Vacanze alle Egadi: consigli per scoprire le isole siciliane

Marettimo | Isole Egadi | Foto di roberto | Wikimedia

La Sicilia è una terra che con la sua bellezza sa sempre sorprendere, ma al tempo stesso dà anche una certezza: quella di trovarsi di fronte a un’incredibile combinazione di storia e natura. Miti, mare cristallino, leggende e paesaggi selvaggi convivono da secoli, se non millenni, regalando grandi emozioni. Tutto questo è possibile grazie al crocevia di popoli provenienti da ogni angolo del Mediterraneo che hanno lasciato la testimonianza del loro passaggio, e grazie a Madre Natura, che sa essere la migliore degli artisti.

In questa cornice che vede un invidiabile patrimonio culturale e naturale, le Egadi non fanno eccezione. L’arcipelago è composto da Favignana, Levanzo e Marettimo, gli isolotti di Formica e Maraone, più una serie di scogli e faraglioni, tutti circondati da acque turchesi. Si trovano a cavallo fra Mar Tirreno e canale di Sicilia nella parte occidentale della regione, in provincia di Trapani, a circa 7 chilometri dalla costa.

Le Egadi sono la destinazione ideale per chi ama immergersi nella natura incontaminata del Mediterraneo, da godere facendo snorkeling, immersioni, trekking, o semplicemente vita da spiaggia. Offrono una grande varietà di fondali, calette sabbiose così come coste frastagliate con centinaia di grotte.

Le isole poi sono uniche per fuggire dalla frenesia del mondo: lontane dalla terraferma, fra villaggi di pescatori e vita lenta, sono un piccolo universo a sé che permette di staccare davvero la spina. Ognuna ha la sua forte identità locale con le proprie tradizioni secolari e la propria storia. Andiamo quindi alla scoperta di questo angolo siciliano.

Area Marina Protetta

Quasi 54.000 ettari intorno all’arcipelago, ad altissima valenza dal punto di vista naturalistico, sono custoditi dall’Area Marina Protetta (AMP) Isole Egadi. È la riserva marina più grande del Mediterraneo. Oltre 12.500 ettari sono ricoperti dalla prateria di Posidonia oceanica, la più estesa e meglio conservata del Mediterraneo. Habitat protetto a livello internazionale, la Posidonia è considerata il polmone del mare, e gioca un ruolo essenziale per mantenere l’equilibrio marino. Non solo produce ossigeno e assorbe CO2, ma mitiga l’erosione della costa, ed è una sorta di asilo nido per molte specie di organismi.

Grazie alla grande ricchezza di habitat, le Egadi sono un’area ad elevata biodiversità. L’AMP protegge la rara foca monaca, specie simbolo del Mediterraneo già data per estinta in Italia purtroppo. Non mancano le tartarughe marine Caretta caretta, varie specie di cetacei (tursiopi, stenelle e capidogli), alcune specie di squali e un’importante colonia dell’Uccello delle tempeste, endemico del Mediterraneo. Anche la fauna ittica è ricca e variegata, annoverando specie che vanno dalla cernia bruna al dentice fino alla ricciola. Inoltre è possibile fare “sea-watching” guidato.

Infine, l’AMP conta 77 siti di immersioni subacquee, superficiali o profonde, in grotta o su siti archeologici sottomarini. Proprio alle Egadi infatti, in un’area a nord-ovest di Levanzo, si svolse una famosa battaglia navale fra Romani e Cartaginesi.

Favignana

Iniziamo la conoscenza dell’arcipelago siciliano partendo da Favignana, la più grande e conosciuta delle isole. Il villaggio raccolto intorno al porto conserva ancora edifici interessanti come chiesette barocche e Palazzo Florio, legato alla pesca del tonno. Nell’entroterra c’è il castello di S. Caterina, sull’omonimo monte, in origine parte di una serie di torri di avvistamento costruite dai Saraceni durante la loro dominazione.

Favignana | Isole Egadi | © jeffrey.pick | Flickr

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Favignana | Isole Egadi | © jeffrey.pick | Flickr

Molte delle costruzioni sono realizzate in tufo, la cui estrazione era una delle principali attività di Favignana. Abbondano infatti le cave di tufo scavate dai maestri nell’estrazione di questa roccia, chiamati “pirriaturi”. Quello che hanno creato è una sorta di opera d’arte, con colonne e gallerie dalle geometrie singolari. Altre cave invece sono nate dagli sprofondamenti della roccia friabile, e sono circondate e ricoperte da bassi cespugli. Quelle in disuso si possono trovare anche in pieno centro storico, ma riconvertite in orti e frutteti, giardini ipogei diventati attrazioni caratteristiche dell’isola.

Favignana è piuttosto pianeggiante, quindi uno dei modi migliori per esplorarla è in bicicletta. Le coste, bagnate da un’acqua cristallina, abbondano di anfratti, calette e grotte. Per godersi il mare, una delle cale più suggestive è Cala Rossa. Tutta roccia e vegetazione selvaggia, non è facile da raggiungere ma ripaga con un mare da cartolina. Arrampicandosi fra le pietre di tufo si raggiungono le Grotte del Bue marino, per poi tuffarsi nelle acque che passano dal blu intenso al celeste. Anche Scalo Cavallo è fatto di rocce e sassi con acqua che diventa profonda da subito, ideale per fare snorkeling. Per gli amanti delle sabbia finissima c’è invece Cala azzurra, che però non rinuncia al suo lato selvaggio, o ancora Lido Burrone. Imperdibili i tramonti a Cala del Pozzo e Punta Sottile.

Levanzo

È ora la volta della più piccola delle Egadi, che misura appena 5 chilometri quadrati. Levanzo conta una manciata di casette bianche intorno al piccolo porto, e un solo tratto di strada asfaltata che la rende un minuscolo paradiso fuori dal mondo. Basta dare un’occhiata a Maps per vedere un’isola quasi completamente verde.

Secondo Legambiente, Levanzo vanta una delle spiagge più belle d’Italia, Caletta del Faraglione, a ovest del paese. Dal lato opposto invece abbiamo la spiaggetta di ciottoli di Cala Fredda. Non molto lontano c’è un’altra perla, Cala Minnola, a ridosso di una pineta. A nord, Cala Tramontana è la preferita per ammirare il tramonto.

Fiore all’occhiello di Levanzo sono i suoi tesori archeologici subacquei. Fra Cala Minnola e Punta Altarella, gli amanti delle immersioni possono spingersi a una trentina di metri di profondità per avvistare il relitto di una nave romana ancora intatto sul fondale. Fra i resti del carico recuperati nel 2005, ci sono anfore e frammenti di vasellame risalenti al I secolo a. C. Rivestite internamente in pece, le anfore erano utilizzate per trasportare il vino. Probabilmente venivano poi riutilizzate per contenere il garum, una salsa di pesce prodotta a Levanzo che i Romani usavano come condimento. Una delle anfore ha il bollo “PAPIA”, forse il nome di un’importante famiglia romana di produttori agricoli che commerciava nel Mediterraneo.

Altro tesoro di Levanzo sono le pitture rupestri nella Grotta del Genovese. Si possono ammirare figure umane e animali dipinte a graffite sulle pareti in epoche diverse del Paleolitico. La grotta fu abitata in un intervallo di tempo che va dai 10.000 ai 6.000 anni prima di Cristo. Un vero e proprio tuffo nella preistoria.

Marettimo

Citata dallo storico della Grecia antica Polibio col nome di “Hierà Nèsos” (“Isola Sacra”), Marettimo è la più occidentale delle Egadi, la più lontana dalla costa siciliana (e per questo anche la meno turistica) e la più incontaminata. A questo si aggiunge il fascino del mito: secondo alcuni studi potrebbe addirittura essere l’Itaca di Ulisse. Con il suo unico villaggio di pescatori dalle casette bianche abbarbicate una di fianco all’altra, è perfetta per chi ama l’atmosfera di pace e tranquillità lontana dal continente.

Marettimo, che è anche la più montuosa dell’arcipelago, si è staccata dalla terraferma millenni prima di Favignana e Levanzo, e vanta svariate specie endemiche. La sua vegetazione selvaggia fa da cornice a una serie di sentieri che la rende ideale per gli appassionati di trekking. Dal paese infatti si snodano diversi percorsi per esplorare l’isola fra scorci mozzafiato e i profumi intensi della macchia. Camminando si possono scoprire perle come Punta Bassana a sud, Cala Bianca o Punta Troia a nord, con l’omonimo castello di epoca normanna, dal cui promontorio si gode una vista spettacolare (oggi è Museo delle carceri e osservatorio dell’AMP Isole Egadi).

Cala Bianca | Marettimo | © Gianfranco Vitolo | Flickr

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Cala Bianca | Marettimo | © Gianfranco Vitolo | Flickr

Da segnare anche il Faro di Punta Libeccio e il Semaforo di Monte Lissandro a oltre 500 metri d’altezza, che dalla sua posizione strategica offre un panorama incredibile. L’area fra l’altro è di particolare importanza per la migrazione di uccelli minacciati (rapaci e cicogne), con tanto di campo base della Lipu (Lega italiana protezione uccelli). I sentieri poi si inerpicano fino a Pizzo Falcone, che sfiorando i 700 metri è la cima più alta dell’isola.

Molto interessante nell’entroterra è l’area archeologica “Case Romane”, dove si trovano i resti di un complesso monumentale. Si tratta di un antico presidio militare costruito dai Romani attorno al 150 a.C. Si trova a monte del paese a 250 metri circa, e serviva per controllare la rotta fra Capo Bon in Tunisia e Roma. Nella stessa area c’è anche una chiesetta rurale di epoca normanna risalente all’XI-XII secolo, costruita dai monaci Basiliani di lingua greca.

Per gli amanti del mare non mancano piccole baie di ciottoli raggiungibili in barca. Ma anche gli appassionati di immersioni non resteranno delusi. Marettimo infatti vanta una gran varietà di fondali e una costa frastagliata con circa 400 grotte emerse o sommerse (da segnare Grotta del Cammello). A questo si aggiunge il relitto di una nave da guerra del 1700 a nord di Punta Libeccio, dalle parti di Cala Spalmatore. A 15 metri di profondità, a circa 100 metri dalla costa, fra roccia calcarea, sabbia e Posidonia si possono vedere nove cannoni, palle di cannone e altri manufatti metallici.

 

Autore: Claudia Dagrada

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