Facciamo un passo indietro nel tempo: al tempo in cui nessuna decisione presa in una conferenza internazionale o summit avrebbe mai potuto cambiare una singola virgola delle nostre abitudini. In quel tempo come si comportavano le industrie, che prodotti costruivano, e tra il profitto dell’azienda e la vita di un passeggero quale avrebbero scelto?
Vi racconto una storia ormai archiviata.
Ottobre 2018, un aereo Boeing Max 737 della compagnia indonesiana Lion Air con 189 persone a bordo s’inabissa nel Mare di Giava 15 minuti dopo il decollo.
La perizia stabilisce che non si è trattato di un errore umano ma di un errore di lettura-dati dei sensori dell’ AOA (angle-of-attack) che invia i parametri al MCAS (Maneuvering Characteristics Augmentation System), un software di ultima generazione che ha anche il compito di controbilanciare il peso dei motori più pesanti montati su questo modello abbassando la prua dell’aereo quando necessario per evitare lo stallo, misura che si attiva automaticamente bypassando l’intervento del pilota.
Proprio l’istallazione del MCAS, che fa risparmiare alle compagnie aeree un budget costoso di ore di addestramento dei piloti al simulatore, era la prerogativa che aveva fatto aumentare gli ordini alla Boeing, di quel modello, a 5,000 unità.
Per stare al passo, quindi, aveva aumentato la produzione dei MAX 737 da 32 al mese che costruiva nel 2009 a 52 al mese costruiti nel 2018, nei piani era di portare la produzione a 57 prima che avvenisse quello che sto per raccontare.
Dopo il primo incidente, non ancora determinante per convincere le autorità di controllo ad ordinare la messa a terra di tutti i modelli, il Boeing Max continua a volare e a Ottobre 2019 un aereo della Ethiopian Airlines in rotta per Nairobi precipita alla periferia di Addis Abeba pochi minuti dopo il decollo, disintegrandosi. A bordo c’erano 157 persone di 35 nazioni, tra le quali 32 Kenioti, 18 Canadesi, 9 Etiopi, 9 Americani, 8 italiani, tra i quali alcuni di loro affiliati all’ONU erano diretti a una conferenza per l’Ambiente a Nairobi organizzata dalle Nazioni Unite tra l’11 e il 15 marzo 2019: la UNEA-4 UN Environment Assembly.

A bordo c’era il vicedirettore della comunicazione per l’Unesco; c‘era la moglie di Mr Karanja, sua figlia, i suoi figli di 7, 5 anni e Ruby Paul di 9 mesi; c’era Peter deMarsh un’ambientalista; c’era un sacerdote di Calgary; una famiglia di sei persone, padre, madre, due figlie e i genitori di lui che si erano uniti al viaggio pochi giorni prima; c’era Danielle Moore, canadese di 24 anni, un’ambientalista che doveva partecipare alla UNEA-4 UN Environment Assembly, aveva studiato biologia marina, lavorava per Ocean Wise ed era volontaria per la Canada Learning Code; c’era Angela Rehhorn, 24 anni, un’altra delle ambientaliste in rotta per la conferenza come lo era Darcy Belanger e Micah John Messent che aveva condiviso sui social la soddisfazione di essere stato scelto per partecipare; c’era Stephanie Lacroix che lavorava per l’ONU; c’erano quattro cittadini Etiopi che lavoravano come volontari di una missione cattolica in rotta per Nairobi per essere addestrati; c’era Sarah Auffret laureata all’Università di Plymouth esperta in spedizioni polari che andava alla conferenza per parlare del progetto Clean Seas; c’era Joanna Toole, 36 anni, una dei sette di nazionalità inglese morti nell’incidente, viveva a Roma, aveva lavorato negli ultimi 15 anni per un’organizzazione per la protezione degli animali; c’era Oliver Vick , 45 anni, che viaggiava per raggiungere il suo incarico ONU in Somalia; c’era Anne-Katrin Feigl, tedesca, che lavorava per un’agenzia ONU che si occupava di migrazione, stava andando a Nairobi per un corso di addestramento;
C’era il pilota Yared, di nazionalità mista Etiope e Keniota, con 8000 ore di volo alle spalle; il co-pilota, 25 anni, 200 ore di volo; Sara una hostess che lascia marito e tre figli; Ayantu un’altra hostess, 24 anni. C’erano Pilar Buzzetti e Virginia Chimenti che lavoravano per il World Food Programme e Sebastiano Tusa che viaggiava per partecipare alla conferenza Unesco.
Giovani persone dai grandi ideali che improvvisamente vengono obliterate per colpa di un software difettoso, che si attiva durante il volo manuale e contro il quale invano entrambe i piloti lottano fino all’ultimo istante per disattivarlo, ed evitare che quella famosa prua dell’aereo s’inabissi verso il suolo.
Solo dopo il secondo incidente la FAA ( Federal Aviation Administration) decide di atterrare tutti i Max 737 Boeing, e il comitato interno al Trasporto e le Infrastrutture del congresso americano, di aprire un’inchiesta.
E’ durante l’inchiesta che si acquisiscono i messaggi scambiati internamente tra il 2015 e il 2018 dai quali emerge che l’azienda ha prioritarizzato il profitto rispetto alla sicurezza e l’ha fatto minimizzando gli standard di qualità. E più precisamente ha nascosto informazioni importanti sulla sicurezza alle compagnie aeree, ai regolatori e ai piloti. Ancora più grave, l’inchiesta rileva conflitti d’interesse tra la Boeing e l’organo regolatore (FAA); in particolare, casi in cui la FAA non ha tenuto conto del parere dei suoi stessi tecnici su ordine della Boeing.
In uno dei messaggi inviato da un impiegato a un collega si legge..: “Metteresti la tua famiglia su un aereo come il Max? Io non lo farei, quell’aereo è stato disegnato da clowns e supervisionato da scimmie.”
Alla FAA, negli anni, sono arrivate oltre 200 segnalazioni di anomalie causate dall’AOA, perlopiù concentrate sul fatto che era inaffidabile su un modello di aereo come il 737 MAX dotato di un solo lettore di dati. La Boeing ha ammesso, durante l’inchiesta, che un secondo sistema ausiliare che avrebbe potuto avvertire i piloti di errori da parte di AOA (AOA disagree alert system) era stato rimosso e offerto solo come un optional.
La pressione della Boeing di produrre velocemente, ad ogni costo, è responsabile dell’omicidio delle vittime dei due incidenti. Colpa della pressione di essere obbligati a consegnare gli aerei entro date sempre più strette, colpa della pressione di ‘creare’ un rendimento che consentisse bonus e dividendi milionari, colpa della pressione di mantenere operative 680 aziende della filiera che costruiscono la componentistica e salvare, quindi, allo stesso tempo il posto di lavoro degli operai e dei manager.
Ma se pensate che siano stati solo i boss della Boeing ad avere truccato i report e le performance siete fuori strada perché quello che l’inchiesta ha evidenziato è che i difetti del Max 737 erano noti a tutti i livelli nella Boeing; nascosti dietro a un muro di omertà e collusione per salvare il proprio posto di lavoro, chi sapeva, ha mandato a morire i passeggeri.
Dovremo fare uno sforzo di memoria quando riapriranno i portoni e i cancelli e si tornerà a lavorare. Bisognerà soppesare il vero costo dei soldi guadagnati dentro le grandi industrie moderne, quei soldi che hanno illuso operai e manager di poter mantenere se stessi e la propria famiglia. Quei posti di lavoro che i governi, ad ogni tavolo di negoziazione, volevano garantire a tutti i costi e che, nel frattempo, erano diventati un tappo, un ricatto nelle discussioni internazionali per la riduzione delle emissioni. Emissioni industriali che sono una concausa alla base del surriscaldamento globale.
E’ ironico che a morire siano state persone impegnate nelle più svariate organizzazioni ambientaliste, il destino li ha legati ai mandanti a doppio filo, come solo il destino sa cucire storie incomprensibili che ti danno da riflettere per trovare un poco di logica.
Impiegati della Boeing con una coscienza obliterata e assente dai grandi temi di riconversione e dai problemi di quest’epoca riescono a eliminare universitari, scienziati, ricercatori, esploratori, viaggiatori, religiosi, famiglie, gente che guardava al futuro probabilmente con una missione di rendere quelle aziende più green, più trasparenti, più rispettose dell’ambiente.
Qualcosa oggi ha fermato tutto e l’ha fatto, sembrerebbe, prendendo le parti delle giovani generazioni, degli idealisti. Nessun politico o scienziato o personaggio di potere avrebbe mai potuto fermare così perfettamente la ruota delle emissioni da un giorno all’altro.
La Boeing si è messa in coda per ricevere un piano di salvataggio da $60Bn da parte del governo Americano; approfittando della chiusura forzata di tutte le aziende cerca di contrabbandare il fallimento pregresso nel calderone dei fallimenti attuali.
Il governo darà anche alla Boeing la possibilità di risollevarsi? Il governo avrà abbastanza riserve per risollevare tutta la sua economia ?
Questo sarà il secondo tempo di un film che gli ambientalisti hanno sempre sognato di vedere: governi in difficoltà finanziaria, e impiegati a casa a soppesare la loro ‘ricchezza’ rispetto a chi, ambientalista e idealista, ha scelto di vivere secondo la proprio coerenza lontano dalla città con un pezzo di verde, pur faticoso da coltivare, intorno alla casa.
Autore: Vittoria Amati
















































































