Come Pupazzi di Neve

L’amore conquista tutto, l’amore è un collante, l’amore ti fa volare, non siamo niente senza l’amore. In tempi di ricongiungimenti famigliare ci ricordiamo che l’amore è una parte importante nelle nostre relazioni. Qualcosa d’impalpabile, d’immateriale che cambia la qualità della nostra vita. Noi siamo fatti per amare, per capire gli altri, per ‘allungare’ la mano verso chi ha bisogno, siamo fatti per essere solidali e capire i bisogni più elementari degli umani, degli animali e persino degli organismi.

E’ ironico a volte notare, se un’intuizione così semplice riesce a balenare nella mente, che la gente al potere invece odia visceralmente, coltiva il disprezzo più assoluto per il popolo che governa.

Che altro ruolo dovrebbero avere i governanti al potere se non quello di rispettare i diritti umani?

Formalmente, sono mantenuti al potere per allevarci, invece, accade esattamente il contrario. La gente al potere finisce col rimanere invischiata in sindromi di rigetto per il genere umano fino a trasformarsi in mostri che controllano, schiacciano, spremono ogni traccia di umanità e libertà dai civili.

Ma se tutti siamo d’accordo che amare invece di odiare migliora la nostra vita perché la ‘democrazia’ nel mondo sta retrocedendo e i poteri ‘autoritari’ stanno lentamente, subdolamente, riprendendo terreno? Come è possibile che dopo tutte le dittature del XX secolo, costate la vita a milioni di uomini, e ad altrettanti finiti affamati dalle carestie, torturati, imprigionati, deportati, ci troviamo di fronte ai regimi senza una formula di potere personale per resistere?

Davanti a una ingiustizia, vi siete mai chiesti che tipo di potere riuscireste ad opporre?  Siete convinti che la mobilitazione in piazza sia sufficiente? Sareste disposti come gli studenti cinesi nel 1989 ad affrontare i carri armati a Tiananmen o finire in galera senza un processo ‘legale’ come i ragazzi di Hong Kong nel 2021, o come gli attivisti di Istanbul a farvi uccidere, bastonare e imprigionare perché avete cercato di salvare 50 alberi del Gezi Park dalla speculazione edilizia?

Un genere di persone classificate ‘sensibili’ sono quelle che ‘sentono’ più acutamente questo genere di oppressione, sono le persone che soffrono l’ingiustizia e le leggi ‘sbagliate’ ovvero quelle che limitano la libertà personale privandole di un giusto futuro, dei sogni, delle ambizioni. Perché futuro vuole dire ….  forse …nel frattempo i contorni del nostro futuro si sono talmente confusi che non sappiamo più neanche immaginare cosa vuole dire ‘futuro’.

L’insieme delle qualità che definiscono queste persone che sentono più di altri il ‘respiro e i meccanismi’ della vita e contemporaneamente si sentono emarginate dalla società che ‘sfrutta e spreme’ sono qualità oggi studiate e rivalutate.

Grazie a un articolo uscito da poco sul Guardian inglese ho scoperto che nel 1996 una psicologa americana Elaine Aron pubblicò uno studio innovativo ‘The Highly Sensitive Person’ dopo aver osservato che certi tratti, qualità non ritenute importanti (fino allora) per lo sviluppo della personalità, erano ricorrenti nel 15-20% della popolazione. Tratti come timidezza, fragilità emotiva, avversione alla violenza, ai rumori, alla folla, alla pressione del lavoro, alla cultura mascolina, delineavano erroneamente e negativamente persone solitarie che per reazione non riuscivano ad auto stimarsi.

Questi individui continuavano, in età adulta, ad avere difficoltà ad accettarsi perché fin da giovani erano stati criticati a diventare emotivamente più forti, più resistenti, come se la loro sensibilità fosse una malattia psicologica. Il risultato è che invece di essere accettate per le loro doti visionarie, per il senso di giustizia e discrezionalità, per quello che Elaine definisce nell’insieme SUPER POTERI, questi individui erano scavalcati da personalità completamente opposte, dal forte ego, megalomani, violente, senza rispetto per gli altri. Personalità aggressive che la società premiava legittimandole.

Non è quindi una sorpresa se ci troviamo davanti una società che non riconosciamo, che opera usando accettate di ruvida e cinica arroganza invece del bisturi della cooperazione e mediazione. Tratti evidenti nella sfera sociale più vicina come in quella più distante, quella internazionale, che ci influenzano entrambe.

Sembrano fatti di un secolo sepolto e remoto le notizie che la tutela dei diritti umani viene criminalizzata quando tutti sanno che i veri criminali sono stanno al potere e obbligano, con sentenze ‘politiche’ emesse da tribunali pilotati, a chiudere organizzazioni che fungono da baluardi per la società civile.

Il 29 dicembre scorso il tribunale di Mosca ha deciso la chiusura definitiva del ‘MEMORIAL HUMAN RIGHTS SOCIETY’,  fondato nel 1980, che oltre a raccogliere le testimonianze delle repressioni politiche fatte nell’Unione Sovietica aveva creato un database delle vittime degli ‘Anni del Terrore’ e dei ‘Gulag’. Chiuso perché Putin non ammette ‘osservatori’. Ennesimo capitolo nella lotta di Putin contro attivisti e giornalisti costretti a fuggire dal paese; contro organi d’informazioni e NGO; contro dissidenti o critici raggiunti e avvelenati, o buttati giù da una finestra in circostanze da chiarire che non hanno scampo dai sicari neanche all’estero.

Un altro paese totalitario, la Cina, è riuscita a raggiungere l’emancipazione economica senza democrazia. Ha capovolto il ‘tenet’ economico esportato per decenni dall’America: alla base dello sviluppo sono necessarie democrazia e rispetto per i diritti umani.

Ora che l’America non veste più i panni dello sceriffo e non tutela più i diritti umani né in patria né all’estero, siamo rimasti senza esercito, senza generali, senza voci che parlino a difesa del nostro credo nella democrazia.

Siamo rimasti da soli a difenderla.

Lo sceriffo ferito, disarmato, è sepolto sotto una valanga di debiti: $30trilioni di debiti esattamente, e il lato ironico è che la Cina con il suo surplus di dollari derivati dai guadagni dell’esportazione della sua chincaglieria a basso costo e bassa qualità (qualcosa che echeggia i primi scambi europei con gli indigeni) negli Stati Uniti, ha acquistato $1.1 trilioni di debito americano nella forma di bond emessi dal Tesoro per finanziare il budget del paese.

Quello degli Stati Uniti è il più grande debito pubblico al mondo. Ma i debiti dell’America non finiscono qui. C’è la promessa fatta, durante la recente Cop26, di zero emissioni nette entro il 2050, e il progressivo abbandono dei combustibili fossili a favore delle energie rinnovabili. Quindi, ancora più ironico, è pensare che parte del debito che gli Stati Uniti dovrà piazzare sul mercato con l’emissione di nuovi bond per reperire $555miliardi necessari al salto ‘verde’ previsto nel BUILD BACK BETTER di Biden, verrà alla fine finanziato con i soldi dei cinesi di cui é noto il menefreghismo e la mancanza di cooperazione con la società civile internazionale tanto che pur di non rallentare la produttività non esitano ad aumentare l’estrazione proprio del più grande inquinante che la Cop26 ha tentato senza riuscire di mettere al bando: il carbone.

Dobbiamo chiederci quindi, cosa definisce il nostro potere – o meglio addirittura, chiederci se abbiamo potere, se vogliamo potere, se abbiamo paura o se al nostro potere possiamo dare una direzione seguendo una bussola morale. Non mi riferisco al potere di salire in cattedra, su un podio, ottenere un posto in parlamento o in senato. Quel potere prima o poi corrompe. Parlo del potere personale che si manifesta senza perdere integrità.

E come fronteggiare la mancanza di democrazia che ci sta assediando? Con le sommosse e il sangue? O con una risposta più sottile, all’altezza della sensibilità, dei SUPER POTERI di chi vede chiaramente quello che sta succedendo e di come questa assenza di democrazia nel mondo sta creando danni a ogni livello della nostra vita?

Un giorno, per caso, ho contato i paesi che hanno un regime militare o autocratico o religioso: Egitto, Turchia, Libia, Libano, Marocco, Indonesia, Thailandia, Birmania, Iran, Algeria, Arabia Saudita, la maggior parte dei paesi africani, Ungheria, Vietnam, Cambogia, Hong Kong, Singapore, Corea del Nord .. e via dicendo…gli altri li potete continuare ad aggiungere da soli. Si fa prima a contare quelli che hanno una democrazia, almeno formale…

Forse è stato il Natale appena passato che mi ha ricordato che bisogna amare e in un momento di trasporto ho pensato che dovremmo fondare una compagnia di Mutuo Soccorso per proteggere le favole dimenticate dei nostri sogni. Ognuno dovrebbe sostenere il sogno dell’altro anche se non ci conosciamo e non ci conosceremo mai.

Amare vuole dire imparare a mettersi nella pelle dell’altro, amare vuole dire indignarsi per i reati passati commessi dai dittatori anti-democratici e per i reati che stanno commettendo adesso, nello stesso momento storico che corre parallelo alle nostre vite. Indignarsi costa fatica, richiede una forza fisica tremenda pari all’intensità della capacità d’amare. Se non ami non riesci ad indignarti e se t’indigni poco vuole dire che ami poco, che lasci passare attraverso la scorza poche emozioni.

I nuovi padroni in Cina che hanno affondato gli artigli nelle banche d’affari americane e europee, nelle società di sistemi di spionaggio elettronico, nelle miniere, nelle terre coltivabili e in ogni pedina remunerativa dello scacchiere economico, i miliardari, sono ufficiali dell’Esercito di Liberazione Popolare. Ho appena scoperto che la Huawei, la società di telecomunicazione cinese, è stata fondata da un militare. E la mentalità non può essere che militare, in questa guerra mai dichiarata che ha penetrato l’economia.

Se non riusciamo a indignarci adesso, lasceremo che tutti quei civili, contadini, letterati, poeti, disertori, obiettori di coscienza, intellettuali uccisi per spianare la strada agli arroganti armati, ai violenti, a chi ignora le leggi anche le più elementari dei meccanismi della vita, siano morti invano.

E alla loro morte se ne aggiungeranno altre. Forse un giorno toccherà a noi. Non perché saremo mandati in un gulag ma perché a forza di accerchiarci, di spremerci, di toglierci la memoria, saremo diventati insulsi, irrilevanti come pupazzi di neve che hanno al posto degli occhi due bottoni, al posto di un naso una carota e per bocca una cerniera lampo chiusa, perché a un pupazzo di neve dalla vita breve e effimera non serve una bocca per esprimere la propria indignazione.

Dobbiamo finirla con questo masochismo di accettare governi che restringono o cancellano i nostri obiettivi.  Amare significa diventare una cellula cosciente in un circuito di persone ubbidienti per impedire che ci governino e pilotino ‘comodamente’ il gregge degli ingenui. Siamo stati ampiamente esclusi dalle decisioni che riguardano la nostra vita. 

A cosa serve avere studiato Platone e Socrate, a cosa serve avere letto la migliore letteratura, ammirato il genio e il talento se non riusciamo a mettere in pratica la nostra discrezionalità? I dittatori non passano alla storia, il comune denominatore di tutte le persone di vera e perenne fama é  l’amore per il genere umano e il desiderio inesauribile di libertà.

 

Lettura consigliata:

L’ombra di Mao di Federico Rampini 2009 Mondadori 

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