Pompe di calore o gas: senza maglione a tutti i costi?

La pompa di calore salverà il pianeta? Secondo l’International Energy Agency (IEA), questa tecnologia può spazzare via 500 milioni di tonnellate di gas serra entro il 2030, l’equivalente di tutta la CO2 che esce dai tubi di scappamento delle automobili europee in un anno. Da tre a cinque volte più efficiente rispetto alla tradizionale caldaia, consentirebbe di eliminare la bolletta del gas.

Nei paesi del Nord Europa, Norvegia in testa, moltissime case sono riscaldate con la pompa di calore non tanto per amore dell’ambiente quanto perché è pratica ed economica. Secondo le stime una pompa di calore può far risparmiare ad una famiglia più di 800 euro l’anno. Ma non è sempre così nel resto dell’Europa.

Funziona anche a casa delle renne

Attualmente il 40% degli edifici in Svezia e Finlandia Norvegia è riscaldato da pompe di calore, ed il primato spetta alla Norvegia con il 60%: nella cittadina di Tromsø, a 350 km dal Circolo Polare Artico, dove si mangia filetto di renna sotto il sole di mezzanotte, l’ufficio postale centrale è riscaldato da pompe di calore. Come prova che il sistema è efficace anche in zone dove il termometro può scendere sotto i -20C, perché anche l’aria fredda contiene una grande quantità di energia.

Teleriscaldamento in Danimarca | © Ringsted Forsyning

Ma per i paesi scandinavi il passaggio a questo sistema di riscaldamento è stato più fluido. Con la grande crisi petrolifera del ’73-‘74 in Norvegia, Svezia e Finlandia (ad eccezione della Danimarca che è passata al teleriscaldamento) sono raddoppiate le case scaldate con legna o elettricità. Ad accelerare l’ingresso delle pompe di calore in abitazioni, uffici e industrie scandinave sono state poi le tassazioni sulle emissioni derivanti da combustibili fossili. E oggi sono motivazioni molto concrete a condizionare l’acquisto, piuttosto che la sensibilità ambientale: lo ammette anche Glenn Peters, climatologo norvegese. Con la pompa di calore che ha comprato di recente non deve più pensare alla riserva di legna per il caminetto o alla pulizia dei termosifoni. E anche il portafoglio ne trae beneficio: anche se un apparecchio costa molto più di una caldaia a gas (in un paese dove il reddito pro capite è comunque fra i più alti d’Europa), la spesa viene ammortizzata rapidamente perché si utilizza elettricità a basso costo grazie all’energia rinnovabile delle dighe locali. E negli edifici scandinavi una pompa di calore conviene più che altrove anche perché le dispersioni di energia sono ridotte al minimo grazie ad elevati standard di isolamento termico.

Tromsø | Norvegia | Foto di Felix Rottmann | Unsplash

Lo stesso Glen Peters, considerando che l’impiego di energia pulita è ancora troppo basso nel mondo, ritiene che un significativo incremento dell’uso di pompe di calore potrebbe fare la differenza in tema di cambiamento climatico. Facile a dirsi: anche nella supertecnologica Norvegia l’energia rinnovabile può diventare motivo di scontro. Di recente un gruppo di indigeni Sami ha manifestato per lo smantellamento di due parchi eolici che avrebbero invaso i loro pascoli per le renne. Sicuramente questo popolo antico, più allenato al freddo e alla vita all’aria aperta, non ha come priorità il riscaldamento casalingo…Mentre al resto del mondo ormai sembra piaccia troppo poter stare in casa a maniche corte anche d’inverno.

Tutto ha un prezzo, ma quale?

L’ultimo Global Carbon Budget indica che entro il 2030 sarà superata la soglia di 1,5°C se entro la metà di questo decennio non verrà ridotto l’impiego dei combustibili fossili. Improbabile se, come rileva l’IEA, la richiesta di petrolio, gas e carbone raggiungerà il suo picco entro il 2030, per poi subire una naturale flessione. Un po’ troppo tardi. La pompa di calore potrebbe accelerare il tramonto del fossile, considerando che il riscaldamento degli edifici provoca al 10% delle emissioni globali. E, ultimo ma non per ultimo, rappresenta un’opportunità per limitare l’importazione di gas russo. Ecco perché nel piano REpowerEU della Commissione Europea si parla di raddoppiare ogni anno il numero di pompe di calore: se oggi se ne contano 20 milioni in Europa, l’obiettivo è arrivare a 60 milioni entro il 2030. Peccato che manchino le misure a sostegno di un progetto così ambizioso: è quanto segnalato nel Rapporto IEA “The future of heat pumps“, che suggerisce anche come gli stati membri dovrebbero incrementare la diffusione di questi apparecchi nelle abitazioni. Con la corretta informazione ai cittadini (perché molti ancora non sanno cosa è e come funziona una pompa di calore, oppure non hanno provveduto ad isolare termicamente la casa, condizione necessaria perché una termopompa funzioni davvero); con maggiori incentivi per l’acquisto (sovvenzioni, riduzioni fiscali, prestiti a tasso agevolato) e, dulcis in fundo, una riforma delle tariffe elettriche. È infatti il costo dell’energia elettrica uno dei fattori da cui dipende la convenienza di questi climatizzatori: difficile regolarsi in Italia dove, con la fine del mercato tutelato da inizio 2024, non è possibile prevedere se le bollette saranno meno salate. Concorde con IEA è l’Associazione Europea Pompe di Calore (EHPA), che tra gli interventi per far arrivare più velocemente questa tecnologia nelle case di tutta Europa sollecita anche il taglio dei sussidi ai progetti per combustibili fossili (che secondo il Fondo Monetario Internazionale sono in aumento, con l’Italia in prima fila dopo i colossi Cina e USA), e l’incremento della formazione di personale specializzato, perché se davvero è in arrivo un esercito di pompe di calore, avremo bisogno di 500.000 tecnici in più. Quello del tecnico di installazione e manutenzione delle pompe di calore potrebbe diventare il mestiere del secolo?

La scoperta dell’acqua calda…

Eppure non è una novità: si basa su un principio conosciuto da quasi due secoli. Nel 1856 una pompa di calore veniva già usata in Austria per essiccare il sale nelle paludi, grazie agli studi condotti sull’evaporazione della salamoia dallo scienziato Peter Rittinger.

È un apparecchio che crea calore, fresco o acqua calda catturando l’energia dall’aria, dal terreno o dall’acqua (sotterranea, superficiale, marina), quindi da fonti rinnovabili e sempre disponibili. L’energia serve a trasformare in gas il refrigerante, che viene poi compresso, creando aumento di temperatura. Per azionare il compressore occorre energia aggiuntiva, elettricità o gas. È un sistema adatto a tutti gli edifici, nuovi o datati (ma ristrutturati), dalle abitazioni (grattacieli o villette) agli impianti industriali. Il calore prodotto viene diffuso via aria attraverso un condizionatore, oppure con un sistema ad acqua come il riscaldamento a pavimento o i radiatori.

Fa rumore? Rispetto alla discreta caldaia a gas, la presenza di una pompa di calore si avverte: chi la produce dichiara che quelle posizionate all’esterno hanno una potenza sonora di circa 60 decibel, come un sottofondo di chiacchiere a ristorante. Basta esserne al corrente.

La termopompa è adatta alle industrie che utilizzano calore sotto i 200°C, motivate a ridurre l’impronta di carbonio, come quelle alimentari. Un esempio “goloso”: la Mars Wrigley Confectionery, tra i principali produttori di snack al cioccolato, produce le celebri barrette utilizzando pompe di calore alimentate da turbine eoliche nella fabbrica olandese di Veghel.

Italia e gas, un legame ancora forte

Secondo il Rapporto IEA tra il 2020 e il 2021 c’è stata un’impennata di acquisti di pompe di calore in Europa: in testa la Polonia, e l’Italia seconda classificata. Nel 2022 le vendite sono diminuite dappertutto, in Italia del 34%: sono aumentati i tassi di interesse e il costo della vita, e mentre il prezzo del gas diminuiva lievitava quello dell’elettricità. D’altra parte la pompa di calore ha ancora un costo elevato (prezzo medio 5000 euro) per le tasche italiane, nonostante le possibilità di sgravio fiscale. Esiste infatti il Bonus Condizionatori, la detrazione dal 50 al 90% per chi acquista una pompa di calore entro il 31 dicembre 2024, anche senza aver eseguito lavori di ristrutturazione.

Inoltre, lo ripetono anche gli esperti del settore: per ammortizzare la spesa e non ricevere bollette elettriche da cardiopalma, in un regime di volatilità dei prezzi come quello attuale, è quasi d’obbligo l’abbinamento al fotovoltaico.

Samuele Trento è un ingegnere molto attivo sui social che tifa per la pompa di calore: ha scritto la guida “Vivere senza gas”, ma ci tiene a specificare quando davvero conviene dire addio alla caldaia. La pompa di calore che si va ad acquistare deve essere veramente efficiente: per questo è opportuno cercare on line un’azienda che abbia molte recensioni positive, e farsi mostrare dal venditore il COP, coefficiente di prestazione, che se è alto (oltre 5) consente di risparmiare. Può essere utile anche chiedere una simulazione dei consumi personalizzata. Tra detrazione fiscale e utilizzo del fotovoltaico, la spesa secondo Trento si ammortizza in 6/7 anni.

E attenzione a non acquistare un apparecchio che a breve sarà da rottamare. L’Unione Europea ha posto un diktat: dal 2027 dovranno spegnersi quelle alimentate a gas fluorurati (F-gas) responsabili dell’effetto serra. Stop per i modelli più piccoli entro il 2032, entro il 2035 per quelli grandi. Il refrigerante ammesso sarà il propano (R290). Una condizione che ha fatto discutere: “Non stiamo parlando di sostituire un pezzo di Lego rosso con uno giallo: fare questo cambiamento richiede tempo, test e adattamento. L’UE deve concedere ai produttori e all’intero settore il tempo per continuare a farlo in modo adeguato, anziché rallentare la crescita delle pompe di calore e costringere i consumatori a tornare ai combustibili fossili” ha dichiarato Thomas Nowak, segretario generale dell’EHPA.

Intanto nel Regno Unito c’è stata una campagna stampa contro la pompa di calore finanziata da un’associazione commerciale a favore di gas e idrogeno, la Energy and Utilities Association: su diverse testate fra cui il Telegraph il governo è stato accusato di voler forzare il mercato delle termopompe imponendo sanzioni ai produttori di caldaie a gas, rischiando così un aumento di 100 sterline annue sulle bollette elettriche. Il tema del riscaldamento degli edifici sembra galvanizzare le poltrone molto più di quello terrestre.

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