L’uomo nero della Turchia

Come si può definire il tempo attuale? Come il tempo in cui ci accorgiamo di non valere un tubo?

Il mondo sembra sprofondare in un tornado di fatti disgustosi difficili da digerire, quindi vorremmo reagire, confrontarli, opporci, ma non sappiamo come, non sappiamo usare il nostro potere perché semplicemente non abbiamo potere.

Lo strumento più semplice, quello che per primo viene alla mente, è l’astensione, l’atto di boicottare. Non votare per un partito, non comprare una marca, non visitare un paese perché mette in atto una politica repressiva.

Un paese in particolare che potrebbe essere nei vostri programmi di vacanza estiva è la Turchia, ma vi racconto perché sarebbe bene evitarlo, boicottarlo.

© Vittoria Amati

Da qualche anno a questa parte il governo turco ha promosso campagne pubblicitarie in Europa per attirare turismo nel loro paese. Bellissimi paesaggi, ragazzi giovani con la macchina fotografica in mano, coppie con bambini che corrono su spiagge deserte, mongolfiere che si stagliano nei tenui colori rosati dell’alba in Cappadocia.

Se non avessi viaggiato in Turchia e imparato a conoscere il paese, cadrei anche io nella falsa immagine delle spiagge bianche immacolate, baie con il mare dai colori greci, cultura, rovine di civiltà passate da visitare, cibo mediterraneo succulento e gustoso. Niente di più lontano dalla verità.

Le spiagge bianche non hanno sabbia ma ciottoli, il mare trasparente si trova a pochi metri dalla riva in poche spiagge che si contano sulle dita, la cultura è inesistente e quella che c’è nessuno la prenderebbe a modello perché è oppressiva, dominata dal clericalismo religioso che vieta più che concedere.

Il consiglio di boicottare non è solo una ragione turistica ovviamente, è molto più circostanziato.

Negli ultimi anni, partendo dal periodo del Covid che permetteva l’ingresso senza quarantena all’arrivo, la Turchia e in particolare la Cappadocia sono state la meta dei miei viaggi.

Non c’è voluto molto per capire che dietro la patina di un paese geograficamente ‘vicino di casa’ all’Europa, con l’Europa non condivideva nessuna libertà o traguardo culturale di merito.

Tutto quello che per noi è scontato, in Turchia deve essere ancora appreso. I loro prodotti a Km zero non hanno nessun valore, preferiscono acquistare tutto confezionato e artificiale, il sapore é più gustoso se viene dall’America. Non ha nessun senso parlare di risparmio energetico, di ambiente, di rispetto per le donne, o rispetto per gli animali.

Se devono usare tutti i giorni una bustina di plastica per mettere il pane o l’insalata lo fanno senza nessun rimorso. Immaginate, quindi, milioni di persone che consumano ogni giorno immacolati sacchetti di plastica non-degradabili, per anni. 

 

Il bellissimo paesaggio della Cappadocia nelle giornate di vento e polvere, è il palcoscenico per la danza macabra di plastica abbandonata  che va ad incastrarsi e appendersi ai rami degli alberi, rendendo completamente vano lo spettacolo delle gemme fiorite dei meli, albicocchi e susini che spuntano in Primavera. È la morte che danza tra gli alberi, sui filari di vite, sui campi coltivati a zucche. Molto macabro. Senti puzza di plastica fatiscente.

Come macabra è la vista di quei pochi cani randagi ancora sfuggiti alla cattura ‘dell’uomo nero’ che con il suo furgoncino, il mandato del Belledye ( il comune ), e lo stun-gun gli da la caccia in osservanza della nuova legge turca dove i cani senza padrone vanno eliminati.

Forse perché rovina l’immagine virile ed economicamente possente della Turchia agli occhi dei turisti.

Forse perché turisti cinesi o russi, più ignoranti dei turchi, si lamentano. Del resto un cane randagio raccoglie gli umori della strada diventando un fantasma macabro come il paesaggio, patendo la fame e l’abbandono.

Invece di tutelare la vita e promuovere l’adozione dei loro bellissimi cani, al posto di quell’inutile barboncino che comprano,  hanno deciso per il lavoro ‘pulito’, l’eliminazione. L’assegnazione del termine pulito o sporco a un’azione, in Turchia, confonde non poco le idee. Per chi ama i cani il lavoro dovrebbe chiamarsi sporco o sporchissimo, e disapprovarlo al punto di farne ricadere la colpa su tutta la Turchia.

In Cappadocia sono perlopiù analfabeti. Non esiste una libreria. Vendono con orgoglio da ‘salesman americano’ elettrodomestici e gadgets del futuro immaginando di colmare con questi ogni sorta di gap culturale e sentimentale..  per la serie… se hai imparato ad azionare una lavastoviglie o scaricato una app non ti disturba se rastrellano i cani, probabilmente è un’usanza anche degli altri paesi.

Ci può essere una correlazione tra un certo deficit intellettuale e la scelta di confermare ancora Erdogan alle elezioni presidenziali? In Cappadocia si vota in prevalenza Erdogan.

Ho un appunto su uno dei miei diari di viaggio: ‘cambio lire turche in euro Aprile 2019 varia da 5,73 a 6.25, cambio migliore nel vecchio bazaar di Istanbul’.

Il deficit intellettuale soprattutto su argomenti economico-finanziari (che sempre scienza è) investe anche il capo supremo. Non si diventa dittatori a caso.

Erdogan, come analoghi in altri paesi, ha una sua visione, scommette sul suo modello di prosperità economica anche se i frutti non si vedono. Dalle 6 lire turche del 2019 oggi il cambio è più di 41 lire per ogni euro.

Non li vedono i turchi assillati dal rincaro dei prezzi e dall’inflazione, non li vedono i turisti che pagano non nella moneta locale, ma l’equivalente in euro o dollari. I turchi sono commercianti, e vivono di turismo. Applicano gli stessi prezzi del turista nel suo paese. Quindi affittare una macchina, una stanza, un ristorante, costa come costerebbe nel vostro paese. Solo che la macchina è molto più brutta, la stanza molto più piccola, il mangiare ‘diverso’.

Se un turista pensa di poter ‘sfruttare’ il cambio favorevole si sbaglia. Tutto viene prezzato nell’equivalente della moneta straniera forte, euro o dollari.

Anche lo stato turco ha bisogno dei vostri risparmi. Ha bisogno disperatamente dei vostri euro. Ne ha bisogno, ad esempio, per pagare le importazioni (chi mai vorrebbe essere pagato in lire turche con la rapidità di svalutazione?).

Nessuno può permettersi un viaggio all’estero, i turchi sono praticamente prigionieri nel loro paese. Ma  in Cappadocia nessuno pensa a viaggiare, tutto il mondo passa di là.

A Istanbul è diverso, hanno fatto scintille quando il sindaco è stato arrestato. Era un probabile candidato nella sfida presidenziale contro Erdogan alle prossime elezioni. Succede ormai frequentemente che il candidato venga eliminato, molto prima delle elezioni. E chi protesta è arrestato e la stampa deportata.

Veramente vorreste passare una vacanza in spiaggia, o tra i negozi del bazaar di Istanbul a comprare una borsa-di-marca-copiata facendo finta di non sapere quello che succede in quel paese? Volete sapere quanti cani sono stati sterminati, quanti studenti arrestati e quanti giornalisti deportati?

Ecco questa è la Turchia…, e molto ancora potrei raccontare sul grado di torpore e stupidità delle persone che incontrerete .. che non sono amici.. 

Sono ‘innocentemente stupidi’ ma nella stupidità non c’è innocenza, c’è disagio, pericolo e morte.

Fanno figli come roditori, le mogli e le madri hanno l’espressione vuota e annoiata di chi accende una breve scintilla del cervello per accendere il gas del fornello, si vestono male, mangiano chili di carne, sono poveri per pigrizia, e la loro religione ha la voce antipatica, severa e agonizzante del muezzin che ti sveglia all’alba.

La mia unica ‘missione’ quando ritorno in Cappadocia è unicamente per risolvere la lunga burocrazia della quarantena dei miei cani. Ne sono rimasti ancora 3 da portare via.

Milo che è stato abbandonato nel giardino di casa da qualcuno che voleva salvarlo.  Mila adottata dal canile di Urgup, e Stella trovata denutrita e affetta dalla scabbia nel centro del villaggio di Orthaisar dove si era rifugiata con un gruppo di cani per chiedere l’elemosina all’uomo.

L’ho presa nel gennaio scorso. Ad aprile, solo qualche mese dopo, ad Orthaisar non é rimasto più un cane randagio. Solo autobus di turisti, e parking pieni di auto di turchi della provincia che vengono in Cappadocia a festeggiare la fine del Ramadan.

Boicottare non coinvolge in scontri in piazza, si fa dalla cucina di casa propria. Non si rischia nessuna manganellata o cannonata d’acqua. La tua metà potrebbe non essere d’accordo, e di rimando potresti non essere d’accordo con il suo disaccordo. Quindi lo fai perché da qualche parte il disgusto ha raggiunto il colmo e contemporaneamente provi empatia per ciò che è libero.

 

Autore: Vittoria Amati

 

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