Nel salotto tranquillo e idillico della mia famiglia, molti anni fa, c’erano un numero di soprammobili inutili perché allora si usava così. Mentre scrivevo sull’avorio e mi passavano sotto gli occhi le foto degli oggetti creati con l’avorio e sequestrati pensavo a quegli arti monchi e dissezionati appartenuti ad animali esotici e rari appoggiati sopra i tavoli della nostra casa al mare in Sardegna. Se guardavi bene magari ci trovavi ancora un filo di sangue rappreso sul bordo.

Nel mio caso è passata una sola generazione per ribaltare l’usanza di esibire l’esotismo cadavere. Altrimenti questo fascino per le forme bizzarre resiste e uccide farfalle,uccelli,stelle e cavallucci marini, volpi, coleotteri, narvali, tartarughe, tigri, rinoceronti, squali, e la lista potrebbe essere infinita.
Mia madre amava molto gli animali. A casa sono passate scimmie, pappagalli e capre tibetane. Eppure il suo amore per gli animali improvvisamente svaniva, si faceva di nebbia, quando si trattava di una pelliccia. Aveva qualsiasi tipo di pelliccia dal visone al giaguaro. GIAGUARO!!!!
Quando entrambe i miei sono scomparsi, ho ereditato i famosi ‘oggetti’,i corpi di reato, disgustosi ma fragili. Tutto quello che rimane di una vita tagliata corta inutilmente.
Ho sepolto in giardino le stole di visone; sepolto nell’armadio una pelliccia di lupi grigi canadesi in attesa della prossima glaciazione; sepolto in un angolo dell’ufficio una sega di un pescesega trionfalmente montata su una base d’acciaio che non invecchia mai mentre la sega al contrario mostra i segni e le rughe di un cadavere che si disfa. Non trovando altro uso attacco sui denti i post-it o la lista delle cose da fare con le mollette del bucato.
E’ così che la fauna se ne sta andando.
A tappe, a cicli, la ricchezza ritorna. Rivitalizza il gusto per l’esotico in milioni di case con salotti da ‘decorare’ per il tempo di una generazione perchè le reliquie comunque invecchiano e improvvisamente diventano quello che sono sempre state: pezzi anatomici di un animale smembrato, doppioni di pezzi custoditi nelle teche di un museo di zoologia. E quando l’organico, seguendo il suo destino torna polvere, vengono spostati in cantina o venduti nel mercato dell’usato per due lire. Dalla savana a Portobello Market.

L’avorio sta meglio lasciato addosso ad un elefante, del resto altro non è che una zanna sviluppata in miliardi di anni dalla genetica programmata per aiutarlo a sopravvivere. Geni che hanno mancato l’unico grande fattore di rischio: l’uomo.
In America negli utimi 13 anni sono ritornati due milioni e trecentomila soldati dalle guerre in Iraq e Afghanistan. Molti di questi soldati tornano affetti da Post Traumatic Stress Disorder e hanno difficoltà ad inserirsi nella vita sociale normale e a dimenticare. Hanno sperimentato che il contatto con gli animali, in particolare i cavalli, li aiuta a guarire da ferite profonde inflitte nell’anima: quelle che altri uomini non capiscono.
Ci sono discorsi sottintesi che si scambiano con gli animali che parlano di destino, di amore, di odio, di violenza, di amicizia, di creazione, di sentimenti che durano per sempre. Purtroppo gli animali che abbiamo portato al collasso non torneranno mai indietro. Svaniscono con i loro discorsi, le loro frasi d’incoraggiamento perchè per noi uomini, inutile nasconderlo, la vita è dura e scarseggiano medici abili ad entrare dentro certe pieghe di riflessione profonda.
Molti hanno imbastito un’amicizia con un animale e la loro conoscenza e traduzione dei comportamenti ce lo ha fatto amare.
Cosa sarebbe stata la vita di Konrad Lorenz senza oche selvatiche, o quella di Jane Goodal senza scimpanzé, Diane Fossey senza gorilla, Daniela Freggi senza tartarughe o ancora quella di Umberto Pelizzari senza delfini…?
Autore: Vittoria Amati

















































































