Fragole

L’altro giorno stavo cercando la foto della bandiera irochese su internet per accompagnarla all’articolo di Claudia Galati (ebbene si, sulle navi di SeaShepherd batte bandiera irochese, se leggete l’articolo vi spiega il perché). Nella ricerca mi sono  imbattuta in una citazione di Paul Watson che ripete frequentemente ..”nella nostra società prima viene l’economia, la politica e poi in ultimo viene l’ambiente’.

Sentirlo dire da un altro mi ha sollevato. Fa uno strano effetto guidare contromano tutto il tempo. Ti senti prossima al ricovero. Sono talmente convinta che l’ambiente deve essere rispettato e deve assumere un posto centrale nella nostra quotidianità che l’ho messo in pratica. Tramontato il tempo dei dubbi, sorto il tempo di mettere in pratica la propria fede. Ad un certo punto bisogna prendere le distanze da quello che non funziona, in particolare la politica corrotta. Chi sono questi corrotti che scalano il potere e hanno la pretesa di dirmi come devo vivere? Non viene in mente questo leggendo il giornale?

La decisione di staccare la spina con il potere disfunzionale l’ho presa molti anni fa. Forse 30 anni fa? Ogni giorno ho mosso un passo verso la meta: l’indipendenza, la libertà.

Ho un libro che mi ha accompagnato in tutti questi anni: Il sano vivere con la Terra. Fa bucolico? hippy? alternativo? Io ho visto l’unica strada per la libertà fregandomene dei luoghi comuni.

Una cosa ho imparato: non c’è libertà senza fatica e disciplina. Non si raggiunge l’autonomia attraverso qualche scorciatoia. La ragione per la quale la terra non è di moda è che richiede forza fisica e fatica al di fuori del normale. Bisogna avere ottimi motivi per abbracciarla, ci vuole determinazione. Ti fai il c..o in giardino.. Si, ma non conosco una strada diversa per arrivare all’indipendenza e allentare il mio impatto sull’ambiente.

 

Prendiamo il mare ad esempio. Ne possiamo parlare e scrivere all’infinito rimanendo seduti. Ma e’ un dato di fatto che oggi iniziando dall’italiana Marevivo alle altre ONG  internazionali stanno insegnando ai ragazzi come ripulirlo. Per trovare un tratto di mare non inquinato e senza plastica bisogna prendere un aereo e viaggiare per almeno 48 ore e arrivare su un’isola in mezzo al Pacifico. Forse non inquinato ma con la plastica.

La plastica la usiamo quotidianamente tutti. Tornare a vivere fuori città con un giardino è il primo passo per sdoganarci dalla plastica. E riciclare.

Vuole dire ricominciare ad usare il proprio corpo e il proprio cervello. Il consumismo si nutre della nostra apatia, della nostra resa, delle nostre presunte incapacità. Le aziende si fanno in quattro per dimezzarci il tempo che impieghiamo a muoverci, vestirci, cucinare, curarci. Loro guadagnano, la gente diventa apatica, le discariche sono piene di packaging, plastica, e vetro, usati una sola volta.

Vivo in una casa elegante in campagna. Non vivo da hippy. Ho un giardino dove, esposto al sole, ho l’orto. Quest’anno mi sono dedicata alle fragole e sono cresciute rosse, succose. Il primo raccolto e’ finito nel piatto affogato nella panna. Con il secondo, quello più abbondante, ho fatto la marmellata.

 

Ieri ho fatto anche la maionese. Quel barattolo gigante di maionese confezionata piena di zucchero per posticipagli la scadenza mi stava antipatico. Non è facile fare la maionese, al terzo tentativo ci sono riuscita ed era perfetta! Uovo temperatura ambiente, cucchiaio di silicone, olio un filo, una spruzzata di limone. Ho risparmiato soldi, una barattolo di vetro e d’ingrassare con lo zucchero. Semplice..

 

Il consumismo non si estinguerà da solo se non decidiamo coscientemente di dargli un taglio.

Thorstein Veblen (1929) un economista e sociologo americano coniò una teoria opposta a quella di Marx ‘La Teoria della classe agiata’. Lui predisse che il proletariato avrebbe cercato di emulare la classe dirigente. Sia i ricchi che i meno abbienti cercano d’impressionare gli altri con il loro status. Il consumismo e’ quindi usato per ottenere beni materiali da ostentare agli altri accrescendo in questo modo il proprio potere personale.

L’usa e il getta è quindi sintomo di successo. Quando vedete le discariche piene, i resti di plastica di oggetti inutili che galleggiano sul mare, elettrodomestici e interi salotti sdoganati, carcasse di macchine arrugginite e impilate, questi non sono rifiuti, sono memorabilia appartenuti a milioni di persone di successo che si sono elevati nella scala sociale. Sono reliquie di un tempo che andrà giù nella storia come il tempo dello spreco.

 

Autore: Vittoria Amati

 

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