
Non c’è uno straccio di prova della nascita di Cristo il 25 dicembre, nessuno degli apostoli era lì per testimoniarlo. Eppure il viaggio che Maria, a dorso d’asino, e Giuseppe intrapresero da Nazareth a Betlemme per mettersi in regola con l’editto romano che obbligava il censimento di tutte le terre conquistate e dei suoi abitanti, lo fanno coincidere ad opera d’arte con il mese di dicembre.
Immagina i servizi segreti cristiani del 300 d.C. che, come talpe all’alba, sbucano dai sistemi di ventilazione delle catacombe di mese in mese per assaggiare la direzione del vento politico e capire se i tempi sono maturi per essere accettati e chiuderla con le riunioni clandestine. Devono uscire allo scoperto, fare del loro culto un nuovo credo, dare una data ufficiale alla nascita di Cristo per provare che la loro religione ha fondamento, nasce dalle parola di un uomo veramente esistito. Immagina le discussioni durante le riunione di chi prova a trovare una soluzione per fare propaganda ..
‘Bè potremmo dire che Maria è stata fecondata dallo Spirito Santo a maggio subito dopo l’Annunciazione.. no, non ci stiamo con i tempi, dev’essere fecondata ad aprile allora farebbero nove mesi tondi tondi ..’ – ‘ Ma lo sperma dello Spirito Santo si comporta come quello umano? Quanti mesi?’ – ‘Lo Spirito Santo non usa lo sperma per fecondare, stupido…’ – ‘Quanti mesi per la gestazione dello Spirito Santo allora? – ‘ Lo Spirito Santo feconda istantaneamente …’ – ‘ Ma no.. poi la gente fa fatica a crederci … come fa a credere che Maria è stata fecondata dallo Spirito Santo come il lievito feconda una pizza al forno? ..’
E mentre queste discussioni andavano avanti per ore cercando una data credibile per la nascita di Cristo un gruppetto di giovani romani che non volevano sacrificarsi come i padri avevano fatto prima di loro nel buio delle catacombe, decisero che la data della nascita di Cristo avrebbe coinciso con quella della nascita di Horus, di Mitra, del solstizio invernale, del culto del Sole, del Deus Sol Invictus. C’era già mezzo se non tutto Medio Oriente che dal 3000 avanti Cristo festeggiava con danze, banchetti e vino a volontà il 25 dicembre la nascita in Egitto di Horus che aveva 12 discepoli, faceva miracoli ed era nato da Isis-Meri. In Persia, Mitra, anche lui incredibile coincidenza, nato il 25 dicembre in una grotta da una Vergine, aveva 12 discepoli e faceva miracoli. E ancora più in là nel tempo gli astronomi arabi avevano scoperto che in cielo tre giorni prima del 25 dicembre Sirio, detta anche la stella d’Oriente, si allinea con le tre stelle più brillanti della cintura d’Orione, conosciute come i tre Re. La linea retta descritta da Sirio e i tre Re indica esattamente dove sorgerà il sole il 25 dicembre dopo tre giorni di apparente morte quando raggiunge il punto più basso nel cielo e si posiziona in prossimità della Croce del Sud (la costellazione di Crux) per poi risorgere dal buio e annunciare di nuovo, al pianeta, giornate più lunghe e più calde.
La coincidenza cadeva a pennello con la vita di Cristo. Da allora in poi il 25 dicembre i romani cristiani dell’Impero, i loro discendenti e tutti quelli battezzati dopo, celebrarono la nascita del Salvatore. Ecco spiegato perchè ai giorni nostri le famiglie vanno a messa, si segue l’ortodossia e si mangia di magro il 24, si rispolvera il Presepe, il 25 mattina si aggiunge il bambino tra i genitori, e al momento della lettura del vangelo in chiesa si leggono i messaggi di auguri sull’Iphone in modalità silent.
Se non fossi partita a metà dicembre per il Medio Oriente attratta dal calore del sole che dalle mie parti in Inghilterra è fioco non mi sarebbero venuti i sensi di colpa per avere lasciato il posto in famiglia, e in una successione a catena di pensieri non mi sarei dedicata a riflettere sul Natale. Mentre pinneggiavo lungo Jackson Reef al largo di Sharm, in Egitto ad un tiro di mortaio da Betlemme, riflettevo quindi sul significato del Natale. Ma quale Natale?
Si sono sovrapposti due Natali nella nostra cultura. Il primo è la celebrazione di una nascita, sì avvenuta, ma in data diversa; l’altro è il Natale di Papà Natale, il vecchio boscaiolo, costruttore di regali che vive al nord, al gelo, e che porta molto lavoro all’economia in sofferenza delle boutique del centro e un sacco molto più voluminoso del suo, di carte e packaging da smaltire che qualcuno è costretto a raccogliere nei giorni successivi dai cassonetti.
In barca il 25 dicembre appena trascorso eravamo tutti d’accordo che il reef di Jackson (sottile lingua di corallo battuta dalle onde del Mar Rosso che Cousteau ha nominato come la sua migliore immersione) era particolarmente deserta, noi eravamo sull’unica barca ancorata. A bordo c’erano cinque clienti e due guide, oltre un marinaio, un cuoco e il capitano.
E’ Natale anche in mar Rosso e la temperatura di dicembre lo riflette: c’era vento, il sole era basso e l’acqua temperata. Qualcuno indossava la muta da 5mm, qualcun altro la stagna. Per una strana coincidenza che solo James Redfield, l’autore della Profezia di Celestino potrebbe spiegare, questo gruppo di persone, mai incontrate prima, sono state riunite insieme dagli astri per diventare una famiglia a bordo, per un giorno, il giorno di questo Natale.
Uno dopo l’altro, a metà mattinata, siamo saltati in acqua per un’immersione.. abbiamo pulito la maschera per l’ultima volta, assicurato la macchina fotografica al gancio del gav, fatto uscire fino all’ultima bolla di aria intrappolata, e poi piano piano messa la testa sotto il pelo dell’acqua siamo scivolati verso il fondo bluastro.
Lentamente, come gli altri, mi sono stabilizzata compensando gli 8 chili di piombo che avevo addosso con un poco di aria nel giubbotto e mi sono fermata con il naso sul reef.

Da quel momento è stato come essere entrati in chiesa per la messa di mezzogiorno e giurerei che ognuno di noi ha ascoltato quello che aveva da dire Dio nel suo sermone con la massima attenzione senza nessuna tentazione di controllare il telefono. Ci ha parlato della vita: ci ha aperto uno spiraglio dell’ingresso di casa dove nel silenzio, nell’assenza di bolle di altri subacquei e rombi di eliche di altre barche, per un mattino tutta la vita della barriera sembrava la copia di quella originale fatta nel giorno della Creazione. I pesci volavano giocondi da sotto a sopra, da destra a sinistra; chi andava a coppia, chi veniva rincorso perchè era entrato nel territorio di un altro, chi andava in branco, chi brucava alghe, chi molecole di plancton invisibili, chi danzava, chi andava come un siluro, chi ci guardava come marziani, chi invertiva la rotta, chi si era messo all’aspetto, chi si rifugiava tra le braccia di un corallo.
Tornati in barca abbiamo aperto e tagliato a fette un panettone e lo abbiamo diviso con l’equipaggio egiziano. Cristo era con noi, non metaforicamente. Il nostro Cristo era un uomo di una cinquantina d’anni paralizzato da quando ne aveva 27 perché caduto dallo spalto di uno stadio. Ha sposato la sua fisioterapista e avuto due figli. Era in vacanza a Sharm con la figlia e il suo fidanzato. No, non se ne è stato sulla sedia a rotelle a guardarci, è stato vestito, equipaggiato e delicatamente calato in acqua. Anche lui ha passato il suo Natale in mare, libero dai pesi e dalla sua immobilità.
E’ stato un Natale diverso con tutti gli ingedienti del Natale tradizionale sottosopra. Ma se il Natale è alimentare lo spirito con nuova luce questo è stato uno dei migliori, se non il più convincente …

Autore: Vittoria Amati
















































































