La città di Tartu e non solo: Estonia da scoprire

Questo è un anno speciale per l’Estonia, che vede Tartu Capitale europea della cultura 2024. La seconda città del Paese è in realtà anche il suo cuore intellettuale, grazie ai musei e all’università più antica dell’Estonia. Dal 2015 ha ricevuto anche il titolo di Città della letteratura dall’Unesco.
Non stupisce quindi che Tartu sia stata scelta come una delle tre capitali europee della cultura di quest’anno, insieme a Bad Ischl in Austria e Bodø in Norvegia. La città festeggerà con un anno di eventi, concerti, proiezioni di film e installazioni artistiche. Ma prima di fare la conoscenza di Tartu, scopriamo qualcosa in più del suo Paese.

Tallin | Estonia | Foto di Jaanus Jagomagi | Unsplash
Estonia

Insieme a Lettonia e Lituania, l’Estonia è una delle tre repubbliche baltiche. Affacciate sulla costa orientale del Mar Baltico, ognuna ha la sua personalità, ma la geografia e la storia le hanno unite con un fil rouge nemmeno troppo sottile. Sono state per secoli territori contesi dalle odierne Germania, Russia (impero zarista prima e Unione Sovietica poi) e Paesi scandinavi. Ne nasce un bisogno di difendersi dagli invasori comuni, che hanno cancellato e ridisegnato i confini più volte. Una lettura imperdibile per scoprire questo angolo d’Europa è sicuramente il saggio “Anime baltiche” di Jan Brokken.

Confinante a est con la Russia, e separata da Finlandia e Svezia dal Mar Baltico, l’Estonia è la più settentrionale delle tre repubbliche. Ma soprattutto, rappresenta un particolare punto di collegamento fra Europa centrale e Scandinavia, Est e Ovest, da cui nei secoli ha ricevuto molti influssi. La sua storia è stata un percorso lungo e tortuoso che ha visto l’avvicendarsi di vichinghi, re e regine, mercanti tedeschi e dittatori sovietici.

Il Paese che canta

Diventata una repubblica indipendente solo nel 1918, l’Estonia è oggi membro dell’Ue e della Nato. Dopo l’occupazione sovietica iniziata dalla fine della seconda guerra mondiale, ha ripristinato la propria indipendenza nel 1991. E lo ha fatto con quella che è conosciuta come la Rivoluzione cantata, ispirata alla tradizione più che secolare dei festival musicali. Inni patriottici e slogan politici si alternavano contro la dittatura dell’Urss. Sono stati la musica e il canto a dare il via al movimento per riconquistare l’indipendenza. Gli estoni infatti vantano una delle più grandi collezioni di canzoni popolari al mondo. La loro è una lingua ugro-finnica, imparentata col finlandese e ungherese, dal suono melodico e dalle vocali lunghe.

Per darvi un’idea il “leelo“, antica tradizione del canto polifonico, è patrimonio immateriale Unesco. Ascoltarlo riporta indietro nei secoli, in terre antiche e rurali. Rappresenta un vero e proprio caposaldo dell’identità per la comunità di Setomaa, che vive nell’Estonia sudorientale e nel distretto di Pechory in Russia, a una manciata di chilometri dal confine. Il canto fa parte della quotidianità, un modo per esprimere pensieri ed emozioni, per trasmettere ricordi di generazione in generazione. Oggi, nonostante sia sempre più limitato alle rappresentazioni teatrali, è ancora un elemento essenziale della cultura dell’intero Paese.

A riprova di questo, il Festival della Canzone Estone è uno dei più importanti eventi coristici amatoriali del mondo. Le sue radici risalgono al 1869, agli albori del movimento nazionale. Si tiene a luglio ogni cinque anni a Tallinn, la capitale. È un evento molto amato che porta con sé tutti i valori portanti: amore per il proprio Paese, lingua, cultura e costumi. Oltre alla musica corale tradizionale, l’Estonia ospita numerosi festival musicali di tutti i generi.

Parco Nazionale di Soomaa | Estonia | © Karl Ander Adami/Visit Estonia | flickr
Natura incontaminata

Un altro tassello fondamentale è lo stretto legame con la natura, grazie soprattutto allo spirito pagano profondamente radicato. Gli alberi e la terra sono considerati preziosi e dotati di un loro potere. La foresta è sempre stata fonte di vita, e si credeva fosse un luogo sacro, visto che gli antenati degli estoni moderni adoravano gli spiriti del legno.

Del resto, con solo 1,3 milioni di abitanti e una superficie poco più grande della Svizzera, l’Estonia è annoverata fra i Paesi meno densamente popolati d’Europa. Il territorio è ricoperto per oltre metà da foreste e quasi un quarto è protetto. La fauna selvatica comprende linci, orsi bruni, lupi, volpi, lepri e cervi. In primavera e in autunno, il birdwatching è un passatempo molto amato.

Il Paese conta quasi 3.800 chilometri di costa, e poco meno di 700 chilometri di confine terrestre. Sebbene l’identità sia in generale continentale, la cultura si divide fra costa ed entroterra.

Inoltre l’Estonia vanta più di 2.000 isole. Quelle abitate, meno della metà, tendono ad avere un’economia rurale, mantenendo tracce dell’eredità vichinga e medievale. La maggior parte si trova a breve distanza di traghetto dalla costa occidentale. Le più popolari sono quelle di Saaremaa e Hiiumaa, le più grandi, Kihnu, Ruhnu e Vormsi.

Per l’ambiente autentico, la tranquillità e lo stile di vita sostenibile, l’arcipelago dell’Estonia occidentale è riconosciuto riserva della biosfera dall’Unesco. Inoltre, caratteristica particolare, ancora oggi conserva le enormi tracce lasciate da meteoriti caduti in tempi remoti.

Parchi nazionali

Con una simile cornice, non stupisce che un Paese così piccolo conti ben sei parchi nazionali. Proteggono foreste incontaminate, laghi paludosi e lunghe coste tortuose.

Ogni parco ha la propria identità. Restando nell’Estonia occidentale, troverete prati costieri e boscosi, dozzine di isolotti e insenature. A est invece ci sono foreste primordiali, vaste saline e il fascino della località di Setomaa e dei Vecchi Credenti.

In particolare, il Parco nazionale Lahemaa è il più grande e antico del Paese, e una delle aree di protezione forestale più importanti d’Europa. Il Parco nazionale di Soomaa ospita enormi zone umide, ma è diventato celebre per un fenomeno naturale chiamato “la quinta stagione”. Si tratta di un periodo di inondazioni in cui fino a 17.500 ettari di foreste, strade e cortili sono raggiungibili solo via acqua. La costruzione e la produzione della “haabjas“, la tradizionale piroga di Soomaa utilizzata per spostarsi, è patrimonio culturale immateriale Unesco. Il Parco nazionale di Alutagus è invece il più giovane e anche la più grande area di foreste di conifere e paludi dell’Estonia.

Tartu

E veniamo ora al tema centrale di questo articolo. Verdeggiante città a 180 chilometri da Tallinn, nel Sud del Paese, Tartu come abbiamo visto è il cuore intellettuale. Ha giocato un ruolo importante nello sviluppo della cultura estone e della coscienza nazionale: i primi giornali, le prime società culturali e il primo teatro nazionale furono fondati a Tartu. Anche la prima edizione del famoso Festival della Canzone Estone si tenne qui. E la prima élite proveniva dall’università locale. È una delle università più antiche del Nord Europa, fondata a metà del 1600. Tutto questo fece di Tartu un centro educativo di ricerca, innovazione e creatività. Un’eredità che coltiva con numerosi programmi di formazione.

A oggi conta poco meno di 100.000 abitanti, dei quali un quarto è rappresentato da studenti. Una fetta di popolazione importante come dimostra uno dei simboli della città, “The kissing students“, una fontana con al centro la statua di due studenti che si baciano. Proprio in suo onore quest’anno si terrà “Kissing Tartu“, con una serie di eventi dedicati alla gioia del bacio. Sarà uno dei momenti salienti per celebrare l’anno come Capitale europea della cultura.

Un mix di antico e moderno

Tartu è una città molto compatta, perfetta da visitare in un giorno. La sua eredità medievale e il fiume Emajogi che l’attraversa le danno un’atmosfera fiabesca. La maggior parte delle attrazioni si trova in un paio di strade parallele del minuscolo centro storico. Così come i ristoranti e i locali che partecipano alla vivace vita notturna.

Parte del fascino di Tartu è il suo modo di fondere vecchio e nuovo, dall’architettura medioevale a quella moderna, da angoli tranquilli all’allegro brusio della città studentesca.

Nelle immediate vicinanze del centro ci sono due quartieri storici molto caratteristici, Supilinn e Karlova, rispettivamente a nord e a sud. Alle tradizionali case in legno che creano un’atmosfera bohémien si unisce la street art. Ma i graffiti sono comuni in tutta Tartu. Non a caso la città ospita “Stencibility“, il festival di arte di strada che riunisce artisti locali e stranieri.

Interessante anche “The Widget Factory” (“Aparaaditehas” in estone), un centro culturale costruito in una vecchia fabbrica. Stupisce i visitatori sia per la sua architettura industriale, sia per la street art. E poi organizza eventi, mostre, workshop e spettacoli, ospita un mercatino delle pulci, laboratori, negozi, bar e ristoranti. In poche parole, qui potrete conoscere il lato hipster di Tartu.

Estonian National Museum | Tartu | © Tarmo Haud/Visit Estonia | flickr
Cultura e natura

Essendo un focolaio culturale c’è sempre qualcosa da fare tutto l’anno fra concerti, mostre e musei. Il fiore all’occhiello è sicuramente il Museo Nazionale Estone, il più grande museo del Paese. Parliamo di un centro di ricerca etnologica che nei suoi 6.000 metri quadri di superficie espositiva racconta l’unicità della cultura estone fra mostre permanenti e temporanee. Degno di nota è anche l’AHHAA Science Center, il più grande centro scientifico dei Paesi baltici, che promuove la scienza e la tecnologia attraverso mostre interattive.

Ma Tartu non offre solo cultura, ha anche un’anima verde. Il fiume Emajogi, la collina di Toome con le rovine della cattedrale, e numerosi parchi offrono piacevoli momenti di relax. Senza contare la campagna circostante, con le riserve naturali di Alam-Pedja, Peipsiveere e Järvselja, ideali per le gite fuori porta.

Inoltre, il Giardino botanico dell’università conta 10.000 varietà di piante, comprese quelle rare e protette, e all’interno delle serre ci sono anche specie della foresta pluviale e del deserto.

Estonia | © Tõnu Tunnel/Visit Estonia | flickr
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