Ero in fila per registrarmi all’Eudi (salone della subacquea) i primi di marzo a Bologna, e ritirare il biglietto d’ingresso. Nell’attesa comincio a leggere le facce dei miei vicini e ad ascoltare i discorsi per scoprire chi sono. Sono convinta che la bella gente che andava per mare non esiste più. La salute, la libertà che ti da il mare e che si vede riflessa in faccia insieme alla patina dorata e luminosa del sole non ce l’ha più nessuno. L’ultima persona che ho visto avere quella patina era nel 2003. Aveva lo stesso viso degli amici con cui ero cresciuta da ragazzina in vacanza al mare in Sardegna. Una di quelle facce talmente pulite che pensi di stare assistendo alla metamorfosi dell’uomo in angelo.
Ecco, dopo di lui non credo di avere visto nessuno altro. Ci pensavo mentre ero in fila e accanto a me erano in fila gli operatori del mare, quelli che con il mare ci lavorano. Chi fa l’istruttore, chi ha un diving, chi il negozio, chi va a sentire una conferenza per migliorare l’assetto, chi va a comprare l’ultimo modello di fucile. Ma tutti erano bruttissimi, con il mare non c’entravano niente. Sembrava gente che aveva chiuso le bestie nella stalla un momentino e fosse scesa in città per una puntata all’Eudi. Brutti, segnati dalle rughe profonde e da una vita troppo stretta, quella che si fa in provincia.
Forse succede anche a voi.. si é capaci di leggere dalla faccia il carattere della persona. C’é quello grassottello gioviale, quello magro e contorto, quello che se la tira, l’insicuro, il vanitoso, e quelli a cui non piace leggere neanche un libro. Quelli li riconosci abbastanza facilmente perché pensano di avere risparmiato un mare di noia davanti alle pagine stampate dandosi a una vita sportiva, dinamica, all’aria aperta per la quale non serve molta cultura. L’istruzione è copiare quello che fa l’amico più esperto. Sono atletici, muscolosi, tatuati, sempre ironici, spacconi, vanitosi, competitivi, viaggiano in piccoli gruppi di uomini, le loro donne stanno a casa, hanno il mito della madre e della nonna, il padre é il miglior padre che esiste sulla faccia della terra, la tradizione di famiglia é una linea retta che passa da uomo a uomo. Parlano di onore, di valori, di amicizia dura a morire, copiano solo i più forti. Questi uomini però te li trovi davanti a quarant’anni segnati come se ne avessero dieci di più. Allora ti metti a riflettere e pensare com’é che tutta questa forza, tutta questa fede nei valori della provincia li tradisce.. Qualcosa dentro scava il vuoto. Hanno paura e non possono ammetterlo. Vorrebbero ancorarsi a qualcosa di solido, qualcosa che li premia, ma in provincia non c’é premio. E allora se ne vanno a pesca, a caccia, ad ammazzare, perché uccidere in provincia non é reato, é una compensazione per la vita piccola, stretta, modesta che si conduce.
Uso provincia per connotare la vita protetta spesso sotto l’ombrello moglie-madre-nonna; la vita di provincia esiste anche nella metropoli. E’ quella vita dove non entrano domande esistenziali, dove il tempo per leggere un libro che potrebbe avvicinarti a una risposta che ti riempie il vuoto é un’ inutile perdita di tempo.
Autore: Vittoria Amati


















































































