La Commissione UE rimanda il phase out del glifosato: libertà vigilata fino al 2033 per l’erbicida più utilizzato del pianeta. Una decisione maturata senza l’unanimità dei 27: maggioranza di sì e astensioni, insieme alle valutazioni dell’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) e dell’ECHA (Agenzia europea per le sostanze chimiche) che dopo aver analizzato insieme agli stati membri ben 16.000 studi sull’argomento, hanno dichiarato che “non vi sono prove che consentano di classificare il glifosato come cancerogeno”.

Cosa prevede la nuova legge
Per una decade il glifosato potrà essere impiegato nelle coltivazioni, ma con molti limiti che hanno già suscitato polemiche roventi nel mondo agricolo: no all’utilizzo per il disseccamento del raccolto (che accelera la produzione), fasce neutre di almeno 5-10 metri nei campi per limitare la dispersione nell’ambiente, forte riduzione della potenza degli augelli per l’irrorazione. Inoltre, il divieto di utilizzo in parchi, giardini pubblici, centri sportivi e altri luoghi di ricreazione. Ed ogni stato membro dovrà adottare una politica di responsabilità, valutando i danni sulla salute e sull’ambiente di cui il glifosato è stato accusato: la Francia si propone di ridurne progressivamente l’uso per poi eliminarlo, sollecitando i colleghi UE a fare lo stesso. In Olanda è già vietata la vendita per uso casalingo.
Le restrizioni all’impiego del glifosato non piacciono ai coltivatori italiani, in particolare nelle regioni come Puglia, Molise, Basilicata, celebri per la produzione e la qualità del grano duro che in casa costa sempre di più, mentre è boom di importazioni da paesi extracomunitari dove è più libero l’utilizzo dell’erbicida.
Secondo la Coldiretti pugliese, appena nei primi due mesi del 2024 dalla Turchia sarebbero arrivati in Italia 35 milioni di chili di frumento duro, che nel 2022 era stato acquistato nell’arco di un anno. E svettiamo nella lista dei clienti più affezionati anche del Canada, dove sempre secondo i coltivatori italiani il glifosato viene utilizzato in preraccolta, per essiccare più velocemente il grano e battere la concorrenza di chi deve seguire le direttive UE: le importazioni nel 2023 sono aumentate di ben 9 volte. Il grano canadese, importato in tutto il mondo, viene coltivato nel Saskatchewan (nella sua bandiera tre fasci di spighe), vasta regione meridionale sempre assolata, nelle cui praterie correvano i bisonti prima del grande insediamento delle comunità agrarie di inizio ‘900.Ai confini nazionali gli agricoltori italiani bloccano i camion stranieri che trasportano prodotti agricoli low cost, chiedendo venga applicato il principio di reciprocità: che gli stessi obblighi siano imposti anche a chi vuole vendere nel mercato europeo.
Contro la malerba, alleato dei semi da laboratorio
Grazie alla sua capacità di estirpare ogni pianta, tranne le più resistenti come le coltivazioni modificate geneticamente, il glifosato è il diserbante più diffuso nel mondo. La sua missione è quella di eliminare tutte le erbe infestanti che indeboliscono le coltivazioni sottraendo loro acqua, sostanze nutritive, luce, depistando gli insetti impollinatori. Il suo successo si deve anche alla bassa tossicità, almeno rispetto agli altri prodotti già noti al suo esordio. A distribuirlo sul mercato negli anni ’70 con il brand Roundup è stata Monsanto, azienda chimica statunitense nota per la produzione di sementi transgeniche, che ha debuttato all’alba del ventesimo secolo come fornitore di saccarina per la Coca Cola, e che durante la guerra del Vietnam era fra i produttori dell’Agente Arancio, il desfoliante tossico utilizzato sulla vegetazione per ridurre le possibilità di nascondiglio al nemico. Dal 2018 Monsanto è stata acquisita dalla Bayer, che resta ad oggi uno dei maggiori distributori di glifosato. Che viene da sempre largamente impiegato dagli agricoltori italiani, ma anche nei giardini privati, per eliminare le piante più dispettose che crescono ad esempio fra le mattonelle dei cortili e dei vialetti, o che soffocano le verdure nell’orto fai-da-te.
Nel nostro Paese per acquistare on line o di persona ogni tipo di diserbante ad utilizzo professionale, occorre essere in possesso del patentino fitosanitario rilasciato dalle Aree Decentrate Agricoltura delle varie regioni. Esistono formulati da mezzo litro che si possono comprare liberamente per uso domestico, e che costano molto meno rispetto a quelli impiegati da agricoltori, giardinieri e manutentori del verde. Come per gli erbicidi professionali, anche questi dovrebbero essere manipolati indossando dispositivi per proteggere pelle, mucose e vie respiratorie: guanti, occhiali di sicurezza, e possibilmente una tuta in tyvek, il materiale sintetico traspirante ed impermeabile. Se un hobbista acquista un erbicida per cui è richiesto il patentino rischia una sanzione da 5.000 a 20.000 euro. Così come possono incorrere in pesanti multe gli agricoltori che vengono sorpresi dai carabinieri forestali ad utilizzare questi prodotti senza rispettare le norme circa stoccaggio, applicazione e sicurezza.
Luci ed ombre sull’uso attento
“Per quanto ci risulta, questo prodotto non presenta rischi particolari, con riserva di rispettare le regole generali di igiene industriale.” Così si legge sulla scheda di un prodotto al glifosato regolarmente in commercio in Italia.
L’IARC (International Agency for Research on Cancer) lo ha inserito nella categoria 2A, come “probabilmente cancerogeno”. Al pari di DDT e steroidi anabolizzanti, ma anche carni rosse, bevande molto calde, emissioni da frittura ad alta temperatura e quelle dei camini a legna. Insomma, la pericolosità dipende dalla modalità di esposizione. Ad oggi gli effetti negativi del glifosato sono stati rilevati soltanto su animali nei test di laboratorio: leucemia nei giovani ratti, mentre non esistono certezze della tossicità per gli esseri umani. O meglio, le prove sulle persone ci sarebbero, ma sono considerate ancora troppo limitate: ad esempio, lo studio pubblicato da Science Direct nel 2019, dimostra un legame convincente fra rischio di linfoma non- Hodgkin, un tumore del sangue, ed esposizione a questo erbicida negli agricoltori. Quindi soltanto chi maneggia direttamente il glifosato è in pericolo e deve applicare un protocollo di sicurezza? Secondo gli ambientalisti siamo tutti coinvolti, e l’unica soluzione è il suo assoluto divieto: questo diserbante non solo sconvolge l’ecosistema sterminando la fauna selvatica, ma penetrando nel terreno contamina il raccolto ed inquina le falde sotterranee. L’ultimo rapporto ISPRA sulla contaminazione da pesticidi delle acque italiane conferma che sono gli erbicidi le sostanze prevalenti, seguiti da fungicidi e insetticidi, e che il trend non sembra in diminuzione.
E nel 2023 nel New Brunswick, regione del Canada orientale, lo scienziato Alier Marrero ha associato al glifosato la manifestazione di numerosi casi di una patologia neurologica degenerativa ancora non identificata ma molto simile alla malattia di Creutzfeldt-Jakob, che ha colpito anche persone giovani procurando sintomi come perdita della coordinazione muscolare e tremori. È accaduto a Gabrielle, una ventunenne che ora non è più in grado di camminare senza stampelle. Il glifosato viene largamente impiegato dalle aziende forestali nel New Brunswick. E Marrero ha espresso preoccupazione per la diffusione, nelle fonti idriche della zona, di cianobatteri, alghe verdi-azzurre che rilasciano tossine pericolose per gli esseri umani. Quest piante non solo sono resistenti al glifosato, ma se ne nutrono avidamente. Le autorità locali non hanno ancora condotto i test ambientali richiesti dallo scienziato, sembra abbiano addirittura ignorato la richiesta di coinvolgimento da parte di un importante microbiologo canadese, mentre le persone colpite dalla misteriosa patologia si sentono sempre più abbandonate.
La tempesta legale
“Into the weeds”(Canada, 2022) di Jennifer Baichwal, è il documentario che racconta la storia di Dewayne Johnson, il primo ad intentare una causa contro la Monsanto per aver sviluppato un linfoma maligno a causa dell’esposizione al glifosato. Il contadino vinse la causa, e da allora la fusione Monsanto-Bayer viene considerata la peggiore della storia.

In questi anni Bayer ha dovuto affrontare molte altre cause, tanto che l’azienda stessa ha dichiarato che i fondi spesi finora in tribunale hanno paradossalmente impoverito le risorse destinate alla ricerca per migliorare il prodotto e tutelare la salute umana, non trascurando di suscitare preoccupazione per il portafoglio delle famiglie: dai piani alti è stato comunicato che se il glifosato dovesse essere bandito a favore di prodotti e tecniche di coltivazione ecologiche, ma che rallentano la produzione, il prezzo dei generi alimentari potrebbe lievitare del 40%.
A denunciare Bayer soprattutto privati e giardinieri, a cui è seguita una pioggia di azioni legali a cui l’azienda ha scelto di rimediare nel 2020 con la negoziazione del secolo: 10 milioni di dollari di risarcimento per coprire circa 95.000 casi, di cui 1,25 miliardi per le future richieste da parte di utenti del prodotto che ancora non hanno sviluppato il linfoma di non-Hodgkin. A fare da mediatore l’avvocato Kenneth R. Feinberg, lo stesso che ha gestito il Fondo Generale per i cittadini vittime dell’11 settembre. Nel 2024, in coda altre migliaia di querelanti. Al momento il risarcimento medio è stato di 150.000 dollari, e quello più alto nel gennaio 2024: un uomo della Pennsylvania ha ottenuto 2,25 miliardi di dollari per aver sviluppato il cancro dopo aver utilizzato il glifosato Bayer per vent’anni nella su proprietà (fonte New York Times).

Attualmente negli USA può intentare una causa chi ha utilizzato Roundup per un lungo periodo di tempo o è stato esposto al prodotto sotto i 12 anni, ed ha ricevuto diagnosi di linfoma non Hodgkin o altro tumore correlato dopo il 1° giugno 2018. Sebbene organizzazioni come l’OMS non riconoscano la casualità fra insorgenza di tumore ed esposizione al glifosato, chi ha sporto denuncia si è appellato alla mancanza di avvertenze da parte di Bayer sulla probabile tossicità del prodotto. A inizio 2024 le azioni della casa farmaceutica più famosa del mondo hanno subito un ribasso del 20% a causa dell’esborso miliardario, ma a mantenere a galla la madre dell’aspirina e dell’alka-seltzer sono le sue tante divisioni, fra cui la Corn Science, che oltre a vendere fitofarmaci e trattori produce sementi e dirige grandi raccolti in America latina. Diverse organizzazioni sociali hanno denunciato Bayer per aver violato i diritti umani dei coltivatori in Argentina, Brasile, Bolivia e Paraguay: l’accusa è di aver stretto accordi con ogni azienda coinvolta nella filiera agricola senza tutelare la salute dei contadini, che per anni sono stati esposti al glifosato nei campi, dove, soltanto per citare un esempio di negligenza, sacchi di questa sostanza venivano talvolta lasciati aperti, per poi mischiarsi nelle acque in caso di pioggia.
Il caso Bayer chiama in causa tutti i fitofarmaci, non solo il glifosato: il dossier 2023 di Legambiente “Stop pesticidi nel piatto” svela come la categoria di alimenti più colpita risulti la frutta (in particolare pesche, pere, uva) con 67,96% di campioni con uno o più residui chimici, mentre nelle verdure la percentuale scende al 29,98 % (in ordine decrescente peperoni, insalate, pomodori). Il 36,22 % degli alimenti trasformati presenta residui, in testa i cereali integrali e il vino.
Autore: Amelia Vescovi












































