Corrente del Golfo: il più grande motore termico del pianeta perde il passo

La Corrente del Golfo sta rallentando come non era mai successo da almeno 1000 anni. Le conseguenze possono essere serissime non solo per il clima dell’Europa, ma anche per l’intero sistema di circolazione termoalina, il più grande motore termico del pianeta.

Nel 2001 Sirpa Hakkinen, ricercatrice presso la NASA scoprì che tra gli inverni 1995 e 1996 la superfice del mare sopra la Corrente del Golfo si era abbassata di ben 12 centimetri. Una spiegazione plausibile era il suo rallentamento. “Una sorta di ingorgo stradale” così aveva definito il fenomeno la ricercatrice.

AMOC – Corrente del Golfo

Proprio nel 1995 gli equipaggi dei sottomarini britannici avevano osservato un consistente rallentamento della Corrente del Golfo sotto la superficie del mare. Col passare degli anni, e con l’avanzare del riscaldamento globale, il più grande motore termico del pianeta stava rallentando. La Corrente del Golfo, o AMOC per gli scienziati (Atlantic Meridional Overturning Circulation) è il motore che permette alle Isole Britanniche e alla Scandinavia di far prosperare l’agricoltura e altre attività umane, in territori che altrimenti sarebbero invasi dai ghiacci. Curiosamente proprio una finlandese e dei britannici erano stati i testimoni più autorevoli di un evento a cui nessuno voleva credere. Nessuno, infatti, era in grado di accettare che una tale massa d’acqua potesse frenare. Oggi la situazione è decisamente più chiara: il 25 febbraio del 2021 il PIK, Potsdam Institute for Climate Impact Research, annuncia che un rallentamento del 15% non si verificava da almeno 1000 anni. La ricostruzione si basa sull’osservazione di sedimenti dei fondali, in particolare del Labrador e della North Carolina, che ha permesso di raccogliere uno storico affidabile tra i 100 e i 1600 anni indietro nel tempo. La tendenza è quella di un ulteriore rallentamento del 40% circa entro la fine di questo secolo. Anche le conseguenze sarebbero oltre la nostra portata.

Riuscire a rallentare la Corrente del Golfo sembrava umanamente impossibile
Fort Worth, Texas / © Yffy Yossifor/Star-Telegram vía Ap

Immaginate una massa d’acqua che si riscalda in un calderone. L’acqua è quella dell’Oceano Atlantico che sospinta dai venti costanti, gli alisei, si accumula e sale di livello nel Golfo del Messico, il calderone. La massa trova una via d’uscita tra Cuba e le Florida Keys e inizia a salire lungo le coste degli Stati Uniti. All’altezza del North Carolina, come Colombo aveva intuito, i venti cambiano direzione e spirano verso nord, spingendo l’enorme massa d’acqua verso il Labrador e infine verso Est, verso la Groenlandia e l’Europa settentrionale.

In questo lungo tragitto l’evaporazione aumenta la concentrazione salina, la massa d’acqua diventa quindi più densa. Ma è ancora più calda e leggera dell’acqua circostante, quindi resta in superficie. Oltre i 60° di latitudine nord entra in contatto con temperature più basse nell’amosfera e la massa si raffredda di colpo. È molto più densa e salata dell’acqua circostante, quindi inizia a scendere verso il fondale oceanico. Solo tra la Groenlandia e l’Islanda, in un braccio di mare chiamato Stretto di Danimarca, genera una vera e propria cascata che precipita per tremila metri, con una portata di quasi 3 miliardi e mezzo di litri al secondo. Fenomeni del genere si ripetono lungo tutto il settore subartico tra il continente americano e quello europeo.

La grande cascata nello Stretto di Danimarca

Fino a due decenni fa non c’era nessuno disposto a concepire che le attività umane sarebbero riuscite a influenzare un motore di tale potenza. Purtroppo il processo è molto semplice: lo scioglimento dei ghiacciai riversa in mare quantità gigantesche d’ acqua dolce più leggera e superficiale, che va a diluire quella salata e più densa della Corrente del Golfo, rallentandone la caduta verso il fondale. Questa frenata spiegherebbe l’innalzamento anomalo del mare lungo il corso settentrionale della Corrente.

Che la AMOC porti un enorme beneficio all’Europa continentale è cosa che abbiamo tutti appreso sui banchi delle elementari, e gli effetti sul suo rallentamento sono facilmente immaginabili.

The Day After Tomorrow – L’alba del giorno dopo – film catastrofico del 2004, comprime in un paio d’ore di proiezione quello che potrebbe succedere in un arco di tempo più lungo, ma il capolinea è certamente quello indicato dalla sceneggiatura: una nuova era glaciale sulle due sponde più a nord dell’Atlantico. Gli studi suggeriscono che rallentamenti del genere hanno già determinato drastici abbassamenti delle temperature sulle due sponde del nord Atlantico, e l’Europa del nord sarebbe la più colpita. Un altro effetto collaterale consisterebbe in un sensibile aumento del livello del mare lungo le coste nordamericane.

Ondata di gelo ad Austin, Texas / © Delcia López-The Monitor vía Ap
Non solo l’Atlantico ne risentirebbe

La AMOC, con i suoi innumerevoli bracci, raggiunto l’Artico s’inabissa, ma non si ferma lì. Giunta nel fondo cambia direzione e inizia a viaggiare verso sud. Il primo ad accorgersi di questo curioso meccanismo fu probabilmente Benjamin Franklin. Studiando la Corrente del Golfo intuì che sui fondali marini le masse d’acqua scorrevano in direzione contraria rispetto a quelle di superficie. Aveva aperto una finestra sulla circolazione termoalina, detta anche Conveyor Belt: nastro trasportatore. L’immagine rende l’idea; l’acqua di superficie evaporando diventa più salina e più pesante, si raffredda, precipita, e una volta sul fondo riprende la corsa in direzione opposta. Per risalire utilizza prevalentemente la forza del vento che è il motore dell’upwelling, un fenomeno la cui traduzione in italiano è faticosa: ‘risalita delle acque profonde in superficie’. Chiunque abbia osservato il mare saprà che con la brezza di terra l’acqua a riva diviene più fredda. Il vento genera una corrente superficiale che s’allontana dalle coste. Questa corrente, come una pompa, attira in superficie le acque più profonde.

In zone prossime all’Antartide è una vera benedizione: dai fondali salgono in superficie i nutrienti minerali, prezioso concime per il fitoplancton, la base della catena alimentare oceanica. Le corrente di Humboldt e del Benguela rendono le acque del Cile e del Perù, e della Namibia, tra le più pescose del mondo. Il ciclo della circolazione termoalina è costante ma lento, almeno nella cognizione temporale umana: il ricambio completo delle acque avviene in circa 500 anni. Prevedere gli effetti del rallentamento della AMOC sull’intero meccanismo è estremamente complesso.

Circolazione Termoalina
C’è chi vede un vantaggio nella dissoluzione dei ghiacci dell’Artico

Per le compagnie petrolifere e minerarie, quanto per alcuni armatori, la pervietà dell’Artico e delle sue rotte commerciali è una grande opportunità economica. Opportunità che si traduce in facile sfruttamento delle riserve e un consistente risparmio di tempo e di carburanti per la navigazione tra l’estremo oriente e l’atlantico del nord. Sull’onda di questo scellerato ottimismo si sono schierati in molti. Non sono pochi gli studi di economici anche autorevoli che prevedono nuove prospettive per il nord del pianeta grazie al cambiamento climatico.

Si parla di ingenti risparmi energetici e di uno spostamento dell’agricoltura verso il nord, che accoglierà coltivazioni ancora più fruttuose, e dell’industria manifatturiera verso sud. Non so fino a che punto farebbe piacere veder punita la hybris (presunzione di forza, di potenza propria dell’uomo) di certi economisti e delle industrie del fossile con una bella glaciazione. Di sicuro il pianeta ha le sue difese naturali, ce lo ha dimostrato con le pandemie e gli scienziati saranno presto in grado di dirci cosa succederà e come correre ai ripari come hanno sempre fatto, ma sostanzialmente inascoltati. Ciò che preoccupa è che le loro voci verranno nuovamente oscurate dalle teorie degli economisti i quali, da almeno quarant’anni anni, ne azzeccano meno degli astrologi.

 
 
 
 
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