante, mentre in primavera e in estate predominano i colori e i profumi dei fiori.
Autore: Claudia Dagrada






















