Dopo Geo&Geo

 

A Geo & Geo durante l’intervista di mercoledì scorso il colmo è stato non riuscire a parlare del libro nonostante fossi lì ‘solo’ per quello. Nessuno ha capito che il libro che presentavo era soprattutto scritto e le immagini erano semplicemente un supporto e non il soggetto. È andata così.. superato lo stress della prima volta analizzo lo sbaglio che ho fatto per non ripeterlo alla prossima occasione.

Mi avevano preparato otto domande. Sapevo che erano troppe e le avevo ridotte a quattro ma non c’è stato verso, nella scaletta erano rimaste otto domande con le migliori alla fine e la più didascalica all’inizio.
Alla domanda ‘cos’è il più grande spettacolo del mondo?’ avrei dovuto rispondere .. ‘è un posto caricato con una tale energia che quando t’immergi sopra hai la sensazione di avere infilato due dita nei buchi della presa della corrente’.. Invece ho fatto la maestrina. Bambini e bambine.. la barriera è un ecosistema..
Si.. è un ecosistema con una tale radiazione d’energia che l’ultima volta che sono rientrata dalle Maldive ho avuto, in aereo, un’allucinazione erotica che mi ha fatto giurare di tornarci solo accompagnata. Questa interpretazione della barriera corallina non c’è ovviamente in nessun libro di biologia marina. Anzi, c’è il contrario. I biologici sono molto pudici. La studiano nel laboratorio dell’Università.

Sono stata fortunata a essere intervistata da Emanuele Biggi, fotografo e appassionato di animali tra i più strani. Eravamo speculari. Lui appassionato della foresta pluviale, io di quello che vive sott’acqua.

Abbiamo ripassato le domande in corridoio prima dell’intervista. Alla domanda ‘cosa possiamo fare per salvare la barriera corallina?’ ho risposto sottovoce .. ‘niente’ e lui ha ripetuto ‘niente’ dietro di me. Convinto anche lui che non c’è niente da fare per salvare più niente.
Siamo sette miliardi e mezzo di persone. Sette miliardi e mezzo di matti. Ognuno con la propria agenda. Ognuno con una preferenza di cottura per il pesce … chi al forno, chi al BBQ, chi vivo, chi trofeo, chi in un acquario…
Mi avvilisce pensare che ciò che va perduto è il disegno dietro al pesce, alla barriera, a una foresta, a quello che noi non abbiamo creato ma che si è evoluto durante milioni di anni per raggiungere questo grado di perfezione.
A volte mi chiedo perché siamo in pochi a vedere la trama. Così evidente. E’ lì davanti agli occhi. Invece, finisce dal piatto nel nostro stomaco senza avere il tempo di generare nessuna estati o erotismo. Che poi non è niente di turbolento, è solo linfa vitale. 

 

Autore: Vittoria Amati

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *