Il cambiamento é sensoriale (2)

© Vittoria Amati

Mi riallaccio al post precedente concluso parlando del polpo.

Perché parlarne? L’idea di approfondire la biologia e la personalità del polpo è venuta a Peter Godfrey-Smith, un professore di storia e filosofia della scienza all’Università di Sidney, lo ha fatto scrivendo un libro OTHER MINDS (pubblicato in GB nel 2018). Titolo che incuriosisce, no? Soprattutto quando il sottotitolo è il polpo e l’evoluzione della vita intelligente. Secondo l’autore, l’animale, è ciò che somiglia di più a un incontro con un alieno intelligente.

Quando l’ho letto stavo, appunto, riflettendo sulla realtà delle sensazioni che salgono dal nostro corpo. Sono vere? Vere come le immagini di piacere che creiamo e filtriamo attraverso il cervello, o sono ancora più vere? A volte esiste una strana sincronicità con l’arrivo di un libro nella nostra vita.

La premessa centrale è questa: William James (filosofo americano), alla fine del diciannovesimo secolo, voleva capire come la coscienza (intesa come percezione) avesse cominciato a permeare l’Universo, voleva capire la relazione tra mente e materia. La coscienza non irrompe nell’Universo pienamente formata, osserva JamesGodfrey-Smith fa sua la stessa domanda e tesse la risposta prendendo poi, come esempio centrale, l’evoluzione del polpo, cefalopode d’intelligenza molto sviluppata.

A quale punto dell’evoluzione della vita sul Pianeta appare nell’animale la coscienza di sé e del mondo esterno? Il polpo sente, reagisce agli stimoli esterni, ha un sistema nervoso sviluppato, o è solo una macchina bio-chimica? La scienza dice che i sensi, il sistema nervoso e il comportamento degli animali inizia a evolversi in risposta ai sensi, al sistema nervoso e al comportamento degli altri animali. 

Durante la sua evoluzione, a differenza di altri cefalopodi, sceglie di perdere ogni parte dura del corpo, scheletro e conchiglia, e adotta un corpo molle, elastico, tentacolare, multiuso tanto da permettergli di fuggire all’occorrenza attraverso un buco poco più grande del suo occhio, la parte del corpo più voluminosa.

I neuroni nel polpo non sono ammassati nel solo cervello ma distribuiti anche lungo i tentacoli, centinaia solo nelle sue ventose, lasciando gli scienziati perplessi su dove cominci e finisca il suo sistema nervoso. La sensibilità tattile del polpo, quindi, non ha il centralino nel cervello ma è separata, autonoma, è un network distinto.

‘Un polpo è, prima di tutto, un organismo con un grande sistema nervoso e un corpo dinamico molto complesso. Possiede capacità sensorie e comportamentali molto sviluppate’  conclude Godfrey-Smith.

Mi sono detta EVVIVA, queste informazioni per niente banali, risolvono il mio dilemma di escludere o meno il nostro cervello dal ruolo decisionale quando si tratta di elaborare emozioni. D’altronde le caratteristiche degli animali fanno parte della nostra eredità genetica considerato che niente va perso del patrimonio accumulato durante la nostra ascesa evolutiva.

Conoscere gli animali rinfresca la memoria. Ci aiuta a decifrare la nostra complessità e ricordare anche da dove veniamo.. “la chimica della vita è una chimica marina. Possiamo sopravvivere sulla terra solo se portiamo con noi una grande quantità di acqua salata.” Godfrey-Smith. Ricordate quando ho scritto, nel post precedente, che con il caldo sudiamo acqua e sali minerali diminuendo così le energie per sostenerci? I sali, gli stessi contenuti nell’acqua marina, sono alla base di tutti gli scambi chimici del nostro corpo.

Ma se il cervello potrebbe non essere il Grande Capo delle nostre sensazioni, chi ha preso il suo posto? Probabilmente é il cuore il comandante delle emozioni e dei sensi. 

La religione ha punito i sensi perché devianti. Sentire a fondo, è un peccato. E’ peccato se ti apparti con un bambino ma se li riscopri per sentirti vivo quella si chiama grazia.

La religione mi è tornata utile per provare il punto. Se googlate Gesù Cristo, tra le mille rappresentazioni ce n’è una che lo ritrae con due fasci di luce che partono dal cuore. Mi sono sentita come Indiana Jones che decifra un testo per trovare il Sacro Graal per i primi 5 minuti poi, una stupida. Colpa della religione che non ha saputo rendere contemporanea la verità celata nei simboli. Quante volte abbiamo visto quell’immagine? Tante da non notarla più. Mi é tornata in mente grazie al polpo che (by the way) ha tre cuori.

Il centro della nostra energia potrebbe partire dal cuore. Non mi chiedete come, dove e quando, non sono colta fino a quel punto. Le mie sono semplici speculazioni, intuizioni. Ognuno deve verificarle con la propria esperienza. 

Non sto parlando di un cuore Magrittiano dipinto sulle nuvole, ovviamente, quello che emotivamente associamo con l’amore romantico andato estinto un po’ di tempo fa. Ma una forza, una energia capace di distrarci dal consumismo, che ci faccia desistere dalla compulsione di consumare. In fin dei conti consumiamo perché siamo incuriositi, ci trastulliamo con gli oggetti come fossimo scimmie. Ma con questo maledetto gioco fuori controllo abbiamo distrutto un pianeta. Non il giardino dietro casa. UN INTERO PIANETA!!! Foreste, savane, delta di fiumi, ghiacciai, oceani, spiagge, terre coltivabili, laghi, acquitrini, sorgenti, falde acquifere, aria, clima …. un vasta ricchezza compromessa.

Nei giorni scorsi ho riletto vecchi numeri di National Geographic datati fine anni novanta. Quello che documentano soprattutto é la mole di distruzione commessa dall’uomo. Toglie il fiato. Non ha avuto rispetto per una sola specie animale. Neanche per i suoi consimili. Tutte le più grandi conquiste, le unificazioni di grandi imperi sono state fatte col sangue e col terrore. Non lasciamo un’impronta di cui essere fieri. La nostra storia é, per molti versi, ripugnante. Soprattutto agli occhi di noi donne.

Se la coscienza ha un’evoluzione l’uomo distruttivo é a un crocevia: o si evolve o soccombe.

E di nuovo, in quale direzione si deve evolvere?

Ho rivalutato il ruolo del cuore rispetto al cervello perché la fisica quantistica ci offre un percorso affascinante per interpretare la dimensione in cui viviamo e la quarta dimensione, la successiva. Tutti MA PROPRIO TUTTI (scrittori, filosofi, mistici) parlano di questa energia come AMORE. Se l’avessero chiamata PETROLIO, MARMELLATA DI ARANCE, PIZZA&BIRRA, avrebbe avuto molti più seguaci. Purtroppo ha un nome che non dice più niente. Siamo stati alienati dall’AMORE.

Meglio allora affidarci all’interpretazione razionale che dà la Fisica di questa forza.

 

Nel prossimo post vorrei introdurre uno scrittore che ha messo in relazione il simbolismo delle religioni più antiche con le scoperte della fisica moderna usando un linguaggio comprensibile a tutti. Non perché manchi l’intelligenza ma perché molte verità confezionate col linguaggio fuori corso, scaduto, nascosto in parabole infantili non fanno più presa sulla nostra immaginazione, come ad esempio AMORE CRISTIANO o AMATEVI L’UNO CON L’ALTRO. No way… non siamo disposti ad amare indiscriminatamente. A volte culliamo un conto in sospeso con i nostri consimili e, sinceramente, c’è qualcosa di epico e onorevole anche nella vendetta.

 

 

Autore: Vittoria Amati

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