
Nel passato due fisici di grande spessore si trovarono contrapposti davanti all’interpretazione della natura della realtà.
La premessa sembra alquanto complessa ma le speculazioni fantascientifiche, in fin dei conti, ‘sono il mezzo per trovare nuove strade di sopravvivenza usate da quei ragazzi che sognano ad occhi aperti’ nota acutamente Ray Bradbury.
Nei due post precedenti ho buttato lì, suggerito, che i nostri sensi potrebbero racchiudere un potenziale ancora sottovalutato rispetto alla ragione.
Ho anche premesso che avrei introdotto uno scrittore per aiutarmi nell’impresa considerato che ricongiungere filosofia/religione con la fisica è un lavoro che Frijof Capra ha svolto eccezionalmente bene nel suo Tao della Fisica.
Mentre la fisica mette a disagio con le sue astrazioni e vivisezioni del nucleo, la religione in qualche modo ci ricorda le stesse astrazioni che abbiamo assimilato da ragazzi, che sono entrate a far parte del nostro quotidiano perché l’accettazione per fede, imposta dagli insegnanti, ci ha fatto arrendere davanti all’assenza di logica. Questo è il pregio del libro di Capra. Spiega la fisica facendo leva sui misteri che ci sono familiari.
Einstein e Bohr, nella prima metà del novecento hanno indagato così a fondo la realtà dell’energia e della materia da riemergere con delle risposte mai smentite, tuttora valide.
Ma quale era il pomo della discordia?
Per Einstein le forze che tengono unito l’Universo sono frutto della fantasia di un Dio ordinato, razionale, deterministico che detesta lasciare le cose al caso: se di una particella o pianeta, ad esempio, si conosce posizione e velocità in un certo frammento di tempo, in teoria, si può dedurre posizione e velocità in qualsiasi altro momento. E’ un Universo prevedibile che lavora come un orologio svizzero.
Bohr ribatte che il Dio deterministico ha infuso di prevedibilità la realtà solo in superficie. Nell’Universo del quantum (a livello sub atomico) invece, c’è un caos apparente, una realtà degli elettroni fluida nel tempo e nello spazio che esiste solo nel momento in cui un osservatore entra in campo e la osserva. Se si trova la posizione di una particella é impossibile dedurre la velocità, o l’inverso, se si conosce la velocità é impossibile dedurre la posizione. La transizione della realtà da potenziale a reale avviene solo nel momento in cui un soggetto osserva quella realtà. Una realtà subatomica indipendente da quella osservata non esiste. Se ne potrebbe dedurre che un mondo unico, razionale, soggetto alle stesse regole per tutti, non esiste: esiste quello che l’osservatore ‘crea’. E cioè che ognuno di noi, in teoria, é artefice della propria esistenza, del proprio mondo, a seconda di quello che decide di osservare.
Bohr disse ‘Anyone who is not schocked by Quantum Theory has not understood it’ ( chiunque non sia rimasto spaventato dalla Teoria del Quantum non l’ha capita).
Einstein dal 1925 fino alla sua morte, cercò di provare che la dimensione quantistica è solo un fenomeno e non la spiegazione finale della natura della realtà, ma la grande teoria rimase incompiuta.
Cosa c’è di così sconcertante nella fisica quantistica? Il fatto che sfugge alla nostra comprensione. Il cervello non riesce a trovare paragoni logici per spiegare il comportamento dell’energia all’interno dell’atomo.
Ed ecco che Capra, per niente scoraggiato dal muro che il quantum ha alzato tra noi e la realtà, tenta di spiegare questa realtà sfuggente attraverso ciò che le religioni antiche raccontano.
Quella buddista, ad esempio, esorta ad ‘andare aldilà del mondo degli opposti e delle distinzioni intellettuali per raggiungere l’impensabile, dove la realtà si manifesta come essenza assoluta indivisa e indifferenziata’. ‘Noi dividiamo il mondo che percepiamo in cose separate e distinte e cerchiamo quindi di racchiudere le forme fluide della realtà in categorie fisse create dalla mente’.(dal Tao della Fisica)
In questa dimensione, al di là degli opposti, ci aspetta una realtà non verbale della realtà. Da migliaia di anni lo hanno professato le dottrine orientali più antiche, molto prima cioè che Planck nel 1900 scoprisse i ‘quanti di luce’ o fotoni, poi approfonditi da Bohr, Einstein e Heisenberg.

Frijof Capra ha detto che la ‘scienza non ha bisogno del misticismo e il misticismo non ha bisogno della scienza. Ma l’uomo ha bisogno di entrambe’.
Nel mondo degli opposti la nostra mente si frammenta. Una parte del cervello insegue la verità a destra, un’altra parte la insegue a sinistra finché dopo confronti e antagonismi supera l’opposto e si riconcilia, per poi scindersi di nuovo al primo nuovo ostacolo. Una ruota senza fine. Comandata dal cervello. E se tentiamo di uscirne dobbiamo ricorrere alle droghe e l’alcol per soffocare la dialettica rumorosa del cervello.
Nella realtà misteriosa, non verbale che ci connette con il tutto abbiamo bisogno di un organo diverso, più sofisticato che ci faccia da ponte.
Il cuore non è solo una pompa attivata da un muscolo involontario, dicono oggi gli scienziati. E’ in grado di attivare un campo elettromagnetico superiore fino a 50 volte in ampiezza e 5000 volte in intensità a quello prodotto dal cervello. Inoltre è capace di inviare messaggi al cervello che questo non solo riconosce, ma asseconda.
La frontiera scientifica dello studio del cuore come super organo è all’alba, eppure non credo che gli scienziati potranno insegnarci molto di più sul comportamento testardo, coraggioso, intuitivo del nostro organo. Siamo alle prese con la parte più difficile ma anche più straordinaria di noi, grazie al cuore, tutti i giorni. Quando il gioco si fa duro qualcuno ha mai buttato oltre l’ostacolo il cervello?

A Tokyo hanno aperto un ambiente dedicato al sensoriale. E’ un’esperienza che avvicina alla scoperta di una dimensione dove vedere e sentire soppianta la comunicazione verbale.
Autore: Vittoria Amati
















































































