Il viaggio on the road è un ever green senza tempo, non solo in auto ma anche in “case su quattro ruote”: dai semplici furgoni accessoriati ai camper più lussuosi, è possibile muoversi in totale autonomia, fermarsi dove più piace, creando un viaggio su misura per le proprie esigenze.
In questo articolo vi proponiamo una meta greca che non richiede un aereo per essere raggiunta dall’Italia: la penisola del Peloponneso, una destinazione abbastanza defilata dal turismo di massa, ma non per questo meno interessante.

Su quattro ruote si può raggiungere in traghetto in due modi. Il più semplice è arrivando nella città di Patrasso, partendo da Ancona e Bari. Altrimenti più a nord, al di fuori del Peloponneso, potete fare rotta su Igoumenitsa, importante crocevia marittimo al confine con l’Albania: è raggiungibile da Venezia, Ancona, Bari e Brindisi. Da qui, Patrasso dista circa 240 chilometri. Ma dopo queste informazioni pratiche, andiamo alla scoperta del Peloponneso.
Perché il Peloponneso?
Perché riassume il meglio che la Grecia può offrire, relativamente fuori dai percorsi di massa che prediligono le isole: natura selvaggia, storia millenaria, villaggi pittoreschi, mare cristallino, miti e leggende. Per non parlare dell’ottimo cibo, fatto di ingredienti freschi di produzione locale, che meriterebbe un articolo a parte. Prima di tutto però, un po’ di contesto geografico.
Il Peloponneso è una penisola nel sud del Paese, e costituisce la parte più meridionale della Grecia continentale. Tecnicamente però bisognerebbe considerarlo un’isola, da quando alla fine del 1800 è stato costruito il canale di Corinto, separando il Peloponneso dal resto dello Stato ellenico. Può essere raggiunto via terra grazie a due collegamenti: quello nei pressi dell’istmo di Corinto e il ponte Rion Antirion.

Il Peloponneso ha un fascino rurale tutto suo. La penisola ha una natura molto varia, con un entroterra montuoso dalle vette innevate che superano abbondantemente i 2.000 metri, e migliaia di chilometri di coste frastagliate, disseminate di splendide spiagge: la sabbia nella parte occidentale cede il passo alle rocce a est.
Siti Unesco
Oltre alla natura, il Peloponneso vanta una storia degna di un romanzo. Del resto, siamo in Grecia. Abitato fin dalla preistoria, nel corso dei secoli ha visto l’alternarsi di numerosi conquistatori come gli ottomani e i veneziani, ha ospitato la civiltà micenea, e vanta alcune delle perle culturali più iconiche della Grecia. Non stupisce quindi che ci sia l’imbarazzo della scelta fra siti archeologici, castelli medievali, chiese bizantine e siti Unesco. E noi iniziamo proprio da questi ultimi.
Partiamo dal Peloponneso occidentale, dove nella valle del fiume Alpheios c’è il sito archeologico di Olimpia. È stato il centro religioso e sportivo più importante della Grecia (nel X secolo a.C. divenne un centro per il culto di Zeus, il re degli dei). Nel recinto sacro dell’Altis c’è una delle più alte concentrazioni di capolavori del mondo greco antico. Oltre ai templi, ci sono i resti di tutte le strutture sportive erette per i Giochi Olimpici, che dal 776 a.C si sono tenute ogni quattro anni. Lo stadio, i templi di Zeus e di Hera, il monumento di Philippeio e la palestra sono le attrazioni più significative del sito.
Nel cuore del Peloponneso c’è il tempio di Apollo Epicurio, costruito nel VII secolo a.C. La forma attuale risale al 420-400 a.C., e racchiude tutta l’esperienza architettonica dell’antica civiltà greca. Noto anche come il Partenone del Peloponneso (fu progettato dall’architetto greco Ictino, “padre” anche del Partenone di Atene), è stato il primo fra i grandi monumenti della Grecia a essere dichiarato patrimonio Unesco nel 1986. Si trova nel paesaggio brullo e roccioso del sito archeologico di Vasses, a 1.130 metri di altezza. È possibile raggiungerlo attraversando la regione storica dell’Elide, seguendo un percorso lungo le rive del fiume Neda, oppure partendo da Tripoli e Megalopoli.Facciamo un salto in avanti di secoli e andiamo nella città fortificata di Mystras, a pochi chilometri da Sparta. È un vero e proprio tesoro bizantino: costruita ad anfiteatro intorno alla fortezza eretta nel 1249 dal principe di Acaia, fu riconquistata dai bizantini, per passare poi ai turchi e ai veneziani fino all’abbandono totale nel 1832. Restano però delle rovine medievali mozzafiato, circondate da un paesaggio bucolico. Ci sono antichi edifici reali e nobiliari, chiese e maestosi monasteri. Molte perle sono custodite nel Museo Archeologico, ospitato in una struttura in pietra del 1700.
Andiamo ora nel Peloponneso orientale, dove ci aspetta un gioiello inestimabile. Basta citare l’Unesco per avere le idee più chiare: “I siti archeologici di Micene e Tirinto sono le imponenti rovine delle due più grandi città della civiltà micenea, che dominò il mondo mediterraneo orientale dal XV al XII secolo a.C. e giocò un ruolo fondamentale nello sviluppo della cultura greca classica. Queste due città sono indissolubilmente legate alle epopee omeriche, l’Iliade e l’Odissea, che hanno influenzato l’arte e la letteratura europea per più di tre millenni”. I complessi di palazzi, le imponenti fortificazioni, il Tesoro del re Atreo (o Tomba di Agamennone), le enormi porte ad arco, le fontane e i bastioni sono tra i più grandi complessi architettonici conosciuti del mondo antico.
E concludiamo con il tempio di Asklepios, dio della medicina, nel sito archeologico di Epidauro. L’attuale comune di Epidauro sorge nella regione storica dell’Argolide, affacciata sul Golfo Saronico. Grazie alle montagne che proteggono dai forti venti, al clima mite e agli splendidi paesaggi naturali, divenne il luogo ideale per le pratiche di guarigione con l’aiuto degli dei. Il tempio di Asklepieion, costruito nel IV secolo, era la principale area di pratica, ed era il più importante centro di guarigione del mondo greco e romano. Senza scordare il maestoso Teatro di Epidauro, dove vengono messe in scena rappresentazioni teatrali anche ai giorni nostri. Tutto il sito con edifici, ospedali e luoghi sacri, non solo è un capolavoro dell’arte greca antica, ma offre utili informazioni sulla pratica medica dei tempi.
Spiagge
Esplorando proprio questa zona, scopriamo attrazioni dell’area di Epidauro completamente diverse: la sua costa con grandi spiagge ombreggiate dai pini. Nuotate nelle acque cristalline, fate snorkeling e diving, escursioni nell’entroterra fra sentieri che attraversano antiche rovine, aranceti e uliveti.
Gli amanti del mare possono contare su acque trasparenti. Vicino al centro del paese trovate la spiaggia di Vagionia, di sabbia e ciottoli, raggiungibile a piedi. Se cercate una spiaggia più tranquilla, proseguendo sempre a piedi in poco tempo arrivate a quella di Kalamaki. Poco distante c’è anche la spiaggia di Polemarcha.

Se preferite spiagge più attrezzate, ideali per bambini e appassionati di sport acquatici, segnatevi Nisi e Gialasi. Presso la spiaggia di Kalymnios c’è una chicca da non perdere: molto vicino alla costa, la città sommersa di Epidauro è considerata l’Atlantide locale. In questo sito archeologico sottomarino ammirerete una parte dell’antica città, sommersa nel Golfo Saronico dopo un’eruzione vulcanica. Si può fare snorkeling intorno ai resti, e immergendovi potete vedere tombe, anfore, mura micenee e, in alcuni punti, i resti dell’antico molo.
Sempre per gli amanti del mare, dall’atra parte del Peloponneso, nell’estremo Sud, c’è Areopoli. Si trova ai piedi delle montagne che scendono verso le limpide acque del mare, sulla costa occidentale della penisola di Mani. La regione è molto amata grazie al mix di storia e cultura locali, paesaggi aspri e suggestivi. È infatti costellata di insenature selvagge, piccole baie, spiagge tranquille e grotte incantevoli. Anche solo qualche giorno sulla costa vale di per sé il viaggio attraverso il Peloponneso.
La regione vinicola
Un’altra perla da non perdere in un viaggio nel Peloponneso in auto è la regione vinicola di Nemea, talmente antica da essere citata da Omero. In questa affascinante destinazione enoturistica, si può scoprire la tradizione vitivinicola in uno scenario di fertili pianure. L’area si estende su 2.600 ettari, dove si producono alcuni dei vini più pregiati del Paese. Il tutto grazie al terreno di argilla bianca, il particolare microclima, e le diverse altitudini del terreno. I vigneti secolari sono il terroir che dà vita ai vini DOP Nemea, rossi e rosati di qualità. La regione è particolarmente famosa per il vitigno a bacca nera Agiorgitiko. Coltivato da oltre 3.000 anni, produce vini rossi ricchi e complessi.

La regione è costellata di cantine aperte ai visitatori che offrono tour, degustazioni, abbinamenti gastronomici e seminari per scoprire il ciclo di produzione. Oltre a soddisfare i piaceri del palato, esplorate il territorio in un percorso panoramico fra vigneti, villaggi e siti storici, come le antiche città di Nemea e Acrocorinto, ovvero l’acropoli dell’antica Corinto.
Per gli amanti del trekking
Spostiamoci ora nella zona dell’Arcadia, nel cuore del Peloponneso, dove c’è un percorso escursionistico perfetto per gli appassionati di trekking. È il Mainalo trail, che prende il nome dalla catena montuosa. È lungo 75 chilometri e permette di scegliere escursioni di ogni livello, dalle più semplici alla più impegnative. A fare da cornice ci sono paesaggi incantevoli fatti foreste verdeggianti e scorci da cartolina. In particolare vi consigliamo la gola del fiume Lousios, la valle del fiume Mylaontas, e le montagne sud-orientali della zona di Gortyna. Il percorso è collegato a tutta una serie di sentieri adiacenti.
La maggior parte del percorso ha origini antiche, come praticamente tutto in Grecia, e collega i centri storici e culturali della zona. Potrete visitare i villaggi tradizionali di Stemnitsa, Dimitsana, Zygovitsi, Elati, Vytina, Nymfasia, Magouliana, Valtetsiniko, Lagadia. Coi loro monasteri, le chiese e le case tradizionali, vi faranno fare un vero e proprio tuffo nella bellezza greca.
Autore: Claudia Dagrada






















































