La morte capita negli angoli più assurdi. Sappiamo di essere appesi a un filo però ci stupiamo sempre. Era un motociclista di 30 anni. Dopo una collisione con una macchina a un incrocio su Kings Road, a Londra non si è più rialzato. Quando sono passata a piedi, perché avevano chiuso la strada, i medici per tentare di rianimarlo lo avevano coperto con una tenda. Il giorno dopo ho avuto un balzo al cuore. Intorno a un albero, non lontano dall’incidente gli amici avevano lasciato dei mazzi di fiori. Allora ho capito che era morto.
Tutto il dolore di una vita interrotta, poi, lo trovi su un biglietto attaccato con due puntine sul tronco: un messaggio della troppo-giovane vedova e madre dei figli. Non commuove alle lacrime?
Ho finito di scrivere il libro. Sono sollevata e leggera come se mi fossi estratta una rosa di pallini dallo stomaco.
Mi sono svegliata a nuova vita e affacciata alla finestra mi sono improvvisamente chiesta cosa cavolo ci faccio in questo buco di villaggio inglese sotto un cielo grigio incombente, avvolto nella nebbia… L’unica cosa che mi ricorda il mare è una pozza d’acqua circolare in mezzo al villaggio che chiamano ‘pond’.
Adesso sono libera, non devo ringraziare pioggia&nebbia per tenermi dentro casa a scrivere. Voglio tornare a vivere: un paio di occhiali scuri calati sul naso, un paio di shorts e una t-shirt sopra il costume da bagno, sotto il solleone.
Progetto, e di nascosto sogno, di vivere in un paese con la costa affacciata sul Mediterraneo. Per quanto assurdo è arrivato il momento di lasciare l’Inghilterra. Sto soffocando nel suo isolamento, nella sua protezione così garbata, civile, alla quale oltre frontiera i migranti in fuga dalla guerra, aspirano. Questo è esilio.
Se solo sapessero quanta infelicità gli aspetta rinunciando alla loro cultura per vestire la cultura di un paese rigido, senza nessuna passione se non per l’ordine. Se sapessero che quella sete di riconoscimento e giustizia non verrà mai placata. Si è vero non ci sono le bombe, non ci sono i cecchini, nei supermercati c’è da mangiare. Ma la vita qui è come un ramo nudo spogliato da tutte le fronde laterali: compresso, formale, efficiente, corretto, tremendamente automatico.
Sento il desiderio di tornare a est, e a sud. In quei paesi dove un americano non lo vedremo più neanche di striscio perché se è vero che si sono barricati dentro per difendere il loro stile di vita è anche vero che saranno metaforicamente ripudiati da qualsiasi paese con un’enclave mussulmana. Oltre ad essere, come conseguenza della loro diffidenza, indesiderati in Iran, Iraq, Libia, Somalia, Sudan, Siria, Yemen, gli americani saranno indesiderati anche in paesi come la Turchia, Indonesia, Pakistan, Afghanistan, Marocco, Libano, Algeria, Tunisia.. Tutti paesi con culture profonde. Legiferando hanno portato allo scoperto e sancito il loro antagonismo con il mondo mussulmano.
Al contrario della Fallaci, che in questi mesi ho letto e riletto per capire da dove nascesse questa innaturale diffidenza, io non nutro antipatia per i mussulmani. Anzi. Il tempo che ho passato in Giordania è stato uno dei migliori. Ho lasciato più amici lì di quanti ne lascerò in Inghilterra.
Si ho passato dei momenti indimenticabili. E li rivedo ancora nella mente con nostalgia. Sogno di fermarmi di nuovo a mangiare in una di quelle terrazze sgangherate di un ristorante a conduzione famigliare al piano di sopra di una cucina annerita dal fuoco del forno che marcia a legna. Al sole, sotto una pergola di uva fragola.
Sogno di rivedere quelle facce scavate dove ogni ruga per la fatica è un punto di saggezza.
L’America nella mia mente invece sta sbiadendo. Ricordo le crisi di ansia che ho provato le ultime volte che l’ho visitata. Avevo fretta di ritornare in Europa come se da un momento all’altro potessi rimanere bloccata in un paese senza cultura. Per me la cultura è quello che fiorisce dopo la guerra, quello che i sopravvissuti ricostruiscono dopo avere visto in faccia la morte. E’ il valore diverso che danno al materialismo.
Non mi stupisce l’elezione di un presidente americano materialista, arrogante, provinciale, che protegge un modo di pensare insulare e arcaico, e raduna sotto di sé i poteri decisionali come un patriarca che sottrae ogni concessione alle donne.
La Fallaci aveva paura di questo. L’Islam per lei era patriarchismo. Quello che fa paura oggi è la stessa matrice autoritaria che pervade improvvisamente la politica americana. E domani un‘Inghilterra che lasciando l’Europa cadrà nella sua turbolenta influenza.
Dei 19 terroristi che attaccarono le torri gemelle l’11 settembre, 15 erano originari dell’Arabia Saudita, gli altri del Libano, Egitto e UAE. Negli ultimi 40 anni nessun originario dei paesi ai quali sarà negato il visto d’ingresso ha mai compiuto un attentato sul suolo americano.
Autore: Vittoria Amati






















































































