Tiny house: case piccole per larghi orizzonti

Negli USA le chiamano spesso anche “case della nonna”: in Italia sono le UAA (unità abitative accessorie), che si collocano all’interno di un cortile o terreno di proprietà con la funzione di suite per ospiti, o residenze fisse per parenti, amici, inquilini. E c’è anche la versione su quattro ruote, per una vita sempre in viaggio o stanziale in campeggio. Cosa hanno in comune? Le dimensioni. Tiny house, case minuscole: da rifugio per i senzatetto a soggiorno glamour, oggi per molti vivere in pochi metri quadrati significa avere paradossalmente più spazio per guardarsi dentro e recuperare una dimensione più autentica, all’insegna di sobrietà e contatto con la natura.

Un piccolo angolo dove rinascere

Tra i principi da osservare per raggiungere la beatitudine secondo la filosofia yoga, spicca “asteya”, dal sanscrito “non rubare “, ma anche “non desiderare ciò che non sia già tuo”. Il saggio Patanjali intorno al 200 d.c. scrive nella sua celebre raccolta di aforismi:“ a colui che è radicato nella non-cupidigia giungono tutte le ricchezze”. Vale a dire, accontentarsi dello stretto necessario illumina la strada per la realizzazione personale; troppi oggetti riempiono uno spazio fisico e mentale e diventano una zavorra nella ricerca della felicità.

Ecco perché chi trasloca in una tiny house non lo fa soltanto per ridurre le spese. Esiste una motivazione più profonda: rinunciare al consumismo e al culto dell’apparire, per ritrovarsi. Con il coraggio di affrontare il giudizio: il marchio di “freak”, per chi si trasferisce in quella che ai più ricorda una casa per le bambole o un riparo per micetti, è spesso una tassa da pagare. Eppure le bambole richiamano il ludico, nel senso più puro del termine: re-inventarsi, mettersi, appunto, in gioco. E riconosciamo la sensazione di pace e mistero che trasmettono i gatti, che sembrano pascersi di un eterno segreto a noi indecifrabile.

Mini-case, ecco quello che c’è da sapere

Diamo uno sguardo a quelle prodotte da SVminyhouse, azienda fondata nel 2010 da Simone Vecchiato, intraprendente trevisano già specializzato nella realizzazione di strutture in legno per il turismo montano. Quelle che vende sembrano infatti baite dolomitiche, ma su ruote. Sono omologate come veicoli, con tanto di targa e carta di circolazione; si possono utilizzare come roulotte o come fissa dimora. Per spostarle bisogna dotarsi di patente BE o C1E, e occorrono mezzi omologati per trainare 30-35 quintali.

Sembrano case da giardino per bambini, ma sono un concentrato di tecnologia per garantire la completa autosufficienza e non pagare più le bollette. Impianto fotovoltaico con batterie di accumulo per l’elettricità; bombola GPL per il boiler; riscaldamento a parete e a pavimento; diversi serbatoi per la riserva d’acqua; inceneritore dei residui organici del wc; sistema di riconversione delle acque grigie in potabili; ventilazione forzata antimuffa. Si possono scegliere case tra i 18 e i 30 mq: il prodotto finito costa in media 83.000 euro, chi invece acquista solo la struttura per suddividere gli interni a suo gradimento spende circa 55.000 euro.

Chi compie il grande salto dall’appartamento alla mini casa dovrà trasferire la residenza in un’altra abitazione, ad esempio quella dei genitori, oppure richiedere una “residenza senza fissa dimora”, che è comunque equivalente a quella tradizionale: chi vive in una tiny house può votare ed iscriversi al servizio sanitario pubblico.

Ma dove collocare la propria mini casa? In un terreno privato dove è già presente una costruzione, oppure in un terreno edificabile vuoto, dove sarà necessario richiedere il permesso per la creazione di un’area di parcheggio privata. Qualcuno sosta nei terreni agricoli, ma ogni 90 giorni dovrà spostare la struttura, anche solo di qualche metro.

Da non escludere il campeggio stanziale, nelle strutture aperte tutto l’anno: Paolo Goglio lo fa con grande entusiasmo da 14 anni, sul lago di Annone in provincia di Lecco, e su questo argomento ha scritto anche una guida (“Come fare a vivere in campeggio”). Sul suo canale youtube promuove i vantaggi dello stile di vita minimale, non solo per i cultori dell’essenziale e della vita in natura, ma anche per chi si trova in una condizione di fragilità economica e sociale, come anziani, genitori separati, persone sfrattate.

Per chi invece vuole girare il mondo in solitaria e ha solidi tricipiti ci sono anche le bike trailer house: casa ridotta ai minimi termini da trainare con la bicicletta.

Tiny story

Henry David Thoreau, ambientalista ante-litteram, è stato fra i primi a lasciare le comodità, si fa per dire, di una dimora ottocentesca, e vivere per due anni in una rudimentale capanna nel bosco per disintossicarsi dallo stile capitalista-industriale. Nel 1997 lo statunitense Jay Schafer comincia a vendere tiny house in serie con la sua società Tumbleweedhouses promuovendo la vita minimale, perché, come dichiara “è impossibile sapere dove è la felicità se sulla strada ci sono mucchi di spazzatura”. Negli anni 2000 negli Stati Uniti post-recessione trasferirsi in una casa in miniatura diventa per molti una necessità: nascono così intere comunità di famiglie che vivono “downsizing”, come quella di Austen in Texas. Arriva poi, inevitabilmente, la svolta radical chic: mini case di lusso, dal ricercato design, collocate davanti a panorami mozzafiato, scelte per la fascinazione estetica da chi desidera trascorrere un fine settimana originale ma esclude a priori l’opportunità di un soggiorno a lungo termine in una casa così piccola. Talvolta i media hanno illuminato l’aspetto romantico del vivere tiny, dipingendo queste case come ricettacoli d’amore per giovani coppie. Qualcosa di vero c’è: le tiny house sono abitazioni su misura per un single o due persone, non per una famiglia numerosa dove ognuno cerca a buon diritto una sfera di privacy.

La cultura della casa in miniatura ha influenzato negli anni ‘10 l’architettura di stampo ambientalista: ridurre al minimo lo spazio abitativo per limitare la copertura di suolo, ma anche per indurre le persone a svolgere più attività quotidiane all’aperto. Molte le soluzioni proposte, alcune al limite dell’assurdo, ma che sono state lette come segnali di una volontà di cambiamento, poco gradita agli imprenditori edili.

Esempi memorabili: Roll It, degli studenti dell’Università di Karlsrhue, una casa di legno che ruotando di 180 gradi diventa zona relax, cucina o camera da letto; One SQM House, del tedesco Van Bo Le-Mentzel, una casa di un solo metro quadrato che capovolta si trasforma in zona notte o zona lavoro; la casa Keret del polacco L Jakub Szczesny, così stretta da inserirsi nello spazio vuoto fra due palazzi; creata per gli universitari la Smart Unit Student dello studio svedese Tengbom, dove alloggiare costa la metà di un affitto normale; e in Italia Renzo Piano ha lanciato Diogene, una tiny house che lo stesso architetto ha definito una casa “per un ritiro volontario”, proprio come il filosofo greco che ha scelto di vivere nella semplicità.

Due cuori e una tiny house

Vivono in una mini-casa i neo-sposi Aurora e Michele, proprietari dell’agriturismo “Pianeta Verde” a Montenero Sabino, provincia di Roma: anche se priva di bagno e cucina, che sono collocati nell’area del bio-camping, la loro presenta tutte le altre caratteristiche della tiny house. Non solo per le dimensioni, ma anche per le sane abitudini che si sviluppano, come quella di trascorrere la maggior parte della giornata tra cielo e terra.

“In una settimana ci siamo costruiti da soli la nostra tiny house all’interno del campeggio, riutilizzando molti oggetti ancora in buono stato che avevamo in magazzino. – racconta Aurora, che oltre a dirigere l’agriturismo è anche insegnante di yoga – È stata una bella avventura, con qualcosa di prodigioso: mentre la casa prendeva forma sono arrivate altre persone che ci hanno prestato la loro consulenza sugli aspetti più critici, ad esempio per il tetto.”

La Tiny house di Aurora e Michele | © Giorgia Sallustio

Circondata dal verde, la casa (10 mq), non ha fondamenta a terra, e si estende su due livelli: al piano inferiore saloncino, libreria, tempietto yoga, attaccapanni, sopra si trova un letto a una piazza e mezza circondato da tre finestre da cui si godono albe e tramonti, si può fare birdwhatching, e dove ascoltare e osservare un temporale diventa un’esperienza ineffabile.

“L’inverno è ancora un po’ difficile, anche se c’è la stufa a legna. Durante il resto dell’anno, solo vantaggi: la casa si pulisce velocemente; l’armadio contiene pochi abiti, per cui non perdiamo tempo per vestirci; non si accumulano oggetti, si utilizza l’essenziale.”

“Perché tiny house? Per risparmiare, per avere una casa in tempi brevi (burocrazia ridotta al minimo con una dichiarazione al Comune) ma soprattutto perché siamo a favore della decrescita felice e del vivere in natura. – spiega Aurora – Trascorriamo gran parte della giornata all’aperto, ma abbiamo così anche uno spazio intimo, un nido dove trovare privacy e riposo.”

“È stato un percorso a tappe. Il primo grande passo è stato quello dalla città all’agriturismo. Una volta abituati a vivere in completa immersione nella natura, coltivando l’orto e curando gli animali della fattoria didattica, praticando yoga all’aperto o nella pagoda, è stato quasi automatico pensare ad una dimora più piccola che armonizzasse con l’ambiente naturale.”

 

Autore: Amelia Vescovi

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