Mondo migliore

 

Ho un sogno da sempre: girare il mondo e dimenticare l’esistenza di Roma. Almeno per i prossimi dieci anni.

Da romana non sopporto la sua anima. L’anima africana che si crogiola al sole senza nessuna fretta.

Da romana so che non cambierà mai niente a Roma. Più che eterna è una città immobile. Immobili anche i problemi. Sempre gli stessi. Al Nord se c’è un incidente in autostrada la gente butta l’occhio e fila via, al sud rallentano, si fermano e bloccano tutto il traffico per farsi i fatti degli altri: e nell’incidente-problema i romani si crogiolano. Perché è il migliore motivo per non fare un bel niente. Si lasciano risucchiare dalla vischiosità dei confronti (tra politici) come se ci fosse contenuta tutta la sciagura spettacolare dell’incidente.

Quando sbarco a Roma non si parla che di politica, non si respira altro.

Ma non si risolve niente.

La politica è l’unica scienza che non si evolve. Se la ricerca per la lotta al cancro, o alla malaria, (o qualsiasi altra forma virale) rimanesse impermeabile alle innovazioni come lo è la politica, noi saremmo una razza destinata a sparire.

Quello che sa fare bene, è implodere nel conflitto tra attori, e poi trascinarsi, rimandare, conservare, nascondere.

Una grande idea che dalla scienza naturale è stata mutuata in tutte le altre discipline (all’occorrenza) è l’idea di ‘sostenibilità’.

La parola ‘sostenibile’ citata anche nei programmi economici, non riesce ad entrare neanche di striscio nella politica. La nostra politica è in-sostenibile. Il modo di amministrare la cosa pubblica è in-sostenibile; contribuiamo con le tasse a un sistema completamente superato che pesa economicamente sulla vita dei cittadini. O meglio, i cittadini accorti economi nelle loro sfere, trovano logico vivere in un modo ‘sostenibile’ ma sono regolati da un sistema in-sostenibile di puro stupido spreco che sono chiamati a pagare, costretti a rinunciare alla loro vita per pagare un’altra vita, quella che la politica dice che forse, domani, o dopodomani sarà migliore. Ma passano gli anni e non migliora. Forse perché non c’è nessun programma per migliorare. Nessuno vuole migliorare veramente la vita di un cittadino.

Appena l’aereo si stacca dalla pista di Fiumicino ricomincio a vivere. Giuro, è esattamente quello che mi succede. La gabbia della politica si frantuma e rientro nella mia dimensione moderna, veloce e libera.

Vivo oggi.

Sono entrata nella dimensione sostenibile molti anni fa influenzata dalla mania per la terra e i giardini che hanno in Inghilterra.

C’è qualcosa nel ritorno alla terra che pacifica la testa. Entri in un altro sistema, cominci a imparare i meccanismi da zero. Non vive di promesse, ti da indietro esattamente quanto t’impegni a dare.

Il lungomare di Milazzo

Qualche giorno fa ero in Sicilia a Milazzo, avevo un pomeriggio libero in attesa di un aereo di rientro per Londra e sono andata a trovare Natale Torre, uno dei vivaisti tra i più famosi della regione.

Nessuno lo sa, ma un Vivaio di piante come il suo pullula di gente a tutte le ore, é un crocevia di personaggi con mille manie. La più comune ma difficile è quella di riuscire a far crescere specie di altre latitudini. E’ come imparare certe formule magiche da applicare sulle piante che, se le hai studiate bene, crescono se hai fatto errori non tiri fuori un ragno da un buco.

Kigali africana, sausage tree

Ora dovete sapere che da Natale si trovano piante che provengono da mezzo mondo, molte delle quali hanno viaggiato in valigia con lui dai paesi più lontani. In una delle sue serre ci mostra (siamo un piccolo gruppo di giardinieri) l’esemplare di pianta più antico al mondo, una felce con il tronco; poco più avanti la Kigelia Africana detta sausage tree, che grazie a lui non solo si é ambientata ma fruttifica anche. Per ogni pianta lui conosce vita, morte e miracoli.. E così proprio per farci vedere di cosa è capace ci precede per viottoli che costeggiano lunghe file di alberelli di avocado finché entriamo in una serra dalla temperatura umida e tropicale. Facendoci largo a fatica tra intrecci di rami, foglie e caschi di banane improvvisamente ci troviamo di fronte a due alberi di papaya straboccanti di frutta. Rimaniamo meravigliati.. Non si era mai sentito di una coltivazione di papaya in Italia prima di vederla qui da Natale. E non solo papaya.. nella serra attigua, grazie a un’irrigazione di acqua calda alimentata dai pannelli solari che tengono la temperatura costante coltiva 10mila piante di mango.

Questa mi viene da chiamare abbondanza!

L’albero di papaya di Natale

Per quanto visiti spesso il suo vivaio, della sua ricchezza botanica non ne vedo mai il fondo. E’ un mondo che travolge la mente con i colori, le forme, i profumi e i sapori. Vorrei raccontarvi di quel frutto che mi ha messo in bocca da succhiare senza dirmi il perché.. me lo ha svelato quando ha tagliato una fetta di limone tra i più amari e io l’ho sentita dolce e profumata. Quel frutto che viene dalla pianta ‘Synsepalum dulcificum’ contiene una sostanza chiamata ‘miracolina’, ha il potere d’inibire la trasmissione del sapore amaro al cervello. Incredibile..

O di quel fiore blu pervinca che mima le antenne di una farfalla, per attrarla e facilitare l’impollinazione dei suoi fiori.

 

Salgo in macchina piena di frutta che Natale mi ha regalato: passion fruit, avocado, guava, limoni, tarocchi, noci esotiche. Il profumo piano piano si espande nell’abitacolo e per associazione mi ritornano in mente i viaggi ai tropici che la mente aveva sotterrato.

La radio suona Vasco Rossi – Un Mondo Migliore – bellissima, struggente ciliegina sulla torta della malinconia made in Italy di una generazione che vuole cambiare.

Natale in un mondo migliore super sostenibile c’è dentro fino al collo, nei suoi 5 ettari di azienda nascosti alla periferia di Milazzo.

 

Natale Torre

 

 

Autore: Vittoria Amati

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