L’Estate rubata

A volte la mente ritorna sulla vecchia questione di chi ha veramente controllo sulla vita di una persona, se stessa o il destino? Nello stesso modo ci interroghiamo su chi ha veramente controllo sulla vita della Terra che abitiamo, ce l’abbiamo noi o la BP e la Shell?

Ho come il presentimento di essere avviati verso un cambiamento radicale di cui sfugge completamente l’esito. Basta l’illusione e la speranza di poter un giorno abitare un mondo migliore, solo perché ci sentiamo migliori e più evoluti?

La stagione calda sta passando, ci sono immersa dentro, piena di quesiti esistenziali e/non – come ad esempio sapere se questa è l’Estate più singolare che il genere umano abbia mai provato, o ce ne sono state altre, simili, tramandate tra le punizioni blibliche nelle vecchie scritture..

Qualunque sia la risposta, sta scorrendo, e nel frattempo è impossibile non accorgersi di certe manomissioni alle qualità essenziali dell’Estate.

L’Estate è colorata, tattile, orgasmica, oziosa, raccoglie il memorabile della nostra vita sentimentale che riaffiora ancora più vivido con i particolari di una strofa o di un odore. I profumi dell’Estate cominciano con le prime fioriture delle rose, del glicine e del gelsomino fragrante a giugno, poi a seguire durante l’arco estivo fioriscono come un arcobaleno, fiori e frutta, tutti con il loro aroma distintivo, essenze di un luogo o di un’isola… i papaveri in un terrapieno abbandonato, i fichi d’India tra le rocce vulcaniche, i rami contorti di uva fragolina su un pergolato zoppo, le terrazze di limoni mentre guidi verso Sud.

Tutti i sensi ne approfittano. Come corolle ricettive, facciamo incetta di odori e di colori impalpabili che permeano di energie corpo e mente, utili a traghettarci poi attraverso i mesi bui e cupi dell’inverno.

E non sono solo i profumi e i colori della terra ad evocare questa coreografia di emozioni: c’è l’odore del mare, c’è la luna piena rossa che sale dall’orizzonte mentre torni in porto prima del buio, ci sono le prime stelle che mettiamo a fuoco contro il nero della notte. Sono i prati di montagna, e il fresco e l’umido che respiriamo nel bosco. È quel volo inconfondibile del falco nelle correnti che domina. È anche la macchina in partenza caricata fino all’orlo. È la vacanza. È la libertà. Anche se ridotta a un mero diritto estivo è pur sempre libertà, ozio e lussuria. Finalmente arriva l’Estate e siamo determinati a farla durare più a lungo possibile.

Ma quest’Estate è diversa. È arrivata in anticipo, calata come una cappa di calore asfissiante sulla nostra stagione promessa. Sul calendario c’è un buco. I giorni sono diventati solo l’attesa di respingere il fantasma dell’Estate e restituire il ruolo alla vera  Estate che amiamo.

© Vittoria Amati

Quanto vale il furto della nostra Estate?. Quanto vale l’obliterazione dei ricordi, di una storia romantica, l’acqua di un fiume evaporata, l’erba ingiallita che non dà mangiare al bestiame, boschi, case e gente assediati dagi incendi, la migrazione di persone dalle zone improduttive rese desertiche dal clima, la vitalità negata del nostro corpo, la socializzazione persa? …e le altrettante libertà che avremmo vissuto all’aria aperta e non dentro il rettangolo di casa, prigionieri del condizionatore, costretti all’immobilità, al non-vivere?

Dopo l’Estate caldissima, l’acqua, che si è trasformata in nuvole cadrà rabbiosa in autunno e ci accorgeremo che ci hanno rubato anche l’Autunno. Poi sarà il turno dell’Inverno, che potrebbe essere mite e portare giornate assolate che fanno risparmiare energia, ma non è un vantaggio per la Natura che ha bisogno di gelo e letargo. E se non saranno i cittadini a pensarlo, la gente in campagna sentirà che gli hanno rubato l’Inverno. Poi arriverà la Primavera e il tempo sarà imprevedibile, tra giornate di caldo e picchi di freddo, intervallati da temporali con venti feroci che faranno cadere gli alberi sulle case e sulle macchine, e scoperchieranno i tetti. Così ci accorgeremo che ci hanno rubato anche la Primavera.

C’è una casta di persone ai vertici delle compagnie petrolifere e del gas, alle quali chiedere di risarcire le stagioni che ci hanno rubato ma non possiamo farlo perché sono protette dai grandi, potenti ombrelli dei governi.

In pieno cambiamento climatico, nonostante i segnali evidenti provocati dagli eventi catastrofici frequenti, nonostante le promesse di riduzione delle emissioni siglate dai governi negli accordi internazionali, le compagnie che hanno il monopolio delle energie fossili hanno deciso di aumentare i prezzi, di farlo approfittando della situazione di debolezza di quegli stati che si sono schierati contro la Russia e dell’aumento della domanda che automaticamente alza i prezzi.

E qui andrebbe aperta la parentesi per parlare del perché c’è così tanta domanda. Ma diventa complicato perché si dovrebbero tirare in ballo l’India o la Cina che non rinunciano a nessun vantaggio della loro produttività, o riflettere sui nostri spostamenti inquieti in aereo, ripresi dopo il Covid, o ai mille altri comportamenti che ci legano ancora a scelte non del tutto responsabili dal punto di vista ambientale.

Qualunque sia la ragione, viviamo, o meglio la casta vive come se le stagioni non avessero importanza, sono date su un calendario piatto, inarticolato, smaltibile.

Arrivare ad alienare il sentimento di considerazione e riconoscimento verso il ciclo naturale delle stagioni, e lavorare per distruggerlo significa avere intasato, come il colesterolo un’aorta, i circuiti neuronali del cervello con inganni, stereotipi, versioni scientifiche falsate, alibi, egotismo. Vuole dire essersi ubriacati, drogati con i dogmi di una dottrina che non dà valore alla vita.

Sarebbe necessario un processo per crimini contro l’umanità contro queste persone, per poi condannarle, spogliarle di tutto, privarle di ogni diritto, rinchiuderle in una cella e obbligarle a vedere solo il cofanetto dei documentari di David Attenborough.

Su di loro ci si dovrebbe accanire con le sperimentazioni a cranio aperto come quelle operate sugli emarginati dei manicomi o sulle scimmie: elettroshock e lobotomia. E ridotti a spettri, a numeri in uniforme, tatuarli per riconoscimento..altro che lettura dell’iride, in modo che non possano più essere rimessi in circolazione per confondersi con la gente che hanno torturato con un Estate assassina.

E se dovessero sopravvivere al trattamento, andrebbero trasferiti e rinchiusi in un gulag di ‘rieducazione culturale’ cintato da filo spinato e telecamere, come quello che i cinesi costruiscono per rinchiudere gli Uyghurs ma a differenza di questo quì viene insegnata per 18 ore al giorno solo scienza, cominciando dal Big Bang per finire con uno studio al microscopio del tardigrado. Appena il programma finisce, ricomincerebbe da capo in un loop infinito.

I prati dei parchi senza pioggia
Le foglie cadono in agosto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Passiamo allo scandalo delle cifre.

Una società quotata in borsa, fornisce solitamente i suoi ricavi o perdite prima della chiusura. Lo fa trimestralmente, e dalle cifre prodotte gli analisti e gli investitori capiscono la salute dei loro investimenti. La Shell chiude il secondo trimestre, quello di giugno 2022, con un record consecutivo di profitto di $11.5bn (€ 11,276,720,926.00)

Le cinque compagnie petrolifere occidentali Exxon, Chevron, Shell, BP e TotalEnergie, insieme, ammassano un profitto di $50bn (€ 49,356,150,000,00). L’Eni, italiana, chiude lo stesso trimestre di giugno con un guadagno di €3.81 miliardi.

Biden, parlando d’inflazione a un evento ha dichiarato che la Exxon ‘was making more money than God’. E alle critiche di Biden la Exxon non si è scusata, ha risposto invece con superbia che stanno lavorando sodo, sono impegnati nello sforzo senza precedenti di aumentare la produzione per soddisfare la domanda eccezionale, ma a nessuno sfugge il fatto che stanno usando questi guadagni per consolidare il potere riacquistando le loro azioni e distribuire dividendi record del 10% agli azionisti. Un esempio di come il Ceo di una società petrolifera non deve rispondere a nessuno, tanto meno al presidente degli Stati Uniti.

Il loro mandato, di fronte ai governi e al pubblico prevede di reinvestire parte dei guadagni nelle rinnovabili, ma come ha sottolineato Emma Howard Boyd ( Presidente della Environment Agency e Presidente a interim del Green Finance Institute ) intervenendo al Centre for Greening Finance and Investment Annual Forum in Gran Bretagna, fanno solo ecologismo di facciata (greenwashing).

Intanto, nella parte di Davide contro il gigante si è materializzata una coalizione di 70 NGO e attivisti tra cui molti giornalisti e avvocati, con il progetto di consorziare persone e risorse per bloccare, legalmente, i 195 nuovi cantieri di estrazione petrolifera e del gas che il giornale Guardian per primo, ha identificato intorno al mondo.

I paesi ir -responsabili sono: Stati Uniti, Arabia Saudita, Russia, Qatar, Iraq, Canada, Cina e Brasile.

Sul sito della LINGO ( leave-it-in-the-ground.org) si trova l’elenco delle località e dei paesi, oltre alla chiamata a partecipare. La chiamata é per bloccare le future emissioni di parte dei 140miliardi di tonnellate di CO2 potenzialmente estraibili, quasi 4 volte di più di quello che emette, al momento, il mondo intero, all’anno.

La mancanza dell’Estate, la rinuncia e viverla per rimanere come una profuga climatica lontana dal caldo, mi ha disorientato. La percezione del tempo si è annebbiata, precipito inghiottita dalla sabbia di una clessidra che finisce il suo ciclo passando nell’altra metà dell’ampolla e quando una mano girerà il congegno non so né che tempo porterà il futuro, nè a chi appartiene quella mano.

 

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