L’isola di Shikoku: alla scoperta del Giappone tradizionale

Quando si pensa a un viaggio in Giappone, l’isola di Shikoku non è proprio il primo nome che viene in mente. Soprattutto ora che sono state riaperte le porte al turismo, e in vista dell’Expo 2025 in programma a Osaka. Eppure questa isola è la meta perfetta per chi cerca il Giappone più tradizionale, quello che resiste con tenacia alla modernità e all’occidentalizzazione che avanza.

Monte Ishizuchi

Pur essendo la più piccola delle quattro isole principali, Shikoku può contare su un patrimonio di bellezze naturali e culturali. Inserita da “Lonely Planet” nel Best in Travel 2022, è nota soprattutto per l’antico pellegrinaggio degli 88 templi (il cammino spirituale più famoso del Giappone) e per un festival di danza popolare.

L’isola vanta una pittoresca costa sul Mare interno di Seto, catene montuose e fiumi impetuosi ideali per chi ama il kayak. Non mancano antichi castelli, “onsen” (le tipiche stazioni termali) e prelibatezze culinarie.

Lontana dai classici itinerari turistici, Shikoku permette di entrare in contatto col lato nascosto del Paese, privilegio di cui godono i viaggiatori che scelgono i sentieri meno battuti. E un’isola in cui da oltre un millennio i pellegrini vengono a cercare l’illuminazione, non può che essere un’isola speciale. Scopriamola insieme

Ponte Kazurabashi – Valle di Iya | © 京浜にけ
La Valle di Iya

Immersa nelle montagne di Shikoku, la Valle di Iya è uno dei luoghi più remoti di tutto il Giappone. Proprio grazie alla sua posizione è riuscita fino a ora a salvarsi dal turismo di massa. Chi la visita può godere di paesaggi naturali incontaminati, strette gole fluviali e sorgenti termali. Ed è sicuramente una meta imperdibile di Shikoku.

Considerata inaccessibile, alla fine del XII secolo divenne un nascondiglio del clan Heike. Sconfitto da un altro clan nella guerra Genpei, costruì una serie di ponti con le liane (“kazura-bashi”) raccolte in montagna, da rimuovere velocemente per fermare l’avanzata dei nemici. Camminare su questi ponti ondeggianti con l’acqua a metri e metri di distanza sotto i piedi, è sicuramente un’esperienza unica. Oggi restano due ponti, inaccessibili ai pullman turistici grazie alla strada tortuosa.

In questa zona, molto caratteristico è il villaggio di Nagoro con bambole a grandezza naturale (“kakashi”). Sono realizzate dagli abitanti per commemorare vecchi amici e parenti, e per combattere la solitudine dovuta allo spopolamento del villaggio.

Canyon Oboke – Valle di Iya

Parte della Valle di Iya è attraversata dal fiume Yoshino. L’area è abitata da cervi selvatici, cinghiali e scimmie. Risalendo il fiume ci si imbatte nei canyon di Oboke e Koboke. Grazie alle rapide, il canyon Oboke in particolare è uno dei migliori percorsi di rafting del Giappone. Ma è anche possibile navigare tranquillamente su imbarcazioni da diporto, ammirando le acque color smeraldo e le scogliere rocciose.

Vale una tappa anche lo storico villaggio di Ochiai nell’Higashi-Iya orientale. A causa delle ripide pendici, gli abitanti hanno dovuto costruire le loro case a livelli sfalsati sul versante della montagna, e coltivare riso e altre verdure in terrazzamenti recintati da muri in pietra. L’area offre un’importante testimonianza delle fattorie tradizionali con tetti in paglia, e antichi sentieri pedonali.

Villaggio di Ochiai | © AFLO

Proprio nella Valle di Iya, nei primi anni Settanta si è trasferito uno stimato studioso statunitense di cultura nipponica, Alex Kerr. L’antica dimora rurale che ha acquistato, e restaurato con materiali e tecniche tradizionali, è diventata il punto di partenza per una ricerca appassionata sul Giappone che scompare. Da qui il suo saggio “La bellezza del Giappone segreto“, una valida lettura per scoprire l’essenza di questi luoghi.

Il pellegrinaggio degli 88 templi

Come abbiamo anticipato, a Shikoku si viene non solo per la bellezza della natura, ma anche per una ricerca spirituale. Lungo questo famoso pellegrinaggio gli “henro” (i pellegrini) da 1.200 anni attraversano a piedi Shikoku in cerca dell’illuminazione. Il cammino ripercorre le tracce di Kobo Daishi (774-835), una delle figure religiose più venerate in Giappone. Questo monaco buddista, fondatore della scuola Shingon del buddismo esoterico, nacque proprio sull’isola e qui raggiunse il nirvana. I monaci iniziarono a viaggiare nei luoghi in cui si formò Kobo Daishi, e nel tempo il percorso è diventato popolare in tutto il Paese.

Pellegrinaggio degli 88 templi – tempio Danjōgaran – Monte Kōya | © 663highland

Parliamo di 1.400 i chilometri da fare a piedi in uno o due mesi, ma in epoca moderna i pellegrini possono optare per l’automobile o i mezzi pubblici. Non ci sono regole rigide su quali e quanti templi visitare. Appartengono a varie sette e accolgono visitatori di diverse credenze e nazionalità. Bisogna però rispettare le tradizioni quando si arriva nei templi, come lavarsi le mani e la bocca, e accendere l’incenso nella sala principale.

Questo pellegrinaggio è anche un’occasione unica per toccare con mano lo spirito di accoglienza giapponese. La tradizione del “settai“, antica di secoli, vede gli abitanti dell’isola fare delle offerte ai pellegrini per supportarli nella loro ricerca dell’illuminazione: cibo, bevande e assistenza in un caratteristico spirito di generosità.

Terme di Dogo Onsen | © Easy Travel Network
Il relax alle terme di Dogo Onsen

Otto templi del percorso di pellegrinaggio si trovano a Matsuyama, la città più grande di Shikoku. Proprio dopo aver vissuto qui, lo scrittore
Natsume Soseki decise di ambientare sull’isola il romanzo “Il signorino” (noto anche come “Bocchan”), un classico molto amato della letteratura nipponica.

Terme di Dogo Onsen | © JNTO

Ma non solo: Matsuyama ospita Dogo Onsen, il centro termale più antico del Giappone. La località risale a 3.000 anni fa, e l’edificio come lo vediamo oggi è stato costruito a fine ‘800. Realizzato in legno su tre livelli, è sormontato da una torre di avvistamento con vetri rossi e un airone di metallo, simbolo degli “onsen”, che si trova ovunque nello stabilimento. Dogo Onsen ha ospitato famiglie reali, e ha ispirato il film di animazione “La città incantata” di Hayao Miyazaki.

Castello di Matsuyama

Sopra la collina che sovrasta la città c’è il Castello di Matsuyama, uno dei pochi originali rimasti in Giappone. Molti sono gli scorci sulla città, e il panorama è particolarmente suggestivo durante la fioritura dei ciliegi.

Awa Odori Dance Festival | © Ville Misaki
Festival Awa Odori

Questo festival tradizionale di danze popolari è una delle principali attrattive di Shikoku, e uno degli eventi culturali più famosi del Giappone. Si tiene nella città di Tokushima: situata alla foce di diversi fiumi e attraversata da canali, oggi è una trafficata città portuale mentre in passato era un importante centro di produzione della tintura indaco. Ogni anno dal 12 al 15 agosto Tokushima accoglie nelle sue strade oltre un milione di persone fra spettatori e ballerini. Le principali arterie cittadine vengono chiuse al traffico per allestire le tribune, e il centro diventa un enorme palcoscenico a cielo aperto con spettacoli di danza. Bellissimi sono gli abiti tradizionali dei ballerini ispirati alla cultura locale, mentre nei pressi del fiume si possono assaggiare specialità culinarie locali alle bancarelle.

Awa Odori – Tokushima | © Stemu2000

La danza di Awa Odori risale a più di 400 anni fa, e la sua popolarità è andata oltre i confini della prefettura di Tokushima, con edizioni anche in altre parti del Giappone, inclusa Tokyo.

Per chi non potesse partecipare al festival, nel centro della città c’è l’Awa Odori Kaikan, un museo interattivo dedicato all’evento con spettacoli di danza.

La cittadina di Kamikatsu

Incastonata in una cornice rurale fiabesca fra boscose montagne di cedri, Kamikatsu è una piccola cittadina con una grande reputazione. È infatti salita alla ribalta grazie all’impegno per vivere una vita “zero waste“. Nel 2019 riciclava ben l’80% dei propri rifiuti, contro la media nazionale del 20%. In questa isola ecologica le categorie di smistamento sono ben 45. Il principio alla base di questo impegno green è parte integrante di un processo di illuminazione e del sentirsi felici con se stessi, con la comunità e la città.

La cittadina di Kamikatsu | © Yuki Shimazu

Un ulteriore passo avanti è stato fatto col programma INOW (www.inowkamikatsu.com), che nel dialetto locale significa “andiamo a casa”. Il programma offre ai visitatori la possibilità di scoprire questa località non come turista, ma come un vero e proprio abitante di Kamikatsu. Si partecipa alla vita cittadina e ad attività come lo smistamento dei rifiuti, o aiutando nei lavori stagionali. Vivendo fianco a fianco con la gente del posto per almeno dieci giorni, si vuole far pensare alla sostenibilità in un modo diverso dal solito.

Monte Ishizuchi

A Shikoku c’è una delle sette vette sacre del Giappone. Soprannominato “il martello di pietra” per la sua cima rocciosa e appuntita, il Monte Ishizuchi sfiora i 2.000 metri ed è la vetta più alta dell’isola. Nota per la sua bellezza, questa montagna rappresenta anche una bella sfida per gli scalatori.

Ci sono due sentieri che portano alla cima, attraversando sentieri sacri e antiche foreste. Gli escursionisti esperti possono fare il percorso di Omote Sando (Joju) con un tempo di percorrenza di 3 ore e mezza fino alla vetta. Il percorso dal rifugio Tsuchigoya parte invece da un’altitudine più elevata, e rappresenta una salita più facile con un tempo di percorrenza minore.

Catena montuosa di Ishizuchi

Man mano che ci si avvicina alla vetta i sentieri diventano più ripidi, e mediante le ferrate si possono scalare alcune pareti con pendenza quasi verticale. A ripagare la fatica ci pensa la vista spettacolare che abbraccia la catena montuosa di Ishizuchi, il Mare Interno di Seto e, se la giornata è particolarmente limpida, l’isola di Kyushu.

Lungo il percorso si possono scorgere falchi e alcuni tipi di rara flora alpina. Uno dei periodi più belli per esplorare la montagna è da ottobre a inizio novembre, quando gli splendidi colori autunnali accendono la montagna di rosso e oro.

Salendo sul monte, si incontrano vari santuari dedicati alle divinità della montagna. Storia e tradizione sono una presenza particolarmente forte. Sin dall’antichità, la montagna è stata il luogo prescelto per l’insegnamento religioso e, ancora oggi, gli asceti vengono qui per le loro pratiche, alla ricerca dell’illuminazione.

 
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