Nuovo Anno

Et voilà eccoci qui con un nuovo anno da spacchettare e srotolare per 52 settimane, aspettando il venerdi sera più del lunedi mattina e scorrendo il calendario per scoprire se la festa del 1 maggio è un giovedi invece di una domenica.

Questo è un anno fortunato per l’Acquario. Come fanno a saperlo in anticipo? L’astrologia è una scienza esatta?!

Sono Acquario e il mio quadro astrale, dalla nascita, mi ha incastrato in tali e tante avventure che apprendere che questo sarà un anno fortunato mi fa sorridere.

Eppure.. ammetto é partito bene!

Sono stata assolta dal reato di abusivismo per non averlo commesso al Tribunale di Lipari, alle Eolie! Evviva. Posso tenermi la cisterna, la tettoia e il magazzino della casetta di Filicudi.

Chi aveva scavato la seconda cisterna della casa, non io!, aveva bisogno di acqua supplementare per annaffiare le piante del giardino. Adesso la raccolta dell’acqua piovana, anche quella, è garantita.

Si perché in questa casetta di una stanza con vista sul mare e giardino a perdifiato non pago un euro di bollette. Zero, niente. Certo non l’amo perché è lussuosa ma perché è libera. E’ il primo esperimento di vita in una casa ‘off grid’, fuori dalle reti dei fornitori di energia.

Avete per caso letto la vostra ultima bolletta Enel? Vi siete accorti che oltre al consumo sono addebitate delle spese fisse esorbitanti così da guadagnare anche se cercate di risparmiare? Oggi con le lampadine a Led i costi dell’energia sono ridotti rispetto a quelli del passato. Ecco, quindi, la grande idea di gonfiare le bollette delle utenze, con costi che non ci competono affatto,  perché sono utenze alle quali non possiamo rinunciare se viviamo in città.

Il sopruso é fastidioso. Rompe una certa armonia che cerchiamo di mantenere per trovare la forza di sbatterci tutti i giorni a lavorare. Bella idea sarebbe riuscire a risparmiare e usare i soldi per sentirci liberi. Almeno per qualche giorno. Ma è un lusso che stiamo dimenticando. Un lusso, hanno deciso, che non dobbiamo avere.

Ho rotto il mio isolamento per Capodanno. Sto scrivendo la storia del rapimento di mia sorella. Sono passati quasi quarant’anni dal fatto, a forza di rimandare. Come credo sia abbastanza noto scrivere è una mezza tortura per via della solitudine, e scrivere di criminali completa l’altra metà così ho deciso che a Capodanno avrei sospeso per una settimana e sarei andata a trovare i miei amici, i veri amici, quelli che conosco dall’infanzia. Li avrei raggiunti dove si congregano tutti più facilmente: a Cortina d’Ampezzo.

 

E’ stato un dicembre senza la caduta di un solo fiocco di neve sui prati in montagna e in più ventoso. Sulle piste, la notte, sparavano uno strato infido e sottile di neve artificiale, pratica anche per rompersi le ossa di qualche arto, e considerato che il libro era in attesa già da quarant’anni sentivo questa pressione di doverlo finire senza altre scuse: una gamba o il braccio destro ingessato erano inammissibili. Quindi ho optato per il pattinaggio per l’intera settimana.

 

Deve essere stato l’effetto del mio prolungato isolamento perché passeggiando (strusciando) per il corso di Cortina per raggiungere lo Stadio del ghiaccio mi sono accorta di una realtà che avevo dimenticato.

Sono rimasta colpita, allibita, spaventata dall’enorme ricchezza concentrata in questo borgo appollaiato sulle Dolomiti. Sono diventata improvvisamente provinciale? Eppure ho viaggiato, il mondo l’ho visto. Sono abituata alla ricchezza di Londra, di New York: perché la ricchezza di Cortina mi ha spaventato?

Erano i soldi addosso alle persone che mi hanno spaventato, quello che avevano comprato con i soldi e si erano messi addosso. Per le strade c’era uno zoo. Gli ampezzani erano riconoscibili perché uscivano con le giacche a vento, i turisti, invece, indossavano la pelliccia. E che pelliccia: visone, zibellino, volpi, lupi, lince. ‘Perché l’espressione del lusso non conosce confini estetici’ esorta la pubblicità di una boutique specializzata in pellicce per lei e per ‘lui’ a Cortina.

Ed è vero. La mancanza di gusto, di sensibilità, di fantasia nello spendere i soldi non ha veramente confini. Molti anni fa, influenzata dalle prime campagne anti-pelliccia, ne ho promossa una in Italia. Venni a conoscere in questo modo la verità su come gli animali erano allevati e uccisi: con una scarica elettrica per non rovinare la loro pelliccia. Spesso però la scarica non li finisce, li paralizza soltanto. Vi lascio immaginare il resto. Mentre camminavo facevo la conta di quanti animali erano morti per una pelliccia, quante pellicce c’erano per strada, quante a Cortina, quante al Nord, quante in Europa. Una carneficina. Ma camminavo ormai indifferente. Ho smesso di fermare le signore con la pelliccia per chiederle se non si vergognano anche dopo aver visto dei colmi: una donna calzare un paio di zoccoli di visone e una ragazzina di diciotto anni andare in discoteca con una cappa di visone con il cappuccio portata sulla mini e gli stivali. Ho smesso. I conti con la propria coscienza è alla fine una questione personale.

Ma le pellicce non erano la sola evidente deformazione di ricchezza. Sono le seconde case che abitano, gli arredamenti, le macchine che hanno in garage, quello che mangiano, la collezione di vini in cantina, la collezione di quadri alle pareti. Un’abbondanza al di là di quello che la mia memoria ricordava. Ma dove ho vissuto in questi anni? Già, sott’acqua …

Ero ospite in una casa nuova da 5milioni di euro. L’originale era stata buttata giù perché troppo piccola. La mattina al tavolo della colazione sento il mio amico parlare al telefono e dare dei numeri all’ufficio. Incuriosita gli chiedo che tipo di numeri sono. ‘E’ il prezzo del gas, è libero sul mercato. Quando siamo in concorrenza è una gara ad abbassarlo ed è un massacro perché ci perdiamo ma quando siamo d’accordo facciamo cartello e lo stabiliamo noi.’

Il mio carissimo amico importa gas dall’Algeria e lo rivende ai distributori. Ha il monopolio nel Lazio. 

Quello che voi, noi, non potete mettere da parte era lì tra le pareti di quella casa. Era un quadro d’artista contemporaneo, un prosciutto, un cotechino, una bottiglia di Pinot rosso; era una Porsche da collezione, una Ranger Rover nera a passo lungo con tetto apribile panoramico e massaggio lombare per i sedili posteriori, un SUV Porsche Cayenne; era la scultura di un paio di corna di cervo e acciaio prodotta in soli tre esemplari di cui uno al Guggheinam di NY, era una sacher ai mirtilli, una bottiglia di Sassicaia del 1985, una cantina con una collezioni di vini comprati alle aste.

Ma nuovamente non ho avuto niente da ridire se non ringraziare per l’ospitalità eccezionale, sinceramente eccezionale. – ‘.. ma, no, grazie, a febbraio non ritornerò a Cortina’. Poi arrivata a Londra a casa ho aperto il frigo vuoto, vuotissimo e mi sono sentita povera. Non c’erano neanche i 5 cotechini arrivati dal macellaio buono di Siena stipati in mezzo a tutto quel traboccare di provviste, ultima immagine che avevo del frigo cortinese. Figurarsi i Porsche… che dico.. una, una sola macchina..

Lago di Misurina,Dobbiaco, Veneto
Lago di Misurina, Dobbiaco

 

Autore: Vittoria Amati

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *