La Luna Lavanda

In un mondo disarticolato, con mille religioni, mille villaggi, linguaggi e opinioni colorate c’è una verità assoluta che riunisce tutti in un momento magico di consenso: quello che dice una donna vale la metà di quello che dice un uomo.

Quindi, se cito un sociologo ulteriore dopo Parsons del pezzo precedente, il motivo affonda nel fatto che se io, donna, affermassi che “il concetto di società è una realtà indipendente dall’individuo che la forma, e che i membri della società sono obbligati a rispettare regole sociali coercitive e modellare il loro modo di comportarsi, di pensare, e di sentire..” passerei per  strana.

Eppure se lo scrive Durkheim, un uomo, professore di sociologia, francese, allora ha fondamento. Mi sento una ventriloqua o una reticente che si fa scudo della fama degli altri per trafficare le proprie intuizioni.

Per la ragione esposta nelle prime righe e un gran numero di altre, mi sono convinta che la donna è essere umano di classe B con due scelte: farsi continuamente respingere e umiliare mentre scende a patto con il mondo degli uomini o infilare l’uscio. Niente come una donna può raccontarvi come si naviga una vita fuori dalla società, come si desidera, anela, combatte, sogna, perde e si riconquista la libertà.

Molti hanno un’idea romantica e leggera della condizione ( la libertà). In verità divenire una persona libera è cosa difficile che poche persone riescono a realizzare. Essere un individuo libero vuole dire ragionare con la propria testa e poggiare tutte le incertezze e la solitudine su un equilibrio granitico, ancorato nella certezza che chi cerca la libertà, se ci lavora sodo, prima o poi la trova.

Ma perché voltare le spalle alla società? Rovesciando la domanda chiediamoci invece cosa ci lega alla società, alle sue norme, e ai suoi valori.

L’inquietudine principale che avverto è la soppressione del dibattito che riguarda la mia sopravvivenza e quella dei miei figli alla luce del cambiamento climatico: censurato quando si cerca di descrivere quale cambiamento occorre apportare alle abitudini, perché queste, a causa di una conduzione dei consumi ‘all’infinito’ sono i colpevoli.

Eppure la società in cui viviamo resiste il cambiamento, non lo prevede, non sa prevedere e non vuole prevedere le ‘sostituzioni’ ai consumi dispendiosi con altri mitiganti. Perché?

Perché l’energia, come tutti gli altri generi di consumo sono il baluardo della ricchezza dei governi. E da loro un cambiamento rapido non arriverà con la fretta che serve in una situazione già compromessa. E’ utopico pensare che l’accordo volontario di Parigi sottoscritto da 120 paesi impegnati ad avere economie a impatto climatico ZERO per il 2050, servirà a qualcosa.

L’altra data intermedia é il 2030 per il traguardo di un 55% di riduzione. Troppo tardi non pensate?. Sembra un bluff, una presa in giro, un prendere tempo come hanno sempre fatto per ammorbidire le proteste, per dimostrare che stanno facendo qualcosa, ma cosa esattamente?

Già oggi, all’indomani di un anno di sospensione di tutte le nostre attività sociali che hanno miracolosamente rarefatto le emissioni, sulla stampa sono tornati a parlare dei vecchi cari programmi di ripresa economica e non c’è titolo sui giornali italiani che parli di cambiamento climatico. In Italia il problema non esiste. Al centro della vita nazionale ci sono i campionati di calcio, le interviste con gli allenatori, i bollettini medici, i bollettini del governo, le colorazioni delle regioni, i genitori uccisi da figli sempre più disfunzionali, e pensando di farci un favore del tipo entrate pure nel torpore nessuno vi sveglierà, copiano FB proponendo video clip inutili garantiti ‘virali’.

Ah.. la stampa si crogiola nella riproposta di qualche idiotica notizia virale, ma un ‘reminder’ che il pianeta sta soffocando dal caldo, invece? NO, troppo serio, troppo drammatico, troppo apocalittico, noi siamo italiani allegri e spensierati!  o forse non c’è uno straccio di giornalista che ne possa parlare perché tutti hanno la scrivania nell’ufficio della cronaca sportiva o politica…

Singolarmente l’individuo deve diventare responsabile del problema e lo fa divenendo cosciente che il problema, anche se nascosto, esiste.

Come un virus contagia e uccide, e le persone sono obbligate a prendere precauzioni, con la stessa logica le persone sono obbligate a reagire se il consumo esagerato, le nostre azioni fuori controllo, ammalano l’ambiente dal quale dipendiamo.

Eppure non c’è nessuna reazione. Chi ha un poco di spinta, vorrebbe, ma non ha le linee guida per modellare il nuovo stile di vita, per gli altri non è un problema da affrontare se prima la notizia non arriva al telegiornale delle 20.

In questo inizio di Primavera, in Francia, le zone agricole di Bordeaux, Borgogna, Valle del Reno e Provenza sono state investite da gelate fuori stagione che hanno distrutto un terzo del raccolto di uva, polverizzando il controvalore di circa 2miliardi di euro in produzione di vino mancata. Non solo le vigne sono state colpite dal gelo intenso dopo un periodo di sole che aveva stimolato la crescita dei frutti, ma é stata colpita anche la produzione di alberi di kiwi, albicocche e mele.

Il ministro dell’agricoltura francese lo ha dichiarato il ‘più grande disastro agricolo di questo secolo’ ( e siamo all’inizio) al quale dovrà rimediare con contributi straordinari.

Frans Timmermans è un politico olandese che ricopre la carica di vice-presidente della Commissione europea e recentemente è stato intervistato a Londra dove ha viaggiato per incontrare Alok Sharma presidente della COP26, 26esima conferenza sul Cambiamento Climatico organizzata dalle Nazioni Unite a Glasgow dal 1 al 12 Novembre 2021.

“Se i politici non risolveranno il problema sociale legato alla perdita d’impiego nei settori del combustibile fossile, e quello di chi ha interessi nelle economie tradizionali, i nostri figli affronteranno guerre per l’accesso all’acqua e al cibo.” E ancora “ I politici hanno mancato di spiegare al pubblico i costi e i benefici che questo comporta.. non gli chiediamo di tornare indietro al 1930, di abitare in caverne e mangiare erba ma di tornare indietro di un paio di passi per poter saltare molto più avanti in futuro. I benefici di una società a basse emissioni di carbonio contemplano aria e acqua più pulite, città più vivibili, e un livello più alto di salute e benessere.”

Se i politici… è la frase che ricorre più spesso. Ma da loro non arriverà mai una soluzione perché dietro la facciata rigorosa traghettano nel retrobottega gli interessi economici dei gruppi, volutamente tralasciando il benessere dei cittadini in un vuoto morale consolidato.

Una pagina diversa nella nostra corsa contro il tempo è, quindi, solo affidata all’individuo che sceglie di essere libero, non condizionato, che sceglie di non conformarsi alle incertezze e le procrastinazioni della società perché rimanendo passivi altro non significherebbe che inibire il processo critico che valuta le opportunità di sopravvivenza per lui e per gli altri.

Subentra una grande serenità scegliendo di essere coerenti. Si aprono nuove destinazioni, nuovi progetti. Siamo chiamati a dar fondo a capacità che non sapevamo di avere, ritorniamo ad essere vitali come quando il futuro era nelle nostre mani e la luna la coloravamo di un colore fuori dagli schemi.

Nile | Aswan | Egypt © Vittoria Amati

 

 

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